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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il linguaggio per l’infanzia
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
14
settembre
1973
more header data
[1]
PER
TUTTI
quelli
che
lavorano
nella
scuola
cresce
il
debito
di
riconoscenza
verso
la
casa
editrice
Nuova
Italia
.
[2]
Alle
altre
collane
di
volumi
e
riviste
scolastiche
e
pedagogiche
,
che
accompagnano
da
anni
le
lotte
,
spesso
silenziose
e
mai
note
,
per
una
scuola
e
un’
educazione
libere
e
liberatrici
,
se
ne
affianca
una
nuova
,
dal
prossimo
ottobre
,
che
si
chiamerà
:
«
Infanzia
»
.
[3]
La
rivista
,
impaginata
in
modo
assai
simpatico
,
presenta
parecchi
motivi
di
interesse
.
[4]
In
primo
luogo
,
essa
dovrà
servire
a
saldare
l’
attività
delle
maestre
che
lavorano
in
prima
linea
,
nelle
scuole
per
l’
infanzia
,
con
le
ricerche
di
educatori
e
pedagogisti
;
e
l’
uno
e
le
altre
,
con
le
fatiche
di
quei
politici
e
amministratori
e
di
quei
gruppi
sempre
più
folti
di
cittadini
che
,
soprattutto
nei
comuni
democratici
,
affrontano
i
problemi
della
gestione
delle
scuole
materne
e
degli
asili
nido
.
[5]
Esperienze
didattiche
di
maestre
e
alunni
,
studi
e
proposte
teoriche
di
educatori
,
azione
politica
non
saranno
o
saranno
sempre
meno
tre
mondi
separati
,
se
«
Infanzia
»
saprà
fare
un
buon
lavoro
.
[6]
E
che
il
lavoro
sarà
buono
dobbiamo
aspettarcelo
sia
per
la
qualità
dei
singoli
collaboratori
e
redattori
sia
perché
,
come
si
legge
sulla
copertina
,
«
la
rivista
esce
con
la
collaborazione
del
Centro
Bruno
Ciari
»
.
[7]
Essa
,
dunque
,
potrà
avvalersi
del
patrimonio
di
conoscenze
ed
esperienze
,
di
incitamenti
e
modelli
che
si
va
creando
intorno
al
Cento
Ciari
di
Bologna
.
[8]
Del
resto
,
queste
sono
soltanto
speranze
.
[9]
Il
numero
«
zero
»
di
saggio
,
con
gli
scritti
che
contiene
,
permette
già
di
dire
che
il
lavoro
è
bene
avviato
.
[10]
Franco
Frabboni
,
che
dirigerà
la
rivista
con
Pietro
Bertolini
,
scrive
in
un
articolo
programmatico
,
e
già
,
tuttavia
,
d’
intervento
,
parole
molto
significative
:
[11]
«
Le
pagine
di
questa
Rivista
non
si
faranno
portavoce
di
confezioni
e
ricettari
prefabbricati
,
quali
strumenti
di
lavoro
“
universalmente
”
divulgabili
,
per
apparecchiare
e
foraggiare
indifferentemente
asili
nido
e
scuole
materne
di
casa
nostra
.
Al
contrario
,
Infanzia
vuole
intendere
il
momento
didattico
come
ipotesi
di
elaborazione
e
costruzione
di
strutture
operative
(
linguistiche
,
logico-matematiche
,
grafico-figurative
,
teatrali
,
musicali
,
ecc
.
)
svolte
dall’
intera
comunità
scolastica
(
insegnanti
e
no
)
,
la
quale
diventa
pertanto
fabbrica
di
idee
,
materiali
,
soluzioni
coerenti
coi
bisogni
reali
della
propria
utenza
infantile
»
.
[12]
Dunque
,
ci
troviamo
dinnanzi
a
una
rivista
che
non
vuole
propagandare
un
singolo
credo
pedagogico
,
ma
piuttosto
proporre
e
sperimentare
.
