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L’austerità sbagliata

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 02 dicembre 1976


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In un lettore sorge il dubbio che la parola «austerità», di gran consumo, purtroppo, in questi tempi, non sia la vera parola italiana (dal lat. austeritas, atis), ma piuttosto l’adattamento nostrano dell’inglese austerity.

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Il dubbio è legittimo. Infatti in nostra lingua la voce Austerità ha senso morale, e importa l’essere austero con riguardo alla severità dei costumi. Anche una società godereccia e spendacciona può essere, formalmente, austera. Nell’inglese moderno invece la parola austerity è presa in accezione spiccatamente economica, e ciò da quando, nel 1951, furono presentati con questo nome in Inghilterra provvedimenti economico-finanziari restrittivi, dandosi alla parola una sfumatura di virtù civica. In tale accezione austerity e il nostro calco austerità indica «compressione dei costumi e, in genere, delle erogazioni non strettamente necessarie»; ed è dessa, e non l’altra, in senso morale, quella che ci fa tirare la cinghia.

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Più che altro al contesto sarebbe dunque isolare l’austerità economica con qualche segno distintivo ovvero riprodurla nella lingua originaria (austerity) siccome voce tecnica. L’austerità fa rimpiangere (sebbene sia diretta conseguenza di quella) la così detta «società del benessere», della quale pare a noi che ci siamo allontanati per isprofondare nel suo contrario. Ma non è così: c’è un termine medio, sinonimo di Benessere, ma non estremo come quello, sul quale troppi sorvolano, e ch’ebbe invece il conveniente risalto da quel grande sinonimista-moralista che fu il Tommaseo. Quella voce è «buon essere» (o buonessere).

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Ascoltiamo l’oracolo: «Ben essere si dice più propriamente di persone; buon essere e di persone e di cose. Ma quando l’uno e l’altro è di persona, allora il primo indica stato più compiutamente buono che non il secondo. Chi è sano e ha di che vivere, si trova in buon essere; ma al benessere molto ancora gli manca. Felici gli uomini che nel buon essere sanno trovare il benessere!».

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Sia pure tramontata la società del benessere, ci rimane quella del buon essere. Non c’è barba di austerità congiunturale che ci precluda questa sana filosofia di saper apprezzare quello che di strettamente necessario basta alla vita, e contentarsene.

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Leo Pestelli


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