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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Luzzara in poesia
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
22
novembre
1974
more header data
[1]
«
Caro
Pierro
,
come
vorrei
essere
capace
anche
io
di
scrivere
poesie
nel
mio
dialetto
(
mi
sembra
che
verrebbe
,
riuscendovi
come
Lei
,
a
diminuire
lo
spazio
tra
l’
essere
e
l’
esprimersi
)
.
Ma
è
così
grave
,
voluminoso
.
Forse
noi
siamo
noi
,
e
lei
lo
dimostra
ancora
una
volta
,
a
dare
alle
parole
il
loro
vero
peso
,
il
loro
vero
senso
…
»
.
[2]
Alle
soglie
dell’
estate
del
1971
,
così
scriveva
Cesare
Zavattini
al
poeta
lucano
Albino
Pierro
.
[3]
L’
esempio
di
questo
straordinario
poeta
,
che
ha
fissato
su
pagina
il
dialetto
di
uno
sperduto
paese
di
Basilicata
,
Tursi
,
e
lo
sta
salvando
grazie
alla
risonanza
sempre
più
vasta
che
le
sue
poesie
hanno
non
più
solo
in
Italia
,
ma
nell’
intera
cultura
europea
,
questo
esempio
ha
continuato
ad
agire
e
agitarsi
nella
coscienza
di
Zavattini
.
[4]
Luzzara
,
il
suo
paese
sulle
rive
del
Po
,
ha
un
dialetto
,
che
è
anche
il
suo
,
di
Zavattini
,
un
dialetto
che
è
una
parte
del
suo
essere
più
profondo
.
[5]
Ma
il
dialetto
di
Luzzara
era
sempre
rimasto
di
qua
della
soglia
della
scrittura
.
[6]
Carica
pedagogica
[7]
Spinto
dall’
esempio
di
Pierro
,
Zavattini
si
è
poi
avventurato
a
mettere
su
carta
a
quel
che
prima
era
stato
soltanto
suono
,
chiacchiera
,
grido
,
mugolio
.
[8]
Nascono
le
prime
liriche
dialettali
,
in
dialetto
di
Luzzara
.
[9]
Tra
le
prime
,
l’
intensa
«
La
Basa
»
.
[10]
Zavattini
vuole
scrivere
solo
cinque
,
sei
poesie
,
non
di
più
,
per
carità
,
confida
gli
amici
.
[11]
Ma
la
sua
gioia
di
mettere
su
carta
il
suo
essere
più
profondo
senza
passare
per
la
lingua
di
scuola
,
ma
parlando
così
come
mamma
lo
fece
,
è
troppo
grande
.
[12]
I
versi
si
susseguono
ai
versi
,
le
poesie
alle
poesie
.
[13]
Riflessioni
,
mugugni
,
memorie
,
pensieri
da
«
satura
»
montaliana
si
alternano
ad
attimi
lirici
di
espressione
più
distaccata
,
assoluta
.
[14]
Le
poesie
diventano
cinquanta
,
e
si
raccolgono
nell’
eccezionale
volumetto
Stricarm’
in
d’
na
parola
(
stringermi
in
una
parola
)
pubblicato
un
anno
fa
da
Scheiwiller
.
[15]
Vale
la
pena
richiamare
questa
esperienza
di
Zavattini
per
fare
festa
a
un
uomo
che
tutti
amiamo
,
e
per
dirgli
«
a
mezzo
stampa
»
che
,
come
un
buon
vino
autentico
,
invecchiate
di
un
anno
le
sue
poesie
,
sono
ancora
più
saporite
.
[16]
Vale
la
pena
richiamarla
perché
questa
esperienza
ha
una
straordinaria
portata
pedagogica
,
scolastica
.
[17]
Di
questa
affermazione
il
primo
a
sorprendersi
rischia
di
essere
Zavattini
,
lui
che
alle
varie
prove
dell’
esistenza
di
Dio
,
una
ne
aggiunge
non
compresa
nei
libri
di
teologia
per
affermare
che
«
Diu
al
ghé
»
alla
maniera
luzzarese
.
[18]
Eppure
,
se
i
ben
pensanti
lo
permettono
,
c’
è
qui
una
straordinaria
carica
pedagogica
.
[19]
Zavattini
non
è
davvero
uno
a
cui
siano
mancate
occasioni
per
esprimersi
:
cinema
e
disegno
,
prose
e
documentari
,
acquarelli
,
dischi
,
versi
e
olii
,
quanti
mai
modi
di
espressione
ci
sono
in
circolazione
,
tanti
ne
ha
usati
e
amati
.
[20]
Eppure
,
nessun
mezzo
espressivo
gli
ha
dato
il
senso
di
libertà
e
di
felicità
,
come
ricorso
al
suo
dialetto
nativo
,
alla
parlata
viva
e
vegeta
dei
suoi
compaesani
«
dla
lega
»
.
