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Fratelli e sorelle
Un lettore, meravigliandosi di vedere che nei necrologi in un elenco di fratelli sono incluse anche delle sorelle, mi domanda se in italiano non esista una parola che indichi complessivamente i fratelli e le sorelle. La parola c’è, ed è germani: ma essa è così strettamente limitata all’uso giuridico che nell’uso comune farebbe meraviglia: si preferisce perciò usare il maschile come nome complessivo includente anche il femminile.
Virtualmente, insomma, la parola esiste, ma praticamente non si adopera: e la mancanza è particolarmente sentita dai tedeschi, per cui invece Geschwister è usuale (molto meno dagli inglesi, per cui la parola corrispondente, sibling, è così rara che i dizionari di media e piccola mole nemmeno la registrano). Si pensi del resto, quanto è più frequente fraterno in confronto col rarissimo sororale: cioè anche parlando di una sorella (oltre che dei fratelli e delle sorelle insieme considerati) si può usare fraterno.
Anche per indicare complessivamente i figli e le figlie non abbiamo altro termine che figli (mentre in latino si diceva liberi, e in tedesco si dice Kinder). Se poi si vuol parlare di un re e di una regina insieme gli spagnoli dicono los reyes (cioè «i re»), mentre noi ricorriamo a un espediente diverso, e diciamo i reali.
Insomma è vano pretendere dalle lingue una regolarità assoluta: persino in molti casi in cui essa si potrebbe avere, accade che l’uso corrente non l’accetti.
Crioscopia
La crioscopia è, secondo la definizione del Dizionario enciclopedico italiano dell’Istituto Treccani, quella «parte della chimica fisica che studia i fenomeni relativi al congelamento delle soluzioni» (e un breve articolo sull’argomento, siglato da Enrico Fermi, era già contenuto anche nell’Enciclopedia Italiana). Adolfo Oxilia nella rubrica linguistica del Popolo si domanda se la parola possa anche bastare per quei procedimenti che tendono ad ottenere dal mare acqua non salata valendosi anziché della distillazione, della congelazione: e conclude ovviamente che no.
Forse un nome adatto potrebbe essere quello di criòlisi «separazione per mezzo del gelo». Ma non tanto importa la soluzione di questo singolo problema «glottotecnico», quanto la possibilità di istituire una regolare collaborazione tra scienziati e tecnici da una parte, e linguisti dall’altra. Non basta che uno scienziato o un tecnico che ha bisogno di esprimere una nuova nozione ricorra ai vocabolari o ad un professore di lettere (il quale può avere tutt’altri interessi): bisogna che egli con l’aiuto di un tecnico della lingua consideri il termine nell’ambito di tutte le parole analoghe, veda se esso non sia già stato adoperato in un altro significato, si preoccupi della forma che esso assumerebbe in altre lingue. D’altra parte ci rendiamo ben conto che spesso la stampa tecnica ha molta urgenza di render conto delle invenzioni, dei procedimenti, degli apparecchi che compaiono all’estero, e quindi non è disposta ad aspettar troppo a lungo, a costo di recar danno alla lingua.
Ricordando, in una di queste noterelle, che esiste in Francia un «Comité d’études des termes français», auspicavamo un’analoga iniziativa italiana: e anzi proprio un caso come questo ci mostra che molti dei problemi non si limitano ad una lingua soltanto, ma esigono soluzioni parallele per tutte le lingue occidentali.
Guardrail-Guardastrada
La parola guardrail, che già esisteva da un pezzo in inglese con significati esclusivamente tecnici (specie quello di «controrotaia», cioè «rotaia di protezione», il pezzo di verga ferroviaria collocata all’interno delle rotaie in punti dove un deragliamento sarebbe facile) è rimasta ignota in Italia, finché non ci è giunta con il nuovo significato estensivo di barriera di metallo o di materia plastica collocata in punti difficili delle strade specialmente delle autostrade per evitare ai veicoli di uscire dalla carreggiata.
Come rendere il termine in italiano? barriera di protezione è troppo lungo e può indicare anche altri tipi di difesa. Si potrebbe forse ricorrere a un composto di para, visto che queste moderne barriere sostituiscono in qualche modo i vecchi pericolosi paracarri, ma parabordo stradale, come qualcuno ha detto, è assai discutibile (non solo per la lunghezza dell’espressione, ma perché bordo va possibilmente riservato all’uso marittimo). Lasceremo all’uso commerciale l’orrendo sicurvia, composto in oltraggio alle regole dei composti (tano più che, se non erro, si tratta di un marchio, cioè di un temine «privato», che non può essere accolto nell’uso con valore generico).
Mi pare che guardastrada risponda bene a tutti i requisiti, e che la somiglianza del primo elemento con la parola straniera da sostituire, agevoli il passaggio dall’uno all’atro termine. Qualcuno potrebbe trovar da ridire sul fatto che i guardarails non «proteggono la strada», ma impediscono alle macchine di uscirne: ma che non si debba sottilizzare a questo riguardo lo sosteneva già il Manzoni nel Sentir messa, proprio difendendo un altro composto con guarda, e cioè guardamacchie, contro il Monti che avrebbe voluto sostituirlo con guardagrilletto, per indicare quel pezzo metallico che nelle armi da fuoco portatili tien riparato il grilletto.
Comunque il coltello per il manico ce l’hanno i tecnici della strada: se essi vorranno accogliere il suggerimento, la parola farà presto ad attecchire.
Bruno Migliorini
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