Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
24
gennaio
1961
more header data
[1]
Ancora
degli
accenti
[2]
Dicevamo
un’
altra
volta
che
l’
accentare
le
parole
italiane
sdrucciole
e
bisdrucciole
–
e
in
modo
speciale
i
cognomi
e
i
toponimi
–
sarebbe
cosa
desiderabile
,
ma
molto
meno
semplice
di
quel
che
sembra
a
prima
vista
.
[3]
Anche
più
difficile
sarebbe
applicare
un’
analoga
regola
alle
parole
straniere
.
[4]
C’
è
anzitutto
una
ragione
generale
,
e
cioè
che
l’
accento
grafico
(
o
la
mancanza
di
esso
)
per
alcune
lingue
è
una
precisa
norma
ortografica
.
[5]
Se
schiviamo
Màdrid
o
Ferrèr
in
luogo
di
Madrid
e
Ferrer
,
diamo
sì
un
consiglio
utile
al
lettore
italiano
,
ma
veniamo
meno
alle
norme
della
grafia
spagnola
.
[6]
E
fin
qui
il
male
non
sarebbe
tanto
grave
,
perché
l’
accento
grafico
spagnolo
indica
come
il
nostro
la
posa
della
voce
.
[7]
Per
il
francese
non
c’
è
bisogno
,
naturalmente
,
di
aggiungere
accenti
tonici
,
perché
tutti
sanno
che
la
posa
della
voce
cade
sull’
ultima
vocale
della
parola
,
salvo
che
sulla
e
finale
:
ma
il
valore
che
gli
accenti
acuti
e
gravi
hanno
in
quella
lingua
sono
del
tutto
diversi
da
quelli
che
hanno
gli
accenti
italiani
,
mirando
specialmente
ad
indicare
i
diversi
valori
della
vocale
e
.
qualche
tempo
fa
alla
radio
un
annunciatore
lesse
il
nome
dell’
eccentrica
amica
di
Leopoldo
II
,
Cléo
de
Mérode
,
anziché
correttamente
alla
francese
,
cioè
con
l’
accento
sui
due
o
,
erroneamente
con
l’
accento
sui
due
e
:
come
se
qualcuno
gli
avesse
preparato
il
testo
«
all’
italiana
»
,
per
agevolargli
la
lettura
.
[8]
Gravi
teoricamente
(
ma
molto
meno
gravi
in
pratica
,
perché
nell’
uso
giornalistico
gli
accenti
spesso
spariscono
)
sono
anche
i
problemi
concernenti
i
nomi
cèchi
e
ungheresi
,
perché
nell’
ortografia
di
quelle
lingue
gli
accenti
indicano
un’
altra
cosa
ancora
:
non
la
posa
della
voce
,
non
il
timbro
delle
e
,
ma
la
lunghezza
delle
vocali
.
[9]
Insomma
,
aggiungiamo
gli
accenti
sì
,
dove
possiamo
;
ma
ricordiamoci
che
in
conseguenza
dell’
abitudine
di
riprodurre
la
grafia
e
non
la
pronuncia
dei
nomi
stranieri
,
per
questi
l’
espediente
può
essere
solo
parziale
e
approssimativo
.
[10]
Kennedy
[11]
Sono
passati
i
tempi
dell’
«
onomatomanzia
»
,
che
cercava
di
trarre
dai
nomi
presagi
sul
carattere
della
persona
:
ma
rimane
viva
la
curiosità
etimologica
.
[12]
E
se
in
Eisenhower
è
facile
(
ricordando
l’
ascendenza
svizzero-tedesca
del
generale
)
riconoscere
un
«
batti-ferro
»
,
se
per
Nixon
è
ovvio
che
si
tratta
di
un
Nick-son
cioè
«
figlio
di
Nicola
»
(
come
i
nostri
Colini
,
Coletti
o
Colussi
)
,
per
Kennedy
l’
interpretazione
è
meno
facile
.
