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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
25
novembre
1961
more header data
[1]
Dischi
orari
[2]
Le
recenti
discussioni
sulla
legittimità
dell’
imposizione
del
disco
orario
da
parte
delle
amministrazioni
comunali
hanno
portato
a
galla
anche
una
forma
sbagliata
,
i
«
dischi-orario
»
.
[3]
Evidentemente
orario
può
essere
sia
aggettivo
sia
sostantivo
,
ma
in
questo
caso
la
locuzione
disco
orario
voleva
indicare
il
disco
«
che
serve
a
misurare
le
ore
»
(
anzi
,
di
solito
,
un’
ora
)
.
[4]
Ma
il
popolo
che
conosce
poco
e
male
orario
come
aggettivo
,
e
a
cui
invece
sono
familiari
gli
orari
delle
ferrovie
e
simili
,
intese
la
locuzione
come
«
disco
che
indica
l’
orario
»
,
da
cui
il
plurale
dischi-orario
.
[5]
La
stessa
cosa
,
del
resto
,
era
avvenuta
anni
fa
a
Roma
,
quando
l’
azienda
tranviaria
aveva
messo
in
vigore
biglietti
che
avevano
la
durata
di
un’
ora
:
mentre
il
nome
ufficiale
era
biglietti
orari
,
le
persone
meno
colte
parlavano
di
biglietti-orario
o
di
biglietti
a
orario
.
[6]
E
altri
fraintendimenti
analoghi
sono
dovuti
alla
stessa
causa
:
l’
uso
fatto
dalla
burocrazia
di
un
vocabolo
poco
intelligibile
perché
troppo
dotto
.
[7]
Nella
Trieste
asburgica
il
molo
che
era
stato
anticamente
battezzato
con
l’
epiteto
di
molo
Giuseppino
era
chiamato
dal
popolo
molo
Giuseppina
,
perché
l’
aggettivo
Giuseppino
era
troppo
dotto
per
essere
inteso
.
[8]
Tornando
al
disco
orario
,
se
dobbiamo
adoperarlo
al
plurale
diciamo
dischi
orari
(
come
diciamo
fusi
orari
)
e
non
dischi-orario
.
[9]
Pennichella
[10]
Un
paio
di
volte
,
a
pochi
giorni
di
distanza
,
il
«
Corriere
»
ha
adoperato
la
parola
pennichella
;
e
qualche
lettore
,
dopo
aver
cercato
invano
nei
vocabolari
correnti
,
me
ne
chiede
notizia
.
[11]
È
vero
che
bastava
guardare
nel
Dizionario
moderno
del
Panzini
o
nel
Vocabolario
romanesco
del
Chiappini
per
trovare
risposta
al
quesito
,
e
apprendere
che
pennichella
vuol
dire
a
Roma
«
pisolino
»
e
che
ha
origine
dal
verbo
pendere
:
si
allude
cioè
alla
testa
di
uno
che
,
facendo
la
siesta
seduto
,
la
lascia
pendere
di
qua
o
di
là
.
[12]
L’
immagine
stessa
,
del
resto
,
quantunque
non
immediatamente
perspicua
,
sta
a
fondamento
di
appisolarsi
,
pisolino
ecc
.
:
si
tratta
di
derivati
dell’
aggettivo
latino
pensilis
.
[13]
Fare
un
pisolino
è
insomma
identico
,
sia
per
il
significato
,
sia
per
l’
etimologia
sia
per
la
connotazione
affettivamente
scherzosa
,
a
fare
una
pennichella
.
[14]
Si
ha
dunque
il
diritto
di
adoperare
l’
espressione
romanesca
in
luogo
di
quella
toscana
?
[15]
Problema
che
si
affacciava
già
qualche
secolo
fa
,
che
l’
avvento
di
Roma
capitale
ha
reso
più
vivo
,
e
che
ora
la
letteratura
dialettaleggiante
e
il
cinema
colorito
romanesco
hanno
reso
addirittura
scottante
.
[16]
Secondo
me
,
i
dialettalismi
sono
senz’
altro
accettabili
in
quanto
indichino
oggetti
peculiari
di
un
luogo
:
le
staccionate
dell’
Agro
romano
non
avevano
un
termine
corrispondente
in
lingua
,
e
si
è
fatto
bene
a
chiamarle
così
.
