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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
L'uccisione del piemontese
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
03
ottobre
1974
more header data
[1]
Come
difendere
i
dialetti
nella
comunicazione
moderna
?
[2]
-
Parole
dell'
intimità
e
della
poesia
[3]
Un
gruppo
di
componenti
la
«
compagnia
»
de
«
Ij
Brandè
»
-
ardente
cenacolo
di
piemontesismo
che
non
importa
segnalare
al
lettore
-
ci
ha
scritto
a
proposito
dell'
articolo
di
Aida
Ribero
pubblicato
in
questo
giornale
il
17
settembre
scorso
,
dal
titolo
«
Parlare
in
dialetto
:
un
bene
o
un
male
?
»
.
[4]
È
troppo
giusto
che
i
nostri
amici
de
«
Ij
Brandè
»
,
fatte
salve
le
argomentazioni
dell
’
articolista
,
dissentano
da
lei
sul
terreno
metodologico
,
sembrando
loro
che
un
soggetto
di
tanta
importanza
quale
la
sopravvivenza
dei
dialetti
dinanzi
alla
lingua
unificata
,
non
possa
essere
trattato
come
una
questione
di
mera
opportunità
,
rispetto
agli
Scolari
e
alle
loro
famiglie
di
nativi
o
d'
immigrati
;
ma
soprattutto
li
abbia
punti
il
tono
dubitativo
(
un
bene
?
un
male
?
)
che
il
titolo
esprime
.
[5]
Bilancia
sospesa
[6]
Dove
la
Ribero
tiene
la
bilancia
sospesa
,
mettendo
su
un
piatto
,
a
favore
della
recessione
dei
dialetti
,
la
più
facile
comunicazione
e
quindi
comprensione
fra
gruppi
di
svariata
provenienza
,
e
sull'
altro
,
contro
di
essa
,
il
disperdersi
di
un
prezioso
patrimonio
storico-culturale
,
il
venir
meno
di
un
modo
di
esprimersi
,
e
prima
ancora
di
sentire
di
pensare
,
più
spontaneo
e
naturale
(
«
Oh
,
cantava
in
prosa
il
Gozzano
,
il
mio
dolce
dialetto
così
vivo
,
fra
tante
cose
morte
,
adorato
più
di
qualunque
parlare
.
.
.
il
mio
dolce
parlare
torinese
,
l'
unico
nel
quale
penso
è
l'
unico
che
mi
giunga
al
cuore
suscitando
fischietto
il
riso
e
il
pianto
…
»
,
essi
dialettismi
la
fanno
traboccare
tutta
da
questa
parte
,
non
dubitando
che
la
sparizione
degli
idiomi
regionali
e
nel
caso
specifico
dell'
idioma
anzi
della
«
lingua
»
piemontese
,
cui
riconoscono
la
stessa
dignità
del
provenzale
,
del
basco
,
del
catalano
,
del
pretone
e
del
risone
,
non
sia
un
vero
e
proprio
«
genocidio
»
in
atto
,
non
meno
atroce
,
perché
incruento
,
dei
genocidi
politici
e
razziali
.
[7]
In
teoria
le
ragioni
sono
tutte
dalla
loro
parte
.
[8]
Perché
dialetto
in
lingua
sono
interdipendenti
,
e
la
disapplicazione
al
dialetto
comporta
inevitabilmente
la
disapplicazione
alla
lingua
.
[9]
Chi
non
sente
la
bellezza
del
piemontese
cisè
(
incrocio
di
isè
,
Incitare
,
di
base
onomatopeica
,
con
cis
,
variante
alleggerita
di
cist
,
voce
con
cui
si
incitano
i
buoi
)
,
chi
non
la
sente
soprattutto
nella
gelosia
o
sulla
poltrona
del
dentista
,
non
sentirà
nemmeno
il
dantesco
«
frugare
»
;
chi
è
sordo
a
ciospa
e
a
cianporgna
,
connessi
coi
provenzali
eschopo
(
botteghino
)
e
champorgno
(
zampogna
)
,
usati
figuratamente
per
donna
vile
,
pedina
,
cirimbraccola
,
muliercula
e
peggio
,
è
morto
all'
etimologia
.
[10]
Della
repressione
degli
eletti
,
intesi
come
connotazioni
riduttive
e
fattori
di
«
emarginazione
»
sociale
,
non
si
giova
la
lingua
italiana
,
che
anzi
i
dialetti
conducono
a
riverire
e
a
comprendere
dal
sotto
in
su
,
nella
posizione
energetica
d'
un
Alfieri
o
d'
un
Faldella
,
ma
sì
giova
un
«
tertium
quid
»
,
che
è
una
barbarie
linguistica
in
cui
più
non
si
riconoscono
né
lingua
né
dialetti
.
[11]
Ma
purtroppo
«
a
parte
adversa
»
sta
lì
inarrestabile
forza
delle
cose
.
[12]
Quasi
a
un
punto
con
la
lettera
degli
amici
de
«
Ij
Brandè
»
ci
è
giunto
l'
oculatissimo
«
prontuario
dei
termini
politici
economici
sociali
in
uso
in
Italia
»
,
compilato
da
Alessandro
Ferrau
per
l'
editore
Zingarelli
,
prontuario
aperto
e
incrementabile
se
altro
mai
,
e
vero
cafarnao
di
parole
e
modi
guida
uno
più
orripilante
dell'
altro
,
da
attivazionale
,
inculturazione
,
connotazione
segnica
,
politologa
,
azienda
decotta
,
a
assemblaggio
,
livello
gestionale
,
debugging
,
consiliarismo
,
cambio
traiettizio
,
parcellizzazione
del
Lavoro
,
ammellisti
e
così
via
per
150
pagine
,
troppi
dei
quali
,
specialmente
i
figurati
,
tolti
dalla
lingua
comune
(
linea
dura
e
linea
morbida
,
falchi
e
colombe
,
braccio
di
ferro
,
livello
di
guardia
ecc
.
