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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il terrore a Roma
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
27
luglio
1973
more header data
[1]
IN
UN
PEZZO
apparso
qui
,
si
è
accennato
all’
esistenza
di
«
quattro
Sud
»
:
il
Sud
obbligato
al
dialetto
,
il
Sud
che
sa
usare
ancora
il
dialetto
,
il
Sud
che
del
dialetto
ha
quasi
vergogna
e
sa
usare
l’
italiano
,
e
infine
,
il
Sud
che
non
sa
più
parlare
il
dialetto
,
ma
ancora
ignora
lo
italiano
,
il
Sud
,
dunque
drammaticamente
costretto
al
silenzio
.
[2]
La
questione
sta
suscitando
qualche
reazione
:
telefonano
e
scrivono
lettori
noti
e
non
noti
consentendo
,
dissentendo
,
correggendo
.
[3]
Molte
osservazioni
si
appuntano
in
particolare
su
quel
che
si
è
scritto
a
proposito
di
Roma
:
che
non
è
ben
chiaro
se
sia
considerata
dentro
o
fuori
i
confini
della
Terronia
dai
non
romani
;
e
che
ha
per
tempo
conosciuto
il
dileguo
del
dialetto
locale
.
[4]
A
questo
proposito
un
lettore
scrive
una
lettera
che
è
una
delle
testimonianze
più
interessanti
.
[5]
Scrive
il
lettore
:
[6]
«
Sono
romano
cinquantenne
,
operaio
,
e
non
pretendo
il
dire
cose
definitive
,
accogliendo
l’
invito
a
intervenire
contenuto
nel
suo
articolo
Il
linguaggio
dei
quattro
Sud
.
[7]
«
Nella
prima
parte
trovo
che
vi
sono
alcune
inesattezze
sia
pure
marginali
,
che
meritano
una
rettifica
perché
possono
portare
a
valutazioni
errate
per
quanto
riguarda
Roma
e
la
sua
considerazione
geolinguistica
fra
il
resto
d’
Italia
,
quale
quello
che
dà
il
termine
terrone
come
vocabolo
d’
uso
comune
ai
romani
trent’
anni
fa
.
A
me
pare
che
il
termine
,
che
mantiene
tutt’
ora
un
significato
spregiativo
,
sia
stato
sempre
usato
nel
nord
d’
Italia
ed
espresso
con
diverse
accentuazioni
a
seconda
della
regione
di
appartenenza
del
dicitore
,
aristocratica
e
distaccata
nel
piemontese
,
dura
,
diciamo
teutonica
,
nel
lombardo
,
garbata
e
scherzosa
nel
veneto
,
ma
sempre
e
soltanto
nel
settentrione
.
[8]
«
Il
romano
che
per
temperamento
,
usi
e
tradizioni
è
più
affine
al
napoletano
,
usava
e
usa
ancora
il
termine
cafone
.
A
Roma
,
in
passato
,
l’
espressione
terrone
era
possibile
ascoltarla
in
quelle
ristrettissime
cerchia
di
persone
che
potendo
viaggiare
in
quei
tempi
difficili
e
avere
contatti
al
nord
,
ne
riportavano
il
termine
,
ma
erano
casi
sporadici
di
cui
la
massa
del
popolo
non
ne
aveva
sentore
.
L’
importazione
di
espressioni
dialettali
,
per
quanto
riguarda
il
popolo
avveniva
durante
il
servizio
militare
che
era
pressoché
l’
unica
occasione
di
contatto
interregionale
e
la
grande
e
più
profonda
mescolanza
avvenne
nell’
ultimo
conflitto
mondiale
quando
la
parola
terrone
si
diffuse
in
una
certa
misura
anche
a
Roma
.
Non
c’
è
dubbio
però
,
a
parte
il
significato
spregiativo
,
che
la
parola
terrone
volesse
significare
anche
il
contadino
delle
terre
desolate
del
sud
…
»
.
[9]
In
margine
alla
lettera
del
gentile
e
preciso
lettore
,
vorrei
fare
qualche
osservazione
.
[10]
Osservazione
numero
uno
.
[11]
Lo
studioso
svizzero
che
nel
1954
andò
in
giro
studiando
,
tra
l’
altro
,
i
nomignoli
regionali
che
i
Settentrionali
danno
ai
Meridionali
e
viceversa
,
trovò
che
in
tutte
le
provincie
del
Nord
e
del
Centro
,
fino
a
Perugia
inclusa
,
per
i
meridionali
imperava
la
unica
denominazione
di
terrone
.
