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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
I temi: parole a vuoto
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
28
settembre
1973
more header data
[1]
IN
UN
RECENTE
articolo
di
«
Panorama
»
Guido
Calogero
ha
parlato
,
con
la
arguzia
e
l’
intelligenza
che
conosciamo
,
della
nefasta
usanza
dei
«
temi
»
:
una
cancrena
di
cui
la
scuola
italiana
stenta
a
liberarsi
.
[2]
L’
articolo
di
Calogero
è
interessante
per
le
rinnovate
critiche
mosse
alla
assurda
pratica
dei
«
componimenti
»
,
e
anche
come
testimonianza
.
[3]
Con
grande
onestà
intellettuale
egli
racconta
che
dall’
educazione
familiare
e
scolastica
gli
era
venuta
la
accettazione
pacifica
di
questa
pratica
;
e
che
soltanto
arrivato
a
contatto
con
i
ben
diversi
metodi
di
educazione
linguistica
di
paesi
anglosassoni
l’
assurdo
dei
componimenti
gli
apparve
evidente
:
l’
assurdo
di
scrivere
a
freddo
e
a
lungo
per
illustrare
prolissamente
quel
che
qualche
classico
aveva
detto
con
convinzione
e
concisione
.
[4]
Calogero
appartiene
a
una
famiglia
di
vecchia
e
soda
cultura
.
[5]
Della
migliore
cultura
italiana
,
come
del
più
fermo
e
attivo
antifascismo
militante
,
egli
è
stato
ed
è
un
protagonista
.
[6]
Le
sue
prime
ricerche
di
filosofia
e
i
suoi
studi
sulla
logica
greca
,
ardui
e
ancora
luminosi
e
illuminanti
,
risalgono
agli
anni
venti
.
[7]
Per
di
più
nel
quadro
di
una
cultura
universitaria
che
spesso
e
volentieri
snobbava
(
e
ancora
snobba
)
le
questioni
di
scuola
e
istruzione
,
Calogero
è
stato
un’
eccezione
:
il
taglio
stesso
del
suo
pensiero
filosofico
,
che
sottolinea
il
valore
permanente
del
rapporto
con
gli
altri
,
dell’
etica
e
della
politica
,
del
dialogo
,
e
la
forte
impronta
democratica
della
sua
opera
lo
hanno
portato
da
tempi
remoti
ad
avvertire
e
discutere
appassionatamente
i
problemi
della
scuola
.
[8]
Ma
anche
a
un
protagonista
così
valido
e
attento
è
sfuggito
di
non
essere
stato
né
il
primo
né
l’
unico
a
protestare
contro
l’
insulsa
tradizione
dei
componimenti
.
[9]
Lo
scorso
inverno
,
durante
una
riunione
del
Centro
di
Iniziativa
Democratica
degli
Insegnanti
,
abbiamo
discusso
proprio
la
stessa
cosa
:
che
farne
del
tema
di
italiano
?
[10]
Aprendo
la
discussione
,
sembrò
giusto
accennare
brevemente
alle
critiche
che
da
cent’
anni
a
questa
parte
sono
state
formulate
contro
i
temi
.
[11]
Dieci
anni
fa
,
avevo
creduto
di
fornire
un
elenco
quasi
completo
di
queste
critiche
;
da
Martini
e
padre
Pistelli
,
il
filologo
e
scrittore
fiorentino
,
attraverso
i
pedagogisti
del
primo
Novecento
,
giù
giù
fino
agli
allora
giovani
studiosi
della
rivista
«
Il
Mulino
»
,
che
nel
1950
pieni
di
sacro
ardore
si
scagliavano
contro
il
tipo
di
insegnamento
dell’
italiano
dominante
nella
scuola
.
[12]
Ma
l’
elenco
era
incompleto
.
[13]
Una
pagina
delle
Lezioni
di
didattica
di
Giuseppe
Lombardo
Radice
,
il
valoroso
pedagogista
padre
di
Lucio
,
è
stata
riprodotta
qualche
mese
fa
da
Aldo
Agazzi
in
«
Scuola
e
didattica
»
.
[14]
Lombardo
Radice
indica
ancora
altri
critici
dei
temi
retorici
,
da
Carducci
e
Fraccaroli
al
Renier
al
Gentile
e
Augusto
Monti
.
[15]
Ed
egli
stesso
,
dopo
avere
bollato
la
pratica
dei
temi
(
«
esercizio
di
insincerità
»
,
anzi
«
esercizio
di
immoralità
»
)
,
dopo
averla
sbeffeggiata
,
propone
un
rimedio
:
[16]
Esercizio
di
immoralità
[17]
«
L’
abbandono
della
esercitazione
retorica
per
un
più
semplice
e
sano
uso
scolastico
:
esposizioni
di
cose
studiate
a
scuola
,
approfondimento
di
problemi
che
la
scuola
può
solo
accennare
o
temi
veri
e
propri
col
solo
valore
di
pretesti
per
provocare
speciali
private
letture
degli
scolari
»
.
[18]
Calogero
,
da
parte
sua
,
nell’
articolo
appena
apparso
,
propone
anche
altre
forme
di
addestramento
sostitutive
del
tema
:
forme
che
,
per
esempio
,
allenino
ad
abbreviare
un
testo
,
più
che
ad
allungarlo
con
parole
inutili
.
[19]
Tra
i
molti
critici
della
pratica
del
tema
non
ci
sono
stati
,
fino
a
tempi
recenti
,
dei
linguisti
.
[20]
Poi
le
cose
sono
cambiate
.
