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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Se Pasolini ci fosse stato…
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
21
giugno
1974
more header data
[1]
ALL’
INIZIO
DI
giugno
si
è
svolto
a
Bressanone
l’
ottavo
congresso
della
Società
di
Linguistica
Italiana
.
[2]
Si
trattava
di
studiare
in
concreto
,
sulla
base
di
rilevamenti
locali
,
i
rapporti
che
legano
,
nell’
Italia
d’
oggi
,
la
stratificazione
sociale
e
quella
linguistica
,
l’
appartenenza
a
una
classe
socioeconomica
e
socioculturale
e
la
capacità
di
intendere
e
di
esprimere
.
[3]
È
stato
il
congresso
dei
silenzi
.
[4]
Silenzio
profondo
,
all’
inizio
,
quando
,
dopo
le
parole
di
introduzione
ai
lavori
pronunziate
da
Paolo
Ramat
in
italiano
e
,
per
elementare
e
civile
cortesia
verso
gli
ospiti
sudtirolesi
,
in
tedesco
,
i
duecento
intervenuti
hanno
voluto
per
un
minuto
associarsi
ai
seicentomila
che
a
Brescia
partecipavano
ai
funerali
delle
vittime
dell’
assassinio
fascista
.
[5]
Peccato
che
Pier
Paolo
Pasolini
non
fosse
presente
.
[6]
La
Società
di
Linguistica
Italiana
,
come
qualcuno
forse
sa
,
non
è
una
qualsiasi
società
accademica
,
baronizia
e
barbogia
.
[7]
Certo
,
non
le
sono
mai
mancati
i
consensi
di
studiosi
navigati
e
anziani
,
italiani
e
stranieri
;
tuttavia
,
essa
è
nata
per
rispondere
in
qualche
modo
alla
domanda
sociale
,
che
nasce
dalle
nostre
scuole
e
dalle
nostre
università
,
di
esperti
e
ricercatori
in
un
campo
che
la
vecchia
cultura
retorica
aveva
trascurato
,
quale
è
il
campo
delle
scienze
e
del
linguaggio
.
[8]
Una
domanda
che
trova
sensibili
a
cercar
risposte
costruttive
soprattutto
gli
insegnanti
e
i
ricercatori
più
giovani
.
[9]
Di
conseguenza
la
Società
di
Linguistica
Italiana
è
largamente
fatta
di
giovani
e
giovanissimi
.
[10]
Al
Congresso
di
Bressanone
l’
età
media
–
ha
calcolato
un
linguista
della
generazione
di
mezzo
,
Francescato
–
era
sui
ventisei
,
ventotto
anni
.
[11]
Molte
delle
relazioni
,
e
qualcuna
delle
più
importanti
,
come
quella
di
Franceschini
,
normalista
di
Pisa
,
sulla
situazione
sociolinguistica
di
Buti
,
o
l’
altra
della
Sernicola
di
Napoli
,
su
Santo
Stefano
di
Camastra
,
sono
state
opera
di
ragazzi
del
terzo
,
quarto
anno
di
università
.
[12]
Protagonista
il
silenzio
[13]
Se
Pasolini
fosse
stato
presente
,
se
avesse
visto
i
giovani
volti
intenti
nel
silenzio
,
e
poi
tesi
a
discutere
della
scuola
,
della
società
che
cambia
,
per
la
scuola
,
per
la
società
diversa
e
nuova
che
vogliono
e
che
stanno
costruendo
:
se
avesse
visto
il
fresco
equilibrio
tra
tenace
passione
politica
e
puntiglioso
rigore
intellettuale
di
cui
questi
giovani
sono
capaci
,
forse
non
avrebbe
scritto
quel
che
ha
scritto
sul
«
Corriere
»
di
lunedì
10
,
forse
non
avrebbe
detto
che
«
nel
comportamento
quotidiano
,
mimico
,
somatico
,
non
c’
è
niente
che
distingua
una
fascista
da
un
antifascista
…
giovane
»
.
[14]
Ma
Pasolini
non
c’
era
.
