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Maarten Janssen, 2014-
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VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
18
aprile
1961
more header data
[1]
Symposium-Simposio
[2]
Càpita
quasi
ogni
giorno
,
in
questa
stagione
più
che
mai
propizia
ai
convegni
,
di
leggere
magari
in
due
colonne
l’
una
accanto
all’
altra
dello
stesso
giornale
,
che
sono
stati
tenuti
un
simposio
di
non
so
che
scienza
e
un
symposium
di
non
so
quale
altra
.
[3]
La
parola
ha
cominciato
a
entrare
nell’
uso
nell’
ultimo
decennio
,
prima
negli
Stati
Uniti
e
in
Inghilterra
,
poi
anche
in
Italia
,
in
luogo
di
congresso
,
soprattutto
per
segnare
un
cambiamento
rispetto
alla
procedura
tradizionale
delle
riunioni
scientifiche
:
anziché
una
sequela
di
comunicazioni
singole
,
riferite
a
tutta
una
disciplina
,
si
tende
sempre
più
a
fare
oggetto
di
discussione
un
tema
più
o
meno
generale
,
a
proposito
del
quale
i
partecipanti
comunicano
le
loro
esperienze
.
[4]
Questo
era
già
stato
fatto
del
resto
,
fra
le
due
guerre
,
nei
«
Convegni
Volta
»
,
e
il
nome
di
convegno
era
bastato
a
esprimere
la
diversa
tecnica
congressuale
.
[5]
E
così
si
è
adoperato
colloquio
,
raduno
,
incontro
,
settimana
di
studio
,
e
altri
termini
ancora
.
[6]
Non
vedo
alcuna
ragione
di
sconsigliare
simposio
,
non
solo
perché
la
parola
ormai
ha
preso
internazionalmente
questo
significato
,
a
anche
perché
riprender
con
piena
legittimità
quell’
antica
immagine
per
cui
le
dotte
conversazioni
s’
intrecciano
volentieri
intorno
alla
mensa
(
propriamente
,
secondo
l’
etimologia
greca
,
il
simposio
,
cioè
«
il
bere
insieme
»
,
cominciava
dopo
le
«
seconde
mense
»
,
cioè
dopo
quello
che
ora
chiamano
dessert
)
.
[7]
Si
pensi
appunto
al
Simposio
platonico
o
al
Convivio
di
Dante
.
[8]
Non
costituisce
,
mi
sembra
,
alcun
inconveniente
che
la
parola
sia
stata
adoperata
nelle
cronache
ottocentesche
come
sinonimo
scherzoso
di
«
banchetto
»
.
[9]
Piuttosto
,
rimane
il
quesito
:
symposium
o
simposio
(
escludiamo
senz’
altro
l’
ibrida
forma
simposium
)
?
[10]
Ho
già
avuto
occasione
di
esprimere
altre
volte
il
parere
che
,
quando
si
accolgono
voci
greche
o
latine
giunteci
attraverso
il
tramite
di
altre
lingue
europee
,
il
procedimento
più
conforme
alla
struttura
dell’
italiano
è
quella
di
ridurre
alla
grafia
e
alle
terminazioni
della
nostra
lingua
.
[11]
Non
c’
è
alcuna
ragione
valida
perché
si
dica
solarium
o
auditorium
,
quando
basta
dire
solario
o
auditorio
.
[12]
Inoltre
,
come
tutte
le
parole
di
questo
tipo
,
symposium
lascia
in
dubbio
per
il
plurale
(
che
spina
quel
referendum
!
)
.
nessuna
delle
tre
soluzioni
(
i
symposium
,
i
simposiums
,
i
symposia
)
soddisfa
.
[13]
E
poi
,
giacché
si
tratta
di
una
parola
greca
,
perché
fermarsi
a
latinizzarla
,
e
non
scrivere
alla
greca
symposion
?
[14]
Tutto
compreso
,
ci
sembra
che
la
soluzione
più
corretta
sia
quella
di
italianizzare
la
parola
simposio
,
anche
in
questo
significato
ormai
diventato
internazionale
.
[15]
Chirurgi
o
chirurghi
?
[16]
Un
autorevole
collega
,
direttore
di
una
rivista
di
chirurgia
,
mi
dice
:
«
Dei
miei
collaboratori
qualcuno
scrive
chirurgi
,
qualche
altro
chirurghi
,
e
non
è
bello
vedere
in
due
articoli
consecutivi
due
forme
diverse
.
