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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Gli esterofili
Language column
Parole al Sole
Author
Rosario Coluccia
Date
12
luglio
2015
more header data
[1]
L’
inglese
come
un
morbo
.
[2]
Istruzioni
per
il
(
non
)
abuso
[3]
Sempre
più
anglicismi
:
così
si
perde
fiducia
nella
propria
lingua
[4]
In
tutti
i
contesti
quotidiani
parole
anglofone
mutuate
e
quasi
mai
necessarie
[5]
E
non
sempre
ne
guadagna
la
chiarezza
dell’
espressione
[6]
Nei
giorni
scorsi
,
sfogliando
quasi
a
caso
le
pagine
dei
quotidiani
italiani
,
ho
letto
molte
frasi
e
parole
in
inglese
:
reality
show
,
blogger
,
trading
online
,
ecc
.
;
ascoltando
i
telegiornali
ho
annotato
:
peacekeaper
,
producer
,
pressing
,
ecc
.
.
[7]
Francamente
,
non
tutte
ho
immediatamente
capito
.
[8]
Non
si
tratta
di
episodi
isolati
.
[9]
Al
contrario
,
la
presenza
di
anglicismi
nell’
uso
quotidiano
della
nostra
lingua
è
palpabile
e
anzi
va
crescendo
;
nello
stesso
tempo
,
colpisce
l’
incapacità
(
o
il
disinteresse
)
a
contrastare
il
fenomeno
da
parte
dei
parlanti
e
degli
scriventi
,
troppo
spesso
incuranti
e
addirittura
inavvertiti
.
[10]
Alcuni
anni
addietro
un
importante
studioso
fiorentino
disse
che
l’
italiano
è
affetto
da
morbus
anglicus
;
quella
formula
talvolta
fu
oggetto
di
ironie
ma
è
condivisibile
nella
sostanza
,
anche
negli
obiettivi
che
sottintende
.
[11]
Capiamoci
:
nessuno
sogna
di
riassumere
le
vesti
dei
puristi
dell’
Ottocento
come
l’
abate
Cesari
o
il
marchese
Puoti
,
né
vuole
ripercorrere
le
vie
dell’
autarchia
lessicale
(
come
si
tentò
nel
periodo
fascista
)
,
né
praticare
la
strada
della
xenofobia
indiscriminata
(
eliminando
dall’
italiano
tutte
le
parole
di
origine
straniera
)
.
[12]
Sarebbe
stupido
,
o
meglio
impossibile
.
[13]
Decine
,
anzi
centinaia
di
parole
inglesi
(
o
anglo-americane
)
sono
diventate
patrimonio
usato
dagli
italiani
nelle
comunicazioni
abituali
e
fanno
parte
della
nostra
lingua
.
[14]
Chi
vorrebbe
rinunziare
a
parole
come
computer
,
jazz
,
baby-sitter
,
laser
,
mail
,
spot
e
tante
altre
che
usiamo
tutti
i
giorni
?
[15]
La
questione
è
un’
altra
.
[16]
È
discutibile
se
tutti
gli
anglicismi
che
usiamo
correntemente
siano
davvero
necessari
;
spesso
non
è
così
,
la
lingua
italiana
possiede
in
sé
le
risorse
necessarie
a
comunicare
nelle
diverse
situazioni
della
vita
.
[17]
Nella
pratica
,
abusiamo
di
parole
come
drink
(
come
se
in
italiano
non
esistesse
bevanda
)
,
di
form
(
e
modulo
?
)
,
di
coffee
break
(
e
pausa
caffè
?
)
,
di
meeting
point
(
e
punto
d’
incontro
?
)
,
di
body
guard
(
e
guardia
del
corpo
?
)
,
ecc
.
[18]
Le
università
italiane
(
sciommiottando
alcune
aziende
)
si
muniscono
di
student
service
o
attraverso
un
customer
service
tendono
a
misurare
la
customer
satisfaction
(
come
se
gli
studenti
fossero
dei
clienti
!
)
.
