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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Le minipatrie culturali
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
13
settembre
1974
more header data
[1]
IL
CONVEGNO
triestino
delle
minoranze
linguistiche
,
svoltosi
a
metà
luglio
,
non
cessa
di
avere
echi
tra
pubblicisti
,
politici
e
studiosi
.
[2]
La
stampa
iugoslava
e
italiana
in
prima
linea
,
ma
anche
la
stampa
d’
altri
paesi
europei
,
e
varie
radio
e
televisioni
,
hanno
dato
un
posto
assai
ampio
al
convegno
e
hanno
divulgato
anche
tra
i
più
distratti
notizie
,
disagi
,
drammi
di
tante
comunità
linguisticamente
minoritarie
schiacciate
e
travolte
dalle
maggiori
culture
nazionali
europee
.
[3]
Come
ha
ricordato
il
comunista
Mario
Colli
,
il
convegno
è
stato
possibile
per
l’
iniziativa
e
l’
appoggio
fattivo
di
tutte
le
forze
politiche
democratiche
operanti
a
Trieste
,
nel
comune
,
nella
provincia
,
nella
regione
.
[4]
Michele
Zanetti
,
abile
e
intelligente
presidente
della
provincia
triestina
,
ha
dato
più
volte
espressione
a
questa
spinta
unitaria
locale
.
[5]
Purtroppo
,
non
si
è
verificato
lo
stesso
a
livello
nazionale
.
[6]
Le
autorità
governative
italiane
sono
state
più
che
fredde
nei
confronti
della
iniziativa
triestina
.
[7]
Degli
esponenti
governativi
della
democrazia
cristiana
si
è
notata
la
vistosa
assenza
.
[8]
Leopoldo
Elia
è
intervenuto
più
per
la
sua
fine
sensibilità
politica
e
culturale
che
per
ruolo
di
partito
.
[9]
Folta
e
impegnata
,
con
interventi
,
annunzi
di
iniziative
legislative
,
attenzione
critica
e
costruttiva
a
tutta
la
tematica
delle
minoranze
,
è
stata
la
partecipazione
di
deputati
e
senatori
dei
gruppi
parlamentari
comunisti
.
[10]
A
Trieste
,
è
parso
a
tratti
che
dei
partiti
italiani
l’
unico
che
anche
a
livello
centrale
sia
impegnato
a
fare
attuare
l’
articolo
6
della
nostra
Costituzione
che
prevede
la
tutela
delle
minoranze
etnico-linguistiche
sia
il
partito
comunista
.
[11]
Pure
,
forse
non
è
così
.
[12]
O
,
per
dire
meglio
,
il
tema
politico
della
tutela
e
promozione
delle
comunità
linguistiche
minoritarie
,
portato
avanti
con
energia
dal
partito
comunista
,
è
tale
da
coinvolgere
l’
attenzione
e
l’
azione
anche
di
altri
gruppi
politici
democratici
.
[13]
Lo
dimostrano
o
slancio
con
cui
la
democrazia
cristiana
locale
ha
sostenuto
l’
iniziativa
,
l’
attenzione
e
il
consenso
di
tutta
la
stampa
non
fascista
.
[14]
E
ce
lo
conferma
un
bell’
articolo
di
Lelio
Basso
sul
«
Giornale
»
del
30
luglio
scorso
.
[15]
Sulla
«
Stampa
»
di
Torino
Arturo
Carlo
Jemolo
aveva
scritto
per
liquidare
un
po’
affrettatamente
il
tema
delle
culture
minoritarie
,
parlando
di
«
minipatrie
fuori
tempo
»
.
[16]
Basso
gli
ha
risposto
con
misura
ed
efficacia
.
[17]
Da
Cipro
alla
Catalogna
,
dalla
Bretagna
all’
Irlanda
intorno
alla
questione
linguistica
si
è
coagulata
la
richiesta
di
autonomie
locali
.
[18]
Si
chiede
Basso
:
«
Possibile
che
tutto
questo
sia
semplice
folclore
?
»
.
[19]
A
Trieste
abbiamo
visto
che
uno
dei
movimenti
più
seri
e
attivi
è
quello
che
si
batte
per
la
salvaguardia
della
lingua
d’
oc
nella
Francia
meridionale
.
[20]
Nel
suo
articolo
Basso
aggiunge
una
interessante
testimonianza
personale
.
[21]
Egli
scrive
:
«
Nemmeno
mi
sento
di
liquidare
con
una
sola
parola
i
tentativi
di
reviviscenza
della
lingua
d’
oc
nella
Francia
meridionale
:
non
posso
dimenticare
che
un
sociologo
serio
e
avveduto
,
insegnante
universitario
,
come
Serge
Mallet
,
che
si
era
sempre
occupato
della
condizione
operaia
e
aveva
scritto
in
proposito
saggi
tradotti
nelle
principali
lingue
del
mondo
,
ebbe
a
dirmi
,
l’
ultima
volta
che
lo
incontrai
poco
prima
che
un
incidente
automobilistico
ne
cagionasse
la
morte
,
che
ormai
il
principale
interesse
della
sua
vita
era
la
difesa
della
lingua
e
della
cultura
occitana
.
E
la
domanda
:
Che
cosa
cerca
l’
uomo
nel
ridar
vita
a
queste
comunità
culturali
?
,
mi
si
è
posta
allora
con
maggiore
insistenza
»
.
[22]
A
questo
interrogativo
Basso
cerca
di
rispondere
con
cautela
.
[23]
Per
dir
così
,
egli
è
preoccupato
più
di
affermare
la
validità
della
domanda
,
contro
la
frettolosa
liquidazione
di
Jemolo
e
altri
,
che
la
giustezza
della
sua
risposta
.
