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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
07
settembre
1962
more header data
[1]
Emarginare
[2]
È
corretto
scrivere
emarginato
–
mi
domanda
un
lettore
–
per
indicare
il
titolo
o
il
numero
di
una
pratica
segnati
in
margine
alla
lettera
stessa
?
[3]
Si
tratta
di
una
di
quelle
parole
tipicamente
burocratiche
che
hanno
la
vita
assai
resistente
.
[4]
Già
ottanta
anni
fa
il
Fanfani
e
l’
Arlìa
le
davano
l'
ostracismo
definendola
:
«
Voce
segretariesca
per
dire
Indicato
al
margine
.
Buttala
fra
la
spazzatura
e
di’
Indicato
,
Segnato
,
eccetera
»
.
[5]
E
non
bastò
.
[6]
Né
bastò
l'
ironia
con
cui
Luigi
Lucatelli
avvolse
il
nome
di
Oronzo
E
.
[7]
Marginati
,
facendone
il
tipo
del
«
cittadino
che
protesta
»
(
presso
i
burocrati
)
.
[8]
Parole
così
mal
coniate
eppure
così
resistenti
a
tutti
gli
attacchi
mostrano
,
ohimè
,
come
questo
nostro
mestiere
rischi
di
essere
una
fatica
di
Sisifo
.
[9]
Eppure
,
malgrado
tutto
,
mi
sembra
che
la
dimostrazione
che
la
parola
è
mal
fatta
dovrebbe
avere
una
forza
dimostrativa
superiore
a
quella
di
una
semplice
affermazione
apodittica
.
[10]
In
latino
,
la
parola
voleva
dire
«
levare
la
crosta
a
una
piaga
»
cioè
togliere
quei
«
margine
»
,
quella
prima
cicatrice
che
si
è
formata
su
di
una
ferita
.
[11]
Si
vede
ancora
bene
,
nella
parola
,
il
valore
del
prefisso
e
equivalente
a
ex
,
e
quindi
con
l’
idea
di
togliere
,
privare
,
ridurre
,
applicato
a
un
significato
particolare
di
«
margine
»
.
[12]
Trattandosi
invece
d’
un
foglio
di
carta
,
il
verbo
dovrebbe
voler
dire
in
italiano
lo
stesso
che
«
smarginare
»
.
[13]
In
francese
infatti
la
parola
émarger
vuol
dire
proprio
«
smarginare
»
,
ma
anche
,
abusivamente
,
«
firmare
in
margine
un'
annotazione
di
pagamento
»
e
quindi
«
riscuotere
»
.
[14]
In
italiano
,
se
mai
,
la
nozione
di
«
annotare
su
un
margine
»
si
potrebbe
esprimere
con
ammarginare
,
nello
stesso
modo
che
«
apporre
note
a
tergo
»
si
dice
burocraticamente
attergare
.
[15]
Pomario
e
Pomerio
[16]
I
«
falsi
amici
»
,
cioè
le
parole
quasi
identiche
ma
di
diverso
significato
,
non
solo
,
come
abbiamo
visto
più
volte
,
creano
confusioni
per
chi
traduce
da
una
lingua
all’
altra
,
ma
danno
inconvenienti
anche
nella
lingua
stessa
.
[17]
M’
è
capitato
un
paio
di
volte
di
veder
confuso
il
pomario
col
pomerio
,
come
se
ambedue
derivassero
da
pomo
,
e
quindi
significassero
ugualmente
«
frutteto
»
.
[18]
Ciò
è
esatto
per
pomario
,
ma
è
sbagliatissimo
per
pomerio
.
[19]
Pomerio
è
una
parola
esumata
dagli
archeologi
,
i
quali
ne
avevano
trovata
la
definizione
in
un
passo
di
Varrone
.
[20]
Egli
descrive
la
fondazione
delle
antiche
città
laziali
con
il
rito
etrusco
:
un
bue
e
una
vacca
tracciavano
con
l’
aratro
un
solco
,
e
lo
scavo
lo
chiamavano
fossa
,
mentre
dicevano
muro
la
terra
gettata
all’
indietro
.
