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Maarten Janssen, 2014-
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Un osservatorio della lingua
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
25
maggio
1973
more header data
[1]
A
PIER
PAOLO
Pasolini
fanno
tante
colpe
che
non
gli
dispiacerà
se
,
tra
i
tanti
che
ha
sulla
coscienza
,
gli
attribuisco
anche
altro
peccato
(
che
lui
non
sa
e
nemmeno
immagina
di
aver
commesso
)
.
[2]
Il
peccato
è
quello
di
avermi
aiutato
a
precisare
il
senso
di
una
parte
del
mio
lavoro
(
ma
,
vedremo
,
ormai
non
solo
mio
)
con
una
sua
idea
lasciata
cadere
là
,
quasi
per
caso
,
parecchi
anni
fa
.
[3]
Scrisse
una
volta
Pasolini
:
[4]
«
In
Italia
non
esistono
osservatori
linguistici
,
neanche
credo
nelle
riviste
specializzate
,
che
regolarmente
,
sistematicamente
,
intensamente
,
si
pongano
come
rilievi
socio-linguistici
e
,
con
la
puntualità
dei
bollettini
meteorologici
che
dicono
“
Che
tempo
fa
”
,
ci
dicano
“
Che
lingua
fa
”
»
.
[5]
Confesso
volentieri
che
l’
idea
di
costituire
un
«
osservatorio
linguistico
»
ha
aiutato
certamente
me
,
ma
sospetto
anche
altri
,
nel
lavoro
di
questi
anni
.
[6]
Rientrano
tra
coloro
che
badano
a
questo
medesimo
compito
varie
persone
.
[7]
Pochi
gli
specialisti
patentati
:
in
testa
ai
quali
va
senza
dubbio
messo
Bruno
Migliorini
,
che
dagli
anni
trenta
,
e
dunque
al
di
qua
d’
ogni
possibile
suggestione
di
Pasolini
,
è
stato
ed
è
restato
il
più
attento
,
puntuale
,
abile
esploratore
della
nostra
contemporaneità
linguistica
.
[8]
Tra
le
fonti
accademicamente
autorevoli
è
certamente
Migliorini
che
ogni
paio
d’
anni
risponde
più
regolarmente
alla
domanda
«
Che
lingua
fa
»
.
[9]
Un
gruppo
tecnicamente
qualificato
è
rappresentato
dai
linguisti
(
prevalentemente
giovani
)
che
si
raccolgono
nella
Società
di
linguistica
italiana
:
i
riferimenti
sistematici
alla
nostra
contemporaneità
linguistica
sono
continui
negli
ormai
numerosi
volumi
pubblicati
dalla
SLI
presso
l’
editore
Bulzoni
.
[10]
Le
ricerche
di
tanti
sulle
interferenze
tra
lingua
e
dialetti
nell’
uso
scolastico
,
sulle
particolarità
di
vocabolario
,
di
costruzione
,
di
pronunzia
delle
varie
regioni
italiane
,
le
ricerche
di
Mario
Medici
sul
linguaggio
pubblicitario
,
quelle
di
Dardano
sul
linguaggio
giornalistico
,
rientrano
in
questa
cornice
che
la
Società
linguistica
è
venuta
creando
.
[11]
L’
anno
venturo
,
nel
1974
,
la
SLI
ha
già
programmato
(
da
un
anno
)
di
dedicare
il
suo
convegno
annuale
a
una
esplorazione
collettiva
e
sistematica
degli
«
aspetti
sociolinguistici
dell’
Italia
contemporanea
»
.
[12]
Ma
in
questo
campo
(
e
magari
anche
in
tanti
altri
)
i
tecnici
,
gli
specialisti
,
la
gente
del
mestiere
,
deve
fare
tanto
di
cappello
ai
dilettanti
:
scrittori
,
saggisti
,
che
si
«
sporcano
le
mani
»
a
prendere
di
petto
l’
interrogativo
di
Pasolini
e
che
,
di
tanto
in
tanto
,
nei
giornali
,
ci
danno
i
loro
«
bollettini
linguologici
»
.
[13]
È
raro
che
gli
specialisti
non
trovino
a
che
ridire
su
questi
«
bollettini
linguologici
»
.
[14]
Pasolini
stesso
(
che
ne
ha
redatti
diversi
in
questi
anni
)
è
stato
a
più
riprese
beccato
da
specialisti
rigorosi
come
Giulio
Lepschy
e
Cesare
Segre
.
[15]
Monelli
è
stato
più
volte
«
pizzicato
»
da
Emilio
Vuolo
(
un
tempo
)
e
qualche
volta
da
me
.
[16]
Di
rado
,
però
,
viene
criticata
la
registrazione
di
fatti
linguistici
precisi
.
[17]
Quel
che
infastidisce
la
gente
del
mestiere
,
i
linguisti
,
sono
soprattutto
la
generalizzazione
arbitraria
e
certe
false
drammatizzazioni
.
