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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
13
ottobre
1961
more header data
[1]
Adamantino
[2]
È
tornato
sulla
questione
dell’
accento
di
adamantino
,
nell’
Arena
di
qualche
giorno
fa
,
G
.
[3]
L
.
[4]
Verzellesi
,
difendendo
la
pronuncia
usuale
,
che
possiamo
considerare
la
norma
,
ossia
adamantìno
:
l’
altra
adamàntino
,
benché
più
conforme
all’
accento
che
la
parola
aveva
in
greco
e
in
latino
,
potrà
essere
secondo
i
casi
poetica
o
pedantesca
.
[5]
Così
anche
quando
Paolo
Buzzi
diceva
in
una
sua
lirica
(
«
Toti
dal
Monte
»
)
«
ed
ogni
stella
–
squilla
–
come
cristàllina
campanella
»
,
egli
evidentemente
sapeva
benissimo
che
accanto
alla
comune
pronuncia
piana
cristallìno
esiste
una
pronuncia
più
dotta
,
che
(
come
prima
dicevamo
di
adamàntino
)
si
rifà
all’
accento
delle
due
lingue
classiche
.
[6]
Insomma
accanto
alla
norma
che
vale
per
tutti
c’
è
in
un
certo
numero
di
casi
un
ricorso
a
un’
altra
norma
che
vorrebbe
essere
più
alta
,
più
nobile
,
più
«
peregrina
»
(
e
che
anche
un
poeta
futurista
ricorra
a
questo
espediente
stilistico
mostra
,
in
un
certo
modo
,
la
sua
indistruttibilità
nella
nostra
tradizione
)
.
[7]
Diverso
giudizio
dobbiamo
dare
della
pronuncia
di
altri
aggettivi
in
ino
.
[8]
Se
per
adamantino
e
cristallino
(
e
anche
ametistino
e
citrino
)
è
prevalsa
l’
analogia
del
suffisso
piano
ino
,
la
quale
viene
così
a
mostrare
apertamente
il
rapporto
derivativo
e
il
significato
di
aggettivo
di
materia
,
la
stessa
analogia
non
si
può
accettare
per
pristino
e
serotino
che
devono
mantenere
l’
accento
originario
,
e
si
devono
quindi
pronunciare
sdruccioli
(
E
nel
prìstino
suo
vigor
ridotto
,
Caro
;
Contra
i
raggi
seròtini
e
lucenti
,
Dante
)
,
né
si
può
far
valere
per
una
pronuncia
piana
di
serotino
il
parallelismo
con
mattutino
.
[9]
In
questi
casi
opporti
alla
norma
,
che
vuole
la
sdrucciola
è
scarso
rispetto
per
la
lingua
.
[10]
Piazzale
[11]
Un
lettore
richiama
l’
attenzione
sull’
uso
assai
incongruo
che
nella
toponomastica
urbana
di
alcune
città
si
fa
della
parola
piazzale
:
in
molti
casi
che
egli
cita
non
si
capisce
quale
criterio
distintivo
sia
stato
adottato
fra
piazza
e
piazzale
.
[12]
Avrebbe
potuto
aggiungere
anche
largo
,
a
cui
una
volta
il
compianto
Trompeo
dedicò
uno
dei
suoi
deliziosi
,
documentatissimi
articoli
,
mostrando
l’
espansione
della
parola
da
Napoli
verso
Roma
e
il
Settentrione
.
[13]
Certo
,
l’
ottenere
che
in
tutta
Italia
le
Amministrazioni
comunali
e
,
per
esse
,
le
Commissioni
toponomastiche
applichino
definizioni
uniformi
è
cosa
difficile
,
e
ancor
più
difficile
è
chiedere
che
sconvolgano
la
nomenclatura
locale
già
esistente
.
[14]
Forse
l’
unica
via
per
giungervi
è
che
l’
Istituto
centrale
di
statistica
trasmetta
ai
comuni
una
circolare
(
o
una
serie
di
circolari
)
.
[15]
Una
distinzione
che
si
dovrebbe
,
mi
sembra
,
tener
presente
è
questa
:
che
la
piazza
è
regolare
(
quadrata
,
rettangolare
,
esagonale
,
ecc
.