[21]
«
Quello
poi
che
era
dietro
il
muro
lo
chiamavano
pomerio
»
.
[22]
A
noi
oggi
muro
e
pomerio
sembrano
due
parole
assolutamente
diverse
,
ma
se
teniamo
conto
che
la
grafia
arcaica
dei
latino
murus
era
moerus
,
e
che
aveva
per
sinonimo
moenia
(
pure
nei
senso
di
«
mura
»
)
la
parentela
è
sicura
:
quanto
alla
sillaba
iniziale
,
essa
è
una
riduzione
fonetica
di
post
,
nel
senso
di
«
dietro
»
.
[23]
Gli
architetti
militari
del
tardo
Rinascimento
avevano
anche
chiamato
pomerio
il
terrapieno
immediatamente
dentro
e
fuori
le
mura
,
dove
era
vietato
costruire
;
ma
oggi
solo
gli
archeologi
adoperano
la
parola
,
ed
è
giusto
che
la
mantengano
con
il
suo
significato
antico
.
[24]
Invece
,
è
assolutamente
da
evitare
che
essa
si
adoperi
nel
senso
di
pomario
.
[25]
Costa
Smeralda
[26]
Quando
,
qualche
mese
fa
,
è
emerso
il
nome
di
Costa
Smeralda
per
indicare
un
tratto
della
costa
della
Sardegna
destinato
a
ricche
ville
,
più
di
uno
si
è
domandato
se
,
linguisticamente
,
la
designazione
fosse
legittima
.
[27]
E
qui
bisogna
riconoscere
che
,
trattandosi
di
un
nome
pubblicitario
.
gli
iniziatori
hanno
una
certa
libertà
nel
coniarlo
,
quasi
altrettanta
di
quella
che
ha
il
proprietario
di
una
villa
o
il
fabbricante
di
un
medicinale
.
[28]
Se
non
ci
fosse
questa
particolare
libertà
,
dovremmo
osservare
che
in
italiano
smeraldo
ha
soltanto
il
valore
di
un
sostantivo
,
mentre
l’
aggettivo
è
smeraldino
,
o
,
alla
greca
,
smaragdino
:
bisognerebbe
dunque
dire
o
Costa
di
smeraldo
o
Costa
smeraldina
.
[29]
Ma
non
credo
troppo
temeraria
l’
ipotesi
che
,
con
quel
pressappochismo
con
cui
spesso
gli
stranieri
confondono
lo
spagnolo
e
l'
italiano
,
si
sia
contaminato
il
sostantivo
e
l’
aggettivo
italiano
con
lo
spagnolo
esmeralda
,
che
è
sostantivo
femminile
con
il
significato
di
«
smeraldo
»
(
e
che
ha
una
certa
notorietà
europea
grazie
alla
Esmeralda
protagonista
dei
romanzo
vittorughiano
Notre-Dame
de
Paris
)
.
[30]
Del
resto
,
parecchi
secoli
fa
un
mutamento
esattamente
parallelo
è
capitato
alla
parola
azzurro
,
che
era
originariamente
soltanto
un
sostantivo
(
di
origine
araba
)
che
designava
una
pietra
ornamentale
,
il
lapislazzuli
.
[31]
Mentre
in
francese
la
parola
ha
sempre
conservato
il
valore
di
sostantivo
maschile
,
in
Italia
fin
dal
tempo
di
Dante
essa
ha
anche
valore
d’
aggettivo
(
nei
XVII
dell’
Inferno
uno
degli
Scrovegni
si
riconosce
per
la
«
scrofa
azzurra
e
grossa
»
in
campo
bianco
)
:
tant’
è
vero
che
i
francesi
dicono
Côte
d'
azur
e
noi
Costa
azzurra
.
[32]
Tuttavia
non
mi
sembra
che
l’
antico
parallelo
valga
a
giustificare
la
nuova
designazione
,
poiché
la
trasformazione
antica
è
autenticata
dall'
uso
popolare
,
mentre
la
moderna
è
un
arbitrio
di
uomini
d’
affari
:
se
mai
,
essa
può
essere
tollerata
solo
per
quel
criterio
a
cui
ci
riferivamo
cominciando
.
[33]
Bruno
Migliorini
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