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Donne cattive poveri e ricchi

Language columnLe parole e i fatti
AuthorTullio De Mauro
Date 04 ottobre 1974
NewspaperPaese Sera
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page3
Column1-3


[1]
LA RELIGIONE, forse non sarà l’oppio dei popoli punto ma, certo, un compito di analgesico e sedativo se lo assumono i libri di religione in uso nelle nostre scuole.
[2]
Il gruppo di contrinformazione ecclesiale di Roma ha lavorato a lungo su questo tema, e pubblicata ora la dimostrazione di ciò sotto forma di sapido volumetto (e continuavano a chiamarla l’ora di religione, edito dalla Claudiana di Torino).
[3]
Prendiamo ad esempio la questione del «superfluo» ai poveri.
[4]
In una pagina famosa del suo Vangelo Luca descrive l’ira di Gesù contro i farisei:
[5]
«Mentre parlava, un Fariseo lo invitò a pranzo a casa sua. Gesù entrò e si mise subito a tavola. Il Fariseo, vedendolo, si stupì che non si fosse bagnato prima del pasto. Ma il signore gli disse: Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma al vostro interno siete pieni di avidità e di cattiveria. Insensati. Chi ha fatto l’esterno non ha fatto anche l’interno? Date piuttosto quello che avete ai poveri, e tutto sarà puro per voi».
[6]
L’ultima frase, nella traduzione di Franco Ronchi annotata da Bruno Maggioni, apparsa un anno fa presso Mondadori a cura di IDOC, porta una nota, con la quale si avverte che invece di «quello che avete» altri traducono «quello che sta dentro il piatto».
[7]
L’originale greco del testo di Luca sembra non escludere entrambe le traduzioni.
[8]
E scegliere tra l’una e l’altra è, in questo caso, relativamente irrilevante, poiché il senso ultimo dell’invito di Gesù resta lo stesso: donare i propri beni ai poveri, mettersi a loro disposizione come sola possibile «pulizia».
[9]
Una via difficile, come ricorda un’altra pagina ugualmente famosa.
[10]
Bene hanno fatto i curatori della traduzione mondadoriana a non menzionare l’esistenza di una terza traduzione, di veneranda antichità, ma erronea.
[11]
Questa traduzione sbagliata intendeva l’ultima frase come «date il superfluo ai poveri».
[12]
Regno di Dio
[13]
Di questa traduzione un po’ socialdemocratica soltanto gli specialisti dovrebbero conoscerne l’esistenza e la storia.
[14]
Almeno da vent’anni le traduzioni serie la scartano e nemmeno la menzionano.
[15]
Eppure, la ritroviamo nel recente libro di religione Il Regno di Dio, opera di Vittorio Veglia, edito da Marietti a Torino, accompagnata da queste premesse:
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«Il signore concede ai ricchi beni maggiori affinché possano esercitare l’amore di Dio e per il prossimo, donando ai poveri. Gesù comandò: Date ai poveri quello che vi sopravvanza (Luca 11,41)»
[17]
Ripescare questa traduzione ha dunque un preciso valore ideologico.
[18]
E si collega assai bene a tante altre scelte, espresse o più spesso sottintese e sottilmente contrabbandate dai testi di religione in uso nelle scuole, come hanno visto i componenti del Gruppo di controinformazione ecclesiale.
[19]
Il gruppo ha rifiutato la prospettiva dello scandalo, dello «stupidario».
[20]
È chiaro che in una scuola in cui l’unzione bacchettona è d’obbligo nei testi elementari e non, questo spirito pseudoreligioso, combinato alla profonda sostanziale irreligiosità degli autori e alla loro robusta ignoranza dei Vangeli, porta a prodotti ridicoli, facilmente additabili al pubblico scandalo.
[21]
Il Gruppo ha invece voluto rifarsi a testi regolarmente seri e, in ogni caso, ha preferito modi e toni dell’analisi pacata e irrefutabile, ai modi della satira.
[22]
Certo però che la tentazione è forte.
[23]
Leggiamo ad esempio ancora nel Regno di Dio:
[24]
«Luomo fa parte di tre società, costituite dalla Provvidenza di Dio: la Famiglia, in cui l’autorità divina è esercitata dai genitori; la Chiesa, la cui autorità sono, il Papa, il Vescovo, il Parroco; la Patria, che Dio dirige attraverso le varie autorità civili, come il Capo dello Stato, il Capo del Governo, i Ministri, i Prefetti, i Sindaci ecc.».
[25]
A questo testo deve essersi ispirato l’onorevole Piccoli quando ha proposto di rendere intoccabili sindaci e assessori comunali.
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Un manovale
[27]
Invece nella Scoperta del Regno di Dio dei Salesiani di Torino c’è chiaramente la fonte della linea Carli e di tanti discorsi di «lor signori»:
[28]