)
e
di
solito
fiancheggiata
su
tutti
i
lati
da
edifici
;
la
piazzetta
è
più
piccola
;
il
piazzale
è
per
lo
più
sterrato
e
alberato
;
il
largo
invece
è
,
come
diceva
Trompeo
una
«
piazza
non
grande
e
di
forma
irregolare
,
una
via
che
tende
a
slegarsi
in
piazza
»
.
[16]
Evidentemente
la
casistica
è
molto
complicata
,
e
in
più
d’
un
caso
si
può
rimanere
perplessi
:
tuttavia
sarebbe
giusto
mirare
a
una
certa
uniformità
.
[17]
Delibera
[18]
«
A
parte
l’
errore
lessicale
di
chiamare
deliberazioni
le
decisioni
,
Le
sembra
ammissibile
che
si
accorci
così
la
parola
?
–
mi
chiedeva
un
collega
,
a
proposito
della
discussioncella
su
metro
.
–
Se
la
desinenza
zione
può
essere
omessa
,
arriveremo
presto
a
sentire
na
per
nazione
e
ne
al
plurale
»
.
[19]
Vediamo
un
po’
di
dipanare
la
matassa
.
[20]
In
primo
luogo
è
vero
che
è
abusivo
confondere
il
deliberare
col
decidere
:
quello
che
propriamente
è
il
momento
della
scelta
è
stato
confuso
con
le
determinazioni
che
a
questa
scelta
conseguono
.
[21]
Ma
è
uno
slittamento
semantico
già
antico
,
e
sarebbe
difficilissimo
tornare
indietro
.
[22]
Invece
quello
che
ad
alcuni
sembra
un
abusivo
accorciamento
è
una
formazione
parallela
,
popolare
nelle
sue
origini
,
e
grazie
alla
quale
sono
sorte
legittimamente
molte
centinaia
di
parole
.
[23]
Si
pensi
a
voci
come
accusa
,
calca
,
congiura
,
consegna
,
domanda
,
fatica
,
lega
,
mischia
,
mostra
,
scomunica
,
scusa
,
stampa
:
sono
parole
già
antiche
e
pienamente
legittime
,
ricavate
senza
suffisso
dai
verbi
della
prima
coniugazione
per
indicare
l’
azione
corrispondente
.
[24]
Abbiamo
un’
accurata
raccolta
di
queste
parole
fatta
dal
p
.
[25]
Tollemache
(
I
deverbali
italiani
,
Firenze
1954
)
,
in
cui
l’
autore
le
difende
validamente
dall’
appunto
che
è
stato
loro
fatto
fin
dai
tempi
del
Fanfani
,
di
essere
«
mozziconi
»
,
«
spezzoni
»
«
cani
senza
coda
»
.
[26]
Quello
che
dava
fastidio
ai
puristi
era
il
fatto
che
fossero
stati
coniati
molti
derivati
di
questo
tipo
dalla
lingua
dell’
amministrazione
,
anche
in
casi
in
cui
un
derivato
«
lungo
»
già
esisteva
:
bonifica
,
qualifica
,
rettifica
ecc
.
:
e
questa
coniazione
di
voci
brevi
accanto
alle
lunghe
equivalenti
dava
appunto
l’
impressione
d’
un
abusivo
accorciamento
.
[27]
Ma
siamo
nel
campo
del
lessico
,
dove
una
spinta
analogica
può
agire
o
non
agire
:
comunque
non
certo
fino
al
punto
che
accanto
a
nazione
si
crei
abusivamente
un
na
(
se
non
altro
perché
non
si
tratta
di
un
verbo
della
prima
coniugazione
)
.
[28]
In
parecchi
casi
,
poi
,
esiste
un
uso
che
distingue
nettamente
il
valore
dei
due
derivati
paralleli
:
altro
è
la
moltiplica
dei
ciclisti
,
altro
la
moltiplicazione
(
a
cui
è
bene
,
sono
d’
accordo
,
mantenere
il
suo
nome
)
;
altro
è
la
dedica
di
un
libro
a
un
amico
,
altro
la
dedicazione
di
una
chiesa
.
[29]
Rispettiamo
,
dunque
,
la
lingua
;
ma
vediamo
che
per
conservarla
non
ne
siano
mortificate
le
doti
naturali
.
[30]
Bruno
Migliorini
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