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Dante

Language columnParole al Sole
AuthorRosario Coluccia
Date 26 luglio 2015
NewspaperIl Nuovo Quotidiano di Puglia
Publication placeLecce
Publication countryItalia
Page11
Column2-5


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Il sommo poeta
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la nostra vera pelle
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La Commedia, opera divina anche dove meno te lo aspetti
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Una ricerca rivela che l’Alighieri è l’autore ritenuto più importante per la cultura europea
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Per evidenti ragioni
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Dante Alighieri è nato nel 1265 ed è morto nel 1321, oggi celebriamo il 750° anniversario della nascita e tra pochi anni celebreremo il 700° anniversario della morte.
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È facile prevedere che, come sempre capita quando ricorre l’anniversario di un grande (e Dante è grandissimo, il più grande di tutti), con il 2015 in corso e il 2021 ormai sullo sfondo, fino a quella data si moltiplicheranno iniziative, studi, convegni dedicati alla figura di colui che è considerato il padre della lingua italiana.
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Ecco la domanda: quanto conta Dante per la lingua italiana, davvero dobbiamo tanto a lui?
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Al contrario di quanto succede con altri grandissimi autori del passato delle opere di Dante che apprezziamo e amiamo, Divina Commedia compresa, a noi non è giunto neppure un rigo di mano dell’autore.
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Del testo fondamentale della cultura italiana noi conosciamo solo copie, le prime approntate subito dopo la morte dell’autore, in Emilia, a Ravenna; poi moltissimi esemplari si allestiscono in Toscana e, in misura inferiore, anche in altre regioni, nel Settentrione e al Sud.
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Non esiste territorio italiano nel quale il testo di Dante non abbia fatto irruzione, sia pure con modalità e in tempi diversi: spesso ricopiata da scribi del luogo, l’opera dantesca è rivolta a soddisfare le crescenti esigenze dei lettori.
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Molti vogliono leggere quell’opera, vero best-seller per secoli.
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Collateralmente si generano le letture in pubblico della Commedia, che diffondono il testo di Dante ai quattro angoli d’Italia.
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A cominciare da Firenze, la patria che l’aveva esiliato.
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Nel giugno 1373 un gruppo di cittadini fiorentini chiede di essere erudito «in libro Dantis», ritenuto utile «tam in fuga vitiorum quam in acquisitione virtutum».
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La lettura viene affidata a Boccaccio, convinto estimatore del suo grande predecessore; con Boccaccio inizia una lunghissima tradizione che, protrattasi per secoli, ha funzionato da vero e proprio catalizzatore del culto di Dante nella coscienza collettiva degli italiani.
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Anche ai nostri giorni si moltiplicano le letture pubbliche (a volte corredate da parafrasi e commenti) del testo dantesco.
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Vi si sono cimentati e si cimentano interpreti eccellenti come Ruggero Ruggeri, Romolo Valli, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassman, Arnoldo Foà, Vittorio Sermonti.
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Fenomeno clamoroso è Roberto Benigni, che legge con grande successo il poema dantesco davanti a migliaia di spettatori in piazze affollate e a milioni di telespettatori; lo straordinario giullare toscano (qui giullare non ha accezione negativa) collega la Commedia alla attualità politica e sociale contemporanea, questo induce gli spettatori a riflettere.
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Spesso gli studenti sentono Dante lontano, lo giudicano quasi incomprensibile.
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Tocca a noi professori, nella scuola e nell’università, mostrare quanto sia vivo e vicino al nostro mondo, nella forma e nei contenuti.
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Per secoli la Commedia ha circolato nei gangli più intimi della cultura italiana, rappresentando il punto di riferimento linguistico (oltre che letterario, ideologico, concettuale) di milioni di italiani, toscani e non toscani; quelli nati in regioni diverse dalla Toscana attraverso il testo dantesco hanno familiarizzato con una lingua che poco alla volta diventava lingua dell’intera Italia (nel primo articolo di questa rubrica abbiamo visto che solo da pochi decenni, e con molte difficolta, l’italiano e di- ventato la lingua degli italiani).
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La percezione dell’enorme influenza che la Commedia ha esercitato sull’italiano si ha considerando il numero di frasi celebri di origine dantesca, radicate nella lingua al punto da dar luogo a espressioni sentenziose o a veri e propri proverbi, spesso usate in forme del tutto svincolate dal contesto originario.
