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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
23
ottobre
1962
more header data
[1]
Un
sapore
vispo
[2]
La
lingua
pubblicitaria
in
questi
ultimi
tempi
sta
diffondendo
un
significato
nuovo
delle
parole
vispo
ed
allegro
:
ha
cominciato
cioè
ad
applicarle
al
gusto
,
e
ci
parla
di
«
formaggi
dal
gusto
vispo
»
,
di
polveri
per
acqua
da
tavola
«
allegra
»
.
[3]
Un
garbato
moralista
,
appellandosi
al
settimo
tomo
del
Vocabolario
del
Tramater
,
«
con
macchioline
gialle
–
grato
segno
del
tempo
–
e
il
relitto
di
una
tarma
schiacciato
nella
prima
pagina
»
trova
che
nel
1840
l'
italiano
non
conosceva
questo
significato
;
e
non
ne
dubitiamo
:
sapevamo
già
che
fino
a
due
o
tre
anni
fa
questa
metafora
non
si
adoperava
.
[4]
Ma
volerne
concludere
che
non
essendo
registrata
non
dev'
essere
usata
,
è
veramente
troppo
.
[5]
Anche
il
silenzio
verde
del
Carducci
o
l'
azzurro
squillante
di
Soffici
o
le
montagne
che
si
dilatano
in
sorsi
d'
ombra
di
Ungaretti
o
gli
altri
innumerevoli
scambi
tra
l'
uno
e
l'
altro
dei
sensi
(
le
«
sinestesie
»
)
non
troverebbero
riscontro
nei
vocabolari
.
[6]
È
ben
registrata
,
invece
,
la
storia
di
austero
,
che
ha
fatto
già
anticamente
il
cammino
opposto
di
quello
che
fa
oggi
vispo
.
[7]
Prima
austero
si
riferiva
soltanto
a
un
gusto
aspro
,
acerbo
(
il
Tasso
in
un
dialogo
parla
del
vino
vecchio
che
«
perdendo
la
dolcezza
,
acquista
quella
forza
piena
d'
austerità
che
egli
chiama
amaritudine
»
)
:
oggi
invece
austero
e
austerità
hanno
,
si
può
dire
,
perduto
questo
significato
proprio
,
e
serbano
solo
il
significato
morale
.
[8]
Può
,
sì
,
dispiacere
che
questa
metafora
per
sinestesia
non
sia
originale
,
ma
sia
un
ricalco
dall'
inglese
brisk
,
e
può
dispiacere
che
essa
giunga
alla
lingua
comune
non
per
la
via
regia
dell'
alta
letteratura
,
ma
per
mezzo
del
linguaggio
pubblicitario
,
che
ha
divulgato
e
divulga
tante
parole
orrendamente
foggiate
.
[9]
Ma
in
questo
caso
la
metafora
mi
sembra
perspicua
e
suggestiva
:
dunque
pienamente
legittima
.
[10]
Gorilla
[11]
Nel
Periplo
di
Annone
il
Navigatore
si
legge
di
certi
esseri
selvatici
,
per
lo
più
femmine
,
da
lui
incontrati
in
un'
isola
presso
la
costa
africana
,
che
si
chiamavano
gorille
:
se
fossero
pigmei
o
babbuini
o
scimpanzé
,
non
sappiamo
dire
.
[12]
Quando
un
missionario
inglese
,
il
Savage
,
sulle
coste
del
Gabon
,
incontrò
nel
1847
delle
scimmie
antropomorfe
,
pensò
bene
di
dar
loro
il
nome
scientifico
di
Troglodytes
gorilla
,
che
successivamente
i
naturalisti
promossero
da
nome
di
specie
a
nome
di
genere
.
[13]
Ma
,
per
qualche
decennio
,
il
nome
in
Italia
oscillò
fra
la
gorilla
,
il
gorillo
e
il
gorilla
,
finché
quest'
ultimo
prevalse
.
[14]
E
il
nome
,
oltre
a
designare
propriamente
la
grossa
scimmia
,
fu
presto
metaforicamente
applicato
a
uomini
brutti
e
antipatici
,
o
sregolati
nella
sensualità
.
