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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Esperanto e babele
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
22
marzo
1974
more header data
[1]
I
RECENTI
avvenimenti
spagnoli
,
l’
esecuzione
del
catalano
Salvador
Puig
Antich
,
la
protesta
del
vescovo
basco
Annoveros
,
cui
si
è
aggiunta
quella
del
cardinale
Jubany
nella
cattedrale
della
catalana
Barcellona
,
sono
una
drammatica
e
attuale
conferma
del
permanere
,
entro
il
mondo
contemporaneo
che
qualcuno
immagina
«
unificato
dalla
scienza
»
,
di
forti
componenti
nazionali
,
le
quali
,
in
questi
e
in
altri
casi
,
si
amalgamano
ciascuna
a
una
tradizione
linguistica
.
[2]
Il
plurilinguismo
è
,
comunque
lo
si
affronti
e
consideri
,
un
problema
.
[3]
È
un
problema
,
anzitutto
,
dal
punto
di
vista
fattuale
,
cioè
dal
punto
di
vista
dell’
accertamento
del
numero
di
lingue
oggi
parlate
nel
modo
.
[4]
Quante
sono
le
lingue
del
mondo
?
[5]
Nel
1948
la
Bible
Society
aveva
raggiunto
la
cifra
di
770
traduzione
dei
Vangeli
in
idiomi
diversi
.
[6]
Ma
era
una
cifra
molto
bassa
rispetto
agli
idiomi
esistenti
.
[7]
Un
dizionario
etnologico
all’
inizio
degli
anni
trenta
contava
oltre
12
.
[8]
000
gruppi
etnico-sociali
linguisticamente
differenziati
.
[9]
Altri
studiosi
,
riferendosi
a
idiomi
che
non
abbiano
una
mera
utilizzazione
locale
,
ma
che
al
contrario
,
valgono
su
un
territorio
che
conosce
varietà
dialettali
locali
,
stimano
che
tali
idiomi
si
aggirino
sui
tremila
.
[10]
Si
tratta
di
stime
di
cui
è
difficile
rendere
espliciti
i
criteri
,
i
quali
per
di
più
,
sono
a
loro
volta
difficilmente
applicabili
con
coerenza
.
[11]
Quel
che
sembra
possibile
affermare
con
certezza
è
che
non
esiste
un
limite
preciso
al
numero
di
diversi
idiomi
di
cui
la
specie
umana
ha
saputo
e
sa
servirsi
.
[12]
Perché
questo
lussureggiare
di
lingue
diverse
?
[13]
Di
generazione
in
generazione
i
cultori
di
studi
intorno
al
linguaggio
e
alle
lingue
hanno
conosciuto
la
tentazione
di
ridurre
a
unità
,
la
pluralità
,
mostrando
per
esempio
,
che
tutte
le
lingue
erano
varianti
corrotte
dell’
ebraico
o
della
«
lingua
adamica
»
,
o
erano
differenti
proiezioni
di
una
unica
grammatica
universale
.
[14]
I
tentativi
universalistici
hanno
fatto
sorridere
un
grande
linguista
francese
.
[15]
André
Martinet
,
ha
ironizzato
su
quei
suoi
colleghi
che
paiono
considerare
la
pluralità
delle
lingue
uno
sgradevole
infortunio
del
mestiere
del
linguaggio
.
[16]
Qui
non
vogliamo
affatto
difendere
i
fautori
delle
«
grammatiche
harmoniche
»
«
e
universali
»
da
Etienne
Guichard
a
Mario
Saltarelli
.
[17]
Vogliamo
tuttavia
chiederci
:
come
mai
,
di
generazione
in
generazione
,
il
pesante
coperchio
della
pluralità
di
lingue
si
solleva
e
salta
fuori
il
misirizzi
della
grammatica
universale
?
[18]
Le
nostre
ipotesi
di
spiegazione
è
che
ciò
avviene
a
causa
di
un
vuoto
teorico
,
e
cioè
perché
la
pluralità
di
lingue
non
possiamo
non
costatarla
,
ma
,
nelle
nostre
teorie
del
linguaggio
,
non
riusciamo
a
spiegarla
e
finiamo
tutti
con
l’
avvertirla
come
un
insulto
alla
ragione
.
