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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Credere nell’uomo?
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
03
gennaio
1974
more header data
[1]
Una
delle
più
frequenti
incertezze
in
coloro
che
maneggiano
l’
italiano
,
concerne
la
scelta
della
particella
da
appiccicare
a
certi
verbi
.
[2]
I
più
si
affidano
all’
orecchio
;
altri
,
che
poi
fanno
lo
stesso
,
invocano
una
regola
;
alcuni
pochi
,
come
il
lettore
che
ci
scrive
,
ci
perdono
il
senno
:
interessarsi
a
o
interessarsi
di
?
[3]
Lasciamo
che
questo
neutro
passivo
,
insieme
con
altre
voci
della
famiglia
di
Interesse
,
non
è
,
sotto
il
riguardo
puristico
,
roba
di
prima
scelta
:
consideriamo
il
suo
reggimento
.
[4]
Ci
si
può
interessare
tanto
con
A
quanto
con
Di
;
e
la
differenza
,
se
c’
è
,
consiste
a
parer
nostro
in
questo
:
che
A
sembra
indicare
una
maggior
partecipazione
.
[5]
Un
legale
s’
interessa
delle
monache
(
cioè
dei
loro
plati
)
;
ma
il
nostro
cinema
s’
interessa
alle
monache
(
alle
monache
,
intus
et
in
cute
)
.
[6]
Non
confonde
le
cose
,
ma
le
rischiara
,
mostra
cioè
che
la
scelta
della
preposizione
deve
guidarsi
su
criteri
stilistici
,
l’
introduzione
,
presso
gli
antichi
,
d’
una
terza
particella
In
:
«
amici
che
s’
interessano
nella
mia
perdita
»
(
Magalotti
)
.
[7]
All’
incontro
col
verbo
Comunicare
,
A
è
men
forte
di
Con
.
[8]
Si
comunicano
al
vicino
di
casa
le
notizie
di
Borsa
;
si
comunicano
coi
famigliari
i
pensieri
sull’
avvenire
.
[9]
Il
verbo
Credere
ha
un
reggimento
complesso
,
quale
appariva
bene
nel
«
Credo
»
della
Messa
,
quando
si
recitava
in
latino
.
[10]
Col
quarto
caso
,
senza
preposizione
,
è
non
meno
disusato
che
elegante
,
ed
esprime
il
totale
adeguarsi
della
mente
alla
cosa
che
si
crede
:
credere
la
fede
,
credere
Cristo
povero
crocifisso
,
credere
la
bugia
;
laddove
credere
a
è
più
rimesso
,
tanto
che
l’
amante
crede
,
salvo
poi
a
pentirsene
,
alle
promesse
dell’
amata
;
e
anche
chi
crede
a
Dio
non
si
prende
altro
disturbo
che
di
creder
vere
le
cose
ch’
Egli
dice
;
la
qual
parte
di
fede
possono
avere
i
peccatori
non
meno
che
i
santi
.
[11]
Credere
in
,
in
quanto
segna
ingresso
e
incorporazione
nella
cosa
creduta
,
è
invece
fortissimo
,
così
religione
(
credere
in
Dio
,
quasi
«
in
lui
andare
e
intrare
»
come
dice
il
Cavalca
)
,
come
nelle
altre
cose
del
mondo
non
potendo
le
fidanzate
dormire
veramente
tranquille
e
attendere
tranquillamente
ai
fatti
propri
se
non
a
patto
che
si
creda
in
loro
.
[12]
Sbagliamo
,
o
gran
parte
dei
tormenti
d’
amore
nascono
di
qui
:
dall’
impossibilità
di
ascendere
dal
«
credere
a
»
al
«
credere
in
»
?
[13]
Per
intanto
il
Tommaseo
ammonisce
«
doversi
credere
all’
uomo
,
se
non
s’
abbia
ragione
o
quasi
debito
di
discredere
;
non
mai
credere
nell’
uomo
»
.
[14]
Ma
forse
alla
nostra
società
importa
più
il
verbo
Godere
,
che
anch’
esso
si
costruisce
variante
ma
non
indifferentemente
:
godendo
la
ricchezza
(
col
quarto
caso
)
chi
ne
approfitta
;
della
ricchezza
chi
ne
gusta
i
frutti
e
gli
effetti
;
nella
ricchezza
di
chi
nel
sapere
d’
essere
ricco
si
contenta
e
si
crogiola
.
