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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La grammatica delle mani
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
01
novembre
1974
more header data
[1]
LA
STAMPA
ha
dato
molta
risonanza
al
recente
VIII
rapporto
sulla
situazione
sociale
del
paese
curato
dal
Centro
Investimento
Sociali
(
CENSIS
)
.
[2]
Poiché
l’
Istituto
Nazionale
di
Statistica
continua
a
non
fare
il
dover
suo
,
e
non
pubblica
importanti
dati
dell’
ultimo
censimento
della
popolazione
,
quello
del
1971
(
ricordate
)
?
,
i
rapporti
annuali
del
CENSIS
sono
una
fonte
indispensabile
di
informazioni
statistiche
sulla
situazione
italiana
,
specialmente
nel
settore
istruzione
.
[3]
Tra
le
molte
cose
interessanti
che
in
proposito
possono
leggersi
nel
rapporto
del
CENSIS
,
colpisce
una
affermazione
:
[4]
«
È
assurdo
che
la
scuola
italiana
persegua
di
fatto
un
processo
educativo
teso
a
estraneare
la
maggior
parte
degli
adolescenti
dalla
pratica
del
lavoro
manuale
…
»
.
[5]
Giuste
parole
.
[6]
Lo
scarso
uso
delle
mani
(
«
braccia
conserte
!
»
)
è
uno
dei
mali
peggiori
della
nostra
scuola
.
[7]
Quanto
questo
sia
dannoso
appare
chiaro
da
vari
punti
di
vista
.
[8]
Un
anno
fa
,
ad
esempio
,
furono
resi
pubblici
i
primi
risultati
di
un’
inchiesta
internazionale
sul
rendimento
delle
istituzioni
scolastiche
,
guidata
per
l’
Italia
da
Maria
Corda
Costa
,
Leang
,
Meschieri
,
Visalberghi
(
«
Paese
sera
Scuola
»
,
16
.
10
.
73
)
.
[9]
Nell’
oscuro
quadro
offerto
dalla
scuola
italiana
la
parte
più
nera
risultò
quella
dell’
educazione
scientifica
.
[10]
Mediocre
o
insufficiente
in
tutto
il
resto
,
la
scuola
italiana
è
pessima
quanto
a
capacità
di
garantire
una
decente
educazione
scientifica
ai
suoi
allievi
.
[11]
Un
lampo
di
luce
[12]
Eppure
,
proprio
in
questa
parte
del
quadro
scolastico
dove
si
addensano
di
più
le
tinte
nere
,
c’
è
un
lampo
di
luce
,
Maria
Corda
Costa
,
presentando
i
risultati
dell’
inchiesta
,
non
mancò
di
segnalarlo
sia
parlando
a
Roma
sia
durante
il
convegno
di
Ferrara
su
scuola
e
scienza
(
«
Paese
sera
»
,
2
.
11
.
73
)
.
[13]
Come
ricordò
la
Corda
Costa
,
negli
istituti
industriali
,
nonostante
vi
agiscano
numerosi
fattori
negativi
,
gli
allievi
raggiungono
tuttavia
nel
campo
dell’
educazione
scientifica
risultati
insperatamente
migliori
.
[14]
I
più
bassi
livelli
socioculturali
di
provenienza
,
la
minor
preparazione
in
altri
campi
collaterali
dell’
educazione
,
deve
evidentemente
essere
compensata
da
qualche
altro
fattore
potentemente
positivo
perché
si
possano
spiegare
i
buoni
risultati
che
gli
allievi
dell’
industriale
raggiungono
nel
campo
scientifico
.
[15]
Probabilmente
,
questo
fattore
deve
individuarsi
nella
maggiore
sperimentalità
,
fattualit
,
operatività
insite
nella
pratica
didattica
degli
istituti
industriali
.
