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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il linguaggio protagonista
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
10
agosto
1973
more header data
[1]
LO
HA
RICORDATO
una
volta
Arrigo
Benedetti
,
in
un
suo
remoto
«
Quaderno
»
:
è
propria
di
questa
parte
dell’
anno
l
’
inclinazione
a
tirare
le
somme
,
a
fare
bilanci
.
[2]
L’
anno
del
calendario
finisce
in
dicembre
.
[3]
Ma
l’
anno
civile
,
politico
,
morale
,
finisce
in
agosto
.
[4]
Cedendo
,
dunque
,
a
questa
inclinazione
,
e
sfogliando
i
giornali
di
queste
settimane
,
mi
accade
di
tirare
le
somme
,
per
la
parte
che
riguarda
le
materie
di
cui
mi
occupo
.
[5]
Una
constatazione
mi
appare
evidente
:
badare
al
linguaggio
che
adoperiamo
,
badarvi
con
intelligenza
e
cura
,
un
po’
alla
volta
è
diventato
abituale
anche
da
noi
,
in
Italia
,
come
da
molto
tempo
è
in
altri
paesi
.
[6]
Da
noi
,
non
sempre
è
stato
così
.
[7]
Che
il
linguaggio
fosse
una
cosa
importante
nella
vita
mentale
ed
emotiva
delle
persone
,
così
come
nella
vita
della
società
e
dei
suoi
gruppi
e
strati
,
lo
sapevano
pochi
,
e
pochissimo
lo
dicevano
.
[8]
Se
ripercorriamo
gli
annali
della
cultura
italiana
tra
le
due
guerre
mondiali
,
troviamo
,
tra
quelli
che
hanno
avvertito
l’
importanza
del
fattore
linguaggio
,
pochi
nomi
,
anche
se
di
primissima
grandezza
.
[9]
Alcuni
,
tutti
ancora
se
li
ricordano
:
Croce
,
per
esempio
,
e
ancor
più
marcatamente
Gramsci
(
ma
l’
impiego
di
Gramsci
in
questa
direzione
si
è
rivelato
solo
assai
più
tardi
)
,
e
filologi
di
eccezionale
classe
come
Pasquali
,
qualche
giurista
di
gran
valore
,
come
Betti
,
qualche
raro
superstite
della
tradizione
di
pensiero
logico
e
scientifico
italiano
del
primissimo
Novecento
,
come
Vacca
,
il
matematico
e
studioso
di
cinese
.
[10]
Pochissimo
altri
nomi
si
potrebbero
aggiungere
.
[11]
Tanto
più
che
perfino
coloro
che
per
professione
si
occupavano
di
fatti
del
linguaggio
,
i
linguisti
,
a
quel
tempo
,
in
Italia
,
quasi
tutti
cercavano
farfalle
sotto
l’
arco
di
Tito
.
[12]
Eccezioni
illustri
,
come
Pagliaro
o
Devoto
,
ce
n’
erano
,
ma
erano
appunto
tali
:
eccezioni
.
[13]
Per
la
grande
maggioranza
dei
componenti
della
corporazione
italiana
dei
linguisti
,
fino
ad
anni
assai
vicini
a
noi
,
era
peccaminoso
e
condannevole
studiare
il
linguaggio
in
rapporto
ai
fenomeni
e
alle
strutture
logiche
,
matematiche
,
psicologiche
,
sociali
.
[14]
La
sola
cosa
con
cui
il
linguaggio
pareva
avere
rapporti
,
in
quel
clima
culturale
,
era
la
poesia
.
[15]
Parlare
,
scrivere
,
erano
faccende
da
letterati
e
poeti
.
[16]
E
lo
studio
del
linguaggio
,
se
non
serviva
a
raccogliere
aneddoti
pittoreschi
su
questa
o
quella
parola
,
trovava
il
suo
unico
sbocco
nello
studio
delle
opere
letterarie
.
[17]
La
cultura
comune
,
non
specialistica
,
rifletteva
questo
stato
di
cose
.