[19]
Di
ciò
vi
sono
testimoni
,
che
per
la
loro
struttura
di
studiosi
e
il
loro
orientamento
teorico
,
diverso
,
ma
rispettoso
della
storia
e
dei
fatti
,
sono
al
di
sopra
d’
ogni
sospetto
:
Antonino
Pagliaro
,
Walter
Belardi
e
Alberto
Cirese
.
[20]
Antonino
Pagliaro
,
e
il
Belardi
nella
prefazione
alle
Linee
di
storia
linguistica
dell’
Europa
,
scrivevano
:
[21]
«
Sul
piano
teorico
,
l’
integrazione
tra
i
parlanti
è
da
considerare
illimitata
,
dato
che
identica
e
universale
è
la
facoltà
del
linguaggio
.
Pertanto
,
la
lingua
unica
preesistente
alla
torre
di
Babele
può
essere
assunta
come
postulato
scientifico
.
(
…
)
In
realtà
,
il
processo
di
integrazione
,
illimitato
in
astratto
,
appare
concretamente
arrestato
da
circostanze
di
tempo
e
di
spazio
,
che
lo
delimitano
.
(
…
)
Sorgono
,
così
,
le
unità
linguistiche
differenziate
(
…
)
»
.
[22]
Altrimenti
detto
:
gli
uomini
parlerebbero
tutti
una
medesima
lingua
,
se
monti
valli
e
confini
non
li
separassero
.
[23]
Alberto
Cirese
non
ha
trattato
specificamente
il
problema
della
pluralità
delle
lingue
,
ma
quello
,
più
ampio
,
della
pluralità
delle
culture
.
[24]
Nella
sua
preziosa
sintesi
Cultura
egemonica
e
culture
subalterne
,
egli
indica
dei
fattori
,
certamente
reali
,
del
sorgere
e
perpetuarsi
di
«
dislivelli
culturali
»
:
le
difficoltà
materiali
delle
comunicazioni
,
la
discriminazione
culturale
dei
ceti
egemonici
nei
confronti
dei
subalterni
,
la
resistenza
dei
ceti
periferici
e
subalterni
alle
imposizioni
«
civilizzatrici
della
civiltà
egemoni
.
[25]
Sono
,
come
ho
detto
,
fattori
reali
:
ma
colpisce
,
a
considerarli
più
da
presso
,
la
loro
comune
natura
negativa
.
[26]
Come
già
Antonino
Pagliaro
e
Belardi
,
così
Cirese
ritiene
che
la
pluralità
culturale
e
linguistica
sia
,
in
sostanza
,
frutto
di
un
impedimento
(
ovviamente
,
sarò
bel
lieto
di
essere
smentito
)
.
[27]
In
un’
ipotetica
società
senza
classi
,
quale
molti
di
noi
auspicano
,
la
pluralità
di
lingue
è
allora
destinata
a
scomparire
?
[28]
Da
una
risposta
affermativa
a
questa
domanda
,
all’
asserire
che
,
allora
,
la
pluralità
di
lingue
e
culture
è
frutto
dell’
oppressione
padronale
e
delle
malvage
mene
del
grande
capitale
il
passo
è
breve
.
[29]
E
questo
passo
compiono
,
con
agilità
,
taluni
fautori
dell’
esperanto
.
[30]
«
Simpla
fleksebra
,
belsona
,
vere
internacia
en
siaj
elementoj
,
la
linguo
Esperanto
prezentas
al
la
mondo
civilizita
la
sole
veran
solvon
de
linguo
internacia
»
:
inventata
alla
fine
dell’
Ottocento
dall’
oculista
ebreo-polacco
Ludwig
Zamenhof
e
presentata
in
un
libretto
firmato
con
lo
pseudonimo
di
Doktoro
Esperanto
,
dottor
Speranzoso
,
donde
il
nome
della
lingua
,
l’
esperanto
,
per
la
sua
somiglianza
al
latino
,
che
un
tempo
era
ben
noto
alla
borghesia
colta
di
tutto
il
mondo
,
e
per
la
sua
linearità
,
è
praticamente
ormai
la
più
nota
tra
le
lingue
artificiali
elaborate
per
servire
da
lingue
internazionali
.