Quale
è
più
conforme
alla
regola
?
E
lei
crede
che
io
possa
introdurla
in
tutti
gli
articoli
della
rivista
?
»
.
[17]
I
quesiti
sono
tutt’
edue
un
po’
scottanti
,
e
più
che
mai
intendo
attenermi
al
principio
di
considerarmi
modesto
consigliere
e
non
arcigno
legislatore
.
[18]
Una
«
regola
»
per
l
plurale
dei
nomi
terminanti
in
go
(
e
di
quelli
in
co
)
è
stata
più
volte
cercata
,
anche
recentemente
,
ma
sempre
invano
.
[19]
Sta
di
fatto
che
in
alcuni
casi
è
prevalsa
decisamente
la
forma
popolare
in
cui
è
mantenuta
la
g
gutturale
(
o
«
velare
»
)
del
singolare
(
ago-aghi
)
,
in
altri
casi
è
prevalsa
la
forma
dotta
,
con
la
pronuncia
palatale
(
antropofago-antropofagi
)
.
[20]
Per
chirurgo
l’
uso
è
oscillante
:
chirurghi
corrisponde
meglio
alla
serie
delle
altre
parole
piane
,
in
cui
ghi
prevale
;
ma
chirurgi
ha
a
suo
favore
da
un
lato
il
parallelismo
con
medici
(
che
ha
sempre
la
palatale
)
,
dall’
altro
la
connessione
con
i
derivati
chirurgia
,
chirurgo
.
[21]
C’
è
poi
un
altro
argomento
non
trascurabile
a
favore
di
chirurgi
.
[22]
La
parola
è
dotta
:
è
greca
di
origine
,
come
è
noto
(
«
chi
opera
con
le
mani
»
)
,
e
a
cominciare
dal
Cinquecento
sostituisce
la
forma
popolare
cerusico
.
[23]
Dunque
vi
è
un
ragionevole
motivo
per
consigliare
che
la
parola
greco-latina
formi
il
suo
plurale
secondo
il
tipo
più
dotto
,
cioè
chirurgi
:
nello
stesso
modo
che
per
altre
voci
meno
frequenti
,
come
demiurgo
,
onomaturgo
,
taumaturgo
,
si
preferirebbe
senz’
altro
fare
il
plurale
in
gi
.
[24]
Senza
arrogarmi
di
proscrivere
rigorosamente
chirurghi
,
consiglierei
pertanto
di
preferire
chirurgi
.
[25]
Resta
l’
altra
questione
,
che
non
è
più
di
linguistica
,
ma
di
prassi
giornalistica
,
anzi
,
in
genere
,
editoriale
.
[26]
Fino
a
che
punto
il
direttore
di
un
giornale
,
di
una
rivista
,
di
una
collezione
può
intervenire
per
ritoccare
linguisticamente
i
testi
dei
suoi
collaboratori
?
[27]
Il
quesito
è
estremamente
delicato
,
e
certo
è
affidato
più
al
tatto
del
direttore
che
a
un
suo
diritto
.
[28]
Tuttavia
se
il
giornale
,
la
rivista
,
l’
opera
collettiva
seguono
dichiaratamente
criteri
uniformi
,
il
collaboratore
può
esprimersi
,
a
parer
mio
,
dall’
accettarli
solo
rifiutando
di
pubblicare
in
quella
sede
il
proprio
contributo
.
[29]
Gentili
saluti
[30]
Appare
qualche
volta
,
scritta
sulle
cartoline
illustrate
,
la
formula
«
Gentili
saluti
»
,
o
nei
biglietti
d’
invito
,
«
La
S
.
V
.
è
gentilmente
invitata
a
intervenire
»
,
e
simili
.
[31]
La
dicitura
mi
sembra
sbagliata
se
è
adoperata
dal
mittente
:
possiamo
mandare
saluti
,
auguri
,
inviti
dicendo
che
sono
«
sinceri
»
,
«
affettuosi
»
,
«
cordiali
»
,
perché
di
queste
qualità
ci
sentiamo
giudici
di
noi
stessi
;
ma
non
possiamo
dire
che
sono
«
gentili
»
,
perché
chi
può
giudicare
delle
nostre
maniere
più
o
meno
gentili
è
il
destinatario
.
[32]
Bruno
Migliorini
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