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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il serpente di mare
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
06
aprile
1973
more header data
[1]
NEI
NOSTRI
GIORNALI
è
riapparso
un
vecchio
serpente
di
mare
:
la
discussione
pro
o
contro
le
«
parole
straniere
»
.
[2]
«
Serpente
di
mare
»
,
si
sa
,
è
espressione
che
torna
in
varie
lingue
europee
.
[3]
«
Sea-serpent
»
in
inglese
,
«
Seeschlange
»
in
tedesco
,
«
serpent
de
mer
»
in
francese
hanno
significati
simili
.
[4]
I
francesi
preferiscono
però
un’
altra
immagine
,
un
altro
animale
:
«
canard
»
.
[5]
E
li
imitano
talvolta
i
tedeschi
che
dicono
,
conla
loro
proverbiale
precisione
,
«
anatra
giornalistica
»
,
Zeitungsente
»
.
[6]
Che
cos’
è
un
«
serpente
di
mare
»
o
«
anatra
giornalistica
»
?
meglio
di
tutti
lo
dice
l’
ottimo
nuovo
Zingarelli
:
«
fandonia
,
notizia
falsa
,
ma
sensazionale
,
pubblicata
da
un
giornale
,
in
tempi
di
scarsi
avvenimenti
,
per
interessare
il
pubblico
»
.
[7]
Da
qualche
mese
,
il
serpente
di
mare
che
impazza
sulla
nostra
stampa
è
quello
delle
parole
straniere
.
[8]
Ormai
da
mezzo
secolo
,
Monelli
agita
sempre
questa
stessa
questione
sui
vari
giornali
cui
collabora
.
[9]
Da
un
po’
di
tempo
,
però
,
gli
fa
concorrenza
lo
scrittore
Alberto
Arbasino
.
[10]
Ma
veniamo
ai
fatti
.
[11]
Lo
scorso
anno
,
in
agosto
,
i
lettori
del
«
Corriere
della
Sera
»
hanno
avuto
la
sorte
di
leggere
tre
articoli
di
Paolo
Monelli
contro
l’
uso
delle
parole
straniere
.
[12]
Secondo
Monelli
,
usiamo
(
non
si
sa
bene
chi
,
dove
e
quando
)
troppe
parole
straniere
.
[13]
Nel
dicembre
,
in
soccorso
del
Monelli
volò
un
alleato
di
rango
internazionale
:
il
governo
di
Pompidou
emise
un
decreto
per
vietare
ai
francesi
l’
uso
di
alcune
decine
di
parole
inglesi
.
[14]
Nei
primi
mesi
di
quest’
anno
è
partito
al
contrattacco
Alberto
Arbasino
.
[15]
Sempre
nel
«
Corriere
della
Sera
»
,
in
quattro
articoli
consecutivi
,
Arbasino
ha
spiegato
che
,
anzi
,
le
parole
inglesi
bisogna
usarle
.
[16]
Guai
a
chi
non
dice
«
thrilling
»
o
«
pancake
»
:
è
un
vecchiardo
,
uno
che
vive
fuori
del
tempo
(
o
,
almeno
,
del
tempo
di
Arbasino
)
.
[17]
A
Monelli
,
ad
Arbasino
,
a
«
Panorama
»
,
che
si
è
prontamente
accordato
,
bisognerebbe
cercare
di
spiegare
che
questo
prolisso
battibecco
pro
o
contro
le
parole
straniere
è
,
nel
caso
migliore
,
un
serpente
di
mare
.
[18]
Nel
caso
peggiore
,
è
un
serpentaccio
che
serve
a
distrarre
la
gente
da
problemi
ben
più
seri
che
tormentano
la
nostra
comunità
linguistica
italiana
.
[19]
Intanto
,
sarebbe
bene
chiarire
perché
le
parole
passano
da
una
lingua
all’
altra
.