[31]
Per
molto
tempo
è
rimasta
patrimonio
di
gruppi
relativamente
piccoli
di
buoni
borghesi
colti
o
semicolti
,
in
genere
del
tutto
inesperti
di
linguistica
scientifica
(
ma
ci
sono
eccezioni
)
.
[32]
Per
molto
tempo
,
gli
esperantisti
hanno
cercato
alleati
nella
cultura
,
nella
logica
,
nel
senso
comune
.
[33]
Da
qualche
tempo
,
gli
esperantisti
hanno
scoperto
il
proletariato
.
[34]
Ho
qui
sotto
gli
occhi
un
«
ciclostilato
in
proprio
»
del
9
gennaio
1974
.
[35]
Si
intitola
«
Per
l’
internazionalismo
proletario
.
Contro
l’
internazionalismo
linguistico
»
e
dice
tra
l’
altro
:
[36]
«
Lavoratori
,
da
sempre
gli
sfruttatori
,
per
difendere
i
propri
interessi
economici
,
si
servono
di
tutti
i
mezzi
che
permettono
di
consolidarsi
della
loro
egemonia
.
(
…
)
I
padroni
,
ben
sapendo
che
una
lingua
comune
al
proletariato
di
tutto
il
mondo
è
importante
strumento
della
lotta
di
classe
,
cercano
di
assoggettarci
anche
in
questo
campo
.
(
…
)
È
perciò
importante
che
la
classe
operaia
,
insieme
agli
altri
proletari
e
agli
studenti
,
lotti
contro
queste
imposizioni
delle
grandi
potenze
e
si
opponga
a
qualsiasi
cosa
tenti
di
dividerla
,
servendosi
di
una
lingua
internazionale
.
L’
Esperanto
è
proprio
questo
:
la
«
lingua
internazionale
»
sorta
dalla
esigenza
popolare
di
rispondere
all’
aggressione
linguistica
e
quindi
culturale
dei
paesi
imperialisti
»
.
[37]
Il
manifestino
continua
protestando
contro
le
«
false
barriere
»
che
sono
«
creazione
della
borghesia
per
accrescere
il
proprio
potere
»
.
[38]
Una
sciocchezza
non
cessa
di
essere
tale
solo
perché
si
proclami
fatta
o
detta
in
nome
del
proletariato
.
[39]
Forse
le
intenzioni
del
volantino
sono
buone
,
ma
certo
appaiono
e
sono
intellettualmente
ingenue
.
[40]
Le
lingue
internazionali
,
tra
cui
l’
esperanto
,
sono
prodotto
non
di
esigenze
popolari
,
ma
d’
una
cultura
razionalistica
piccolo-borghese
.
[41]
E
poi
,
perché
preferisce
l’
esperanto
al
latino
sine
flexione
o
alle
tante
altre
lingue
inventate
di
cui
così
bene
discorre
Alessandro
Bausani
nel
piacevole
libretto
Le
lingue
inventate
?
[42]
Forse
che
l’
esperanto
è
più
proletario
delle
altre
?
[43]
E
in
che
cosa
mai
?
[44]
E
ancora
:
divisioni
di
lingua
e
nazionalità
esistono
fin
dove
possiamo
giungere
con
le
nostre
conoscenze
storiche
ed
etnografiche
,
dunque
,
in
ambiti
molto
più
vasti
delle
società
borghesi
.
[45]
Insomma
,
il
volantino
,
non
sta
in
piedi
.
[46]
E
tuttavia
,
per
modesto
che
lo
si
ritenga
,
è
indice
d’
una
difficoltà
teorica
,
che
,
abbiamo
visto
,
è
ben
più
generale
.
[47]
Vediamo
,
sì
,
la
torre
di
Babele
,
la
moltitudine
di
lingue
diverse
:
ma
,
non
diversamente
che
al
narratore
biblico
,
essa
ci
appare
come
alcunché
di
negativo
,
di
cui
non
sappiamo
bene
intendere
la
ragione
.
[48]
Trovare
in
positivo
una
risposta
all’
evidente
molteplicità
degli
idiomi
è
un
compito
cui
la
teoria
del
linguaggio
non
ha
ancora
dato
attuazione
.
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