[16]
«
Lè
»
,
disse
testualmente
Maria
Corda
Costa
con
simpatica
colloquialità
,
«
le
cose
le
fanno
con
le
mani
,
e
perciò
le
imparano
veramente
»
.
[17]
Non
c’
è
dubbio
che
nella
nostra
scuola
il
ruolo
della
manualità
è
ignorato
,
anzi
calpestato
.
[18]
Del
resto
,
non
si
tratta
di
un
fatto
soltanto
scolastico
e
soltanto
italiano
.
[19]
Anche
nella
cultura
e
nelle
scuole
di
altri
paesi
,
se
pure
in
proporzioni
minori
,
domina
il
verbalismo
.
[20]
Domina
cioè
una
spropositata
confidenza
nel
valore
della
parola
(
sia
lecito
a
un
linguista
dirlo
)
.
[21]
Si
ritiene
che
sapere
una
cosa
coincida
in
larga
misura
col
saperne
parlare
.
[22]
In
tutto
l’
Occidente
,
il
santo
protettore
della
gioventù
studiosa
non
dovrebbe
essere
Tommaso
,
ma
piuttosto
quell’
Isidoro
,
vescovo
di
Siviglia
,
che
alle
soglie
del
Medio
evo
scriveva
in
una
sua
opera
enciclopedica
:
[23]
«
Il
nome
si
chiama
così
in
quanto
è
come
un
notame
,
perché
col
suo
suono
ci
fa
note
le
cose
.
Se
infatti
non
si
conosce
il
nome
,
si
perde
la
cognizione
delle
cose
»
.
[24]
Certamente
,
nella
nostra
tradizione
di
pensiero
e
di
scienze
esistono
momenti
luminosi
in
cui
il
verbalismo
ha
ricevuto
fieri
colpi
.
[25]
Montaigne
,
Galilei
,
Vico
hanno
avuto
bene
chiaro
il
valore
della
fattualità
.
[26]
Ma
non
sono
riusciti
a
intaccare
il
predominio
sfrenato
della
verbalità
nella
pratica
scolastica
.
[27]
Quando
parliamo
di
predominio
sfrenato
della
verbalità
,
non
vogliamo
certo
negare
la
portata
che
il
possesso
delle
forme
linguistiche
ha
nell’
organizzazione
di
tutta
la
nostra
esperienza
.
[28]
Un
medico
e
psicologo
sovietico
,
Lurija
,
ha
scritto
uno
straordinario
libretto
pubblicato
dagli
Editori
riuniti
.
[29]
Si
chiama
Un
mondo
perduto
e
ritrovato
ed
è
costruito
riportando
e
commentando
il
diario
di
un
ufficiale
sovietico
ferito
in
guerra
alla
testa
e
colpito
da
gravi
disturbi
della
parola
e
del
comportamento
.
[30]
Curato
da
Lurija
,
l’
ufficiale
riconquista
lentamente
gran
parte
del
mondo
del
linguaggio
e
,
con
questo
,
del
mondo
stesso
.
[31]
Attraverso
la
lettura
del
diario
e
dei
sobri
commenti
del
grande
neuropsicologo
e
neurolinguista
sovietico
noi
seguiamo
non
soltanto
un’
eccezionale
avventura
individuale
,
ma
un’
esplosione
affascinante
dei
legami
profondi
tra
la
manualità
e
,
più
in
generale
,
capacità
di
controllo
del
proprio
corpo
e
la
verbalità
.
[32]
I
legami
operano
nei
due
sensi
:
l’
ufficiale
ritrova
le
parole
a
mano
a
mano
che
recupera
la
capacità
di
controllo
corporeo
,
e
la
riconquista
della
capacità
di
orientarsi
,
percepire
,
muoversi
in
modo
finalizzato
(
piantando
chiodi
,
piallando
,
lavorando
ecc
.
)
.