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Pensiamo a frasi che tutti conosciamo e pronunziamo perché tornano utili per commentare gli eventi più diversi, compresi quelli minuti e della vita quotidiana: «Amor, ch’a nullo amato amar perdona»; «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse»; «non ti curar di lor, ma guarda e passa» (invito a non dar peso a pettegolezzi o maldicenze); «lasciate ogni speranza o voi che entrate» (l’ho sentito dire da un gruppo di studenti che dovevano sostenere il mio esame); «mi fa tremar le vene e i polsi» (un politico nazionale recentemente ha detto che tremavano «le vene ai polsi» e quando gli e stato osservato che la frase corretta era «le vene e i polsi» ha invitato a non essere pignoli...); «sanza nfamia e sanza lodo»; «Ahi serva Italia»; il «bel paese» (è addirittura il nome di un formaggio); le «dolenti note» e tante altre.
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Molti ricorrono a Dante anche quando non ce lo aspetteremmo, perfino nelle canzoni e nelle canzonette, in Italia e all’estero: si chiama Divine Comedy un album dei tedeschi «Incubator», «Malecoda» è il nome di una band statunitense e «Dantesco» il nome di una band portoricana, a Dante si ispirano gruppi rock, heavy metal («Iced Earth», Usa), black metal («Ancient», Norvegia), gothic rock/heavy metal («Dreams of Sanity», Austria; il loro album Komödia prevede nella parte centrale la partecipazione di Dante, Virgilio e Beatrice).
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All’indirizzo http://www.pensieriparole.it/aforismi/ amore/ vengono postate frasi dantesche che ricevono molti «mi piace».
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Giulia Arena, biondissima messinese miss Italia 2013, ha una particolarità che non passa inosservata, un tatuaggio in evidenza sulla clavicola sinistra con una scritta ispirata a Dante.
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La bella Giulia ha fatto tatuare una frase dell’Inferno: «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza»; frase che denota l’amore di Giulia per la cultura e per la letteratura (assicura l’ufficio stampa).
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Una ricerca in rete rivela che non è solo miss Italia 2013 a dimostrare attenzione per il «text tattoo» (come chiamano in inglese questa pratica; noi potremmo dire «tatuaggio testuale» e così ci libereremmo di un anglicismo inutile, come ho proposto di fare nella seconda puntata di questa rubrica) con frasi tratte dalla Commedia: molti nel mondo, anche non giovanissimi e non parlanti italiano, ricorrono alla medesima abitudine.
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Veniamo ad altri aspetti.
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È impossibile pretendere esaustività se trattiamo della presenza dantesca nella cultura italiana, impossibile enumerare gli episodi di citazione, riutilizzazione, riappropriazione, riconversione di lemmi, brani, personaggi, temi della Commedia che costellano la nostra storia.
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La grande letteratura italiana novecentesca è dominata dalla figura di Dante: tra gli altri Rebora, Montale, Sereni, Amelia Rosselli, Pasolini, Sanguineti, Luzi, Fortini, Zanzotto.
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Primo Levi nella bolgia di Auschwitz rievocava il canto di Ulisse, richiamo all’insopprimibile dignità, speranza di salvezza per il singolo e per il genere umano.
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Qualche anno fa un gruppo di ricerca dell’università di Roma organizzo un’inchiesta volta ad individuare le opere più rappresentative della letteratura europea, dalla antichità greca e latina fino ai nostri giorni.
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Al sondaggio parteciparono docenti di 28 università europee.
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In base alle loro risposte venne stilata una classifica degli autori e delle opere che fondano il canone della cultura europea.
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La classifica delle prime sei posizioni era questa.
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Autori: Dante, Goethe, Shakespeare, Tolstoj, Cervantes, Dostoevskij.
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Opere: Chisciotte, Amleto, Divina Commedia, Faust, Guerra e Pace, Madame Bovary.
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Dante non è solo italiano, Dante è universale: modi e forme della presenza dantesca rinveniamo in Spagna, Catalogna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Russia, Polonia, Germania, nel Nord America, nell’area Ispanoamericana, in Brasile, nel mondo arabo e in Cina.
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La lista dei personaggi illustri che hanno amato Dante o a lui si sono ispirati sarebbe lunghissima e non può essere selezionata con criteri che risulterebbero giocoforza discutibili.
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Una citazione spiega in maniera esemplare le ragioni della universalità dantesca e può valere anche per noi.
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Borges, vecchio e stanco, scrisse: «Cogliere l’eterno, penetrare in un tempo senza tempo: ecco la risposta alla domanda Perché leggere la Divina Commedia?».

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