[18]
Un
settimanale
che
fu
specchio
e
stimolo
della
cultura
italiana
di
vent’
anni
fa
,
«
Il
Mondo
»
di
Mario
Pannunzio
,
tra
la
fondazione
e
,
diciamo
,
il
1955
pubblicò
solo
quattro
o
cinque
articoli
relativi
al
linguaggio
:
i
soliti
interventi
puristici
di
Monelli
,
un
articolo
di
un
allievo
di
Pasquali
,
un
paio
di
articoli
di
Devoto
.
[19]
Per
il
resto
,
«
Il
Mondo
»
taceva
e
negli
altri
giornali
si
parlava
di
cose
linguistiche
o
nelle
prospettive
dell’
aneddoto
(
tipo
l’
etimologia
dei
nomi
propri
:
Marta
,
Maddalena
,
Radegonda
)
o
nelle
prospettive
del
«
si
dice
così
»
.
[20]
Di
nuovo
bisogna
citare
due
eccezioni
,
le
stesse
di
prima
,
cioè
gli
articoli
di
terza
pagina
di
Pagliaro
e
Devoto
.
[21]
E
non
c’
è
da
stupirsi
:
è
naturale
che
trovassero
la
via
di
un
colloquio
più
aperto
,
di
più
ampio
interesse
,
proprio
e
solo
gli
stessi
che
,
da
specialisti
e
studiosi
,
erano
attenti
alle
connessioni
del
linguaggio
con
la
vita
degli
individui
e
delle
società
.
[22]
L’
importanza
di
farsi
capire
[23]
In
generale
,
la
cultura
comune
non
badava
al
linguaggio
.
[24]
Un
politico
come
Togliatti
,
che
rammentava
al
suo
partito
l’
importanza
dei
parlar
chiaro
e
di
farsi
intendere
da
tutti
,
in
ogni
classe
sociale
,
e
che
,
se
mal
non
ricordo
,
faceva
fissare
questi
propositi
in
una
delibera
del
Comitato
centrale
,
anche
lui
era
un’
eccezione
,
anche
per
questa
parte
era
più
avanti
di
tanti
altri
.
[25]
Oggi
le
cose
sono
cambiate
.
[26]
E
non
si
deve
tanto
pensare
alla
fortuna
dei
libri
di
linguistica
,
di
semiologia
e
simili
:
è
una
fortuna
che
potrebbe
anche
in
gran
parte
essere
legata
a
mode
passeggere
.
[27]
Bisogna
invece
pensare
all’
interesse
generale
e
diffuso
per
i
fenomeni
del
linguaggio
e
della
comunicazione
.
[28]
La
linguistica
(
così
come
è
praticata
ancora
da
molti
specialisti
)
può
darsi
che
non
meriti
alcun
interesse
e
alcuna
fortuna
.
[29]
Il
linguaggio
no
.
[30]
La
linguistica
passa
,
il
linguaggio
resta
.
[31]
Ed
è
al
linguaggio
appunto
che
si
indirizza
la
comune
attenzione
.
[32]
Come
si
sa
,
nei
nostri
giornali
si
è
andato
creando
un
osservatorio
linguistico
collettivo
,
che
registra
puntualmente
le
variazioni
del
nostro
parlare
dentro
l’
organismo
sempre
più
complicato
della
nostra
società
.
[33]
Questo
osservatorio
collettivo
in
tanto
è
possibile
,
in
tanto
è
richiesto
e
può
realizzarsi
,
in
quanto
si
è
diffusa
ed
è
diventata
più
fine
la
coscienza
dell’
importanza
,
del
rilievo
dei
fatti
di
linguaggio
e
di
comunicazione
.
[34]
E
di
questa
coscienza
più
diffusa
,
più
scaltrita
,
capitano
ormai
numerose
prove
sott’
occhio
a
scorrere
i
nostri
giornali
.