[17]
L’
autore
d’
un
copione
teatrale
o
cinematografico
può
essere
indotto
a
adoperare
qualche
parola
dialettale
per
«
color
locale
»
:
un
popolano
romanesco
che
parli
di
scucchia
invece
che
di
bazza
nel
senso
di
«
mento
allungato
»
o
di
pennichella
anziché
di
pisolino
avrà
una
certa
giustificazione
.
[18]
Ma
non
altrettanto
giustificato
riterrei
un
romanziere
che
adoperasse
queste
parole
non
mettendole
in
bocca
si
suoi
personaggi
bensì
scrivendole
in
persona
propria
.
[19]
In
ambedue
le
coppie
di
parole
non
vedo
diversità
né
di
connotazione
:
pisolino
e
bazza
non
sono
più
sentiti
come
toscanismi
,
ma
hanno
acquistato
un
loro
legittimo
posto
nel
lessico
comune
a
tutta
la
nazione
:
e
aumentare
quella
che
il
Manzoni
chiamava
la
«
funesta
ricchezza
»
della
nostra
lingua
certamente
non
le
giova
.
[20]
Féerique
[21]
Trovare
l’
esatta
traduzione
di
un
vocabolo
forestiero
è
alle
volte
cosa
facile
e
ovvia
;
altre
volte
si
deve
a
un
felice
intuito
,
che
può
tardare
qualche
decennio
a
manifestarsi
.
[22]
Quando
Giovanni
Rajberti
,
il
medico-scrittore
caro
non
soltanto
ai
milanesi
,
descrisse
nel
1857
in
chiave
umoristica
nel
suo
Viaggio
di
un
ignorante
le
avventure
di
un
viaggio
a
Parigi
,
si
trovò
alle
prese
con
un
aggettivo
relativamente
nuovo
,
perché
nato
poco
più
di
vent’
anni
prima
,
féerique
:
e
si
rassegnò
a
dichiararlo
intraducibile
:
«
uno
spettacolo
féerique
:
parola
che
non
si
può
adeguatamente
tradurre
,
perché
fu
inventata
dai
parigini
per
la
sola
Parigi
»
.
[23]
Parola
parigina
in
questo
senso
:
dal
vecchio
significato
di
féerie
«
mondo
fantastico
in
cui
regnano
le
fate
»
(
che
già
nel
Settecento
il
Salvini
aveva
tentato
di
tradurre
con
fateria
)
si
era
svolto
in
età
romantica
a
Parigi
un
significato
nuovo
:
quello
di
spettacolo
teatrale
in
cui
apparivano
in
scena
fate
,
maghi
e
simili
;
e
poco
dopo
se
n’
era
tratto
l’
aggettivo
féerique
.
[24]
I
vocabolari
bilingui
dell’
ultimo
Ottocento
(
come
il
Ghiotti
maggiore
)
non
sanno
tradurlo
che
con
magico
,
incantevole
,
mirabilmente
bello
,
cioè
si
fermano
al
pressappoco
.
[25]
E
ancora
qualche
anno
fa
Bruno
Barilli
non
seppe
far
meglio
che
adattare
la
parola
feerico
:
assai
male
,
perché
chi
legge
il
vocabolario
senza
conoscere
quello
francese
,
non
è
in
grado
di
capirlo
.
[26]
Ma
intanto
era
sorto
in
italiano
l’
aggettivo
fiabesco
(
che
mancava
ancora
al
Tommaseo
e
al
Petrocchi
)
:
Eugenio
Checchi
(
Tom
)
parlava
nel
1920
di
un
«
giardino
fiabesco
»
.
[27]
E
a
qualcuno
venne
in
mente
che
féerie
è
uno
spettacolo
di
fare
,
uno
spettacolo
da
fiaba
,
la
corrispondenza
tra
féerique
e
fiabesco
è
quasi
perfetta
.
[28]
Anche
fantasmagorico
può
andare
abbastanza
bene
per
rendere
féerique
,
ma
senza
che
si
alluda
altrettanto
nettamente
alle
fate
o
alle
fiabe
:
basti
ricordare
che
il
nome
di
fantasmagoria
fu
coniato
a
Londra
nel
1802
per
indicare
uno
spettacolo
di
illusioni
ottiche
prodotto
per
mezzo
di
una
specie
di
lanterna
magica
.
[29]
Bruno
Migliorini
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