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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Difficile considerare il passato
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
02
luglio
1975
more header data
[1]
Quando
ci
voglia
il
passato
prossimo
e
quando
il
passato
remoto
,
è
questione
sempre
viva
:
posto
che
mezza
Italia
è
ancora
in
guerra
coll’
altra
a
proposito
dello
scambio
dell’
un
tempo
coll’
altro
:
ieri
ho
detto
(
Nord
)
;
oggi
feci
(
Sud
)
.
[2]
Passato
prossimo
e
passato
remoto
sono
due
modi
diversi
(
e
non
i
soli
)
di
considerare
il
tempo
passato
:
col
primo
si
riguarda
l’
azione
compiuta
,
ma
ancora
in
relazione
col
presente
;
col
secondo
,
che
meglio
spiega
l’
esser
suo
colla
intera
denominazione
di
«
passato
perfetto
remoto
»
,
l’
azione
è
appunto
riguardata
come
perfetta
,
conchiusa
,
non
più
mista
d’
alcun
presente
.
[3]
Che
il
passato
prossimo
sia
già
a
cottura
dopo
trascorso
ventiquattr’
ore
(
ieri
lessi
,
ieri
vidi
,
ieri
andai
)
,
e
che
per
converso
l’
ora
canonica
per
cominciar
a
buttar
giù
il
passato
prossimo
sia
la
mezzanotte
precedente
al
giorno
in
cui
parliamo
(
stamani
mi
sono
svegliato
male
)
,
è
regoletta
in
fondo
veritiera
ma
non
da
prendere
troppo
sul
serio
,
perché
può
sedurre
alla
falsa
opinione
che
la
distanza
del
fatto
di
cui
si
parla
,
dal
presente
,
sia
in
sé
criterio
risolutivo
per
la
scelta
fra
l’
uno
e
l’
altro
tempo
.
[4]
In
verità
il
passato
prossimo
torna
proprio
sia
che
si
parli
di
avvenimenti
del
giorno
sia
di
cose
accadute
al
tempo
di
re
Pipino
,
ma
che
,
pur
così
lontane
,
durino
ancora
nei
loro
effetti
e
siano
in
qualche
modo
presenti
a
noi
(
Gesù
Cristo
,
dirà
il
credente
,
è
morto
per
la
salvezza
del
genere
umano
)
;
come
pure
cade
acconciò
quando
il
fatto
sia
,
da
chi
parla
,
riferito
a
un
periodo
di
tempo
,
sia
pur
lunghissimo
,
il
quale
dura
tuttora
(
in
questo
secolo
non
si
è
avuta
un’
ora
di
bene
)
.
[5]
Per
questo
suo
guardare
al
passato
con
l’
occhiolino
e
l’
interesse
del
presente
,
il
passato
prossimo
(
prossimo
in
senso
soprattutto
ideale
)
fu
acutamente
definito
«
il
passato
del
presente
»
.
[6]
E
perché
l’
interesse
può
esserci
e
non
esserci
,
tanto
si
potrà
dire
«
Nonna
morì
intestata
»
,
quanto
«
è
morta
intestata
»
:
ma
con
la
prima
maniera
enunciamo
un
semplice
dato
di
fatto
;
con
la
seconda
facciamo
capire
,
espressamente
o
fra
le
pieghe
,
che
la
cosa
ha
avuto
conseguenze
per
noi
:
non
ereditammo
come
si
sperava
.
[7]
Per
contro
il
passato
perfetto
può
anche
riferirsi
a
un
fatto
relativamente
vicino
,
purché
esso
non
abbia
più
alcuna
relazione
col
momento
in
cui
parliamo
:
«
E
già
iernotte
fu
la
luna
tonda
»
(
Dante
)
.
[8]
Ma
ciò
non
entra
a
molti
italiani
del
Nord
;
non
entra
a
quei
giornalisti
che
troppo
abusano
del
passato
prossimo
in
funzione
di
perfetto
(
Marilyn
Monroe
è
morta
in
tal
giorno
mese
e
anno
)
,
e
non
entra
nemmeno
,
purtroppo
,
a
certi
compilatori
di
testi
scolastici
:
Annibale
ha
vinto
i
Romani
a
Canne
.
[9]
Ci
vuole
accortezza
.
[10]
Anche
quando
sembra
che
gli
usi
si
possono
scambiare
,
c’
è
differenza
«
Io
nacqui
»
,
se
si
considera
il
fatto
della
nascita
per
sé
;
«
io
son
nato
»
,
se
il
nascimento
è
preso
per
il
principio
della
vita
che
dura
tuttora
.
[11]
E
poi
è
anche
questione
di
temperamento
,
come
bene
osserva
il
Peruzzi
.
[12]
«
Io
raccontai
subito
…
»
dice
aoristicamente
Lucia
al
III°
dei
«
Promessi
sposi
»
,
«
A
chi
hai
raccontato
?
»
incalza
Agnese
,
che
sente
la
cosa
nel
vivo
(
il
passato
del
presente
!
)
.
[13]
E
sia
pure
riprovevole
il
«
Che
fu
?
»
del
Siciliano
immediatamente
successivo
a
una
botta
,
a
uno
scoppio
.
[14]
Ma
come
non
sentirvi
una
punta
fatalistica
e
quasi
l’
abito
,
in
potenza
,
dell’
istorico
puro
?
[15]
Accortezza
ci
vuole
anche
a
non
cadere
,
per
fuggire
un
abuso
,
nell’
abuso
contrario
.
[16]
Notò
il
Pasquali
come
nella
prima
pagina
di
Cuore
del
De
Amicis
sono
alcuni
passati
perfetti
che
a
orecchio
toscano
,
anzi
italiano
,
suonano
stonati
:
«
Passarono
come
un
sogno
quei
tre
mesi
di
vacanza
…
Mia
madre
mi
condusse
questa
mattina
alla
sezione
Baretti
…
»
;
«
Lo
rividi
con
piacere
quel
gran
camerone
a
terreno
…
dove
passai
per
tre
anni
quasi
tutti
i
giorni
»
.
[17]
È
chiaro
che
l’
Autore
,
sapendo
che
i
Piemontesi
abusano
del
passato
prossimo
,
ha
voluto
correggersi
.
[18]
Ma
passò
il
segno
,
riuscendo
meridionalmente
affettato
.
[19]
Più
tardi
,
divenuto
lo
scrittore
purgato
che
fu
,
avrebbe
certo
tato
il
«
tempo
»
giusto
al
piccolo
scrivente
diaristico
di
«
Enrico
»
:
sono
passati
,
mi
ha
condotto
,
ho
rivisto
…
[20]
I
Latini
avevano
solo
il
perfetto
(
Veni
vidi
vici
)
;
i
Francesi
hanno
anche
loro
passato
prossimo
e
remoto
,
ma
li
trattano
indifferentemente
.
[21]
Noi
soli
,
più
responsabili
e
infelici
,
dobbiamo
saperli
distinguere
e
alternare
.
[22]
Leo
Pestelli
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