[15]
Ma
ora
la
politica
si
è
impadronita
del
nome
,
e
da
una
parte
e
dall'
altra
dell'
Atlantico
sono
spuntati
due
altri
significati
:
in
Francia
sono
chiamati
gorilles
(
da
pronunciare
gorìy
)
gli
alti
e
robusti
agenti
preposti
alla
sicurezza
del
presidente
De
Gaulle
;
mentre
in
Argentina
i
gorilas
sono
,
come
si
sa
,
i
membri
di
uno
dei
partiti
che
si
contendono
il
potere
.
[16]
Venusiano
[17]
La
frequenza
con
cui
i
giornali
ci
danno
notizia
della
sonda
,
spaziale
in
viaggio
verso
Venere
sta
introducendo
nell'
uso
comune
l'
aggettivo
venusiano
:
e
c'
è
timore
che
esso
arrivi
a
imporsi
,
benché
pessimamente
formato
.
[18]
È
ovvio
che
esso
nasce
da
una
necessità
che
nessuno
disconosce
:
quella
di
distinguere
con
un
aggettivo
speciale
ciò
che
si
riferisce
al
pianeta
Venere
,
evitando
le
confusioni
e
le
sgradevoli
associazioni
che
ormai
suscita
l'
aggettivo
riferito
alla
dea
Venere
,
cioè
venereo
.
[19]
(
E
lasciamo
stare
le
antiche
riconnessioni
,
come
quella
di
venusto
e
quella
con
il
verbo
venerare
,
nelle
quali
è
ancora
ben
riconoscibile
la
parentela
con
Venere
,
o
,
piuttosto
,
con
il
nome
latino
non
ancora
diventato
nome
della
dea
,
il
quale
si
riferiva
in
genere
all'
amore
)
.
[20]
Ancora
nel
Duecento
e
al
principio
del
Trecento
,
il
nome
riferito
alla
dea
e
al
pianeta
era
incerto
:
Dante
preferisce
Venere
(
«
Non
credo
che
splendesse
tanto
lume
–
sotto
le
ciglia
a
Venere
trafitta
»
,
Purgatorio
XXVIII
)
,
ma
nel
Fiore
si
legge
Veno
o
Venusso
,
mentre
ancora
il
Boccaccio
e
il
Sacchetti
dicono
Venus
.
[21]
E
il
francese
e
lo
spagnolo
si
attengono
anch'
essi
a
questa
forma
(
che
riproduce
il
caso
nominativo
latino
)
.
[22]
Ora
,
è
assolutamente
eccezionale
che
in
italiano
si
traggano
derivati
dalle
forme
di
nominativi
in
us
,
di
qualunque
declinazione
essi
siano
:
non
saprei
citare
altri
esempi
che
sinusite
e
sinusoide
,
voci
recenti
e
arbitrarie
ambedue
.
[23]
E
probabilmente
pervenuteci
dal
francese
come
venusiano
.
[24]
Bisogna
partire
,
invece
,
dal
tema
vener-
:
e
poiché
venereo
è
escluso
,
venericolo
si
può
riferire
solo
agli
ipotetici
esseri
che
abitano
il
pianeta
Venere
e
non
a
una
sonda
che
gli
passi
accanto
,
resta
la
possibilità
di
dire
veneriano
(
come
da
Marte
si
è
tratto
marziano
)
.
[25]
Gli
astronomi
,
veramente
,
si
sono
incamminati
per
un'
altra
strada
,
e
parlano
di
atmosfera
citerea
:
questa
coniazione
conferma
anch'
essa
il
rifiuto
di
venusiano
,
ma
inaugura
un
metodo
che
se
può
essere
comodo
per
la
lingua
comune
o
pubblicitaria
(
il
nome
di
cipria
contiene
anch'
esso
un'
allusione
a
Venere
,
dea
di
Cipro
)
,
è
pericoloso
per
la
lingua
scientifica
(
c'
è
rischio
che
,
in
avvenire
,
invece
di
servirsi
per
il
pianeta
Mercurio
di
un
aggettivo
come
mercuriale
o
di
coniare
mercuriano
,
si
ricorra
a
cillenio
,
e
così
via
)
.
[26]
Si
sarà
ancora
in
tempo
per
rettificare
l'
uso
incipiente
,
e
dire
veneriano
in
luogo
di
venusiano
?
[27]
Speriamo
di
sì
.
[28]
Bruno
Migliorini
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