[15]
Chi
abbia
per
certo
che
In
denota
immersione
,
non
confonde
tra
loro
ostinarsi
a
,
che
dice
la
prima
tendenza
,
più
o
meno
prolungata
,
all’
ostinarsi
,
e
ostinarsi
in
,
che
esprime
invece
volontà
più
ferma
,
più
abituale
,
più
affondata
.
[16]
Non
si
danno
dunque
regole
in
questa
materia
,
ma
soltanto
avvertenze
.
[17]
Chi
pensa
una
cosa
,
ci
mette
più
del
suo
;
compone
il
pensiero
in
modo
che
non
lasci
varchi
;
chi
pensa
a
una
cosa
,
riguarda
quella
come
il
principale
oggetto
dei
suoi
pensieri
.
[18]
Dante
pensa
la
«
Divina
Commedia
»
;
i
commentatori
pensano
a
commentarla
.
[19]
Il
marito
,
siccome
statua
,
pensa
i
conti
della
sarta
;
la
moglie
,
meno
michelangiolescamente
,
pensa
ad
essi
.
[20]
I
distratti
,
i
poco
applicati
,
pensano
di
una
cosa
,
cioè
a
questa
e
a
quella
parte
di
essa
non
all’
intero
;
i
pensatori
di
professione
pensano
sopra
una
cosa
,
sovrastandola
con
tutta
la
forza
della
mente
.
[21]
In
lettere
e
biglietti
dove
spesso
si
prega
e
supplicasi
per
cerimonia
.
[22]
Pregare
oggi
si
manda
generalmente
con
la
particella
Di
(
ti
prego
di
farmi
sapere
tue
notizie
)
;
classicamente
,
meglio
A
:
«
Intanto
la
prego
a
scusarmi
di
questo
indugio
»
(
Caro
)
.
[23]
Abbiamo
visto
in
credere
la
fede
,
pensare
una
cosa
,
godere
la
ricchezza
,
che
la
preposizione
non
è
più
necessaria
.
[24]
Molti
poi
la
credono
superflua
sempre
dopo
il
verbo
Cercare
;
ma
non
è
così
.
[25]
Si
può
cercare
d’
uno
al
fine
di
vederlo
per
bisogno
momentaneo
,
per
dargli
o
domandargli
una
cosa
;
si
può
cercar
d’
uno
e
non
trovarlo
,
trovare
invece
la
usa
signora
e
ciò
bastare
al
nostro
fine
.
[26]
E
cerca
l’
ombrello
chi
rovista
a
fondo
;
cerca
dell’
ombrello
chi
noncurantemente
ne
va
in
traccia
o
ne
domanda
.
[27]
Talvolta
la
particella
fa
danno
:
«
Servire
a
uno
la
minestra
;
regalare
o
rubare
a
uno
una
cosa
»
,
sono
costrutti
usuali
e
intoccabili
:
ma
un
orecchio
fine
vi
sente
qualcosa
che
non
va
,
l’
ombra
e
il
rimorso
d’
una
stonatura
.
[28]
A
rimettervi
l’
italiano
,
basta
costruire
:
Servire
uno
di
minestra
;
Regalare
,
Rubare
uno
d’
una
cosa
.
[29]
Nessuno
lo
fa
,
ma
si
dovrebbe
.
[30]
Può
accadere
che
vadano
insieme
due
verbi
i
quali
chiedono
reggimento
diverso
.
[31]
In
simili
casi
si
dà
la
prevalenza
a
uno
dei
due
,
facendo
una
specie
di
zeugma
,
cioè
aggiogando
il
debole
alla
sorte
del
forte
.
[32]
Così
diremo
;
«
gli
esuli
pensano
e
ricordano
con
tanta
tenerezza
a
quelli
che
ecc
.
»
(
qui
prevale
Pensare
)
,
o
anche
si
potrà
far
l’
inverso
:
«
pensano
e
ricordano
quelli
che
ecc
.
»
(
prevale
Ricordare
)
.
[33]
Allo
stesso
modo
uscì
l’
Alfieri
dall’
imbroglio
tra
Cacciare
e
Tirare
:
«
Elia
frattanto
sovra
un
muletto
andava
con
lo
schioppo
a
dritta
e
a
sinistra
della
strada
cacciando
e
tirando
conigli
,
lepri
ed
uccelli
»
(
Vita
)
;
il
verbo
Cacciare
,
benché
più
lontano
,
è
quello
che
determina
la
costruzione
del
complemento
.
[34]
Chi
venisse
a
capo
dei
molti
pensieri
che
dànno
le
particelle
,
sarebbe
padrone
dell’
italiano
.
[35]
Leo
Pestelli
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