Paragraph view

I medici di Pinocchio

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 01 dicembre 1973


[1]

Anche parole semplici quanto amare e volere possono essere ambigue come oracoli

[2]

Laccezione Volere per dovere onde gli esempi classici: «Lo fren vuol esser del contrario suono» (Dante); «Qui si vuole avere un poco d'arte» (Boccaccio); «Il mulettino, poiché gli è impazzato, si vuole trattarlo al contrario degli altri pazzi» (Machiavelli); e i modi tuttora vivi: si vuol pensarci su, le scarpe vogliono essere comode, gli spaghetti vogliono essere mangiati al dente (o per ellissi poco raccomandabile ma non esecranda: vogliono mangiati al dente) ecc. è di quelle che fanno pensare; e perché in due si pensa meglio, sentiamo subito un fine carducciano, il Brilli: «Volere nel senso più generale, è Determinarsi a qualche atto mediante la volontà; e perché la volontà dev’essere, moralmente, coordinata e subordinata al dovere, così Volere poté significare Dovere, Bisognare, Esser necessario, conveniente ecc.».

[3]

Quando non ci restasse altro da leggere che il dizionario della nostra lingua, noi troveremmo in quel libro ampio pascolo per diventare più felici e più buoni. Intendiamo che nel nostro patrimonio lessicale, avanti che fosse contaminato dal neologismo, è una larga vena di moralità, che sta a noi riconoscere nel ritrovato gusto (etimologico, non già estetistico) della parola.

[4]

L’avverbio male, anche cresciuto in Malissimo e Pessimamente, ha ufficio di particella di negazione nei modi comunissimi mal contento, mal fido, mal grazioso (che dal Villani è passato al piemontese mal grassios), pessimamente soddisfatto e sim., i quali sentono del latino male fidus, male gratus per infidus, ingratus. Che vuol dir questo, recandola alla buona, se non che il male è negazione? In forza di ciò, tanto importa per tutti dire maleducato quanto «non educato».

[5]

Ma in Toscana il maleducato, come anche lo zotico, il disamorato e soprattutto l’ingrato, ricevono più spesso il nome di ignorante, il che è motivo di stupore per i non Toscani, che sentono Ignorante come sinonimo di Imperito. Sennonché, a pensarci bene, chi non intende gratitudine, per cose che sappia, è ignorante davvero (Tommaseo). Alla stessa sapienza volgare appartiene l’uso toscano di Ragionare, per Discorrere semplicemente, quasi monito a non gettare le parole al vento; così come lo stesso vocabolo Parola aveva in antico anche il valore di Promessa, patto e sim., ad ammaestrarci circa la santità di essa e il congiuntivo obbligo di operare conforme a ciò che si è promesso.

[6]

Il galant’uomo

[7]

Talvolta la parola sembra strutturalmente inetta a significare il concetto. Perché galant’uomo, uomo galante, cioè ornato, piacevole, a dinotare l’uomo onesto che a ciascuno piace immaginare, se mai, tutt’al contrario che in gale? Ma perché l’umanismo badava al bello; e «poiché piacere non può mai degnamente, a lungo e a’ migliori, chi dalle leggi del decoro e dall’equità si discosta, però galant’uomo venne a significare onest’uomo; ma sempre denota onesta conosciuta, che appaga in mente e a così dire, anche i sensi, e non solo copre l’uomo, ma l’orna».

[8]

Noi moderni amiamo per lo più senza particella, col quarto caso. Ma di Lorenzo il Guicciardini scrive che «l’ultimo amore suo fu in Bartolomea de’ Nasi»; e ben convenivano a quel rigido moralista, il quale conosceva l’uso di In per contro, i costrutti «amore in» e «innamorarsi in» (quale si trova anche nell’Ariosto), che fanno sentire il lato ostile, guerresco dell’amore sessuale. Oggi nessuna gelosa direbbe mai: si è innamorato in una donnaccia; e fa male, perché si priva d’una freccia.

[9]

Vanno poi superbi compilatori (nel cui numero siamo anche noi che scriviamo queste note) del bel latinismo che li copre; ma in effetto quel verbale li smaschera e punisce: giacché Compilare vuol dire Saccheggiare, saccheggiare le cose d’altri. E non è mica per semplice variazione di pronunzia che in una lettera di Michelangelo si trova Reale per leale («Io l’ho tenuto ventisei anni e hollo trovato realissimo e fedele»): tale scambio viene dalla reciprocanza delle idee, perché nella schiettezza è saldezza.

[10]

Lasciamo che ancor non è molto Grammatica voleva per estensione Cosa semplice, elementare («ma i nostri di Firenze non intendono questa grammatica», Guicciardini), allo stesso modo che in antico l’aggettivo Latino si aveva per Chiaro, intelligente facile, e anche si diceva di persona facile a fare una cosa (Villani, Berni) e persino di un ronzino che si lasciasse guidare agevolmente (Pulci): queste sono moralità di lingua che non fanno più per noi, essendone rovinato il presupposto.

[11]

Molte parole dunque, che sian «parole» e non «termini», sono veri e propri oracoli a chi le sappia ascoltare: oracoli di giustezza, proprietà e chiarificazione interiore: tutto all’opposto di quel frasario artificiale che occupa i mass media e al quale si piegano gli stessi scrittori quando si espongono sul video: come si è potuto constatare nelle due prime tornate del dibattito televisivo «Controcampo», che appunto perché si professa «culturale», si è dato regola di parlare il meno spontaneamente possibile e di dare alla stessa improvvisazione (quale crediamo fosse, almeno a tratti) una penosa stiratura gergale.

[12]

In Controcampo

[13]

Solo qua e , dei bofonchii di Moravia, scappava ogni tanto qualche vera parola, mentre nel più rassegnato Montanelli la sua compressa natura di toscano si vendicava attraverso un’espressione bianca, come accecata, di finto tonto. Parve tutte e due le volte, trattandosi o di «amore e sesso» o di «Nord-Sud», di assistere a una replica del famoso consulto dei medici intorno al capezzale di Pinocchio. E dove pochi avran capito, tutti si saranno illusi di capire; che è appunto il fine che si propone questo nostro nuovo linguaggio, eminentemente illusionistico, dell’impatto, dell’ottimale, del trionfalistico, del parametro, del risvolto, della spirale ecc.; del ventaglio, del disco rosso, dell’ultima spiaggia (il peggio sono le metafore) e via discorrendo.

[14]

Leo Pestelli


Text view