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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Minoranze in Italia
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
6
dicembre
1974
more header data
[1]
NEI
DECRETI
delegati
,
cioè
nel
decreto
ministeriale
su
«
Istituzione
e
riordinamento
di
organi
collegiali
della
scuola
materna
,
elementare
,
secondarie
artistica
»
,
noto
già
da
maggio
è
apparso
in
versione
definitiva
il
13
settembre
scorso
nella
«
Gazzetta
Ufficiale
»
due
articoli
,
il
34
il
35
,
aprono
uno
spiraglio
a
un
riconoscimento
dei
diritti
delle
minoranze
linguistiche
nella
scuola
italiana
.
[2]
Qui
,
come
in
altri
articoli
di
questi
decreti
positivo
e
negativo
si
mescolano
in
modo
non
sempre
facile
da
capire
e
da
districare
.
[3]
Chi
si
dà
la
pena
di
leggere
il
testo
del
decreto
non
può
non
dare
ragione
a
Giuseppe
Chiarante
che
in
un
convegno
del
giugno
scorso
ha
sottolineato
senza
mezzi
termini
«
la
grande
distanza
che
rimane
tra
la
soluzione
data
nei
decreti
delegati
al
problema
di
nuove
forme
di
governo
della
scuola
e
gli
obiettivi
di
piena
democratizzazione
scolastica
,
nella
direzione
della
gestione
sociale
»
.
[4]
Critiche
puntuali
possono
leggersi
nell’
ultimo
volumetto
che
,
insieme
al
testo
integrale
del
decreto
,
riporta
le
relazioni
di
Chiarante
e
Napolitano
e
tutti
gli
atti
del
convegno
cui
si
accennava
,
sotto
il
titolo
La
democrazia
nella
scuola
(
Editore
Riuniti
,
pp
.
138
,
L
.
1000
)
.
[5]
Altre
critiche
,
alcuni
assai
centrate
,
si
trovano
in
un
lungo
articolo
di
Mario
Gattullo
apparso
nel
numero
5
di
«
Scuola
documenti
»
,
edito
dal
centro
di
documentazione
di
Pistoia
(
p
.
62
,
L
.
600
)
.
[6]
Per
esempio
,
una
critica
preliminare
,
che
tocca
assai
dappresso
gli
argomenti
solitamente
discussi
in
queste
note
,
riguarda
ciò
che
Gattullo
chiama
la
«
farraginosità
»
,
cioè
il
disordine
e
l’
inutile
complicazione
dei
47
articoli
.
[7]
Osserva
Gattullo
:
[8]
«
Questo
non
è
certo
un
giudizio
immediatamente
politico
.
Ma
il
giudizio
diviene
politico
nella
misura
in
cui
si
riflette
che
questi
provvedimenti
dovrebbero
essere
letti
e
capiti
da
milioni
di
persone
la
farraginosità
,
la
complicazione
,
la
difficile
comprensione
diventano
allora
strumenti
oggettivi
(
ma
in
quale
misura
non
anche
strumenti
intenzionali
?
)
per
impedire
che
gli
insegnanti
,
personale
della
scuola
in
genere
,
genitori
,
studenti
,
si
rendano
conto
di
ciò
che
è
cambiato
nei
meccanismi
di
funzionamento
di
una
istituzione
che
non
è
cambiata
»
.
[9]
Che
fare
dinanzi
a
questi
altri
pericoli
?
[10]
Gattullo
non
sembra
immune
dalla
tentazione
dell’
astensione
e
del
boicottaggio
.
[11]
Se
studenti
,
cittadini
democratici
,
lavoratori
accettassero
il
punto
di
vista
astensionista
,
farebbero
un
bel
regalo
a
fascisti
e
conservatori
che
,
senza
colpo
ferire
,
si
troverebbero
padroni
degli
organi
collegiali
della
scuola
,
rendendo
così
ancora
più
difficile
la
già
dura
vita
degli
studenti
e
degli
insegnanti
democratici
e
antifascisti
.
