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Maarten Janssen, 2014-
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VOCABOLARIO
Language column
Vocabolario
Author
Bruno Migliorini
Date
05
maggio
1961
more header data
[1]
Paparazzo
[2]
Che
il
cinema
fornisca
di
tanto
in
tanto
alla
lingua
vocaboli
e
locuzioni
,
è
stato
ormai
più
volte
osservato
;
anzi
c’
è
già
sull’
argomento
un
libro
che
fornisce
osservazioni
numerose
e
ben
vagliate
,
Il
cinema
nella
lingua
,
la
lingua
nel
cinema
di
Alberto
Menarini
(
Milano
1955
)
.
[3]
Si
tratta
per
lo
più
di
voci
scherzose
,
che
vengono
ad
aumentare
quei
sinonimi
affettivi
di
cui
la
lingua
tradizionale
aveva
grande
scarsezza
.
[4]
L’
esempio
più
tipico
picchiatello
,
coniato
da
Tullo
Gramantieri
nel
1936
per
rendere
il
termine
americano
pixilated
,
nella
doppiatura
del
film
È
arrivata
la
felicità
.
[5]
Un
altro
termine
entrato
nell’
uso
con
un
significato
nuovo
è
il
vitellone
adoperato
da
Fellini
nel
titolo
del
noto
suo
film
.
[6]
E
anche
dolce
vita
circola
largamente
.
[7]
Ora
Sergio
Raffaeli
,
nell’
ultimo
numero
di
Lingua
nostra
,
ci
racconta
la
storia
di
paparazzo
,
anch’
esso
coniato
e
«
lanciato
»
da
Fellini
:
il
termine
si
adopera
per
indicare
scherzosamente
i
fotografi
che
infestano
via
Veneto
e
in
genere
quei
luoghi
dove
si
può
sperare
di
cogliere
immagini
di
più
o
meno
piccante
attualità
.
[8]
Durante
la
lavorazione
della
Dolce
vita
,
Fellini
affibbiò
a
uno
dei
quattro
fotografi
della
Dolce
vita
il
cognome
di
Paparazzo
(
un
nome
onomatopeico
che
più
o
meno
vagamente
ricordava
il
verbo
pappare
,
la
parola
padovana
pàpari
nel
senso
di
«
labbra
»
,
gli
schiamazzamenti
dei
pàpari
)
;
e
già
chiamava
Paparazzi
,
estendendo
a
tutti
e
quattro
il
nome
dell’
unico
che
nel
film
porta
un
cognome
.
[9]
Attecchirà
o
no
la
parola
col
suo
significato
scherzoso
o
spregiativo
di
«
fotografo
mondano
»
?
ho
l’
impressione
di
sì
:
ma
solo
fra
qualche
decennio
si
potrà
rispondere
con
certezza
.
[10]
Guardastrada
,
guardavia
[11]
Alcuni
lettori
hanno
voluto
comunicarmi
riflessioni
e
notizie
intorno
alla
mia
proposta
fatta
in
una
precedente
puntata
di
questa
rubrica
,
di
chiamare
guardastrada
quei
ripari
di
cemento
,
di
metallo
ecc
.
che
parecchi
chiamano
col
termine
inglese
guardrails
.
[12]
La
proposta
di
chiamarli
,
invece
,
ringhierette
devo
confessare
che
non
mi
persuade
:
abbiamo
bisogno
di
un
preciso
termine
tecnico
,
mentre
ringhieretta
fa
pensare
a
un
riparo
occasionale
,
un
piccolo
parapetto
di
ferro
o
qualcosa
di
simile
.
[13]
Non
dico
che
non
ci
si
potrebbe
abituare
:
ma
mi
par
molto
difficile
che
i
tecnici
della
strada
l’
accettino
.
[14]
Sono
lieto
di
apprendere
,
e
di
far
conoscere
ai
lettori
una
notizia
comunicatami
dalla
S
.
[15]
C
.
[16]
A
.
[17]
C
.
,
la
ditta
produttrice
,
fra
l’
altro
,
di
quei
pali
di
cemento
armato
che
dal
suo
nome
sono
stati
chiamati
scàccoli
(
il
Panzini
aveva
registrato
questo
vocabolo
in
una
sua
scheda
,
che
fu
da
me
inserita
nell’
ottava
edizione
,
postuma
,
del
Dizionario
moderno
)
.
[18]
La
S
.
[19]
C
.
[20]
A
.
[21]
C
.