[18]
Le
secche
,
asciutte
notazioni
che
Alberto
Moravia
fece
nel
1968
sulla
forte
somiglianza
tra
il
vocabolario
dei
giovani
contestatori
del
tempo
e
l’
eloquenza
burocratica
,
confusa
ed
oscura
,
dei
politici
di
governo
,
non
hanno
suscitato
(
che
sappia
)
alcuna
riserva
:
lo
specialista
non
può
che
ammirarne
la
felice
precisione
.
[19]
Quando
Piovene
si
fermò
a
spiegare
la
varietà
di
possibilità
che
ha
lo
scrittore
italiano
quando
,
per
esprimere
una
nozione
,
dispone
d’
una
parola
straniera
e
di
una
indigena
e
popolare
(
«
spogliarello
»
e
«
strip-tease
»
,
per
esempio
)
,
lo
specialista
non
ha
potuto
fare
altro
che
apprezzare
la
finezza
della
osservazione
stilistica
.
[20]
Allo
stesso
modo
,
gli
articoli
di
Leo
Pestelli
sulla
«
Stampa
»
sono
utili
per
la
registrazione
di
costrutti
e
parole
nuove
che
contengono
.
[21]
Quel
che
agli
occhi
dello
specialista
non
funziona
è
il
tono
di
continua
condanna
,
sono
gli
scuotimenti
di
capo
,
le
lacrime
,
i
sospiri
che
si
addensano
intorno
alla
notazione
del
fatto
.
[22]
È
l’
atmosfera
di
purismo
che
infastidisce
e
porta
a
sottovalutare
un
lavoro
altrimenti
utile
.
[23]
Questo
lavoro
,
ripeto
,
è
stato
svolto
con
larghezza
soprattutto
da
non
specialisti
.
[24]
Pestelli
e
,
un
tempo
,
Monelli
(
e
Piovene
)
nella
«
Stampa
»
;
Monelli
,
Arbasino
,
Barbiellini
Amidei
nel
«
Corriere
della
Sera
»
;
Citati
fino
a
qualche
tempo
fa
nel
«
Giorno
»
e
ora
,
nello
stesso
giornale
,
Alfredo
Giuliani
;
Satta
e
Maldini
nella
«
Nazione
»
e
nel
«
Resto
del
Carlino
»
;
Golino
nell’
«
Espresso
»
;
ecco
alcuni
tra
i
protagonisti
di
questa
attenzione
sempre
più
articolata
e
precisa
dedicata
alle
cronache
del
nostro
scrivere
e
parlare
.
[25]
La
crescente
attenzione
degli
specialisti
per
le
vicende
linguistiche
dell’
oggi
e
il
continuo
lavoro
di
registrazione
e
intervento
giornalistico
hanno
creato
,
così
,
in
questi
ultimi
anni
una
situazione
nuova
.
[26]
L’
idea
di
«
osservatorio
linguistico
»
lanciata
otto
anni
fa
da
Pasolini
non
è
più
una
utopia
.
[27]
Presi
uno
per
uno
,
i
contributi
ai
quali
si
è
accennato
possono
anche
prestare
il
fianco
a
critiche
di
vario
genere
:
eccessivamente
minuti
e
specialistici
alcuni
pochi
,
numerosi
quelli
con
qualche
imprecisione
o
intinti
di
inutili
ideologie
conservative
,
populistiche
,
puristiche
.
[28]
Ma
,
tutti
insieme
,
i
discorsi
sull’
attualità
linguistica
svolti
in
questi
ultimi
anni
costituiscono
una
fitta
trama
di
osservazioni
che
dovrebbero
consentire
la
redazione
di
quei
«
bollettini
linguologici
»
di
cui
si
parlava
.
[29]
Si
è
formato
un
embrione
di
«
intellettuale
collettivo
»
che
,
se
opportunamente
interrogato
,
dovrebbe
poter
rispondere
alla
domanda
«
Che
lingua
fa
»
.
[30]
Una
giovane
studentessa
salernitana
si
è
accinta
proprio
a
tentare
di
vedere
se
è
così
,
e
cioè
se
,
a
mettere
insieme
tutti
i
discorsi
dei
giornali
sul
linguaggio
,
in
capo
a
un
anno
se
ne
ricava
una
cronaca
attendibile
delle
maggiori
vicende
linguistiche
della
nostra
società
:
la
scomparsa
dei
dialetti
;
il
recupero
interregionale
di
certe
vecchie
espressioni
locali
e
dialettali
;
la
pressione
dei
vari
gerghi
tecnici
;
abusi
,
mistificazioni
,
ma
anche
il
bisogno
,
sempre
più
forte
e
diffuso
,
di
un
parlare
e
d’
uno
scrivere
rettilineo
,
largamente
accessibile
;
il
crescente
divario
che
separa
le
varie
regioni
italiane
in
fatto
di
linguaggio
,
cosa
su
cui
converrà
tornare
.
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