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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La voce della madre
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
20
aprile
1973
more header data
[1]
QUALCHE
GIORNO
fa
da
una
scuola
media
di
Conegliano
mi
è
arrivata
una
lettera
.
[2]
Eccola
:
[3]
«
Egregio
professore
,
siamo
gli
alunni
di
una
prima
Media
che
ha
in
adozione
un’
antologia
alla
quale
Ella
ha
collaborato
.
Abbiamo
letto
un
Suo
saggio
(
seguono
qui
il
titolo
e
varie
parole
gentili
,
che
non
riproduco
)
.
C’
è
però
un
punto
che
ci
ha
lasciati
curiosi
.
Lei
accenna
a
«
ricerche
più
recenti
»
le
quali
«
ci
fanno
credere
che
il
pensiero
assuma
anche
altre
forme
,
senza
esaurirsi
nel
puro
e
semplice
parlare
interiore
»
.
Ci
piacerebbe
che
Lei
ce
ne
parlasse
direttamente
o
ci
indicasse
qualche
testo
su
cui
poterci
documentare
.
Per
evitare
al
massimo
le
perdite
di
tempo
,
ci
permettiamo
di
accludere
il
materiale
per
risponderci
.
La
ringraziamo
e
La
salutiamo
cordialmente
»
.
[4]
Sul
monte
Olimpo
[5]
Alla
lettera
seguono
ventisei
firme
.
[6]
Poiché
c’
è
da
molti
giorni
lo
sciopero
delle
poste
,
«
per
evitare
al
massimo
le
perdite
di
tempo
»
ho
pensato
di
usare
questo
giornale
come
«
materiale
per
rispondere
»
ai
ragazzi
della
scuola
media
di
Conegliano
.
[7]
A
fare
così
,
spinge
anche
un
altro
motivo
meno
occasionale
.
[8]
La
domanda
dei
ragazzi
veneti
tocca
problemi
già
sfiorati
altre
volte
in
questi
articoli
.
[9]
Dunque
,
val
la
pena
parlarne
qui
,
anche
perché
non
c’
è
(
o
,
almeno
,
non
è
noto
)
un
testo
che
riassuma
in
forma
chiara
ed
elementare
,
accessibile
anche
a
un
ragazzo
,
le
cose
più
importanti
su
questo
tema
.
[10]
Alla
ragione
di
un
individuo
adulto
,
istruito
,
di
una
qualsiasi
nostra
società
moderna
,
«
parole
»
e
«
fatti
»
si
presentano
come
due
ordini
di
cose
ben
distinti
.
[11]
Da
una
parte
ci
sono
i
«
fatti
»
,
le
«
cose
»
,
le
«
idee
»
,
le
nostre
emozioni
e
reazioni
,
il
nostro
pensiero
;
e
dall’
altra
parte
ci
sono
le
parole
e
le
frasi
di
cui
ci
serviamo
per
comunicare
tra
noi
fatti
,
cose
,
idee
,
emozioni
,
pensieri
.
[12]
Questo
punto
di
vista
è
così
antico
che
gli
antichi
Greci
lo
avevano
fissato
ed
espresso
in
una
delle
tante
favole
fantasiose
di
cui
si
intesseva
la
loro
religione
.
[13]
Quando
c’
era
da
decidere
qualche
cosa
di
importante
sulle
sorti
degli
uomini
,
gli
dèi
(
immaginavano
i
Greci
)
si
raccoglievano
sull’
alta
vetta
del
monte
Olimpo
,
intorno
al
trono
del
dio
più
importante
,
Zeus
.
[14]
Dopo
avere
discusso
,
e
spesso
litigato
,
gli
dèi
,
arrivati
a
una
decisione
,
chiamavano
gli
dèi
della
parola
,
Hermes
o
Iris
,
che
venivano
incaricati
di
portare
agli
uomini
notizia
delle
decisioni
.
[15]
Nell’
immaginazione
favolosa
dei
Greci
,
il
linguaggio
,
dunque
,
interveniva
solo
in
un
secondo
momento
,
a
decisioni
belle
e
prese
.
[16]
Per
quanto
diffuso
tra
le
persone
istruite
,
e
nobilitato
da
un
antico
mito
,
questo
punto
di
vista
non
può
ormai
più
condividersi
.
[17]
Già
alcuni
grandi
filosofi
europei
del
Seicento
e
del
Settecento
avevano
dubitato
che
si
potessero
separare
rigidamente
linguaggio
e
pensiero
,
assegnando
al
linguaggio
la
semplice
funzione
di
etichettare
le
cose
e
comunicare
fatti
.
[18]
Negli
ultimi
settant’
anni
si
sono
moltiplicati
gli
studi
di
linguistica
,
psicologia
,
etnologia
,
logica
,
dai
quali
risulta
che
le
parole
non
solo
comunicano
i
fatti
,
ma
,
dentro
il
nostro
cervello
,
lavorano
attivamente
a
determinarne
la
conoscenza
e
l’
apprezzamento
.
[19]
Se
volessimo
riprendere
l’
antico
mito
greco
,
potremmo
dire
che
,
per
quanto
oggi
varie
scienze
ci
hanno
insegnato
.
[20]
Hermes
e
Iris
non
arrivano
a
cose
bell’
e
fatte
e
pensate
,
ma
si
mescolano
già
da
prima
agli
altri
dèi
,
anzi
,
per
così
dire
,
gli
suggeriscono
l’
ordine
del
giorno
della
seduta
e
informazioni
indispensabili
per
discutere
.