[12]
Se
non
si
vuole
portare
acqua
ai
mulini
dei
neri
clericali
,
fascisti
,
reazionari
,
non
si
vede
altra
possibilità
che
quella
anzitutto
di
intensificare
,
come
ha
suggerito
il
nostro
Rodari
,
l’
opera
di
informazione
intorno
al
testo
e
al
senso
dei
decreti
,
poi
di
preparare
con
attenzione
e
impegno
le
elezioni
degli
organi
collegiali
,
di
partecipare
attivamente
alla
vita
di
questi
,
cercando
nei
fatti
di
volgerne
in
senso
democratico
il
funzionamento
e
,
nel
concreto
del
loro
funzionamento
,
se
si
vuole
,
dalle
loro
disfunzioni
,
facendo
emergere
tra
grandi
masse
la
coscienza
e
la
volontà
di
cambiare
in
meglio
i
decreti
,
nei
molti
punti
in
cui
vanno
cambiati
.
[13]
Una
delle
direzioni
in
cui
i
decreti
delegati
aprono
un
varco
per
una
giusta
lotta
democratica
,
che
può
concludersi
positivamente
,
è
quella
della
tutela
delle
minoranze
linguistiche
,
e
più
in
genere
,
dei
diritti
linguistici
delle
comunità
locali
.
[14]
Come
più
volte
si
è
sostenuto
in
queste
note
,
è
soprattutto
nell’
ambito
della
scuola
che
possono
e
debbono
trovarsi
soluzioni
le
quali
garantiscono
la
vita
e
lo
sviluppo
delle
molte
minoranze
linguistiche
esistenti
nel
nostro
paese
.
[15]
La
nostra
Costituzione
,
con
il
suo
articolo
sei
,
si
esprime
come
si
sa
in
tal
senso
.
[16]
Ma
,
nella
pratica
,
quel
che
si
è
fatto
lo
si
è
fatto
soprattutto
per
esigenza
di
politica
internazionale
,
per
quelle
minoranze
le
cui
sorti
stanno
a
cuore
a
stati
stranieri
alleati
.
[17]
È
stato
necessario
un
forte
impegno
dei
parlamentari
comunisti
perché
provvedimenti
positivi
cominciassero
a
risarcire
gli
sloveni
dei
molti
torti
patiti
durante
il
ventennio
fascista
e
poi
.
[18]
E
appunto
degli
sloveni
mostrano
di
preoccuparsi
i
decreti
delegati
.
[19]
Dice
l’
articolo
34
:
[20]
«
Nei
consigli
scolastici
distrettuali
e
nei
consigli
scolastici
provinciali
delle
province
di
Trieste
e
Gorizia
un
quarto
dei
rappresentanti
del
personale
docente
delle
scuole
statali
e
1/5
dei
rappresentanti
dei
genitori
degli
alunni
sono
riservati
rispettivamente
ai
docenti
e
ai
genitori
degli
alunni
delle
scuole
statali
con
lingua
di
insegnamento
slovena
»
.
[21]
L’
articolo
successivo
riconosce
uno
stato
particolare
agli
organi
collegiali
delle
province
di
Bolzano
e
Trento
,
dove
anche
si
pongono
problemi
gravi
di
coesistenza
di
comunità
di
vario
idioma
:
italiano
,
tedesco
,
ladino
badiota
,
gardenese
e
fassano
.
[22]
Non
è
molto
:
ma
con
questo
strumento
legislativo
si
può
sperare
in
una
miglior
organizzazione
dell’
insegnamento
plurilingue
noi
distretti
di
queste
regioni
.
[23]
Tuttavia
non
è
questa
la
cosa
principale
.
[24]
Piuttosto
va
messo
in
evidenza
,
come
fatto
positivo
,
per
la
prima
volta
un
testo
legislativo
riguardante
in
generale
la
scuola
italiana
si
apre
al
riconoscimento
della
esistenza
di
diritti
delle
minoranze
linguistiche
.
[25]
Questo
è
,
però
,
nient’
altro
che
un
punto
di
partenza
.
[26]
Sloveni
di
Trieste
,
e
Gorizia
,
ladini
,
tedeschi
del
Tirolo
meridionale
,
non
sono
che
una
parte
delle
minoranze
linguistiche
esistenti
in
Italia
.
