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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
I verbi più capricciosi
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
3
aprile
1973
more header data
[1]
Sono
quelli
della
terza
coniugazione
:
consentono
“
starnuto
”
e
“
starnutisco
”
,
“
aborro
”
e
“
aborrisco
”
,
persino
“
salgo
”
e
“
salisco
”
–
Quando
i
padri
amano
troppo
l
’
antica
Roma
[2]
Un
lettore
tormentato
dalla
tosse
,
ha
posto
mente
,
nell’
insonnia
,
al
quesito
se
si
abbia
a
dire
«
io
tossisco
»
oppure
«
io
tosso
»
.
[3]
I
verbi
della
terza
coniugazione
in
–ire
vogliono
attenzione
,
perché
vi
si
può
frammettere
,
nelle
tre
persone
del
singolare
e
nella
terza
del
plurale
dei
tre
presenti
(
indicativo
congiuntivo
e
imperativo
)
,
l’
infisso
–isc-
(
colp-
isc
-co
,
colp-
isc
-a
,
colp-
isc
-ano
ecc
.
)
,
il
che
rappresenta
un’
anomalia
rispetto
alla
coniugazione
regolare
(
part-o
,
part-a
,
part-ano
ecc
.
)
.
[4]
Da
tale
infisso
i
verbi
che
lo
hanno
sono
detti
incoativi
(
dal
lat
.
inchoare
,
cominciare
)
,
e
il
nome
è
rimasto
anche
se
essi
non
esprimono
più
(
come
nei
latini
patesco
,
sto
aperto
ossia
comincio
a
stare
aperto
,
e
dormisco
,
mi
addormento
ossia
comincio
a
dormire
)
l’
azione
considerata
nel
suo
principio
.
[5]
Così
oggi
non
sentiamo
più
differenza
tra
nutro
e
nutrisco
,
starnuto
e
starnutisco
,
tosso
appunto
e
tossisco
(
questo
più
frequente
)
,
aborro
e
aborrisco
e
così
via
;
la
scelta
dell’
una
piuttosto
che
dell’
altra
forma
o
dipende
dall’
ambiente
linguistico
o
è
lasciata
all’
orecchio
,
cui
per
esempio
,
in
caso
di
tosse
che
va
per
le
lunghe
,
torna
meglio
la
forma
incoativa
(
quanto
tossisci
!
)
,
e
non
perché
incoativa
ma
perché
appunto
più
lunga
.
[6]
La
grande
maggioranza
dei
verbi
in
–ire
hanno
rigorosamente
forma
incoativa
(
colpire
intuire
finire
gradire
esaudire
allibire
ecc
.
)
;
altri
soltanto
la
forma
regolare
(
coprire
bollire
servire
vestire
aprire
dormire
)
;
altri
hanno
ambedue
le
forme
(
oltre
ai
citati
,
ruggire
languire
inghiottire
muggire
eseguire
)
,
talvolta
con
cambiamento
di
significato
(
parto
,
vado
via
,
partisco
,
divido
)
;
e
altri
finalmente
,
accanto
alla
forma
regolare
che
ha
prevalso
,
affacciano
ancora
,
qua
e
là
,
la
forma
incoativa
.
[7]
Avvertisco
(
per
Avverto
)
ha
esempi
nel
Caro
e
nel
Borghini
;
ma
è
addirittura
costante
nel
Vico
cui
troppo
doveva
quella
forma
tanto
più
corpulenta
e
quasi
superlativa
rispetto
all’
altra
:
«
Gli
uomini
prima
sentono
il
necessario
,
di
poi
badano
all’
utile
,
appresso
avvertiscono
il
comodo
…
»
.
[8]
Cucisco
(
per
Cucio
)
,
non
perché
riprovato
come
dialettale
,
è
del
tutto
morto
in
bocca
a
ingenue
cucitrici
;
senza
che
,
se
ne
giovarono
il
Dossi
e
il
Silone
.
[9]
E
che
dire
di
salisco
(
per
Salgo
)
,
elevato
a
dignità
di
anafora
e
di
parola-rima
nei
versi
di
Palazzeschi
:
«
Salisci
,
mia
Diana
,
salisci
,
/
salisci
codesto
scalino
,
/
salisci
,
non
vedi
è
bassino
,
/
bassino
bassino
,
salisci
»
(
Diana
)
,
vera
e
propria
«
fuga
»
intorno
al
motivo
verbale
,
dopo
la
quale
non
sarà
più
possibile
dimenticare
l’
uscita
Salisco
?
[10]
Per
lo
scrittore
,
e
in
piccolo
anche
per
noi
,
non
c’
è
l’
usato
o
il
disusato
,
ma
soltanto
il
conveniente
.
[11]
Avvertono
invece
di
avvertiscono
avrebbe
illanguidito
la
«
dignità
»
vichiana
;
Sali
invece
di
salisci
avrebbe
distrutto
il
gioco
ritmico
del
poeta
.