[33]
Lurija
è
tornato
su
questo
argomento
anche
in
altri
lavori
,
dai
quali
si
ricava
che
la
capacità
di
costruire
una
frase
,
di
«
predicare
»
,
è
strettamente
e
profondamente
collegata
alla
capacità
di
compiere
gesti
ordinati
.
[34]
Attraverso
la
ordinata
scansione
di
gesti
molto
semplici
(
come
poggiare
prima
uno
e
poi
un
altro
pezzetto
di
carta
su
un
tavolo
)
i
malati
inizialmente
capaci
di
dire
solo
parole
isolate
,
ma
non
di
connetterle
in
frasi
anche
assai
semplici
,
arrivano
a
riconquistare
questa
capacità
di
collegamento
,
la
capacità
che
grammatici
e
linguisti
chiamano
sintassi
.
[35]
Del
resto
,
nei
casi
di
ritardo
nell’
acquisizione
del
linguaggio
e
di
turbe
del
comportamento
linguistico
infantile
,
le
cure
appropriate
non
puntano
sulla
correzione
diretta
e
specifica
degli
errori
di
pronunzia
,
scrittura
,
lettura
e
verbalizzazione
.
[36]
Esse
sono
piuttosto
terapie
indirette
e
generali
,
esercizi
e
giochi
che
educano
al
controllo
e
al
ritmo
dei
movimenti
.
[37]
Per
esempio
la
dislessia
,
che
due
bravi
psicologi
francesi
,
Arlette
Bourcier
e
Roger
Mucchilelli
,
hanno
chiamato
«
la
malattia
del
secolo
»
,
si
cura
soprattutto
addestrando
di
operazioni
utili
che
esigono
una
forte
coordinazione
di
movimenti
(
come
l’
apparentemente
banale
allacciarsi
le
scarpe
)
.
[38]
I
casi
rammentati
vanno
tutti
nella
stessa
direzione
.
[39]
Il
parlare
non
è
qualche
cosa
di
distante
dalla
manualità
e
dalle
azioni
che
compiamo
nel
nostro
colpo
.
[40]
Esistono
connessioni
profonde
tra
capacità
di
coordinare
i
movimenti
per
fare
qualcosa
e
capacità
di
porre
,
affrontare
e
risolvere
i
problemi
del
capire
e
farsi
capire
producendo
delle
frasi
.
[41]
Non
tutto
è
chiaro
nei
dettagli
,
circa
le
connessioni
tra
sviluppo
delle
capacità
verbali
e
manualità
:
ma
ne
sappiamo
abbastanza
per
mettere
in
crisi
la
convinzione
tradizionale
secondo
cui
la
manualità
e
verbalità
son
mondi
separati
,
sicché
da
una
parte
stanno
i
«
vili
meccanici
»
che
faticano
e
agiscono
,
dall’
altra
i
«
discorsivi
»
e
gli
«
intellettuali
»
che
parlano
e
meditano
.
[42]
In
questo
senso
,
dobbiamo
certamente
rivalutare
radicalmente
il
ruolo
della
educazione
manuale
e
fisica
,
nel
generale
processo
educativo
,
dappertutto
e
specialmente
nella
iperverbalistica
scuola
italiana
.
[43]
Perciò
,
vanno
approvate
le
parole
già
ricordate
del
rapporto
del
CENSIS
.
[44]
Ma
proprio
per
l’
estrema
delicatezza
e
importanza
delle
questioni
che
quelle
parole
coinvolgono
dobbiamo
anche
stare
attenti
a
evitare
possibili
equivoci
.
[45]
Se
leggiamo
l’
affermazione
del
CENSIS
nel
suo
contesto
c’
è
di
che
preoccuparsi
.
[46]
Dice
il
testo
del
rapporto
:
[47]
«
È
assurdo
che
la
scuola
italiana
persegua
di
fatto
un
processo
educativo
teso
ad
estraniare
la
maggior
parte
degli
adolescenti
dalla
pratica
del
lavoro
manuale
…
»
.
[48]
Giusto
,
fin
qui
.
