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Maarten Janssen, 2014-
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Il “tavolo” del Manzoni
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
04
agosto
1976
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[1]
Racconta
Michele
Barbi
come
in
una
ristampa
dei
Promessi
Sposi
del
1852
,
la
signora
Emilia
Muti
,
ch’
era
stata
fra
i
corresponsabili
della
risciacquatura
dei
famosi
cenci
in
Arno
,
avesse
notato
con
meraviglia
come
vi
si
leggesse
al
C
.
[2]
VIII
«
tappeto
della
tavola
o
del
tavolino
»
,
e
ne
scrivesse
tutta
sollevata
al
Manzoni
,
che
prontamente
le
rispose
«
Alle
gambe
di
quel
tavolo
meriterebbero
d’
esser
legati
uno
da
una
parte
e
uno
dall’
altra
,
l’
autore
…
e
chi
l’
ha
aiutato
a
correggere
.
Come
diamine
sia
nato
un
caso
simile
,
che
,
essendo
stato
toscano
nella
1a
edizione
,
io
mi
sia
rifatto
lombardo
nella
2a
,
non
lo
so
intendere
»
.
[3]
(
Veramente
fiorentino
con
«
tavolino
»
era
stato
anche
nella
2°
edizione
;
dové
trattarsi
d’
un
trascorso
del
compositore
del
’
52
che
saltò
due
lettere
senza’
accorgersene
)
.
[4]
Importa
notare
come
la
lingua
cammini
.
[5]
Chi
non
si
serve
oggi
della
parola
tavolo
,
sentita
come
italiana
e
necessaria
?
[6]
Eppure
,
fino
a
non
molto
tempo
fa
,
era
considerata
un
brutto
provincialismo
che
l’
uso
amministrativo
del
Regno
Italico
aveva
abusivamente
introdotto
nell’
italiano-toscano
.
[7]
E
se
ne
guastavano
i
sonni
dei
manzoniani
di
stretta
osservanza
e
se
ne
rodevano
i
puristi
.
[8]
Ecco
come
la
concia
il
Fanfani-Arlia
:
«
Tavolo
:
voce
muschiata
che
dai
dialetti
dell’
Italia
superiore
,
fu
abboccata
fino
a
Capo
Spartivento
,
in
grazia
dell’
unità
della
lingua
…
errata
»
.
[9]
E
di
rincalzo
il
Rigutini
:
«
Tavolo
non
si
conosce
in
Toscana
,
né
è
della
lingua
comune
:
ma
solo
di
qualche
provincia
.
Ma
il
tavolino
?
Oh
questo
non
è
da
tavolo
,
ma
da
tavola
,
come
seggiolino
è
da
seggiola
e
non
da
seggiolo
,
che
non
esiste
.
Sono
figliuoli
di
madre
senza
padre
»
.
[10]
Sicuro
.
[11]
Tavolo
,
questa
parola
di
uso
ormai
così
comune
non
solo
in
falegnameria
e
nelle
occorrenze
domestiche
,
ma
anche
e
più
in
politica
e
soprattutto
in
diplomazia
,
dove
il
«
sedersi
intorno
a
un
tavolo
»
simboleggia
la
via
regia
delle
trattative
,
delle
negoziazioni
e
insomma
della
pace
di
contro
alla
brutta
alternativa
della
guerra
;
questo
tavolo
così
comodo
nel
proprio
e
così
provvido
nel
figurato
,
non
è
e
non
fu
mai
nella
lingua
italiana
.
[12]
Come
possa
stare
che
una
parola
non
abbia
diritto
di
vita
e
trionfi
(
in
un
«
Carosello
»
si
trascorse
a
chiamar
tavolo
sin
la
tavola
da
desinare
)
e
uno
di
quei
misteri
davanti
a
cui
il
purismo
si
chiude
a
ostrica
,
contento
di
pensare
che
la
purità
della
lingua
,
siccome
la
voce
della
coscienza
,
non
può
esser
mai
fatta
tacere
.
[13]
Il
Tommaseo-Bellini
la
ignora
affatto
;
il
Petrocchi
l’
ammette
di
traverso
come
«
non
popolare
né
comune
»
;
i
moderni
lessicografi
la
tassano
di
spura
e
non
mancano
di
sconsigliarla
.
[14]
È
probabile
che
tavola
essendo
prevalentemente
quella
dove
si
mangia
,
tale
connotazione
l’
abbia
precipitata
nella
stima
dei
politici
,
che
pure
hanno
lor
cene
e
colazioni
di
lavoro
(
ma
ogni
cosa
a
suo
tempo
)
,
facendo
loro
preferire
tavolo
,
ove
non
cade
sospetto
mangereccio
.
[15]
Eppure
nessuno
direbbe
«
il
tavolo
della
salvezza
»
,
né
«
il
tavolo
delle
leggi
»
;
e
si
è
tuttavia
conservata
,
nella
sua
forma
storica
,
«
la
tavola
rotonda
»
.
[16]
Il
Panzini
si
ribellò
all’
interdizione
di
Tavolo
.
[17]
«
Ma
io
sto
al
tavolo
tutta
la
mattina
,
e
io
vado
a
tavola
alle
otto
.
E
allora
?
»
.
[18]
E
allora
,
gli
fu
rimbeccato
,
uno
scrittore
che
sta
al
tavolo
è
doppiamente
biasimevole
,
perché
se
non
lo
sa
lui
che
il
mobile
dove
si
studia
o
si
lavora
si
dice
tavolino
da
scrivere
o
tavolino
semplicemente
,
con
valore
di
diminutivo
positivato
e
che
in
ogni
caso
c’
è
anche
l’
antica
scrivania
,
chi
l’
ha
da
sapere
?
[19]
Come
si
vede
non
sarebbe
difficile
sfruttare
dalla
lingua
quel
maschile
tavolo
che
ci
sta
a
dispetto
:
a
dispetto
dei
puristi
ma
anche
un
po’
suo
,
perché
una
parola
che
sappia
d’
essere
riprovata
,
di
non
avere
esempi
nel
Triumvirato
né
in
verum
classico
,
di
non
trovar
tetto
nei
dizionari
,
di
dover
vivere
alla
macchina
,
può
bensì
ridersi
di
tutto
questo
,
ma
non
se
ne
può
dimenticare
.
[20]
E
succedendo
il
silenzio
,
quando
le
altre
parole
onestamente
si
rilassano
,
lei
frigge
e
friggerà
sempre
del
complesso
del
«
provincialismo
»
.
[21]
Leo
Pestelli
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