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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Per rispondere al telefono
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
01
giugno
1973
more header data
[1]
“
Pronto
”
rimane
il
miglio
modo
d’
avviare
la
conversazione
–
Un
discutibile
“
come
sta
?
”
[2]
Un
istinto
guidò
il
primo
italiano
che
rispose
al
telefono
,
a
dire
«
pronto
»
(
presumibilmente
,
con
inflessione
esclamativa
allora
assai
marcata
)
,
e
fu
un
istinto
buono
,
risultandone
senza
sforzo
né
polemiche
un
adattamento
perfettamente
italiano
e
quasi
altrettanto
snello
del
francese
allò
,
dell’
inglese
hallo
,
dell’
americano
hello
e
del
tedesco
hallò
.
[3]
Come
quelli
,
è
modo
ellittico
significante
«
io
sono
pronto
:
con
chi
parlo
?
»
,
ed
è
appena
il
caso
di
notare
che
in
processo
di
tempo
,
moltiplicandosi
le
seccature
telefoniche
,
il
«
pronto
»
rimise
dell’
enfasi
dei
tempi
eroici
,
ma
prese
un
suono
sempre
più
spento
,
simile
,
in
certi
casi
,
al
gemito
dell’
agonizzante
.
[4]
E
fu
anche
sempre
più
chiaro
che
l’
idea
di
«
prontezza
»
riguardava
la
persona
fisica
(
la
«
macchina
»
avrebbero
detto
gli
antichi
)
,
di
chi
era
chiamato
al
telefono
,
e
non
il
suo
spirito
,
spesso
alieno
e
turbato
.
[5]
Privilegio
maschile
[6]
Questo
per
la
semantica
.
[7]
Morfologicamente
è
invece
osservabile
che
la
nostra
paroletta
siasi
sempre
conservata
invariabile
quanto
al
genere
,
non
essendovi
rozza
fantesca
e
d’
altra
parte
accesa
femminista
che
abbia
mai
detto
o
provi
a
dire
«
pronta
»
.
[8]
La
superiorità
del
genere
mascolino
(
uno
dei
motivi
conduttori
della
nostra
lingua
)
è
qui
riconosciuta
da
tutti
.
[9]
Non
così
quanto
al
numero
.
[10]
Il
vezzo
di
rispondere
«
pronti
»
,
sebbene
non
più
diffuso
come
una
volta
,
non
è
ancora
del
tutto
dismesso
;
e
perché
non
è
da
credere
che
chi
risponde
così
non
sappia
di
essere
una
persona
sola
,
scartata
come
troppo
bella
l’
ipotesi
d’
un
plurale
di
modestia
,
resta
l’
altra
,
affatto
ridicola
,
d’
un
plurale
majestatis
.
[11]
Ma
i
grandi
del
mondo
non
rispondono
essi
al
telefono
,
ma
fanno
rispondere
ad
appositi
incaricati
,
e
quando
poi
finalmente
parlano
,
lo
fanno
di
solito
ex
abrupto
,
disdegnando
le
formole
d’
attacco
.
[12]
È
fra
i
pessimi
segni
di
snobismo
linguistico
quello
di
voler
introdurre
in
queste
parole
che
servono
agli
uomini
non
già
per
parlare
ma
per
cominciare
a
parlare
,
formole
convenzionali
che
in
tanto
non
sono
utili
in
quanto
non
cambiano
più
,
il
demone
,
appunto
,
della
variatio
.
[13]
Alludiamo
al
«
sì
»
all’
americana
con
cui
si
tenta
da
molti
preziosi
e
soprattutto
preziose
di
soppiantare
il
vecchio
«
pronto
»
;
il
quale
«
sì
»
sarà
anch’
esso
un’
ellissi
(
«
Sì
sono
qui
,
parlate
pure
»
o
qualcosa
di
simile
)
,
ma
tanto
scoscesa
della
fretta
che
è
quasi
impossibile
rifarne
l’
intero
:
e
oltre
a
questo
,
il
vantaggio
di
cui
si
vanta
,
della
brevità
,
va
spesso
perduto
nella
lunga
e
talvolta
lunghissima
strascicatura
dell’
i
(
siiiiii
)
,
con
cui
evidentemente
si
vuol
temperare
la
bruschezza
quasi
respingente
che
avrebbe
un
sì
di
pronunzia
regolare
.
