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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Torniamo ai dialetti
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
15
giugno
1973
more header data
[1]
SI
APRE
DOMANI
a
Santarcangelo
di
Romagna
un
seminario
sulla
poesia
dialettale
di
Tonino
Guerra
.
[2]
Una
parola
come
«
seminario
»
,
quando
non
indica
i
grandi
edifici
vescovili
e
regionali
oggi
semideserti
per
la
crisi
delle
vocazioni
,
fa
venire
in
mente
riunioni
ristrette
di
dotti
,
rarefatte
atmosfere
filologiche
.
[3]
Dottrina
e
filologia
ci
saranno
,
domani
a
Santarcangelo
.
[4]
E
basterà
fare
due
nomi
:
quello
di
Augusto
Campana
,
che
è
tra
i
massimi
filologi
e
studiosi
dell’
umanesimo
,
e
quello
di
Alfredo
Stussi
,
il
giovane
autore
dell’
eccellente
capitolo
linguistico
nella
grande
Storia
di
Italia
di
Einaudi
.
[5]
Ma
,
come
apprendiamo
dal
programma
e
dalla
viva
voce
dell’
estrosa
e
intelligente
organizzatrice
del
seminario
,
Rina
Macrelli
,
ci
saranno
anche
gli
studenti
di
un
corso
serale
che
hanno
usato
la
raccolta
di
poesie
dialettali
di
Guerra
come
«
testo
per
una
scuola
nuova
»
.
[6]
Ci
saranno
scrittori
in
dialetto
della
Romagna
e
di
altri
posti
:
Pierro
,
il
poeta
di
Tursi
in
Basilicata
;
Ignazio
Buttitta
bagherese
internazionale
.
[7]
Ci
sarà
la
gente
di
Santarcangelo
.
[8]
Il
«
seminario
»
,
insomma
,
vuole
guadagnarsi
il
diritto
alla
denominazione
che
si
è
data
:
«
seminario
popolare
»
.
[9]
La
regola
del
gioco
sarà
che
il
pubblico
,
quando
vorrà
,
potrà
interrompere
gli
esperti
che
si
succederanno
alla
tribuna
,
potrà
intervenire
a
dire
la
sua
,
a
chiedere
spiegazioni
,
a
discutere
.
[10]
Vedremo
come
andrà
a
finire
.
[11]
In
ogni
caso
,
sarà
un’
esperienza
preziosa
per
capire
meglio
l’
Italia
linguistica
d’
oggi
osservandola
al
vivo
,
in
modo
partecipe
,
in
un
ambiente
dialettale
che
è
al
massimo
interesse
.
[12]
Tra
Rimini
,
Cesena
e
San
Marino
,
poco
a
sud
del
Rubicone
,
Santarcangelo
sta
nella
fascia
che
per
secoli
ha
segnato
il
confine
tra
i
dialetti
italiani
settentrionali
e
i
centro-meridionali
,
un
confine
sfregiato
che
ha
testimoniato
lungamente
delle
antiche
diversità
tra
le
popolazioni
galliche
della
pianura
padana
e
le
popolazioni
dell’
Italia
etrusca
,
umbra
,
latina
,
sannitica
.
[13]
Le
tracce
del
passato
[14]
Negli
ultimi
quindici
,
venti
anni
le
tracce
di
questo
passato
si
sono
attenuate
e
vanno
ormai
svanendo
.
[15]
L’
Italia
linguistica
ha
rapidamente
cambiato
quella
faccia
che
aveva
conservato
inalterata
per
secoli
,
anzi
per
millenni
.
[16]
Tre
grandi
fenomeni
sono
stati
determinanti
.
[17]
La
fuga
dalle
campagne
verso
la
città
,
dal
Sud
verso
i
grandi
centri
urbani
del
Nord
,
ha
sottratto
la
tradizionale
base
sociale
ai
dialetti
parlati
nel
Mezzogiorno
.
[18]
D’
altro
canto
,
noi
«
napuli
»
,
noi
«
terroni
»
,
abbiamo
sconvolto
la
composizione
demografica
dei
centri
urbani
maggiori
(
e
ora
anche
minori
)
del
Nord
,
scuotendo
,
anche
qui
,
le
basi
sociali
tradizionali
dei
dialetti
settentrionali
cittadini
.
[19]
Dalla
metà
degli
anni
cinquanta
,
l’
ascolto
quotidiano
della
televisione
ha
reso
disponibile
l’
italiano
a
una
popolazione
che
nel
complesso
ne
era
stata
tenuta
lontana
dall’
analfabetismo
e
da
percentuali
altissime
di
bassa
scolarità
(
negli
ultimi
dieci
anni
,
degli
italiani
adulti
solo
il
15
per
cento
si
era
spinto
oltre
la
quinta
elementare
)
.
[20]
Infine
,
dall’
inizio
degli
anni
sessanta
,
la
richiesta
padronale
di
mano
d’
opera
più
qualificata
ha
fatto
crescere
i
livelli
di
istruzione
della
popolazione
infantile
e
giovanile
.
[21]
Otto
anni
di
scuola
,
dalla
prima
elementare
alla
terza
media
,
sono
ancora
un
miraggio
per
buona
parte
dei
figli
di
operai
e
contadini
:
ma
,
in
complesso
,
rispetto
a
quel
che
avveniva
dodici
,
quindici
anni
fa
,
dobbiamo
dire
che
anche
il
triennio
postelementare
,
specie
nelle
città
,
si
è
avviato
a
diventare
una
scuola
di
massa
.
