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VOCABOLARIO

Language columnVocabolario
AuthorBruno Migliorini
Date 07 agosto 1962


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Olimpiade
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I francobolli recentemente emessi vogliono commemorare la XVII Olimpiade, mentre la Radiotelevisione fa pubblicità col motto Le Olimpiadi in casa.
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Meglio il singolare o il plurale?
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Il singolare è quello eh» più esattamente corrisponde alla tradizione greca: le antiche feste olimpie costituivano una Olimpiade, in senso collettivo.
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Se anche per l'antichità la parola si adopera più spesso al plurale, ciò si deve al fatto che frequentemente ci si riferisce all'era delle Olimpiadi cioè a quella data convenzionale, il 776, da cui si cominciano a contare i quadrienni successivi (p. es. il primo anno della centesima Olimpiade, e simili).
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Da un lato questo periodico rinnovarsi della festa (che sembra sia anche il motivo per cui in tedesco il nome del Natale, Weihnachten, è plurale), dall'altro un’associazione mentale, più o meno chiaramente percepita, con la pluralità dei giochi, ha fatto che nell'uso moderno la parola si adoperi più spesso al plurale.
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Chi voglia attenersi alla tradizione e alla logica preferirà, dunque il singolare; ma, tenendo conto dei motivi indicati, non sembra possibile proscrivere la forma plurale.
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Quella che invece è indiscutibilmente sbagliata e che bisogna evitare è la forma olimpionico in luogo di olimpico ovvero olimpiaco.
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Olimpionico (come è stato tante volte detto, ma con scarsi risultati!) può essere adoperato solo nel senso di «vincitore (o concernente la vittoria) di una gara olimpica»; dire un atleta olimpionico è corretto solo se ci si riferisce al vincitore, non a uno qualsiasi dei gareggianti, e così pure è legittimo dire medaglia olimpionica, ma non manifestazioni olimpioniche.
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Mangimistica
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Nessun lessicografo, nessun raccoglitore di neologismi se ne era accorto: eppure, nel sottobosco della lingua, i produttori di mangimi o mangimisti si erano già foggiati un titolo preciso, e ne era nata anche la mangimistica.
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È una di quelle parole assai numerose, che non sono mal foggiate, eppure non piacciono: forse perché di primo acchito essa fa pensare a quelli che approfittano della mistica per mangiarci sopra; e fors'anche perché la nozione, assai pratica, contrasta con le molte discipline per cui è stata adoperata la stessa desinenza: la statistica (così chiamata in Germania fin dal Settecento), la linguistica, la stilistica, la patristica, la pubblicistica, l'urbanistica, l'infortunistica, la saggistica, ecc.
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È vero che cè anche qualche arte meno severa, come l'enigmistica, e che qualcuno ha creduto di poter adoperare questa desinenza perfino per la barzellettistica ...!
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Ultroneo
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Si vede, qualche volta, questo aggettivo adoperato nel significato di «superfluo».
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Ma è una di quelle distorsioni di significato a cui vanno soggette talvolta le parole dotte quando tendono a uscire dal loro ambiente, e possiamo qualificarla senz'altro un errore.
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L'unico significato accettabile, mi sembra, è quello che aveva il latino ultroneus: cioè «spontaneo, volontario».
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L'avverbio latino ultro aveva vari significati: «più oltre», «inoltre», «spontaneamente»: ma laggettivo ultroneus si riferisce solo a quest’ultimo significato, e non cè alcun motivo perché litaliano si scosti dalla fonte latina.
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Quorum
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È una di quelle parole che potremmo chiamare anglo-latine: si tratta cioè di un vocabolo latino che è stato assunto a un significato particolare in Inghilterra, e con questo nuovo significato è tornato sul continente.
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È avvenuto così per moltissime voci della terminologia parlamentare: legislatura, sessione, ecc.; salvo che in questo caso la parola non è stata in alcun modo assimilata alla struttura dell'italiano.
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Come quasi tutte le voci di questa serie, il francese ha fatto da battistrada: l'uso è già fissato nel Quattrocento in Inghilterra; nel Seicento i francesi cominciano a conoscerlo; nel secolo scorso lo adottano per conto loro e poi lo passano a noi.
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Si risale alle formule con cui si dava un incarico a un certo numero di persone appartenenti a un dato gruppo: p. es. quorum vos duos esse volumus «dei quali vogliamo che siate voi due».
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Di qui si è svolto il significato di «minimo di membri di un'assemblea che possono prendere una deliberazione valida».
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E importa molto fissare questo «numero legale» in ogni ritocco del sistema elettorale.
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Parcare o parcheggiare?
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Un lettore decisamente favorevole alla voce parcare vorrebbe proscrivere la forma parcheggiare.
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Confesso di non essere daccordo.
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Trattandosi di un'espressione nuova, per cui non ci si può appellare a esempi classici, l’unico criterio per scegliere tra derivazione immediata (parcare) e derivazione suffissale (parcheggiare) può essere dato soltanto dall'analogia con parole di significato analogo.
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Non vale quindi molto il parallelismo che qualcuno potrebbe invocare, con l'energica difesa di spaziare contro spazieggiare, che il Carducci fece in una sua lettera al tipografo Bobbio (ora anche riprodotta nell’elegante volumetto di Giuseppe Aliprandi su Giosuè Carducci e l'arte dellimprimere).
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In questo caso a me pare che il suffisso sia utile per mantenere il contatto con il sostantivo parcheggio (nel duplice significato di collocare un'automobile nel luogo apposito e di luogo destinato a tale scopo).
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Inoltre è da tener conto del parallelismo con le coppie affini posteggiare-posteggio, campeggiare-campeggio: evidente - mente in questi due verbi non si potrebbe sopprimere il suffisso, e dire postare o campare.
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Bruno Migliorini

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