[20]
A
leggere
Monelli
e
Arbasino
,
sembrerebbe
che
causa
unica
siano
lo
snobismo
e
le
mode
che
a
Monelli
dispiacciono
e
ad
Arbasino
,
invece
,
piacciono
assai
.
[21]
Ma
mode
passeggere
spiegheranno
magari
la
modesta
diffusione
di
«
plumcake
»
,
non
la
diffusione
enorme
di
parole
come
«
sport
»
o
«
bar
»
.
[22]
Il
fatto
è
un
altro
.
[23]
Agli
uomini
le
parole
servono
per
due
fini
:
per
scambiarsi
notizie
e
,
prima
ancora
,
per
identificare
e
conoscere
le
cose
,
le
idee
,
le
esperienze
.
[24]
E
siccome
l’
uomo
è
un
animale
«
storico
»
,
che
non
si
accontenta
del
suo
stato
,
ma
cerca
di
svilupparsi
cambiando
le
cose
,
scoprendo
nuove
idee
,
conquistando
nuove
esperienze
,
ecco
che
in
ogni
epoca
e
luogo
sono
sempre
state
necessarie
parole
nuove
per
esprimere
nuove
esperienze
,
idee
e
cose
.
[25]
Per
soddisfare
la
richiesta
di
parole
nuove
,
ci
sono
varie
strade
.
[26]
La
prima
è
quella
di
allargare
a
nuovi
sensi
il
significato
di
parole
vecchie
,
già
note
ed
esistenti
.
[27]
Il
morso
per
trattenere
i
cavalli
si
chiama
«
freno
»
.
[28]
Inventate
le
macchine
a
vapore
e
a
motore
,
anche
il
congegno
per
rallentare
la
loro
marcia
si
è
chiamato
con
la
vecchia
parola
:
«
freno
»
.
[29]
La
seconda
strada
importante
è
quella
di
riplasmare
in
modi
e
forme
nuove
materiali
vecchi
.
[30]
Avevamo
un
vocabolo
come
«
ruspare
»
,
e
si
diceva
di
polli
e
animali
che
scavano
e
razzolano
per
terra
.
[31]
Quando
sono
state
costruite
le
macchine
escavatrici
sono
state
battezzate
col
nome
di
«
ruspa
»
,
un
nome
di
forma
nuova
e
di
nuovo
senso
tratto
dal
vecchio
verbo
.
[32]
Infine
,
se
la
cosa
o
l’
idea
da
afferrare
e
fissare
con
una
parola
è
profondamente
legata
alla
cultura
e
civiltà
di
popoli
che
parlano
un’
altra
lingua
,
tutti
i
popoli
del
mondo
hanno
sempre
battuto
altre
tre
vie
.
[33]
A
volte
,
hanno
ricalcato
la
espressione
straniera
,
traducendola
pezzo
a
pezzo
:
Marx
,
per
esempio
,
parlava
di
«
Klassenkampf
»
,
e
noi
abbiamo
reso
l’
espressione
con
due
vecchie
parole
italiane
,
«
lotta
di
classe
»
,
che
,
così
legate
,
hanno
acquistato
un
senso
nuovo
,
rivoluzionario
.
[34]
Altre
volte
,
le
parole
straniere
sono
state
adattate
alla
meglio
:
così
,
cento
anni
fa
,
con
i
tecnici
,
i
progettisti
e
le
macchine
delle
ferrovie
,
prendemmo
dalla
Francia
la
parola
«
deragliare
»
(
che
all’
epoca
fece
scandalo
,
perché
somigliava
troppo
a
«
ragliare
»
)
.
[35]
Ma
poiché
adattamenti
come
«
deragliare
»
possono
essere
appunto
buffi
,
capita
anche
di
prender
di
peso
alcune
parole
straniere
:
così
,
in
italiano
,
troviamo
parole
inglesi
o
russe
o
tedesche
come
«
sport
»
o
«
bar
»
o
«
sputnik
»
.