«Manovale (e si vede un manovale in foto): La sofferenza il sacrificio di ciascuno, Uniti alla passione e alla morte di Cristo, sono salvezze e pegno di risurrezione. Operaio (come sopra): Luomo è chiamato a collaborare nello sviluppo e nel dominio del mondo».
[29]
E i ricchi?
[30]
I Salesiani non si pronunciano, ma abbiamo già visto il parere nel Regno di Dio: i ricchi sono ricchi per poter fare la carità donando il superfluo ai poveri.
[31]
Intanto armonia, qual è la fonte del disordine?
[32]
I testi di religione non hanno dubbi.
[33]
Tal quale l’onorevole Fanfani essi pensano che causa di ogni male sia «fare di testa propria» (Il popolo di Dio in cammino).
[34]
G.
[35]
Albanese nell’opera Così disse Gesù scrive:
[36]
«È l’egoismo che ci divide, l’egoismo che scava trincee, l’egoismo che semina l’odio, l’egoismo che crea i privilegiati e i diseredati; è l’egoismo che ci fa invidiosi del bene altrui e ci inculca il veleno dell’emulazione; è l’egoismo che non ci fa mai sazi e contenti».
[37]
Come dire: statevene buoni; non scioperate (la solita Scoperta dei Salesiani ammonisce: «Qualche volta sentiamo parlare dei disordini provocati dagli scioperi. L’odio e l’esasperazione giungono addirittura alla violenza», mentre «lo sciopero deve essere mezzo pacifico è adoperato solo come ultima risorsa»), non scioperate, dunque, e i ricchi vi daranno il «superfluo».
[38]
Inculcare il rispetto per le autorità d’ogni genere è la prima preoccupazione di questi testi.
[39]
Rientra in questo quadro, piuttosto che in quello moralistico, l’atteggiamento che, attraverso l’indagine del Gruppo, pare diffuso nei testi di religione verso la donna.
[40]
In altre parole, contano qui le immagini: la donna è presentata sempre nel ruolo di madre sposa.
[41]
A parte le Sante, donne sole che lavorino per i fatti loro senza fare gli angeli del focolare non se ne vedono.
[42]
O, per dir meglio, una se ne vede, ed è «la donna disonesta» che i fratelli di San Tommaso mandano al futuro Santo «tentando con tale diabolica astuzia di corrompere la virtù del giovane».
[43]
Val la pena di continuare a leggere:
[44]
«Ma Tommaso, alla vista di quella donna cattiva, che mostrava chiaramente le sue perverse intenzioni, avvampò di sdegno, e afferrato di scatto un tizzone che ardeva nel caminetto, le si avventò contro con un’estrema decisione costringendo la svergognata a una precipitosa fuga da quel giorno il giovane Tommaso non ebbe a soffrire la più piccola tentazione e visse come un Angelo. Oggi è santo: San Tommaso D’Aquino patrone della gioventù studiosa»
[45]
Il signor Cleto Pratelli, autore di questa prosa del volume SEI La scala di Giacobbe, non solo tira a far capire così che cosa dobbiamo fare quando incontriamo una donna sola nei paraggi di un caminetto, ma sottolinea anche che ciò è particolarmente appropriato ai giovani studenti.
[46]
I quali, da una parte devono badare a «non fornicare», dall’altra «devono studiare».
[47]
Qui un testo raggiunge il sublime cui sperava levarsi il vecchio Bertoldo («Corrano in corrieri, ammirino gli ammiragli, cancellino i cancellieri», disse il Duca), quando scrive:
[48]
«E come devi prepararti ai compiti della vita? Facendo bene i doveri del tuo stato: sei studente? devi studiare bene; sei operaio? devi lavorare bene» (Popolo di Dio in cammino).
[49]
Dopo avere studiato bene, dopo avere lavorato bene, senza fare scioperi, se un ricco ha del superfluo e se, come suggeriscono Gesù e G.
[50]
Albanese, ve lo regala, vi potete anche sposare.
[51]
Anzi: vi dovete, perché altrimenti, «la fantasia, spesso sbrigliata e pazzerellona, può suscitare in noi pensieri inverecondi. La farfalla che impazza intorno al lume nel volo vorticoso presto o tardi si brucia le ali».
[52]
«Il Sacramento del Matrimonio», invece, «aiuta gli sposi a raggiungere la santità».
[53]
Con un ottimismo perentorio che i giovani del Gruppo di controinformazione ecclesiale sono troppo seri per smentire nel loro bel contributo, il già menzionato Popolo di Dio in cammino scrive:
[54]
La fedeltà
[55]
«Nel matrimonio Cristo la grazia della fedeltà coniugale».
[56]
Di fronte a tanta certezza, viene in mente il più cauto San Domenico che, come racconta una vecchia poesia romanesca di Trilussa, faceva a tutti grazie e miracoli d’ogni tipo dentro la sua «chiesetta di campagna», ma con un limite (ricordate?):
[57]
Allora io puro, indegnamente, ho chietsa / una grazzia, e j’ho detto: «Si so’ degno, / fate che Nina mia sia sempre onesta!».
[58]
/ Ma ho visto er San Domenico de legno / che ha fatto un movimento co’ la testa / come pe’ dimme: «, ma senza impegno!».

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