[13]
Assumente
un
atteggiamento
di
questo
tipo
,
cioè
sperimentale
e
realistico
,
dinanzi
ai
problemi
della
educazione
infantile
porta
la
rivista
a
proporsi
subito
,
come
decisivi
,
i
nodi
della
crescita
e
della
educazione
linguistica
.
[14]
Leggiamo
,
in
uno
dei
brevi
saggi
del
numero
«
zero
»
che
«
Infanzia
aprirà
dedicando
una
serie
di
articoli
al
problema
metodologico
e
didattico
della
esperienza
linguistica
»
.
[15]
I
problemi
dell’
educazione
linguistica
sono
essenziali
in
tutta
la
scuola
dell’
obbligo
.
[16]
Ma
nella
scuola
dell’
infanzia
sono
cruciali
.
[17]
La
scuola
dell’
obbligo
,
in
materia
di
linguaggio
,
può
quasi
soltanto
amministrare
(
ovviamente
,
può
farlo
bene
o
può
farlo
male
assai
)
le
situazioni
individuali
createsi
fra
i
tre
e
i
sei
,
sette
anni
.
[18]
È
in
questi
anni
che
si
decide
,
spesso
senza
possibilità
d’
appello
,
se
un
individuo
sarà
un
cittadino
come
gli
altri
,
o
uno
delle
centinaia
di
migliaia
di
emarginati
,
di
«
differenziali
»
,
su
cui
ingrassano
,
come
blatte
schifose
,
non
pochi
enti
cosiddetti
di
assistenza
.
[19]
E
la
decisione
avviene
proprio
sul
terreno
dello
sviluppo
o
dell’
atrofizzazione
delle
capacità
di
verbalizzare
.
[20]
Queste
capacità
crescono
in
modo
costante
nei
primi
tre
anni
di
età
.
[21]
Fatti
salvi
i
casi
,
limitati
,
di
ritardi
patologici
,
i
bambini
imparano
a
capire
e
a
dire
parole
e
frasi
seguendo
uno
stesso
percorso
,
le
stesse
tappe
,
collocate
all’
ingrosso
intorno
alle
stesse
età
.
[22]
Le
oscillazioni
tra
un
bambino
e
l’
altro
si
misurano
in
settimane
.
[23]
E
sembrano
solo
molto
indirettamente
collegabili
alla
diversa
classe
sociale
.
[24]
Le
diversità
cominciano
a
comparire
dai
tre
,
quattro
anni
in
su
.
[25]
È
allora
che
il
bambino
,
se
può
,
se
gli
sono
offerte
le
opportunità
,
comincia
a
lasciare
il
terreno
del
lessico
familiare
:
mentre
si
impadronisce
del
mondo
extrafamiliare
e
dei
meccanismi
di
spiegazione
dei
fenomeni
,
conquista
anche
le
parole
necessarie
a
capire
e
a
farsi
capire
ragionando
e
parlando
di
tutto
ciò
.
[26]
Bambini
di
famiglie
di
più
alto
livello
culturale
sono
facilitati
enormemente
nel
compito
di
impadronirsi
del
nuovo
vocabolario
relativo
alla
vita
sociale
e
mentale
.
[27]
Bambini
di
famiglie
dove
si
sgobba
senza
pause
per
sopravvivere
,
e
c’
è
quindi
poca
voglia
e
tempo
per
parlare
coi
bambini
,
si
trovano
in
netto
svantaggio
.
[28]
E
non
basta
.
[29]
Tutte
queste
considerazioni
sono
fondate
su
studi
svolti
soprattutto
fuori
di
Italia
,
in
ambiente
anglosassone
o
francofono
,
cioè
in
ambienti
fortemente
omogenei
dal
punto
di
vista
della
lingua
comunemente
adoperata
.
[30]
Una
ragionevole
ipotesi
è
che
in
Italia
le
differenze
di
classe
sociale
pesino
ancora
di
più
.