[12]
Che
terrone
fosse
stato
usato
a
sud
di
Perugia
non
gli
risultò
da
nessuno
dei
suoi
molti
intervistati
.
[13]
A
me
,
però
,
era
rimasto
in
mente
un
lontano
episodio
.
[14]
A
Roma
,
nel
luglio
del
1943
,
e
posso
precisare
anche
il
luogo
,
nei
pressi
di
Porta
Pia
,
durante
una
estenuante
fila
per
dei
generi
alimentari
,
capitò
a
me
,
ragazzino
immigrato
di
fresco
dal
Sud
,
di
assistere
a
un
litigio
tra
una
donna
romana
e
una
meridionale
.
[15]
La
meridionale
aveva
cercato
di
intrufolarsi
nella
fila
.
[16]
La
romana
protestava
con
forza
.
[17]
E
a
un
certo
punto
,
esasperata
,
cominciò
a
insultare
la
meridionale
,
dandole
,
tra
gli
insulti
quello
di
«
terrona
»
,
anzi
,
specificò
,
«
terrona
de
quelle
der
tacco
»
.
[18]
Dunque
,
potevo
testimoniare
,
contro
il
parere
di
altri
colleghi
filologi
,
che
a
Roma
almeno
una
volta
«
terrone
»
era
stato
usato
.
[19]
Ma
,
dicevano
gli
antichi
giuristi
,
«
una
testimonianza
unica
è
una
testimonianza
nulla
»
.
[20]
Come
«
terrone
»
ero
stato
vivamente
colpito
dal
fatto
,
che
ricordavo
con
sicurezza
.
[21]
Ma
,
passati
gli
anni
,
e
diventato
linguista
,
non
potevo
appellarmi
alla
mia
sola
e
privata
testimonianza
.
[22]
Adesso
,
di
testimonianze
ne
abbiamo
due
.
[23]
Come
anche
il
lettore
rammenta
,
durante
gli
anni
di
guerra
,
anche
a
Roma
ha
serpeggiato
l’
epiteto
«
terrone
»
contro
i
Meridionali
.
[24]
Osservazione
numero
due
.
[25]
L’
espressione
«
terrone
»
,
a
Roma
,
come
giustamente
dice
il
lettore
e
tutti
possono
confermare
,
ha
vissuto
una
vita
sporadica
,
grama
.
[26]
In
due
,
ce
la
ricordiamo
usata
solo
saltuariamente
,
negli
anni
difficili
della
guerra
,
e
non
da
parte
della
generalità
della
popolazione
.
[27]
In
effetti
,
l’
espressione
è
di
origine
settentrionale
.
[28]
Questo
si
può
affermare
con
una
certa
sicurezza
.
[29]
Ma
il
resto
della
storia
di
questa
parola
,
così
diffusa
e
nota
,
è
per
ora
abbastanza
malsicuro
.
[30]
Per
il
nostro
lettore
non
c’
è
dubbio
che
«
terrone
»
si
leghi
a
«
terra
»
,
e
designi
fondamentalmente
il
meridionale
come
«
contadino
»
.
[31]
Il
nostro
lettore
non
è
il
solo
a
sentire
così
.
[32]
In
una
inchiesta
del
1960
sugli
immigrati
a
Milano
,
un
interrogato
meridionale
esclamò
con
rabbia
:
[33]
«
Non
sanno
(
i
cittadini
di
Milano
)
neanche
che
cosa
significa
la
parola
terrone
,
che
deriva
dalla
parola
terra
.
Non
lo
sanno
neanche
che
deriva
dalla
parola
terra
,
dicono
terun
e
non
lo
sanno
»
.
[34]
Terrone
dunque
è
nato
da
terra
?
[35]
E
quando
?
[36]
Gli
studiosi
di
queste
cose
,
linguisti
,
filologi
,
vocabolaristi
,
hanno
dubbi
.
[37]
All’
inizio
della
vicenda
di
terrone
ci
sarebbe
«
terra
»
,
ma
non
nel
senso
di
«
terra
lavorata
dal
contadino
»
.