[15]
E
non
resta
che
offrirgli
,
se
ci
baderà
,
questa
tra
le
mille
testimonianze
contrarie
alla
sua
strana
tesi
.
[16]
Ma
il
silenzio
è
tornato
come
protagonista
di
discorsi
e
analisi
anche
in
altri
momenti
del
congresso
dei
giovani
studiosi
di
Bressanone
.
[17]
Le
difficoltà
espressive
,
in
cui
si
trovano
gettati
tutti
coloro
che
,
sradicati
dalle
tradizioni
dialettali
,
non
fanno
a
tempo
ad
assimilare
diversi
standard
linguistici
,
sono
state
evocate
e
descritte
a
più
riprese
.
[18]
Una
scuola
che
finge
di
rivolgersi
a
ragazzi
che
già
tutti
sappiano
parlare
tanto
perbenino
,
e
si
rivolge
ad
essi
in
un
linguaggio
ancora
intriso
di
incredibili
bellurie
letterario
burocratiche
(
quel
tanto
di
belle
lettere
che
può
filtrare
attraverso
i
meandri
delle
circolari
del
provveditore
)
,
è
stata
di
continuo
messa
sotto
accusa
.
[19]
E
di
continuo
se
ne
è
additato
il
frutto
appunto
nel
silenzio
che
essa
genera
,
risultato
della
paura
di
sbagliare
,
di
farsi
scappare
dalla
penna
o
dalla
bocca
la
espressione
che
non
piace
al
signor
Preside
.
[20]
Quali
sono
le
dimensioni
quantitative
e
qualitative
di
questo
fenomeno
?
[21]
Quanti
sono
i
ragazzi
cui
la
scuola
tappa
la
bocca
?
[22]
E
,
nella
società
adulta
,
quanti
,
dallo
sviluppo
caotico
dell’
Italia
democristiana
,
sono
stati
strappati
al
tessuto
della
comunità
locale
,
dialettale
,
senza
essere
immessi
in
un
tessuto
sociolinguistico
come
che
sia
,
tale
da
garantire
la
comunicazione
?
[23]
Soltanto
il
vaglio
attento
dei
dati
che
tutti
hanno
portato
al
congresso
,
la
lettura
analitica
delle
decine
e
decine
di
relazioni
,
consentiranno
una
risposta
,
anzi
la
stessa
precisazione
della
domanda
.
[24]
Noi
crediamo
che
,
almeno
per
l’
Italia
da
Roma
in
giù
,
si
debba
pensare
che
estesi
nuclei
di
popolazione
di
recente
urbanizzazione
o
comunque
di
recente
esodo
dalle
comunità
native
si
trovino
nelle
condizioni
di
colpiti
da
«
disfasia
»
di
origine
sociale
.
[25]
Non
si
tratta
di
coloro
che
,
parlando
dialetto
,
oppure
parlando
un
linguaggio
di
campagna
,
si
trovano
in
difficoltà
in
una
scuola
costruita
per
i
«
Pierini
del
dottore
»
di
un
tempo
,
una
scuola
che
sa
rinnovarsi
soltanto
sporadicamente
,
attraverso
il
generoso
slancio
democratico
di
gruppi
minoritari
di
docenti
,
non
per
un
impegno
generalizzato
e
globale
.
[26]
Si
tratta
di
coloro
che
vengono
da
famiglie
in
cui
il
vecchio
dialetto
paesano
non
usa
più
,
ma
ancora
non
compare
né
può
comparire
né
il
dialetto
del
luogo
d’
arrivo
,
né
l’
italiano
.
[27]
Vengono
di
qui
i
bambini
che
soffrono
non
l’
urto
fra
tradizioni
linguistiche
diverse
,
ma
il
vuoto
o
la
penuria
estrema
di
ogni
forma
di
verbalizzazione
.
[28]
Pensando
al
rischio
che
una
situazione
del
genere
possa
generalizzarsi
,
e
pensando
alla
certa
perdita
di
centinaia
di
migliaia
di
ragazzi
fermati
durante
la
scuola
dell’
obbligo
perché
vengono
da
famiglie
in
cui
l’
italiano
burocratico-libresco
richiesto
dalla
scuola
è
inattingibile
,
la
Società
di
Linguistica
ha
sentito
la
necessità
e
l’
urgenza
di
compiti
non
soltanto
teorici
,
ma
pratici
,
operativi
.