[35]
Ecco
,
in
una
sola
pagina
della
«
Stampa
»
,
un
articolo
di
Adelfi
e
un
«
taccuino
»
di
Leonardo
Sciascia
.
[36]
Adelfi
avvia
una
inchiesta
sulla
televisione
italiana
:
il
primo
,
grande
capo
di
accusa
è
il
linguaggio
«
cauto
,
allusivo
,
pieno
di
perifrasi
»
con
cui
i
telegiornali
informano
delle
cose
italiane
anche
importanti
.
[37]
È
una
accusa
pesante
,
perché
passa
attraverso
l’
oscurità
di
linguaggio
un
effetto
politico
degradante
:
molta
gente
non
capisce
i
discorsi
politici
della
tivvù
e
,
dice
Adelfi
,
si
convince
che
le
cose
politiche
sono
roba
per
gente
istruita
,
o
chiacchiere
inutili
.
[38]
Nelle
colonne
accanto
,
Sciascia
rievoca
il
luglio
del
1943
,
lo
sbarco
in
Sicilia
degli
americani
,
le
sue
prime
letture
di
scrittori
americani
:
Tobacco
Road
di
Calwell
,
la
decifrazione
di
Sanctuary
di
Faulkner
.
[39]
È
una
traccia
preziosa
per
entrare
nell’
officina
dove
Sciascia
ha
costruito
il
suo
stile
senza
autocompiacimenti
.
[40]
Ed
è
una
nuova
testimonianza
di
quella
larga
e
buona
influenza
che
il
modo
di
scrivere
degli
«
americani
»
ha
avuto
su
tutta
la
generazione
di
nostri
scrittori
oggi
sui
cinquant’
anni
.
[41]
Ancora
nello
stesso
giornale
torinese
,
qualche
giorno
dopo
si
è
potuto
leggere
un
articolo
di
Stefano
Reggiani
sulle
«
parole
del
‘
43
»
(
è
davvero
curioso
che
il
1943
ci
sia
tanto
più
vicino
ora
che
non
dieci
anni
fa
)
.
Reggiani
ricorda
e
mostra
che
«
il
regime
era
tenuto
in
piedi
anche
da
un
forte
apparato
di
aggettivi
»
.
[42]
Negli
stessi
giorni
,
questo
nostro
giornale
ha
pubblicato
una
intervista
con
una
attrice
intelligente
come
Adriana
Asti
.
[43]
L’
intervistatrice
si
soffermava
a
osservare
certi
tratti
milanesi
della
pronunzia
della
Asti
,
e
la
brava
attrice
,
di
rimando
:
[44]
«
Io
parlo
così
anche
a
teatro
.
Non
si
può
parlare
per
benino
,
con
tutti
gli
accenti
a
posto
,
è
falso
,
fasullo
.
Me
lo
diceva
anche
Visconti
anni
fa
.
Bisogna
conservare
le
proprie
origini
,
le
radici
della
propria
terra
»
.
[45]
E
nel
«
Giorno
»
Carlo
Castellaneta
spiega
le
sue
idee
sul
rapporto
tra
le
novità
nel
linguaggio
dei
giovani
e
il
gruppo
sociale
.
[46]
E
un
giornale
di
partito
dedica
una
serie
di
servizi
alla
questione
della
minoranza
linguistica
ladina
,
una
questione
che
impegna
molto
politici
e
popolazione
del
Tirolo
italiano
.
[47]
I
tempi
degli
aneddoti
e
del
«
si
dice
così
»
sono
ormai
lontani
.
[48]
E
non
più
solo
alcuni
specialisti
(
«
stizzosi
,
settarii
e
impenetrabili
»
:
così
ci
definisce
Reggiani
)
,
ma
amabili
elzeviristi
,
grandi
scrittori
,
giornalisti
attenti
,
attrici
,
politici
vanno
disegnando
dinanzi
agli
occhi
di
tutti
noi
l’
immagine
del
linguaggio
come
protagonista
della
vita
sociale
.
Text view
•
Paragraph view