[12]
Ma
si
badi
ai
doppioni
dimagro-dimagrisco
,
starnuto
-
starnutisco
,
co
lor
o-colorisco
,
impazzo-impazzisco
,
ringulluzzo
-
ringalluzzisco
e
altri
simili
.
codesti
non
sono
uscite
diverse
dallo
stesso
verbo
,
come
nel
caso
discorso
fin
qui
,
ma
uscite
regolari
di
verbi
appartenenti
a
differenti
coniugazioni
:
dimagrare-dimagrire
,
starnutare-starnutire
,
colorare-colorire
ecc
.
[13]
Essi
costituiscono
il
gruppo
più
accessibile
dei
verbi
così
detti
«
sovrabbondanti
»
,
e
insieme
fanno
la
disperazione
dei
sinonimisti
,
i
quali
,
pur
chiamandosi
così
,
non
tollerano
sinonimi
.
[14]
Fatto
è
che
l’
uso
li
riceve
in
significato
quasi
identico
e
che
lo
stesso
Tommaseo
,
implacabile
nel
segnare
differenze
,
lascia
che
si
starnuti
(
1ª
coniug
.
)
o
si
starnutisca
(
3ª
)
a
piacer
nostro
.
[15]
Ma
non
così
mena
buono
lo
scambio
dimagrire-dimagrare
,
notando
che
il
primo
soltanto
è
proprio
di
persone
e
animali
,
laddove
il
secondo
(
neutro
)
suol
dirsi
anche
d’
un
terreno
o
altro
oggetto
non
animato
.
[16]
L’
amica
che
dice
all’
amica
già
magra
:
«
sei
dimagrata
»
,
commette
dunque
una
doppia
scorrettezza
;
dica
almeno
:
«
sei
smagrita
»
,
che
(
s
intensiva
)
dice
un
po’
di
più
.
[17]
S’
intende
il
fascino
esercitato
dall’
onomastica
romana
;
ma
un
lettore
,
voluto
battezzare
dal
padre
(
forse
avvocato
)
Cicerone
,
e
per
ciò
dileggiato
dai
compagni
d’
infanzia
e
quindi
trinceratosi
dietro
l’
abbreviativo
Cice
in
cui
ancora
persevera
ma
non
senza
incontrare
difficoltà
trattando
con
pubblici
ufficiali
,
ci
scrive
uno
sfogo
sui
capricci
onomastici
dei
padri
ricadenti
in
capo
alla
prole
.
[18]
Quel
padre
,
quando
avesse
avuto
a
mano
il
«
Come
ti
chiami
?
»
dello
specialista
Euclide
Milano
,
avrebbe
facilmente
conosciuto
che
in
quelle
filze
di
nomi
che
la
romanità
classica
ci
ha
tramandato
(
Tiberio
Sempronio
Gracco
,
Marco
Tullio
Cicerone
,
Caio
Giulio
Cesare
e
via
dicendo
)
,
ognuno
di
essi
aveva
un
valore
particolare
;
che
il
primo
,
o
prenome
,
quale
bastava
nell’
età
eroica
,
serviva
a
distinguere
l’
individuo
,
era
insomma
l’
equivalente
del
nostro
nome
personale
o
di
battesimo
;
che
il
secondo
,
o
nome
,
fattosi
poi
ben
più
importante
del
prenome
,
indicava
la
stirpe
,
la
casata
,
la
gens
,
di
cui
era
il
distintivo
,
portato
da
quanti
ne
facevano
parte
,
uomini
donne
fanciulli
liberti
e
clienti
;
corrispondeva
insomma
a
quello
che
noi
chiamiamo
nome
di
famiglia
o
casato
.
[19]
Riponiamoci
davanti
alle
nostre
filze
:
Tiberio
–
Marco
–
Caio
sono
i
prenomi
;
Sempronio
–
Tullio
–
Giulio
sono
i
nomi
di
famiglia
.
[20]
Ma
che
cosa
saranno
allora
i
terzi
elementi
che
ridondano
,
di
Gracco
,
di
Cicerone
,
di
Cesare
?
[21]
Erano
soprannomi
,
divenuti
necessari
dopo
che
,
moltiplicatisi
i
membri
e
le
ramificazioni
d’
una
stessa
gens
o
famiglia
,
furono
dovute
introdurre
nuove
suddivisioni
.
[22]
Ora
si
vuole
da
molti
che
il
soprannome
Cicerone
derivasse
da
un
cicer
,
escrescenza
carnosa
sul
viso
in
forma
di
cece
.
[23]
Fu
gala
che
il
babbo
del
lettore
,
facendo
così
una
pasta
tra
prenomi
nomi
e
soprannomi
,
non
s’
invaghisse
di
Nasone
,
ch’
era
appunto
il
nomignolo
di
Publio
Ovidio
,
il
grande
elegiaco
.
[24]
Dall’
abbreviatura
così
poco
dignitosa
di
Cice
,
isolante
il
«
cece
»
,
e
dalla
sua
probabile
conversione
,
appresso
i
più
intimi
,
in
Cicci
,
adottata
la
prima
come
male
minore
,
tollerata
la
seconda
come
lenitivo
di
quel
male
,
si
può
agevolmente
comprendere
dove
vada
spesso
a
finire
la
boria
onomastica
dei
genitori
.
[25]
Leo
Pestelli
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