[14]
Ne
risulta
un
pasticcio
:
non
sapendosi
bene
che
cosa
sia
questo
monosillabo
così
dilatato
,
e
che
cosa
faccia
.
[15]
Altre
vecchie
parole
dell’
uso
sociale
incominciano
a
risentire
dell’
influenza
straniera
.
[16]
A
chi
non
avesse
ben
capito
il
detto
altrui
,
fu
sempre
d’
aiuto
l’
interrompimento
«
come
?
»
,
il
meno
studiato
,
il
più
spontaneo
di
tutti
.
[17]
Ma
oggi
gli
si
preferisce
da
molti
il
cerimonioso
«
prego
?
»
,
estratto
dall’
inutile
tiritera
:
«
prego
di
ripetere
perché
non
ho
capito
»
.
[18]
Parole
stonate
[19]
E
di
«
esatto
!
»
,
che
non
è
tanto
il
latino
exactus
quanto
scorcio
del
modo
inglese
«
it
is
exact
»
,
usato
oggi
avverbialmente
,
e
quasi
senza
ristoro
di
varianti
,
per
significare
l’
assenso
,
si
è
già
detto
altra
volta
;
come
anche
del
nauseoso
«
senz’
altro
»
in
luogo
del
semplice
Sì
.
[20]
Sono
queste
,
considerate
una
per
una
,
tutte
le
parole
del
lessico
italiano
;
e
tuttavia
,
per
il
modo
in
cui
cadono
o
sono
combinate
,
riescono
italianamente
stonate
.
[21]
Che
cosa
c’
è
di
più
antico
,
di
più
nostro
,
di
più
fidato
,
del
modo
di
saluto
:
«
come
sta
?
»
?
[22]
Eppure
anche
qui
si
più
nascondere
il
baco
dell’
affettazione
esotica
.
[23]
Ponente
mente
ai
ceti
più
alti
,
dove
il
«
come
sta
?
»
,
pronunciato
alla
fredda
e
lasciato
istantaneamente
cadere
(
il
punto
interrogativo
è
nostro
)
,
ha
tutta
l’
aria
di
un
calco
dell’
how
do
you
do
,
il
quale
almeno
ha
l’
onestà
pragmatica
di
lasciare
da
parte
la
salute
e
di
porre
l’
accento
sul
fare
(
to
do
)
preludendo
al
saluto
degli
olandesi
che
verte
tutto
sui
negozi
:
«
come
vanno
gli
affari
?
»
[24]
Come
si
conosce
il
«
come
sta
?
»
buono
dal
fasullo
?
[25]
Da
ciò
che
il
primo
implica
qualche
possibilità
di
risposta
e
ricambio
(
«
Non
male
:
e
Lei
?
»
)
;
laddove
il
secondo
,
totalmente
incurioso
,
suona
fine
a
se
stesso
,
e
così
facendo
ci
assidera
.
[26]
L’
uno
intacca
,
e
l’
altro
non
attacca
.
[27]
Allo
stesso
modo
nessuno
vorrà
dubitare
dell’
italianità
dell’
aggettivo
Grosso
.
[28]
Ma
non
è
italiano
lo
strabocchevole
abuso
che
oggi
se
ne
fa
.
[29]
Un
collega
ha
cercato
di
difenderlo
con
argomenti
semantici
che
persuadono
fino
a
un
certo
punto
,
e
«
ridimensionando
»
al
giusto
l’
influenza
dell’
inglese
big
.
[30]
Resta
che
il
trasporto
di
Grosso
dal
materiale
allo
spirituale
offende
oggi
più
che
non
facesse
mai
specie
quando
dà
luogo
a
simbiosi
con
altra
parola
di
moda
:
un
grosso
problema
ovvero
,
secondo
la
pronunzia
dei
notabili
,
un
grosso
problema
.
[31]
Mike
Buongiorno
,
che
non
ha
colpe
specifiche
(
egli
vive
nel
nostro
ambiente
linguistico
)
tessé
più
madrigali
intorno
a
Cinzia
,
la
più
giovane
concorrente
del
Rischiatutto
.
[32]
«
Cinzia
,
tu
ispiri
tenerezza
,
sei
fragile
,
graziosa
»
e
via
dicendo
.
[33]
Ma
chi
si
sarebbe
aspettato
la
conclusione
:
«
Cinzia
,
sei
stata
un
grosso
personaggio
»
?
[34]
Diciamo
la
verità
:
ce
l’
aspettavamo
tutti
.
[35]
Leo
Pestelli
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•
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