[13]
Infatti
il
cognome
,
come
è
noto
,
è
di
origine
irlandese
,
e
ben
pochi
sono
i
competenti
nella
difficile
lingua
irlandese
:
tanto
più
che
bisogna
ricorrere
alla
fasi
più
antiche
,
perché
la
parola
non
è
più
intelligibile
nella
lingua
moderna
.
[14]
La
forma
più
antica
era
Cennétig
,
Ceinnéidigh
,
che
vuol
dire
«
brutta
testa
»
.
[15]
Strana
etimologia
del
cognome
di
uno
che
ha
certo
guadagnato
molti
voti
per
la
sua
faccia
simpatica
!
[16]
Invece
,
malgrado
le
apparenze
,
il
cognome
Kennedy
non
ha
nulla
a
che
fare
con
il
prenome
Kenneth
,
che
fu
portato
dai
primi
re
scozzesi
nel
nono
secolo
,
ed
ora
è
piuttosto
frequente
in
Inghilterra
e
negli
Stati
Uniti
,
nelle
famiglie
di
origine
scozzese
.
[17]
Nostalgia
[18]
Abbiamo
letto
qualche
tempo
fa
di
un
operaio
di
Cosenza
trasportato
da
Norimberga
a
Napoli
in
aereo
perché
s’
era
ammalato
di
nostalgia
.
[19]
La
cosa
può
fare
un
po’
di
meraviglia
ora
che
nell’
uso
corrente
la
parola
indica
un
sentimento
che
può
essere
forte
ma
non
lacerante
(
oltre
all’
uso
politico
di
nostalgico
per
i
fautori
di
un
regime
tramontato
)
.
[20]
Eppure
il
nome
nella
sua
prima
origine
voleva
proprio
indicare
una
malattia
.
[21]
Lo
coniò
un
alsaziano
di
Mulhouse
Johannes
Hofer
:
come
argomento
della
sua
tesi
di
laurea
,
sostenuta
a
Basilea
nel
1688
,
il
futuro
medico
aveva
scelto
quella
malattia
che
coglieva
non
di
rado
gli
svizzeri
durante
il
loro
servizio
militare
in
eserciti
stranieri
.
[22]
Nella
tesi
latina
il
nome
popolare
di
Heimweh
(
«
dolore
,
male
della
patria
»
)
sembrò
al
laureando
o
ai
suoi
maestri
troppo
solenne
,
ed
egli
pensò
bene
di
fare
quel
che
spessissimo
si
fa
nel
completare
la
terminologia
medica
:
lo
tradusse
in
greco
.
[23]
Anzi
,
esitò
un
poco
e
propose
ben
tre
nomi
composti
:
nostomania
,
philopatridomania
,
e
nostalgia
,
preferendo
infine
quest’
ultima
forma
(
da
nostos
–
ritorno
,
e
algos
–
dolore
)
nel
titolo
della
dissertazione
.
[24]
Così
,
per
quasi
due
secoli
i
medici
inclusero
nei
loro
trattati
la
descrizione
dei
sintomi
della
malattia
identificata
dal
medico
alsaziano
.
[25]
Le
persone
che
ne
erano
còlte
si
facevano
man
mano
mute
,
svogliate
,
nemiche
della
compagnia
:
e
senza
un
pronto
cambiamento
di
aria
c’
era
persino
chi
ne
moriva
.
[26]
E
non
solo
il
Tommaseo
,
ma
ancora
il
Petrocchi
(
alla
fine
,
dunque
,
del
secolo
scorso
)
consideravano
nostalgia
e
nostalgico
come
termini
di
medicina
.
[27]
Ma
intanto
gli
scrittori
si
erano
impadroniti
del
vocabolo
(
nel
1874
il
Carducci
intitolava
Nostalgia
un
poemetto
delle
Rime
nuove
)
;
e
col
divulgarsi
di
esso
l’
idea
di
malattia
e
quella
di
ritorno
sfumarono
in
quelle
di
una
vaga
malinconia
e
un
tenue
rimpianto
.
[28]
Non
tanto
,
tuttavia
,
che
la
parola
non
possa
talvolta
riprendere
il
suo
preciso
significato
originario
.
[29]
Bruno
Migliorni
Text view
•
Paragraph view