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Maarten Janssen, 2014-
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L’ultimo scritto di Leo Pestelli
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
05
dicembre
1976
more header data
[1]
Pubblichiamo
l’
ultimo
articolo
–
di
passione
e
intelligenza
linguistica
–
inviatoci
da
Leo
Pestelli
pochi
giorni
prima
dell’
improvvisa
scomparsa
.
[2]
La
tradizionale
ripartizione
tra
nomi
concreti
e
astratti
,
si
dimostra
tutt’
altro
che
netta
e
desta
legittima
perplessità
nella
mente
dei
riflessivi
.
[3]
Del
resto
,
a
che
beccarsi
il
cervello
intorno
a
una
distinzione
puramente
teorica
di
cui
il
linguaggio
,
nella
sua
effettualità
,
non
ha
bisogno
?
[4]
S’
insegna
che
concreti
sono
i
nomi
indicanti
sostanza
concreta
che
può
cadere
sotto
i
nostri
sensi
:
persone
,
animali
,
cose
realmente
esistenti
che
possono
essere
materialmente
vedute
sentite
toccate
misurate
ecc
.
,
come
uomo
donna
Cesare
libro
cavallo
aria
vento
e
sim
.
,
e
sta
bene
ma
bisogna
poi
avvertire
che
anche
eroe
angelo
santo
sono
nomi
concreti
,
e
che
lo
stesso
Dio
,
perché
sempre
riconducibili
a
una
forma
,
a
un’
immagine
concreta
.
[5]
Dipende
da
noi
,
dal
nostro
modo
di
pensare
,
e
non
dalla
parola
in
sé
,
ch’
essa
sia
o
diventi
concreta
o
astratta
.
[6]
Dall’
altra
parte
,
basta
ricordare
che
si
dicono
astratti
nomi
che
esprimono
un’
astrazione
,
che
indicano
una
qualità
astratta
,
cioè
separata
dalle
cose
concrete
(
Gabrielli
)
,
come
bellezza
(
da
bello
)
,
bontà
(
da
buono
)
,
giustizia
(
da
giusto
)
,
fumosità
(
da
fumo
)
ecc
.
[7]
Più
oltre
non
è
consigliabile
andare
.
[8]
Si
fanno
generalmente
rientrare
nella
serie
degli
astratti
nomi
indicanti
sentimenti
dell’
animo
,
qualità
morali
,
attività
umane
e
anche
semplicemente
azioni
.
[9]
Ma
siamo
sicuri
(
domanda
ragionevolmente
il
Satta
)
che
p
.
es
.
angoscia
sia
un
nome
del
tutto
astratto
?
[10]
Di
solito
l’
angoscia
di
una
persona
(
nel
suo
primo
significato
«
difficoltà
di
respiro
»
)
è
ben
visibile
,
percepibile
dai
sensi
.
[11]
E
si
considerino
le
frasi
seguenti
.
[12]
«
Il
lavoro
nobilita
l’
uomo
»
;
«
Chiesero
una
riduzione
dell’
orario
di
lavoro
»
;
«
Ho
un
lavoro
che
non
ti
dico
»
;
«
Finito
il
lavoro
,
lo
avrai
»
;
«
Guardò
soddisfatto
il
suo
lavoro
,
e
depose
i
pennelli
»
.
[13]
In
tutte
è
la
stessa
parola
Lavoro
,
che
però
,
per
rispetto
all’
astrattezza
e
concretezza
,
assume
via
via
valori
diversi
:
si
parte
da
un
nome
astratto
(
il
lavoro
nobilita
l’
uomo
)
e
piano
piano
lo
stesso
nome
si
muta
in
concreto
.
[14]
E
altri
nomi
possono
essere
astratti
e
concreti
secondo
il
contesto
:
santità
(
astratto
)
,
sua
santità
(
concreto
)
;
celebrità
(
astratto
)
,
Luigi
è
una
celebrità
(
concreto
ancorché
mal
detto
)
.
[15]
Trasmutabile
è
anche
la
parola
corsa
,
alla
quale
daremo
un
valore
astratto
,
dicendo
«
la
corsa
è
un
nobile
sport
»
;
ma
certo
quel
valore
non
le
daremo
dicendo
«
la
corsa
è
uno
spettacolo
affascinante
»
,
dal
momento
che
la
qualifichiamo
spettacolo
,
cioè
qualcosa
che
si
vede
per
eccellenza
.
[16]
Non
conviene
dunque
impelagarsi
in
una
questione
che
lascia
largo
margine
al
dubbio
;
ma
giova
concludere
col
Tagliavini
che
«
la
divisione
tradizionale
fra
astratti
e
concreti
non
è
basata
sul
valore
semantico
del
nome
,
ma
sulla
formazione
per
mezzo
di
suffissi
che
,
in
genere
,
servono
a
indicare
qualità
astratte
,
cioè
considerate
separatamente
dalle
cose
»
.
[17]
In
altri
termini
tale
divisione
,
intesa
come
categoria
semantica
,
tratta
cioè
dal
significato
dell’
oggetto
o
concetto
designato
,
è
impossibile
ad
essere
perseguita
…
[18]
Ma
il
linguaggio
non
ne
ha
bisogno
come
categoria
grammaticale
,
e
tutt’
al
più
potrà
distinguere
,
in
sede
morfologica
,
dei
suffissi
che
servono
esclusivamente
o
prevalentemente
per
la
formazione
di
nomi
astratti
(
in
italiano
,
-tà
,
t
ù
,
-zione
,
ismo
ecc
.
)
.
[19]
Fuori
di
ciò
arduo
è
voler
distinguere
in
una
parola
un
valore
astratto
o
concreto
,
quando
,
secondo
il
modo
con
cui
si
pensa
,
possono
anche
essere
ambedue
le
cose
insieme
.
[20]
Leo
Pestelli
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