[22]
Così
noi
tutti
in
parte
abbiamo
dovuto
abbandonare
l’
uso
dei
nostri
vecchi
dialetti
,
in
parte
abbiamo
potuto
imparare
l’
italiano
,
che
prima
,
se
non
eravamo
toscani
,
romani
o
«
signori
»
,
ci
era
praticamente
vietato
.
[23]
Certo
,
non
c’
era
nessuna
legge
di
esplicito
divieto
.
[24]
Ma
tutte
le
leggi
(
e
soprattutto
tutta
la
loro
pratica
attuazione
)
cooperavano
al
fine
di
rendere
l
’
italiano
una
lingua
straniera
in
patria
.
[25]
Tutto
questo
è
cambiato
.
[26]
Ma
è
cambiato
nel
caos
e
nel
caos
rischia
di
continuare
a
cambiare
.
[27]
Nella
Parma
antifascista
[28]
Molti
di
noi
hanno
abbandonato
il
dialetto
.
[29]
Ma
,
in
cambio
,
che
italiano
parliamo
?
[30]
I
dati
e
rilevamenti
precisi
sono
ancora
pochi
.
[31]
Certo
è
,
ad
esempio
,
che
su
cento
impiegati
di
ministero
,
a
Roma
,
nel
’
66
,
18
non
sapevano
che
significa
«
coalizione
governativa
»
,
22
non
sapevano
che
cosa
sono
i
«
rami
del
Parlamento
»
,
47
ignoravano
il
significato
di
«
legislatura
»
,
58
il
significato
di
«
mozione
»
.
Certo
è
che
per
i
laureandi
di
una
università
del
Sud
,
benevolmente
definita
la
«
punta
di
diamante
delle
università
depresse
»
,
le
parole
italiane
che
si
collocano
al
di
là
delle
prime
duemila
più
frequenti
sono
avvolte
in
un
mare
di
nebbia
.
E
sono
giovanotti
e
ragazze
«
di
buona
famiglia
»
,
la
«
crema
»
,
diciamo
così
,
intellettuale
della
locale
borghesia
.
Tra
loro
,
specie
le
ragazze
inorridiscono
o
ridacchiano
vergognose
e
dinieganti
se
gli
si
chiede
se
parlano
mai
dialetto
.
[32]
Così
,
dunque
,
negli
ultimi
quindici
anni
abbiamo
lasciato
da
parte
i
vecchi
dialetti
,
ma
non
sappiamo
ancora
maneggiare
con
sicurezza
e
varietà
l’
italiano
.
[33]
Soltanto
gruppo
di
punta
del
proletariato
operaio
e
contadino
e
della
borghesia
urbana
hanno
l’
aria
di
cavarsela
con
una
certa
sicurezza
.
[34]
Gli
altri
,
senza
più
la
sicurezza
municipale
del
dialetto
,
senza
ancora
la
sicurezza
generale
dell’
italiano
,
vivono
in
uno
stato
di
incertezza
nel
parlare
e
nell’
ascoltare
,
nel
leggere
e
nello
scrivere
.
[35]
Una
sicurezza
che
mina
la
possibilità
di
costruire
e
di
vivere
una
qualsiasi
cultura
,
egemone
o
subalterna
che
sia
o
si
voglia
definire
.
[36]
Oggi
tornare
ai
dialetti
può
e
deve
acquistare
un
nuovo
senso
.
[37]
Nella
nostra
difficile
situazione
linguistica
e
culturale
,
tornare
ai
dialetti
non
vorrà
dire
rinchiuderci
in
essi
,
in
memoria
del
passato
.
[38]
Al
contrario
,
vuol
dire
tornarvi
per
estrarne
e
portare
fuori
,
come
una
ricchezza
comune
a
tutti
,
la
capacità
di
parlare
in
modo
chiaro
e
cordiale
,
con
precisione
esplicita
,
senza
eufemismi
,
senza
pesantezze
burocratiche
ed
enfasi
retorica
.
[39]
A
Santarcangelo
,
discutendo
la
forte
esperienza
poetica
di
Tonino
Guerra
,
ascoltando
Buttitta
e
gli
altri
,
vedendo
la
scuola
che
uso
può
fare
di
queste
voci
dialettali
,
il
«
seminario
dialettale
»
può
aprir
la
via
a
un
nuovo
modo
di
apprezzare
e
utilizzare
i
dialetti
nella
società
italiana
d’
oggi
.
[40]
È
un
fatto
che
,
in
questo
nostro
paese
,
certe
cose
le
hanno
dette
nel
modo
più
azzeccato
proprio
quelli
che
sapevano
parlare
solo
dialetto
.
[41]
Quando
Italo
Balbo
,
losco
ras
del
fascismo
padano
,
fece
in
aereo
una
traversata
dello
Atlantico
,
la
«
trasvolata
oceanica
»
riempì
l’
Italia
di
ondate
di
retorica
fascista
.
[42]
Ma
sul
muretto
di
un
ponte
sulla
Parma
una
mano
antifascista
scrisse
:
«
Balbo
,
a
t’
a
passè
l’
Atlantich
,
mo
miga
la
Parma
»
.
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