[19]
Una
serie
di
istituti
di
garanzia
si
chiama
authority
(
per
l’
energia
,
per
le
comunicazioni
)
,
esiste
un
garante
della
privacy
,
la
Rai
[
Radiotelevisione
italiana
(
italiana
,
appunto
!
)
]
dà
vita
a
trasmissioni
come
Rai
educational
ed
ha
un
segmento
operativo
chiamato
Raifiction
,
il
ministero
delle
politiche
sociali
si
autodefinisce
del
welfare
,
i
politici
dei
diversi
schieramenti
propongono
di
istituire
Tax
day
,
USA
day
,
Sport
day
,
Election
day
(
e
,
con
ibrido
senza
commento
,
vaffaday
)
.
[20]
Sono
in
grande
ascesa
parole
come
education
,
location
,
mission
,
dimenticando
le
corrispondenti
forme
italiane
,
più
facili
e
più
belle
:
“
educazione
,
insegnamento
”
,
“
collocazione
,
sistemazione
”
,
“
missione
,
scopo
”
.
[21]
Negli
ultimi
tempi
si
fa
un
gran
parlare
di
spending
rewiew
,
ricetta
più
o
meno
miracolosa
per
risanare
la
compromessa
situazione
economica
.
[22]
Al
medesimo
scopo
alcune
forze
politiche
sostengono
(
e
altre
negano
)
l’
utilità
del
Jobs
Act
.
[23]
Proviamo
a
chiederci
:
quanti
italiani
sono
in
grado
di
capire
esattamente
il
significato
dell’
espressione
inglese
(
che
è
all’
origine
un
acronimo
:
Jumpstart
Our
Business
Startups
)
?
[24]
E
allora
chiedo
:
farsi
capire
dalla
gente
,
cercarne
il
consenso
consapevole
,
non
dovrebbe
essere
il
primo
dovere
della
classe
politica
?
[25]
Spesso
,
per
rendere
allettanti
i
prodotti
italiani
,
la
pubblicità
delle
nostre
aziende
ricorre
all’
uso
dell’
inglese
.
[26]
Sorge
una
domanda
:
come
si
fa
a
promuovere
l’
esportazione
delle
nostre
merci
esaltando
l’
eccellenza
del
marchio
italiano
,
parlando
di
food
,
beverage
,
fashion
,
glamour
?
[27]
Bisogna
fare
esattamente
il
contrario
,
l’
uso
promozionale
dell’
italiano
potrebbe
avere
valenza
economica
e
commerciale
in
molti
mercati
e
potrebbe
aiutare
il
mondo
produttivo
nazionale
a
misurarsi
con
le
sfide
della
concorrenza
mondiale
.
[28]
Sembra
averlo
capito
la
pubblicità
di
«
Costa
Crociere
2015
»
:
perché
dire
«
good
morning
»
quando
puoi
dire
«
buongiorno
»
?
,
o
fare
«
breakfast
»
se
puoi
fare
«
colazione
»
?
;
domande
analoghe
riguardano
altre
coppie
:
«
brunch
»
~
«
pranzo
»
,
«
gentleman
»
~
«
cavaliere
»
,
«
tour
»
~
«
giro
»
,
«
show
»
~
«
spettacolo
»
,
«
happy
hour
»
~
«
aperitivo
»
,
«
party
»
~
«
festa
»
;
per
concludere
con
la
domanda
«
perché
non
goderti
il
bello
dell’
Italia
nei
posti
più
belli
del
mondo
?
»
,
che
precede
la
sollecitazione
«
Costa
.
Il
modo
italiano
di
goderti
il
mondo
»
.
[29]
Non
è
un’
eccezione
.
[30]
La
pubblicitaria
milanese
Annamaria
Testa
lancia
in
rete
una
petizione
di
grande
successo
:
basta
con
gli
anglicismi
,
usiamo
l’
italiano
!
[31]
Come
si
giustificano
le
contraddizioni
?
[32]
La
spiegazione
è
relativamente
semplice
nella
sua
drammaticità
:
in
questa
fase
della
globalizzazione
alcuni
popoli
,
tra
cui
l’
italiano
,
stanno
perdendo
(
almeno
in
parte
)
la
fiducia
nella
propria
lingua
.