[27]
Forti
nuclei
sloveni
esistono
in
provincia
di
Udine
.
[28]
Isole
tedesche
sono
sparse
in
altre
Valli
alpine
,
dal
Monte
Rosa
a
Tarvisio
.
[29]
Accanto
ai
francoprovenzali
valdostani
di
lingua
francese
,
occorre
non
dimenticare
gli
eccitani
del
Piemonte
.
[30]
Il
Molise
ospita
comunità
serbocroate
.
[31]
Il
Salento
e
,
nonostante
frane
,
alluvioni
,
spopolamento
montano
la
Calabria
si
arricchiscono
di
comunità
neogreche
.
[32]
Dagli
Abruzzi
alla
Sicilia
si
contano
,
ancora
decine
e
decine
di
migliaia
gli
albanesi
,
con
robusti
nuclei
inurbati
a
Palermo
e
a
Roma
.
[33]
E
non
è
finito
l’
elenco
.
[34]
Alghero
ospita
migliaia
di
catalani
.
[35]
E
in
tutta
Italia
,
perseguitati
oggi
dall’
ignoranza
,
ieri
dalla
ferocia
nazista
(
ce
lo
ricorda
«
Lacio
Drom
.
Rivista
bimestrale
di
studi
zingari
»
nel
numero
3-4
del
maggio-agosto
scorso
)
si
aggirano
gli
zingari
.
[36]
Né
è
possibile
ignorare
,
o
liquidare
come
folcloristiche
,
le
richieste
di
riconoscimenti
dei
diritti
linguistici
che
vengono
da
consistenti
nuclei
di
popolazioni
di
idioma
friulano
,
sardo
,
piemontese
.
[37]
Non
uno
stato
anarcoide
,
né
il
Regno
di
Utopia
,
ma
uno
stato
europeo
solidamente
organizzato
come
la
Svezia
,
proprio
attraverso
una
saggia
civile
legislazione
scolastica
in
materia
di
insegnamento
plurilingue
,
ha
mostrato
e
mostra
come
è
possibile
trasformare
la
pluralità
di
idiomi
esistenti
in
un
territorio
da
motivo
di
persecuzione
e
rissa
campanilistica
in
ricchezza
civile
.
[38]
Ai
distretti
,
alle
centinaia
di
distretti
che
vanno
a
costituirsi
attraverso
i
decreti
delegati
,
tra
i
molti
altri
si
propone
dunque
anche
questo
tema
di
sviluppo
e
di
crescita
:
l’
ampliamento
del
riconoscimento
dei
diritti
linguistici
da
alcune
poche
a
tutte
le
minoranze
che
lo
richiedono
,
anzi
a
tutte
le
grandi
masse
di
popolazione
cui
finora
l’
italiano
è
stato
imposto
come
una
realtà
ovvia
è
già
acquisita
,
favorendo
in
tale
modo
la
più
brutale
selezione
di
classe
ai
livelli
della
scuola
primaria
,
escludendo
cioè
,
per
la
via
apparentemente
asettica
del
controllo
del
possesso
dell’
italiano
,
tutti
i
ragazzi
provenienti
da
famiglie
e
zone
in
cui
dominano
i
idiomi
diversi
all’
italiano
.
[39]
Nel
muro
di
disattenzione
per
questi
problemi
,
tipico
della
tradizione
scolastica
italiana
,
i
decreti
delegati
aprono
una
crepa
.
[40]
Sta
a
noi
democratici
e
militanti
delle
forze
politiche
sindacali
dei
lavoratori
,
passarci
di
forza
,
allargarla
.
[41]
Come
bene
ha
detto
Giorgio
Napolitano
nel
breve
denso
volume
degli
Editori
Riuniti
,
«
si
ha
un
fatto
reale
di
sviluppo
della
democrazia
quando
si
va
avanti
sul
terreno
democratico
della
soluzione
dei
problemi
,
quando
la
democrazia
diventa
la
capacità
di
soluzione
dei
problemi
»
.
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