[36]
Quest’
ultima
via
è
la
meno
seguita
.
[37]
È
importante
capirlo
e
saperlo
.
[38]
Se
i
litiganti
pro
o
contro
la
«
invasione
»
delle
parole
straniere
volessero
dare
ai
loro
lettori
non
il
solito
pezzo
a
sensazione
,
ma
un’
informazione
obiettiva
,
dovrebbero
avvertirli
che
il
fenomeno
ha
in
realtà
proporzioni
molto
modeste
.
[39]
Insomma
:
il
serpente
di
mare
di
Monelli
e
Arbasino
,
nell’
immensa
fiumana
del
mutamento
e
degli
scambi
delle
lingue
,
non
è
che
un
ciciniello
,
una
ceca
,
un
bianchetto
.
[40]
Ma
perché
mai
appare
così
spesso
in
questi
ultimi
tempi
?
[41]
Perché
settimanali
anche
seri
dedicano
pagine
e
pagine
a
interrogarsi
ansiosamente
sulla
legittimità
di
«
chauffeur
»
?
perché
«
Il
Giorno
»
disserta
sulla
bellezza
della
parola
rosichino
»
?
[42]
Perché
«
La
Stampa
»
ogni
settimana
delizia
i
suoi
lettori
con
le
prose
di
Leo
Pestelli
che
spiega
come
si
scrive
esattamente
«
dici
»
?
[43]
Azzardo
una
risposta
unitaria
.
[44]
E
i
collaboratori
della
stampa
dei
padroni
non
se
ne
abbiano
troppo
a
male
.
[45]
Ho
qui
sott’
occhio
dati
ancora
inediti
appena
raccolti
da
una
giovane
studiosa
romana
,
Fiorella
Padoa
:
ancora
oggi
,
su
dieci
bambini
figli
di
borghesi
benestanti
iscritti
in
prima
elementare
,
otto
arrivano
in
terza
media
,
e
sette
proseguono
alle
superiori
:
ma
su
dieci
iscritti
figli
di
lavoratori
,
nemmeno
due
arrivano
alla
terza
media
,
e
sì
e
no
uno
va
alle
superiori
.
[46]
Queste
cifre
significano
che
governo
e
padroni
,
attraverso
la
scuola
,
continuano
sistematicamente
a
tagliare
fuori
le
classi
contadine
ed
operaie
dalla
capacità
di
parlare
,
leggere
e
scrivere
la
lingua
italiana
(
e
quelle
straniere
)
.
[47]
Attraverso
questa
inferiorità
linguistica
cercano
di
impedirgli
di
dominare
le
cose
,
di
muoversi
alla
pari
e
con
piena
efficacia
dentro
la
realtà
sociale
contemporanea
.
[48]
Certo
,
la
milizia
politica
e
la
lotta
sindacale
possono
molto
per
uscire
da
questo
strato
di
inferiorità
(
una
volta
o
l’
altra
ne
parleremo
anche
qui
)
.
[49]
Ma
mantenere
le
classi
popolari
in
questo
stato
di
inferiorità
è
un
obiettivo
decisivo
per
le
nostre
classi
dirigenti
.
[50]
Per
loro
,
un
modo
di
realizzarlo
è
anche
distrarre
la
gente
,
impedire
che
pensi
con
esattezza
ai
reali
problemi
della
disparità
linguistica
che
mina
la
vita
della
nostra
comunità
nazionale
,
che
attanaglia
le
nostre
classi
subalterne
.
[51]
Di
queste
cose
,
«
Giorno
»
,
«
Stampa
»
,
«
Corriere
»
e
via
dicendo
preferiscono
non
parlarne
mai
.
[52]
Meglio
discutere
di
«
rosichino
»
.
[53]
E
dare
spazio
al
serpente
di
mare
di
Monelli
e
Arbasino
.
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