[21]
E
in
effetti
,
un
linguista
che
non
si
dedichi
soltanto
a
studi
parcellari
e
separati
,
più
o
meno
eruditi
,
un
linguista
che
cerchi
di
capire
e
studiare
i
meccanismi
fondamentali
del
linguaggio
e
cerchi
di
rendere
utili
al
prossimo
le
sue
conoscenze
,
non
può
che
applaudire
i
critici
dei
temi
retorici
in
uso
nelle
nostre
scuole
.
[22]
Fare
del
tema
la
forma
suprema
ed
ottima
di
esercitazione
e
misurazione
delle
capacità
linguistiche
,
come
avviene
nelle
nostre
scuole
,
è
sbagliato
,
agli
occhi
dello
studioso
di
linguaggio
,
per
una
gran
quantità
di
motivi
.
[23]
Anzitutto
,
il
tema
privilegia
in
modo
del
tutto
ingiustificato
lo
scrivere
lungo
rispetto
allo
scrivere
breve
.
[24]
Può
darsi
che
scrivere
molto
fosse
sensato
in
altre
epoche
,
in
altri
luoghi
.
[25]
Nella
civiltà
contemporanea
,
il
problema
è
piuttosto
quello
della
concentrazione
massima
delle
informazioni
.
[26]
E
in
ogni
tempo
la
grande
letteratura
e
la
grande
poesia
hanno
puntato
tutto
sulla
densità
della
pagina
,
non
sul
profluvio
di
parole
a
vuoto
.
[27]
Ma
ancor
più
grave
è
che
il
tema
privilegia
lo
scrivere
rispetto
al
parlare
:
la
capacità
di
mettere
insieme
alla
svelta
le
proprie
idee
,
esponendole
in
modo
chiaro
e
preciso
,
è
,
in
società
democratiche
,
assai
più
preziosa
della
capacità
di
scrivere
un
lungo
«
papiello
»
.
[28]
E
non
basta
ancora
.
[29]
Il
possesso
sicuro
del
linguaggio
non
è
fatto
soltanto
di
produzione
attiva
di
frasi
,
ma
almeno
altrettanto
è
costituito
(
lo
sappiamo
tutti
dalla
comune
esperienza
)
dalla
capacità
di
capire
a
volo
,
leggendo
e
ascoltando
.
[30]
Questa
grossa
fetta
di
abilità
linguistiche
,
che
è
la
capacità
ricettiva
,
non
è
minimamente
saggiata
o
affinata
da
una
pratica
educativa
tutta
basata
sul
tema
.
[31]
«
Aguzzate
la
vista
…
»
[32]
E
nemmeno
così
è
finita
.
[33]
Scrivere
,
parlare
,
leggere
,
ascoltare
,
farsi
capire
e
capire
,
sono
aspetti
di
una
attività
–
il
linguaggio
–
che
serve
all’
essere
umano
per
sistemare
interiormente
le
sue
esperienze
,
e
per
comunicarle
al
prossimo
.
[34]
È
una
componente
indispensabile
,
dunque
,
della
vita
individuale
e
sociale
:
ma
,
appunto
una
componente
.
[35]
Cioè
una
forza
che
opera
se
si
incontra
e
si
compone
con
altre
:
così
come
una
leva
è
una
leva
soltanto
se
ha
un
punto
d’
appoggio
,
un
ingranaggio
in
cui
si
inserisce
,
altrimenti
è
un
qualunque
pezzo
di
ferro
.
[36]
Esercitare
la
capacità
linguistica
si
può
soltanto
facendola
funzionare
nel
pieno
della
realtà
,
e
cioè
soltanto
creando
nella
scuola
delle
occasioni
reali
,
vere
,
in
cui
fare
funzionare
le
capacità
linguistiche
produttive
e
ricettive
,
di
comunicazione
e
fissazione
scritta
e
parlata
di
frasi
,
di
ricezione
e
comprensione
,
di
elaborazione
mentale
.
[37]
Ora
,
quel
che
soprattutto
offende
nella
turpe
sciagurata
pratica
viziosa
dei
temi
è
che
si
pretende
che
il
linguaggio
giri
a
vuoto
,
nel
vuoto
di
cose
reali
da
dire
,
da
comunicare
,
da
ragionare
.
[38]
Scriveva
a
giusta
ragione
Giuseppe
Lombardo
Radice
:
[39]
«
I
temi
sono
quelli
coi
quali
si
impone
a
tutti
i
giovani
di
una
classe
,
a
giorno
e
ora
fissa
,
di
pensare
e
sentire
quel
che
naturalmente
non
penserebbero
e
non
sentirebbero
(
e
si
pensa
o
si
sente
non
naturalmente
?
)
,
per
poi
notare
ciò
che
l’
animo
detta
dentro
.
E
come
al
cuore
e
al
cervello
non
si
comanda
,
i
giovani
scrivono
…
Ma
che
cosa
?
Per
solito
quello
soltanto
che
vien
dettato
da
dentro
:
nulla
!
»
.
[40]
L’
anno
scolastico
si
riapre
.
[41]
Torneranno
ancora
i
temi
?
[42]
Si
sappia
almeno
che
,
pretenderli
,
è
come
spegnere
la
luce
e
dire
ai
ragazzi
nel
buio
:
«
Adesso
,
da
bravi
,
aguzzate
la
vista
»
.
[43]
La
ora
di
«
visione
»
nel
buio
completo
sarebbe
non
meno
ridicola
(
e
certo
meno
dannosa
)
dell’
ora
di
«
italiano
»
passata
scrivendo
a
vuoto
il
solito
inutile
tema
.
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