[29]
Da
più
parti
,
durante
l’
appassionato
convegno
,
è
stato
sollecitato
che
questionari
e
indagini
di
tipo
linguistico
non
abbiano
più
una
pura
funzione
conoscitiva
,
ma
siano
nello
stesso
tempo
strumenti
di
intervento
e
rinnovamento
didattico
,
di
arricchimento
linguistico
e
intellettuale
degli
stessi
soggetti
dell’
inchiesta
.
[30]
È
stata
esemplare
,
in
questo
senso
,
una
indagine
condotta
da
Renzo
Renzi
,
professore
a
Padova
,
sulla
comprensione
dei
giornali
da
parte
di
ragazzi
delle
scuole
:
nel
corso
del
lavoro
,
i
ricercatori
hanno
imparato
a
dare
una
mano
agli
insegnanti
,
e
l’
obiettivo
teorico
si
è
trasformato
nel
più
complesso
obiettivo
consistente
non
solo
nel
misurare
,
ma
nel
trasformare
e
accrescere
la
capacità
di
comprensione
da
parte
dei
ragazzi
.
[31]
Sulla
stessa
linea
si
colloca
il
questionario
sociolinguistico
sull’
uso
del
dialetto
preparato
dal
Centro
di
Iniziativa
Democratica
degli
insegnanti
di
Roma
.
[32]
Il
questionario
vuol
servire
a
ragazzi
e
ricercatori
per
conoscere
le
condizioni
d’
uso
del
dialetto
:
ma
,
nello
stesso
tempo
,
vuole
scuotere
quegli
insegnanti
che
ancora
credono
doveroso
ispirare
quel
terrore
,
vuole
restituire
il
gusto
e
la
gioia
della
confidenza
nell’
espressione
familiare
,
diretta
,
colloquiale
,
dialettale
.
[33]
Condizione
barbarica
[34]
Se
la
scuola
è
arcigna
tutrice
per
chi
ha
la
bocca
«
sporca
»
di
dialetto
,
lo
stato
è
cerbero
,
poliziotto
,
carabiniere
per
chi
osa
parlare
neogreco
,
albanese
,
catalano
,
entro
i
confini
italiani
.
[35]
Con
tristezza
,
con
vergogna
profonda
rammentiamo
,
che
ancora
oggi
c’
è
gente
,
in
Italia
,
che
ha
paura
di
parlare
non
già
perché
le
cose
che
dice
suonino
sgradite
a
orecchie
di
potenti
,
ma
per
le
parole
,
anzi
per
la
fonetica
con
cui
le
dice
.
[36]
E
con
tristezza
e
con
vergogna
annotiamo
qui
che
il
Congresso
della
SLI
ha
dovuto
farsi
carico
di
questa
condizione
remota
,
barbarica
,
e
invocare
nella
unanime
mozione
conclusiva
che
«
in
nessuna
situazione
nessun
cittadino
italiano
debba
avere
più
paura
di
esprimersi
nel
suo
idioma
materno
,
quale
che
sia
»
,
e
che
la
Repubblica
,
come
vogliono
ben
tre
articoli
della
sua
Costituzione
,
«
si
adoperi
a
liquidare
ogni
condizione
di
minorità
linguistica
»
.
[37]
Sulle
teste
dei
ministri
degli
interni
democristiani
i
morti
di
Brescia
–
e
tanti
altri
morti
–
rovesciano
più
sangue
,
certo
.
[38]
Ma
maggiore
vergogna
viene
alle
classi
al
potere
da
questa
invocazione
,
assurda
nella
sua
elementarità
,
di
libertà
espressiva
,
di
parità
linguistica
.
[39]
Pure
,
questa
è
la
condizione
effettiva
in
cui
il
malgoverno
democristiano
ci
ha
costretto
a
lottare
,
da
non
lasciarci
nemmeno
le
nostre
voci
per
protestare
.
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