)
vi
ritornano
con
nuova
prosopopea
.
[13]
Ridotta
alla
nostra
vita
in
termini
che
è
un'
espressione
come
«
riciclare
i
petrodollari
»
va
per
i
giornali
ed
è
quindi
presumibilmente
compresa
e
accetta
,
non
si
vede
come
si
potrebbe
salvare
Nelle
famiglie
stesse
,
dove
hanno
luogo
radio
e
televisione
,
l’
«
intimità
»
del
piemontese
.
[14]
Del
piemontese
soltanto
?
[15]
O
non
è
anche
il
toscano
un
dialetto
,
preminente
sugli
altri
,
ma
dialetto
,
che
dal
più
al
meno
si
trova
nelle
stesse
angustie
degli
altri
?
[16]
Un
redattore
del
Telegiornale
può
ben
parlarci
di
«
riciclaggio
»
,
ma
non
sarebbe
strano
è
quasi
scandaloso
che
una
presentatrice
dicesse
«
mettersi
di
buzzo
buono
»
?
[17]
Il
vero
conflitto
[18]
La
deplorazione
dei
piemontesisti
è
larga
,
ma
non
abbastanza
.
[19]
A
guardar
bene
il
conflitto
non
è
tra
dialetti
e
lingua
unificata
(
a
scapaccione
)
,
ma
,
più
drammaticamente
,
tra
Idiotismo
e
Barbarismo
.
[20]
Dice
la
parola
che
idiotismo
(
dal
greco
idiòs
,
'
particolare
,
proprio'
)
val
quanto
«
parlare
da
privato
»
.
[21]
Si
domanda
quale
altro
parlare
,
che
non
sia
da
privato
,
possa
mai
essere
un
vero
parlare
punto
e
se
l'
abbassamento
dell'
idiotismo
non
significhi
che
una
lingua
va
perdendo
di
sapore
di
colore
di
espressività
;
o
più
brevemente
che
essa
si
avvia
a
non
essere
più
una
lingua
storicamente
determinata
.
[22]
A
difendere
la
sopravvivenza
delle
parlate
regionali
e
del
piemontese
in
particolare
,
poco
si
può
fare
.
[23]
Ci
vuole
più
cultura
che
non
ci
sia
,
per
rendersi
capace
che
l'
uso
del
dialetto
,
almeno
nella
vita
privata
,
non
è
una
caratteristica
avvilitiva
ma
al
contrario
aristocratica
.
[24]
Forse
sognava
la
Ribero
quando
disse
che
in
molte
botteghe
del
centro
di
Torino
si
sente
risuonare
«
Cerea
madamin
,
c'
am
disa
»
;
ma
sogna
va
bene
intendendo
il
dialetto
come
tessera
di
riconoscimento
tra
persone
privilegiate
.
[25]
Altrettanto
piamente
s'
augurava
che
la
scuola
,
dove
il
dialetto
è
più
sentito
come
una
specie
d'
inferiorità
,
s'
adoperasse
invece
a
farlo
coesistere
con
la
lingua
.
[26]
Il
vero
provvedimento
da
prendere
non
può
essere
che
estetico
.
[27]
Come
linguaggio
di
comunicazione
moderna
,
c'
è
poco
da
illudersi
:
il
piemontese
sembra
avviato
a
diventare
una
rimembranza
.
[28]
Ma
appunto
la
Rimembranza
è
un
elemento
essenziale
della
poesia
.
[29]
Volendo
ricordare
con
Leopardi
«
che
nessuna
lingua
non
applicata
alla
letteratura
è
stata
mai
formata
né
stabilita
e
molto
meno
perfetta
»
,
e
al
tempo
stesso
che
appunto
questo
più
o
meno
scarso
consolidamento
letterario
è
l'
unica
differenza
sostanziale
che
passi
tra
il
dialetto
e
la
lingua
,
giova
dunque
,
a
non
lasciare
morire
del
tutto
il
piemontese
,
salire
il
Parnaso
e
costì
lavorare
:
cosa
del
resto
che
gli
amici
de
«
Ij
Brandé
»
hanno
fatto
e
fanno
,
spesso
con
buoni
risultati
.
[30]
Si
capisce
che
i
poeti
non
sorgono
a
comando
,
per
bisogno
che
ce
ne
sia
;
ma
la
pietas
del
sermone
nativo
può
far
molto
.
[31]
Sulla
parità
dei
risultati
in
paragone
con
quelli
della
lingua
,
non
c'
è
da
dubitare
punto
croce
non
è
stato
invano
:
in
un
piccolo
villaggio
della
Papuasia
dove
ogni
abitante
intende
bene
l'
altro
,
può
darsi
poesia
e
anche
poesia
grande
.
[32]
Non
sarà
lo
stesso
per
un
linguaggio
così
lontano
,
nobile
,
stratificato
di
tanti
influssi
occidentali
,
come
il
nostro
piemontese
?
[33]
Leo
Pestelli
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