Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Le parole “proibite”
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
07
gennaio
1976
more header data
[1]
Le
parole
che
ai
verd’
anni
si
vanno
prime
a
cercare
nei
lessici
,
hanno
perduto
del
loro
sapore
proibito
,
da
poi
che
nei
libri
,
nei
film
soprattutto
e
(
già
ne
appare
qualche
segno
)
in
talune
sezioni
privilegiate
del
giornale
,
risuonano
alte
e
sicure
.
[2]
«
Sicure
»
,
veramente
,
non
troppo
.
[3]
E
la
questione
è
tutta
qui
:
quelle
parole
,
come
i
sagrati
dei
barrocciai
,
deflagrano
,
sono
piuttosto
azioni
(
azioni
di
spinta
)
che
parole
:
troppo
raramente
(
salve
le
debite
eccezioni
)
ricevono
giustificazione
dal
contesto
,
attingono
dignità
di
«
espressione
»
.
[4]
Sicché
il
disagio
in
cui
mettono
molti
di
quelli
che
le
ascoltano
,
appartiene
–
sebbene
loro
non
paia
–
piuttosto
all’
ordine
linguistico-stilistico
che
non
al
morale
:
posto
che
le
parole
,
prese
staccatamente
una
per
una
,
si
salvano
tutte
,
pur
potendosi
distinguerle
in
alte
nobili
basse
triviali
ecc
.
[5]
Consideriamone
alcune
delle
più
usitate
specialmente
sullo
schermo
.
[6]
La
prima
,
la
parola
di
Cambronne
,
non
pure
liquida
ma
salottiera
in
Francia
,
si
onora
di
discendenza
latina
,
e
non
mica
d’
un
latino
corrotto
ma
di
quel
d’
Orazio
(
con
l’
aggiunto
merda
c
eus
)
.
[7]
Essa
ricorre
due
volte
in
Dante
ma
solo
nell’
Inferno
,
e
sempre
,
si
badi
,
nel
suo
significato
proprio
di
«
escremento
»
,
giusta
il
principio
,
dantesco
per
eccellenza
,
di
«
chiamare
la
gatta
gatta
»
.
[8]
Che
il
suo
tema
sia
smerd
,
«
infastidire
»
,
secondo
opina
l’
etimologista
Zimbaldi
,
non
sarebbe
senza
significato
.
[9]
Alla
seconda
di
queste
parole
,
la
più
frequente
e
molesta
di
tutte
,
ormai
traboccata
nel
linguaggio-bene
,
ci
venga
essa
dall’
antico
alto
tedesco
strunzan
,
«
tagliare
»
ovvero
dal
latino
barbaro
struntius
,
con
probabile
influsso
longobardico
,
solevano
gli
antichi
nostri
accoppiare
(
e
preferire
)
la
variante
Stronzolo
che
rende
meglio
idea
di
frammento
;
e
in
questa
forma
,
e
sempre
,
anche
qui
,
nell’
accezione
propria
,
l’
usarlo
,
della
sua
celestialità
di
scrittore
(
«
Vi
reano
ancora
molti
e
molti
come
cacherelli
,
o
stronzoletti
gialli
»
)
.
[10]
Le
più
volte
l’
ingegnosità
verbale
esercitatesi
su
parole
basse
,
ne
alza
il
fetore
:
non
così
nel
caso
del
Nieri
,
che
coniò
i
satirici
grammatica-stronzolo
e
grammaticastronzoletto
.
[11]
Il
vocabolo
di
cui
per
due
volte
non
ebbe
paura
Dante
,
e
che
anni
sono
si
soleva
eufemizzare
in
«
respectueuse
»
ovvero
ristringere
alla
lettera
iniziale
seguita
da
puntolini
in
verità
poco
grammaticali
,
derivato
dal
francese
putaine
,
caso
obliquo
dell’
antico
pute
,
che
continua
il
latino
volgare
putta
(
Meretrice
)
,
anch’
esso
,
scagliato
ogni
riguardo
,
si
pronunzia
ormai
ore
rotundo
,
e
più
volentieri
,
nei
film
,
per
albagia
femministica
,
dalle
donne
che
dagli
uomini
.
[12]
Le
orecchie
cominciano
a
esserne
foderate
,
tanto
che
ci
fanno
sempre
meno
caso
.
[13]
Infine
un’
altra
voce
che
non
arrossisce
più
di
sé
è
quella
che
denota
la
verga
virile
in
forma
così
triviale
che
il
Petrocchi
l’
accenna
appena
per
dovere
alfabetico
,
che
il
Tommaseo-Bellini
sfiora
,
e
della
quale
tacciono
il
Palazzi
,
il
Migliorini
e
il
Garzanti
;
laddove
lo
Zingarelli
,
che
ricorda
le
varianti
cacchio
e
cavolo
e
l’
uso
interiettivo
per
capperi
!
,
accomunati
nella
radice
,
e
più
il
Battaglia
,
con
ricchezza
di
esempi
,
vi
si
distendono
alquanto
.
[14]
Intriga
l’
origine
,
che
forse
è
Cazza
,
recipiente
di
forma
quadrata
o
tonda
,
per
lo
più
di
ferro
,
con
manico
di
ferro
per
fondervi
i
metalli
.
[15]
L’
offesa
procurata
dall’
uso
moderno
e
sistematico
di
queste
parole
,
che
ogni
autore
s’
illude
di
sentire
come
individue
e
sono
invece
comuni
,
è
d’
inespressività
o
di
stonature
(
che
è
lo
stesso
)
;
viene
tutta
dal
balzo
ch’
esse
fanno
dal
proprio
,
dove
stanno
benissimo
,
al
figurato
(
insulto
o
imprecazione
)
;
che
è
il
reame
proprio
del
parlare
poetico
.
[16]
La
radice
di
questa
schifiltà
dell’
italiano
per
le
parolacce
è
la
sua
origine
illustre
,
eminentemente
letteraria
,
di
lingua
«
andata
a
scuola
»
(
Schiaffini
)
.
[17]
Ed
è
vero
che
Dante
,
sforzando
la
lingua
a
tutto
il
dicibile
,
non
ebbe
paura
di
nessuna
parola
;
ma
è
anche
vera
l’
illuminante
osservazione
del
Contini
;
che
pur
sentendoci
noi
moderni
più
solidali
col
temperamento
linguistico
di
Dante
,
la
vigente
tradizione
più
si
richiama
all’
iniziativa
del
Petrarca
,
«
e
sarà
per
definizione
un’
iniziativa
linguistica
di
tonalità
media
e
di
escursione
modesta
»
.
[18]
Nessun
romanziere
,
nessun
regista
,
nessun
pubblico
ci
avrà
mai
pensato
(
e
se
ne
vedono
gli
effetti
)
,
ma
sempre
che
parliamo
in
quel
certo
modo
la
ombra
di
messer
Francesco
si
convelle
e
con
essa
tutta
la
lingua
italiana
.
[19]
Leo
Pestelli
Text view
•
Paragraph view