[38]
Alfredo
Panzini
,
che
fu
non
soltanto
scrittore
,
ma
anche
autore
di
un
prezioso
dizionario
«
moderno
»
(
che
raccoglieva
cioè
a
mano
a
mano
le
parole
nuove
)
,
nell’
edizione
del
1923
del
suo
dizionario
scriveva
:
[39]
«
Terra
matta
(
terra
ballerina
,
terra
di
pipa
)
,
per
dispregio
dicesi
a
Milano
per
indicare
gli
abitanti
e
le
regioni
meridionali
d’
Italia
»
.
[40]
All’
origine
di
questo
nome
,
ci
sarebbe
stato
il
ricordo
dei
due
terribili
terremoti
partiti
a
breve
distanza
dal
Sud
:
quello
di
Messina
,
del
28
dicembre
1908
,
e
quello
della
Marsica
,
del
13
dicembre
1915
(
per
la
cronaca
,
a
questi
due
catastrofici
eventi
è
legata
anche
la
nascita
di
un’
altra
parola
:
terremotato
)
.
[41]
Ancora
nelle
successive
edizioni
prebelliche
del
Panzini
si
leggono
queste
parole
,
ma
non
figura
la
parola
terrone
.
[42]
Questa
appare
solo
nel
1950
,
e
viene
spiegata
come
derivata
appunto
da
«
terra
matta
»
.
[43]
I
Settentrionali
,
chiamando
i
meridionali
terroni
,
avrebbero
voluto
dpingerli
come
«
quelli
delle
terre
dei
terremoti
»
:
gente
vulcanica
,
turbolenta
,
da
non
fidarsene
.
[44]
È
davvero
così
?
[45]
Gli
studiosi
di
etimologia
e
filologia
non
hanno
dubbi
.
[46]
Ma
a
me
sembra
che
nella
coscienza
linguistica
collettiva
sia
molto
forte
dappertutto
il
legame
tra
«
terrone
»
e
«
terra
che
si
lavora
»
.
[47]
Non
mi
stupirei
perciò
se
,
cercando
meglio
in
carte
,
libri
e
memorie
personali
,
venisse
fuori
che
terrone
fin
dall’
origine
non
ha
voluto
dire
«
uno
della
terra
dei
terremoti
»
,
ma
«
uno
che
lavora
la
terra
desolata
del
Sud
»
.
[48]
Terza
osservazione
.
[49]
Chiaro
che
a
Roma
un’
espressione
così
non
poteva
avere
fortuna
.
[50]
Usarla
qualche
volta
,
in
momenti
di
rabbia
ed
esasperazione
,
questo
sì
,
ha
potuto
succedere
.
[51]
Ma
usarla
tutti
e
comunemente
,
questo
urtava
contro
due
difficoltà
.
[52]
La
prima
è
che
a
partire
dal
1870
di
decennio
in
decennio
centinaia
di
centinaia
di
migliaia
di
abruzzesi
,
ciociari
,
napoletani
,
pugliesi
e
altri
meridionali
si
sono
riversati
a
Roma
,
diventando
parte
viva
e
attiva
della
città
,
a
tutti
i
livelli
sociali
.
[53]
In
una
città
così
era
dunque
difficile
che
attecchisse
un
nome
spregiativo
per
i
meridionali
.
[54]
E
poi
dal
Cinquecento
(
quattro
secoli
!
)
Roma
è
una
città
di
immigrazione
.
[55]
Attraverso
le
generazioni
,
tra
tanti
difetti
che
la
città
dicono
che
ha
,
uno
ha
imparato
ad
eliminarlo
:
il
campanilismo
,
il
razzismo
.
[56]
Tra
le
grandi
città
italiane
del
Centro
e
del
Nord
,
per
tradizione
ancora
viva
,
Roma
è
la
più
disponibile
ad
accogliere
e
,
come
oggi
si
dice
,
a
«
integrare
»
chi
viene
da
fuori
,
senza
fargli
pagare
il
pedaggio
.
[57]
Quella
tolleranza
per
gli
«
altri
»
,
d’
altra
regione
,
che
nelle
metropoli
del
Nord
è
una
conquista
della
classe
operaia
di
questi
anni
,
a
Roma
è
un
bene
ereditario
,
tradizionale
.
[58]
Al
nuovo
arrivato
,
al
massimo
,
il
«
romano
de
Roma
»
si
limitava
a
cantare
il
vecchio
stornello
:
[59]
«
Voi
siete
fior
de
testa
,
io
fior
de
prato
.
/
A
‘
sto
paese
voi
sete
venuto
.
/
Voi
ce
sete
venuto
,
io
ce
so
’
nato
»
.
Text view
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Paragraph view