[31]
Le
capacità
di
verbalizzare
,
per
quel
po’
che
è
possibile
vedere
,
procedono
fino
alle
soglie
della
scuola
per
l’
infanzia
nello
stesso
modo
,
ma
una
metà
circa
di
bambini
(
ormai
)
sviluppa
queste
capacità
sul
terreno
della
lingua
italiana
,
abituale
in
casa
.
[32]
Dal
punto
di
vista
teorico
e
psicologico
,
ciò
è
irrilevante
.
[33]
La
capacità
di
verbalizzare
si
realizza
altrettanto
pienamente
in
una
lingua
di
cultura
o
in
un
dialetto
.
[34]
Ma
dal
punto
di
vista
concretamente
sociale
,
le
cose
stanno
diversamente
.
[35]
Il
bambino
che
verbalizza
in
italiano
si
inserisce
facilmente
in
ogni
ambiente
;
il
bambino
che
sa
parlare
solo
dialetto
,
se
la
famiglia
si
sposta
dalla
regione
di
origine
,
si
trova
nei
pasticci
con
i
suoi
coetanei
che
parlano
o
italiano
o
un
altro
dialetto
.
[36]
Per
giunta
,
nei
sottoboschi
della
scuola
italiana
serpeggia
ancora
la
convinzione
che
i
dialetti
siano
lingue
«
sbagliate
»
.
[37]
I
dialetti
non
sono
visti
come
idiomi
di
piena
dignità
storica
e
teorica
,
quali
sono
,
distinti
dalla
lingua
comune
solo
per
la
minore
ampiezza
del
raggio
di
utilizzazione
regionale
e
sociale
.
[38]
Ma
sono
disprezzate
come
forme
degenerate
di
espressione
.
[39]
Così
,
anche
senza
allontanarsi
dalla
sua
regione
(
e
tanto
più
se
se
ne
allontana
)
il
bambino
che
in
famiglia
parla
dialetto
arrivando
a
scuola
rischia
di
sentirsi
considerato
alla
stregua
di
un
caso
patologico
:
non
è
uno
che
parla
diverso
,
ma
è
uno
che
parla
male
.
[40]
E
poiché
l’
uso
abituale
del
dialetto
,
a
esclusione
dell’
italiano
,
resiste
soprattutto
nelle
regioni
e
nelle
classi
più
povere
,
eccone
una
altra
ragione
,
specificamente
italiana
,
per
cui
i
bambini
,
che
partono
linguisticamente
uguali
,
alle
soglie
della
scuola
per
l’
infanzia
cominciano
a
diventare
diversi
.
[41]
Alcuni
comunicano
meglio
e
possono
quindi
moltiplicare
i
loro
rapporti
sociali
e
le
loro
esperienze
,
altri
peggio
,
e
restano
in
un
orizzonte
meno
vario
e
ricco
;
alcuni
capiscono
meglio
la
maestra
,
e
mettono
a
profitto
le
sue
parole
,
altri
non
sanno
farlo
altrettanto
bene
.
[42]
Alla
lunga
,
la
diversità
linguistica
si
riverbera
su
tutta
intera
la
vita
sociale
,
affettiva
,
intellettuale
.
[43]
Ci
sono
dei
falsi
democratici
,
che
di
queste
cose
preferiscono
non
parlare
.
[44]
Il
loro
desiderio
,
onesto
,
che
tutti
siano
uguali
,
lo
proiettano
nella
realtà
,
e
vedono
e
asseriscono
che
già
sono
eguali
.
[45]
«
Infanzia
»
non
sembra
incline
a
imboccare
questa
falsa
strada
,
che
non
serve
a
niente
(
se
non
a
fornire
foglie
di
fico
ai
padroni
)
.
[46]
E
potrà
essere
uno
strumento
prezioso
per
identificare
i
nodi
linguistici
e
sociali
che
fanno
diversi
i
nostri
bambini
,
per
trovare
strumenti
adatti
a
sciogliere
questi
nodi
,
soprattutto
per
suscitare
in
tutti
la
vergogna
di
queste
diversità
,
la
volontà
di
vincerle
e
superarle
.
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