,
dopo
aver
esaminati
i
possibili
nomi
del
nuovo
manufatto
,
è
giunta
già
un
paio
di
anni
fa
alla
conclusione
di
chiamarlo
guardavia
,
e
l’
ha
messo
in
commercio
con
questo
nome
.
[22]
Poiché
strada
e
via
non
presentano
in
questo
caso
sensibili
differenze
(
io
avevo
pensato
al
Codice
della
strada
)
,
è
giusto
riconoscere
la
priorità
del
termine
guardavia
e
raccomandarne
l’
uso
.
[23]
Ancona
T
.
[24]
V
.
[25]
Nel
cercare
di
dimostrare
,
in
un’
altra
noterella
,
che
la
lettera
V
(
nella
sigla
T
.
V
.
e
altrove
)
va
pronunciata
vu
piuttosto
che
vi
(
o
ve
)
,
ho
trascurato
di
controbattere
un’
obiezione
che
mi
era
stata
fatta
,
perché
la
giudicavo
non
molto
consistente
.
[26]
Ma
poiché
un
altro
lettore
me
la
ripete
,
mi
sia
lecito
di
fermarmici
un
momento
.
[27]
Mi
si
osserva
:
giacché
diciamo
televisione
e
non
televusione
,
dobbiamo
dire
ti-vi
e
non
ti-vu
.
[28]
Ma
non
si
tratta
in
questo
caso
di
una
«
parola-macedonia
»
,
fatta
con
pezzi
delle
parole
precedenti
(
del
tipo
,
per
intenderci
di
acmonita
!
=
acciaio
monetario
italiano
)
,
se
non
altro
perché
in
questo
caso
avremmo
tevi
o
tevì
.
[29]
Si
tratta
invece
di
una
comune
sigla
,
formata
con
le
iniziali
dei
due
componenti
.
[30]
T
.
[31]
V
.
simboleggia
Tele-Visione
,
e
bisogna
leggere
le
due
prime
lettere
e
non
le
due
prime
sillabe
.
[32]
Per
citare
un
altro
esempio
come
si
legge
P
.
[33]
T
.
[34]
T
.
[35]
(
Poste
Telegrafi
e
Telefoni
)
?
pi-ti-ti
e
non
po-té-té
,
non
è
vero
?
[36]
Mi
rendo
conto
che
l’
uso
di
leggere
vi
e
non
vu
e
quasi
costante
nelle
scuole
dell’
Italia
settentrionale
,
e
capisco
che
qualcuno
possa
riluttante
a
leggere
la
lettera
secondo
l’
uso
toscano
.
[37]
Nemmeno
mi
meraviglia
che
alcuni
difendano
la
pronuncia
vi
per
simmetria
con
bi
,
ci
,
di
(
ma
allora
dovremmo
dire
,
anche
per
la
lettera
q
,
chi
in
luogo
di
cui
?
E
dovremmo
abbandonale
l’
antichissimo
uso
di
effe
,
elle
,
emme
,
esse
per
dire
fi
,
li
,
mi
,
si
?
)
.
quello
che
invece
non
si
può
accettare
,
è
che
si
misconosca
il
metodo
stesso
di
leggere
le
sigle
.
[38]
Onomastico
e
Onomastica
[39]
Qualche
settimana
fa
si
è
tenuto
a
Firenze
il
Congresso
di
scienze
onomastiche
(
tra
parentesi
,
assai
ben
riuscito
)
.
[40]
Onomastico
è
propriamente
,
come
si
sa
,
l’
aggettivo
corrispondente
al
greco
onoma
,
che
vuol
dire
«
nome
»
.
[41]
Ma
,
nell’
uso
comune
si
conosce
solo
l’
onomastico
,
che
è
la
ricorrenza
annuale
della
festa
del
santo
di
cui
uno
parlava
comunemente
di
onomastica
per
indicare
lo
studio
dei
nomi
propri
di
persona
.
[42]
Ora
,
poiché
lo
studio
dei
nomi
di
persona
e
quello
dei
nomi
di
luogo
vanno
strettamente
congiunti
,
si
preferisce
chiamare
antroponimia
lo
studio
dei
nomi
di
persona
(
prenomi
,
cognomi
,
soprannomi
,
pseudonimi
ecc
.
)
e
toponomastica
o
toponimia
lo
studio
dei
nomi
di
luogo
;
ambedue
le
discipline
insieme
sono
chiamate
scienze
onomastiche
.
[43]
Bruno
Migliorini
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