[24]
Ma
anche
la
sua
risposta
pare
degna
di
ogni
considerazione
.
[25]
Si
chiede
Basso
:
«
Non
potrebbe
lo
uomo
cercare
in
queste
reviviscenze
culturali
comunitarie
una
risposta
all’
anonimato
e
all’
impersonale
che
caratterizza
la
vita
contemporanea
o
,
per
usare
le
parole
di
Jemolo
,
al
grigiore
di
un
mondo
omogeneo
?
.
.
.
Lo
sviluppo
capitalistico
ha
lacerato
violentemente
il
vecchio
tessuto
sociale
,
ma
non
vi
ha
saputo
sostituire
nulla
che
rivitalizzasse
i
valori
comunitari
dell’
uomo
:
non
l’
accatastarsi
delle
bidonvilles
,
non
lo
squallore
dei
quartieri
popolari
,
non
le
folle
solitarie
delle
sale
di
spettacolo
,
dei
mezzi
di
comunicazione
pubblici
,
delle
fabbriche
e
degli
uffici
»
.
[26]
La
società
borghese
rea
nata
esaltando
i
diritti
individuali
,
i
diritti
«
dell’
uomo
e
del
cittadino
»
:
e
in
nome
di
questi
aveva
legittimato
la
corsa
produttivistica
.
[27]
Pochi
avevano
avuto
dubbi
al
suo
interno
,
fino
a
qualche
anno
fa
(
di
uno
,
di
Adriano
Olivetti
,
ha
rammentato
appassionatamente
dubbi
e
critiche
al
produttivismo
Franco
Ferrarotti
nell’
ultimo
numero
della
«
Critica
sociologica
»
)
.
[28]
Tuttavia
,
secondo
Basso
,
la
corsa
produttivistica
ha
travolto
le
basi
comunitarie
della
vita
umana
:
«
Le
nuove
forme
di
vita
comunitaria
che
avrebbero
dovuto
sostituire
le
antiche
travolte
dal
progresso
industriale
sono
lungi
dal
venire
e
,
lungi
dallo
scoprire
,
l’
umanità
continua
ad
offrire
ogni
anno
milioni
di
vittime
al
Moloch
dello
anonimato
moderno
…
La
società
capitalistica
,
dalla
fine
del
secolo
XVIII
,
scagliata
nella
folle
corsa
all’
individualismo
,
ha
reciso
a
poco
a
poco
gli
autentici
legami
umani
e
ha
finito
così
col
distruggere
le
radici
all’
uomo
stesso
,
che
sono
radici
comunitarie
…
125
anni
dopo
l’
appello
di
Marx
…
solo
la
ricchezza
anonima
del
capitalismo
si
è
veramente
omogeneizzata
e
internazionalizzata
,
mentre
le
masse
di
proletari
emigrati
dall’
uno
allo
altro
paese
sono
respinte
nei
ghetti
o
addirittura
vi
cercano
un
volontario
rifugio
»
.
[29]
Il
richiamo
agli
emigrati
,
parlando
di
minoranze
etnico-linguistiche
non
è
fuor
di
luogo
.
[30]
Più
volte
,
su
queste
colonne
e
altrove
,
si
è
sostenuto
che
,
sul
piano
europeo
e
internazionale
,
giova
collegare
i
problemi
alle
minoranze
linguistiche
di
antico
insediamento
ai
problemi
non
meno
drammatici
della
deprivazione
di
milioni
e
milioni
di
lavoratori
emigrati
da
un
paese
all’
altro
.
[31]
Al
congresso
di
Trieste
,
questo
tema
è
stato
vigorosamente
ripreso
e
imposto
all’
attenzione
di
tutti
da
un
giovane
linguista
belga
,
Patrick
Van
Molle
,
dell’
università
cattolica
di
Lovanio
,
e
da
un
politico
e
uomo
di
cultura
,
Marino
Raicich
.
[32]
Anche
Basso
per
suo
conto
arriva
alla
stessa
conclusione
.
[33]
La
riaffermazione
dei
diritti
culturali
e
linguistici
delle
minoranze
è
un
modo
concreto
e
specifico
di
lotta
contro
la
standardizzazione
capitalistica
delle
società
industrializzate
borghesi
.
[34]
La
condizione
drammatica
degli
ebrei
nell’
Unione
Sovietica
non
deve
fare
dimenticare
che
dall’
Unione
Sovietica
e
da
un
altro
grande
stato
socialista
,
la
vicina
Iugoslavia
,
vengono
gli
esempi
più
convincenti
e
positivi
di
sistemazione
,
promozione
,
sviluppo
delle
nazionalità
e
minoranze
coesistenti
nella
medesima
compagine
statale
e
sociale
.
[35]
Al
movimento
internazionale
dei
lavoratori
è
soprattutto
affidato
il
compito
di
fare
propria
e
soddisfare
l’
esigenza
giustamente
identificata
da
Basso
e
dai
partecipanti
alla
conferenza
triestina
:
«
C’
è
in
questa
rinascita
di
valori
comunitari
etnici
,
culturali
,
linguistici
una
ribellione
all’
anonimato
,
la
ricerca
di
nuove
affinità
,
di
nuovi
legami
,
di
nuove
forme
comuni
di
vita
,
di
nuovi
strumenti
di
comunicazione
col
mondo
che
ci
è
più
vicino
,
di
una
nuova
più
aderente
identità
personale
»
.
[36]
«
A
che
cosa
serve
questo
esprimere
solo
sentimenti
impersonali
,
vuoti
,
convenzionali
e
non
intimamente
partecipati
vivi
,
se
ognuno
non
dovesse
sentire
vibrare
anche
le
proprie
intime
corde
nel
linguaggio
del
suo
compagno
?
»
.
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•
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