[49]
Ma
leggiamo
il
seguito
:
[50]
«
…
e
che
avalli
i
processi
di
mobilità
consistenti
nella
fuga
dalla
condizione
operaia
,
contadina
,
artigiana
,
imprenditoriale
»
.
[51]
Sono
parole
di
colore
oscuro
.
[52]
E
l’
ambiguità
aumenta
ancora
leggendo
poco
oltre
che
«
le
grandi
aziende
temono
difficoltà
nel
reclutamento
di
giovani
operai
negli
anni
futuri
»
.
[53]
A
questo
mondo
non
si
può
stare
mai
tranquilli
.
[54]
Dunque
,
l’
elogio
della
manualità
,
che
viene
fuori
dalla
cultura
scientifica
più
avanzata
,
rischia
di
essere
doppio
.
[55]
Vi
è
un
elogio
della
manualità
che
si
può
e
si
deve
fare
per
scuotere
la
«
classe
dei
colti
»
dalla
sue
convinzioni
intellettualistiche
,
e
cioè
,
per
farle
recuperare
la
coscienza
della
interdipendenza
tra
le
attività
dell’
uomo
e
per
avviare
nel
concreto
della
pratica
educativa
il
superamento
della
separazione
tra
attività
«
meccaniche
»
o
manuali
e
attività
«
liberali
»
o
intellettuali
.
[56]
Sconsiderata
sicurezza
[57]
E
vi
è
un
ambiguo
elogio
della
manualità
,
un
elogio
ridotto
a
foglia
di
fico
delle
vergogne
dei
padroni
.
[58]
I
padroni
vedono
in
crisi
i
loro
«
modelli
di
sviluppo
»
,
la
«
american
way
of
life
»
,
e
le
altre
cose
di
cui
ci
parlarono
con
tanta
sconsiderata
sicurezza
negli
anni
cinquanta
e
sessanta
.
[59]
E
,
per
riparare
alla
crisi
,
commissionano
elogi
della
manualità
nella
speranza
di
arrestare
il
processo
di
crescita
culturale
e
scolare
della
nostra
società
,
e
di
continuare
a
trovare
buoni
villici
e
bravi
artieri
disponibili
(
«
senza
tante
chiacchiere
»
)
al
«
reclutamento
»
delle
«
grandi
aziende
»
.
[60]
In
una
società
come
la
nostra
,
dove
un
cittadino
su
tre
non
ha
nemmeno
l’
istruzione
elementare
(
dunque
,
è
vincolato
alla
manualità
‘
per
forza
)
,
dove
quattro
su
dieci
hanno
una
istruzione
appena
elementare
(
dunque
,
sono
relegati
anche
loro
tra
i
«
vili
meccanici
»
)
,
dove
,
ancora
nel
1973
,
il
trenta
per
cento
dei
ragazzi
non
finisce
la
scuola
dell’
obbligo
e
,
va
a
finire
in
questa
categoria
,
l’
elogio
della
manualità
fatto
nel
rapporto
CENSIS
suona
assai
ambiguo
,
quasi
ironico
.
[61]
La
grammatica
delle
mani
è
importante
svilupparla
perché
da
essa
e
con
essa
si
sviluppa
la
grammatica
delle
parole
e
cresce
l’
intelligenza
umana
.
[62]
Così
come
ne
parla
il
CENSIS
può
sembrare
invece
che
sia
importante
soltanto
per
tappare
la
bocca
e
legare
le
mani
a
contadini
e
operai
.
[63]
Ci
auguriamo
che
queste
affermazioni
siano
infondate
.
[64]
E
che
gli
estensori
del
rapporto
CENSIS
possano
dimostrare
coi
fatti
(
delle
parole
c’
è
poco
da
fidarsi
)
che
il
loro
elogio
della
manualità
non
sta
dalla
parte
delle
vergogne
di
lor
signori
.
Text view
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Paragraph view