[21]
Insomma
,
per
la
ricerca
scientifica
più
avanzata
è
abbastanza
sicuro
oramai
che
il
linguaggio
ha
una
certa
influenza
sulla
consistenza
delle
esperienze
e
delle
idee
che
comunica
.
[22]
Le
parole
,
prima
che
a
comunicare
,
ci
servono
a
pensare
.
[23]
Ormai
il
punto
in
discussione
non
è
questo
,
ma
è
:
qual
è
la
precisa
misura
di
questa
influenza
?
[24]
Ci
sono
operazioni
mentali
che
si
svolgono
senza
parole
?
[25]
E
,
se
sì
,
quali
sono
?
[26]
Le
risposte
a
queste
domande
mettono
a
dura
prova
tutto
quello
che
sappiamo
sul
modo
in
cui
funziona
il
nostro
cervello
.
[27]
E
quel
che
sappiamo
è
assai
poco
.
[28]
Le
risposte
sono
molto
difficili
da
elaborare
in
modo
soddisfacente
e
spesso
sono
in
contraddizione
tra
di
loro
.
[29]
Per
avere
una
prima
idea
della
complessità
delle
ricerche
e
discussioni
in
corso
i
ragazzi
di
Conegliano
possono
pregare
i
loro
professori
di
leggere
e
riassumergli
due
libri
:
uno
di
un
russo
,
Lev
Semenovich
Vygotskij
(
lo
ha
pubblicato
a
Firenze
l’
editore
Giunti
col
titolo
Pensiero
e
linguaggio
)
e
l’
altro
di
uno
svizzero
,
Jean
Piaget
(
pubblicato
a
Bari
da
Laterza
col
titolo
L’
epistemologia
genetica
)
.
[30]
Per
parte
mia
,
mi
limiterò
qui
ad
alcune
osservazioni
più
semplici
.
[31]
Prima
che
il
piccolo
della
specie
umana
dica
la
sua
prima
parola
la
sua
vita
mentale
ed
emotiva
deve
già
essere
in
piena
attività
.
[32]
Nell’
incerta
alba
dei
primi
giorni
il
bambino
deve
avere
imparato
a
isolare
tra
le
luci
che
feriscono
la
sua
rètina
la
«
macchia
»
del
volto
materno
.
[33]
Nel
disordine
delle
sensazioni
che
gli
arrivano
dal
corpo
e
dagli
oggetti
,
deve
avere
imparato
che
c’
è
il
suo
corpo
distinto
da
altri
corpi
.
[34]
Nel
brusio
di
suoni
che
premono
sui
suoi
timpani
deve
avere
imparato
a
staccare
certi
suoni
,
i
suoni
delle
voci
care
.
[35]
Deve
avere
imparato
,
dunque
,
ad
identificare
,
a
distinguere
,
a
classificare
una
cosa
(
immagine
,
suono
,
sensazione
)
come
quella
certa
cosa
.
[36]
Impara
poi
che
c’
è
un
rapporto
costante
tra
una
certa
macchia
,
un
certo
corpo
e
una
certa
voce
.
[37]
Egli
costruisce
così
l’
immagine
della
madre
.
[38]
Egli
impara
che
la
madre
può
mettersi
in
contatto
con
lui
con
la
voce
.
[39]
Impara
che
la
sua
propria
voce
può
servire
allo
stesso
fine
.
[40]
Per
diversi
mesi
(
dal
terzo
al
sesto
)
impara
a
giocare
con
la
propria
voce
.
[41]
Scopre
che
vi
sono
connessioni
costanti
tra
certi
toni
e
certi
comportamenti
di
chi
gli
è
vicino
.
[42]
Comincia
così
a
dare
un
senso
(
impazienza
,
fastidio
,
riconoscimento
)
ai
suoi
giochi
vocali
.
[43]
Come
la
voce
,
così
impara
intanto
a
controllare
le
mani
e
i
movimenti
del
suo
corpo
.
[44]
Ritto
a
sedere
,
impara
ad
organizzare
in
oggetti
distinti
e
persistenti
lo
spazio
che
lo
circonda
.
[45]
I
giochi
,
lo
spazio
[46]
Nel
gioco
delle
voci
,
impara
a
isolare
certe
sequenze
.
[47]
A
queste
,
e
non
ad
altre
,
si
volge
:
a
queste
,
e
da
chiunque
esse
vengano
,
e
con
qualunque
voce
siano
dette
.
[48]
Grazie
al
controllo
del
proprio
corpo
e
alla
consapevolezza
della
connessione
tra
azioni
ed
eventi
,
il
bambino
si
slancia
nelle
prime
imitazioni
vocali
programmate
.
[49]
A
sei
,
sette
mesi
il
cervello
del
bambino
ormai
già
identifica
e
diversifica
,
elabora
schemi
di
oggetti
,
ne
percepisce
la
stabilità
nella
mutevolezza
degli
eventi
,
coordina
eventi
ed
oggetti
,
fa
programmi
di
azione
,
li
esegue
,
controlla
e
corregge
l’
esecuzione
a
seconda
dei
bisogni
.
[50]
Da
tutta
questa
vita
mentale
giù
saldamente
articolata
nasce
,
finalmente
,
la
prima
parola
.
[51]
Come
si
vede
,
ci
sono
certamente
operazioni
mentali
che
si
compiono
al
di
qual
del
linguaggio
,
che
il
linguaggio
,
anzi
,
presuppone
,
Hermes
non
è
semplice
messaggero
,
partecipa
attivamente
all’
assemblea
degli
dèi
.
[52]
Ma
non
è
l’
unico
dio
.
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