[33]
Parlare
l’
inglese
o
l’
angloamericano
è
in
molti
settori
utilissimo
,
quasi
indispensabile
,
per
fare
carriera
.
[34]
Molte
famiglie
della
buona
borghesia
italiana
mandano
i
figli
in
scuole
inglesi
o
americane
(
e
più
tardi
li
manderanno
a
frequentare
corsi
universitari
e
master
in
America
)
non
solo
perché
vengono
ritenute
ottime
scuole
ma
soprattutto
perché
i
rampolli
si
impadroniscano
della
lingua
inglese
.
[35]
Intendiamoci
:
la
conoscenza
delle
lingue
è
fondamentale
,
il
mondo
è
globale
;
ma
questo
non
comporta
che
la
nostra
lingua
quotidiana
debba
intridersi
così
massicciamente
di
anglicismi
.
[36]
Non
possiamo
continuare
così
:
una
lingua
non
è
solo
un
insieme
di
parole
regolate
da
una
grammatica
,
ma
esprime
i
modi
di
vivere
e
di
sentire
,
di
pensare
,
di
concepire
le
relazioni
tra
le
persone
,
i
rapporti
sociali
,
economici
,
giuridici
,
i
sogni
,
i
progetti
di
vita
,
i
valori
,
il
bene
e
il
male
.
[37]
La
lingua
,
il
suo
uso
e
la
sua
continua
creatività
sono
indispensabili
per
continuare
ad
esistere
.
[38]
Un
popolo
che
rinuncia
alla
lingua
perde
l’
identità
.
[39]
La
lingua
non
si
governa
a
colpi
di
decreti
legge
,
senza
dubbio
.
[40]
Spetta
alle
classi
culturalmente
più
attrezzate
del
paese
,
secondo
la
lezione
che
viene
dai
grandi
del
passato
,
cercare
di
incanalare
le
spinte
e
le
controspinte
cui
è
sottoposta
ogni
lingua
viva
.
[41]
La
lingua
va
difesa
attraverso
l’
impegno
delle
istituzioni
e
il
contributo
dei
singoli
,
insieme
.
[42]
Come
l’
ambiente
,
allo
stesso
modo
.
[43]
Non
è
una
battaglia
di
retroguardia
,
abbiamo
a
un
passo
esempi
a
cui
guardare
.
[44]
Paesi
vicinissimi
a
noi
come
la
Francia
,
la
Germania
,
la
Spagna
,
si
misurano
con
le
stesse
questioni
e
lo
fanno
in
maniera
enormemente
più
efficace
.
[45]
Non
so
dire
se
la
differenza
dipenda
da
una
più
avvertita
coscienza
della
propria
identità
di
quei
paesi
,
o
da
orgoglio
nazionale
,
o
da
altro
.
[46]
Basti
pensare
al
ruolo
che
lo
stato
francese
assume
per
la
terminologia
ufficiale
,
scientifica
,
tecnica
,
istituzionale
usata
nelle
strutture
centrali
e
periferiche
.
[47]
Una
sola
prescrizione
vorrei
ricordare
,
che
potrebbe
essere
adottata
con
semplicità
anche
per
l’
italiano
:
«
Daremo
spazio
alle
parole
straniere
solo
quando
sono
veramente
installate
nell’
uso
e
quando
non
esiste
una
onesta
parola
della
nostra
lingua
[
che
bell’
aggettivo
:
onesta
!
]
per
designare
la
stessa
cosa
o
esprimere
la
stessa
idea
»
.
[48]
Se
a
questa
indicazione
ci
conformassimo
,
molte
oneste
parole
italiane
rimpiazzerebbero
senza
difficoltà
gli
anglicismi
inutili
,
i
meno
radicati
nella
nostra
lingua
.
[49]
Se
diventassimo
più
vigili
e
meno
superficiali
,
meno
provinciali
e
meno
subalterni
,
potremmo
guardare
al
futuro
della
nostra
lingua
con
moderato
ottimismo
.
[50]
Siamo
noi
che
decidiamo
le
sorti
dell’
italiano
.
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