[21]
Il
recupero
del
dialetto
come
momento
di
liberazione
,
come
occasione
di
espressione
di
tutto
un
patrimonio
altrimenti
nascosto
,
come
festosa
esplosione
di
contenuti
e
immagini
altrimenti
soffocati
,
perduti
:
se
questo
è
vero
per
chi
come
Zavattini
si
è
espresso
già
in
cento
e
mille
modi
,
quanto
più
vero
sarà
ed
è
per
il
bambino
che
entra
per
la
prima
volta
nelle
aule
scolastiche
.
[22]
Ma
,
si
dice
e
si
obietta
,
il
dialetto
è
archeologia
,
chi
ne
sa
più
niente
.
[23]
Ma
l’
obiezione
non
regge
.
[24]
Se
guardiamo
alle
cose
con
occhi
cittadini
e
borghesi
di
Roma
,
Torino
,
Milano
,
i
dialetti
paiono
spariti
e
dissolti
.
[25]
Ma
se
usciamo
dallo
stato
urbano
e
borghesi
della
nostra
società
,
se
perforiamo
la
crosta
esile
dei
laureati
(
1
,
8
per
cento
della
popolazione
)
,
diplomati
(
6
,
9%
)
e
licenziati
(
14
,
7%
)
,
se
ci
inoltriamo
nei
centri
minori
,
nelle
campagne
,
nel
Veneto
,
nel
Mezzogiorno
,
tra
la
grande
massa
di
coloro
che
hanno
solo
la
licenza
elementare
(
44
,
2%
)
e
tra
i
milioni
e
milioni
(
32%
,
un
italiano
su
tre
)
che
a
scuola
ci
sono
stati
sì
e
no
(
semianalfabeti
e
analfabeti
dichiarati
)
i
dialetti
li
ritroviamo
come
realtà
ancora
ben
presenti
.
[26]
In
queste
settimane
,
con
Mario
Lodi
e
i
suoi
collaboratori
,
con
Irene
Alberti
,
Carla
Ciofi
,
Angela
Parola
,
Maria
Chiara
Starace
ed
altre
colleghe
e
compagne
del
Centro
di
Iniziativa
Democratica
degli
Insegnanti
di
Roma
stiamo
mettendo
a
punto
un
questionario
sull’
uso
persistente
del
dialetto
,
questionario
destinato
a
bambini
e
ragazzi
.
[27]
La
validità
didattica
del
questionario
l’
abbiamo
assaggiata
durante
tutto
l’
anno
scorso
,
in
scuole
elementari
e
medie
di
borgata
,
di
paese
,
di
varie
città
.
[28]
Dappertutto
,
potete
parlare
di
dialetti
,
del
modo
vivo
e
reale
con
cui
si
esprimono
nelle
case
per
le
strade
,
per
i
ragazzi
e
bambini
è
stata
una
festa
.
[29]
E
sono
emersi
i
dati
che
fanno
assai
dubitare
della
validità
di
una
scuola
che
finge
di
ignorare
l’
esistenza
dei
dialetti
,
o
li
subisce
come
un
peso
grave
,
una
dannosa
remora
.
[30]
Rivolo
di
cultura
[31]
Su
oltre
mille
bambini
romani
intervistati
,
si
contano
a
centinaia
quelli
che
a
casa
trovano
in
uso
ancora
e
solo
i
dialetti
di
origine
,
ciociari
,
abruzzesi
,
reatini
,
napoletani
,
siciliani
.
[32]
Nell’
aridità
della
vita
di
borgata
,
queste
parlate
sono
un
prezioso
rivolo
di
cultura
.
[33]
A
Salerno
,
metà
degli
studenti
universitari
della
facoltà
di
lettere
risulta
che
si
esprimono
normalmente
in
dialetto
,
il
dialetto
è
la
loro
lingua
abituale
.
[34]
In
piccoli
comuni
del
Salernitano
,
e
scendendo
nella
scala
anagrafica
,
tra
i
bambini
delle
elementari
l’
uso
abituale
del
dialetto
e
la
difficoltà
di
capire
l’
italiano
toccano
punte
di
più
del
90%
.
[35]
Ma
in
un
centro
del
Nord
,
Bonferraro
,
Renzo
Renzi
ha
trovato
una
situazione
non
diversa
tra
i
contadini
(
non
tra
gli
operai
)
.
[36]
Consentire
,
anzi
stimolare
il
rapporto
coi
dialetti
dentro
le
aule
scolastiche
,
significa
offrire
alla
grande
maggioranza
dei
bambini
delle
nostre
scuole
l’
occasione
per
vincere
blocchi
e
antichi
silenzi
.
[37]
E
sono
ormai
molte
le
esperienze
puntuali
dalle
quali
sappiamo
che
,
per
questa
via
,
non
si
nega
né
rinnega
l’
italiano
.
[38]
Anzi
,
proprio
in
tale
modo
i
bambini
giungono
a
scoprire
,
poiché
possono
farne
liberamente
uso
,
i
limiti
delle
espressioni
dialettali
,
municipali
,
e
l’
opportunità
di
passare
a
forme
espressive
di
più
ampia
circolazione
,
in
breve
,
di
passare
all’
italiano
,
non
più
subito
come
lingua
imposta
dalla
scuola
,
ma
scelto
come
mezzo
di
più
larga
comunicazione
sociale
.
Text view
•
Paragraph view