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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
I maldestri
Language column
Parole al Sole
Author
Rosario Coluccia
Date
05
luglio
2015
more header data
[1]
Se
Attila
è
il
fratello
d
i
Dio
,
speriamo
che
me
la
cavo
[2]
Totò
,
gli
strafalcioni
e
l’
idioma
:
storia
di
un
rapporto
difficile
[3]
La
distanza
nord-sud
è
stata
ricucita
,
almeno
con
l’
italiano
:
le
perle
di
sgrammaticatura
ora
accomunano
tutti
[4]
In
un
episodio
di
«
Toto
,
Peppino
e
la
Malafemmina
»
(
1956
)
,
i
due
protagonisti
meridionali
,
partiti
alla
volta
di
Milano
per
sottrarre
l’
ingenuo
nipote
ai
raggiri
di
una
affascinante
bionda
settentrionale
,
approdano
in
piazza
Duomo
.
[5]
Per
conoscere
l’
indirizzo
della
donna
,
si
rivolgono
a
un
vigile
con
le
celebri
frasette
:
«
Dunque
,
excuse
me
,
bitte
schon
.
.
.
Noio
.
.
.
volevam
.
.
.
volevan
savoir
.
.
.
-
l’
indiriss
.
.
.
ja
»
;
e
,
alla
risposta
del
vigile
,
esclamano
compiaciuti
«
Bravo
,
parla
italiano
!
»
,
meravigliandosi
della
capacità
linguistica
del
vigile
che
li
guarda
stralunato
.
[6]
Quella
scenetta
ci
dice
molte
cose
.
[7]
Il
dialogo
ci
fa
capire
quanta
distanza
separava
i
due
mondi
,
quello
dell’
Italia
del
Nord
e
quello
dell’
Italia
del
Sud
,
a
metà
degli
anni
50
:
i
due
napoletani
ritenevano
naturale
che
a
Milano
si
parlasse
non
l’
italiano
ma
una
lingua
straniera
.
[8]
Una
scenetta
del
genere
oggi
sarebbe
improponibile
,
perché
lontanissima
dalla
realtà
effettiva
della
nostra
nazione
:
l’
Italia
è
unita
linguisticamente
e
un
italiano
fondamentalmente
unitario
si
usa
dappertutto
.
[9]
In
qualsiasi
luogo
d’
Italia
ci
rechiamo
non
abbiamo
bisogno
di
portarci
dietro
un
vocabolario
che
ci
soccorra
(
come
faremmo
andando
in
un
paese
straniero
di
cui
conosciamo
poco
la
lingua
)
;
in
ogni
angolo
d’
Italia
possiamo
usare
la
lingua
di
tutti
i
giorni
,
sicuri
di
farci
capire
.
[10]
Non
è
stato
sempre
così
.
[11]
Ancora
al
raggiungimento
dell’
unità
politica
solo
una
minoranza
di
persone
,
al
massimo
il
10%
,
era
in
grado
di
parlare
l’
italiano
;
i
restanti
,
molti
di
più
,
usavano
abitualmente
il
dialetto
.
[12]
Lentamente
le
cose
sono
cambiate
,
mentre
passavamo
dalla
società
agro-pastorale
alla
società
industriale
e
terziaria
,
oggi
ampiamente
telematica
.
[13]
Ai
miei
studenti
,
troppo
giovani
per
aver
conosciuto
direttamente
,
dico
spesso
di
guardare
i
documentari
degli
anni
cinquanta
del
secolo
scorso
che
a
volte
passano
in
televisione
:
mostrano
uomini
e
donne
del
sud
(
sono
i
nonni
e
bisnonni
dei
giovani
d’
oggi
)
in
partenza
con
le
loro
valigie
di
cartone
per
raggiungere
il
lavoro
e
una
vita
senza
fame
nelle
città
del
nord
.
[14]
Interrogati
dagli
intervistatori
quegli
uomini
e
quelle
donne
rispondevano
quasi
solo
in
dialetto
,
l’
italiano
era
per
loro
una
lingua
sconosciuta
.
[15]
Lo
testimonia
una
trasmissione
televisiva
.
[16]
Dal
1959
al
1968
il
maestro
Manzi
,
un
signore
affabile
e
garbato
,
ha
insegnato
a
leggere
e
scrivere
a
oltre
un
milione
di
italiani
adulti
analfabeti
:
«
Non
è
mai
troppo
tardi
»
si
intitolava
la
trasmissione
del
maestro
Manzi
,
che
teneva
incollati
davanti
allo
schermo
operai
rientrati
dal
lavoro
e
casalinghe
,
uniti
dal
desiderio
di
saper
usare
un
po’
meglio
la
lingua
nazionale
.
[17]
Al
momento
attuale
il
quadro
è
profondamente
mutato
.
[18]
Secondo
le
statistiche
,
il
94%
della
popolazione
italiana
è
in
condizione
di
capire
e
usare
l’
italiano
,
ovviamente
conservando
modi
regionali
e
senza
abbandonare
il
dialetto
nativo
,
prezioso
e
da
conservare
con
cura
.
[19]
È
un
fenomeno
non
solo
linguistico
,
anche
politico
e
sociale
:
poco
alla
volta
vengono
rimossi
gli
ostacoli
alla
partecipazione
alla
vita
attiva
di
tutti
i
cittadini
che
la
Costituzione
(
articolo
3
)
fissa
come
«
compito
»
comune
.
[20]
Per
la
prima
volta
nella
nostra
storia
diventiamo
un
paese
linguisticamente
unito
,
nel
quale
la
lingua
rappresenta
un
fattore
portante
dell'
identità
nazionale
.
[21]
Torniamo
all’
inizio
di
quest’
articolo
:
sono
frequenti
,
persino
nell’
opinione
comune
,
le
constatazioni
sull’
uso
maldestro
o
inefficace
della
nostra
lingua
,
spesso
accompagnate
da
toni
di
deprecazione
per
l’
“
imbarbarimento
”
a
cui
la
stessa
sarebbe
oggi
sottoposta
.
[22]
La
scuola
non
fa
eccezione
.
[23]
Manifestazioni
estreme
e
un
po’
bizzarre
attraggono
l'
interesse
del
grande
pubblico
,
che
spesso
con
intelligenza
sorride
più
che
indignarsi
.
[24]
Alcuni
anni
fa
(
1990
)
un
bravo
maestro
di
scuola
elementare
,
Marcello
D’
Orta
,
raccolse
in
un
libro
che
intitolo
«
Io
speriamo
che
me
la
cavo
»
sessanta
temi
dei
suoi
scolari
napoletani
;
la
regista
Lina
Wertmüller
ne
trasse
un
film
(
1992
)
.
[25]
Libro
e
film
ebbero
successo
grandissimo
.
[26]
Ecco
alcune
frasi
di
quei
temi
,
riprodotte
anche
negli
errori
:
«
Mio
padre
non
so
quanti
hanni
ha
,
però
non
è
troppo
vecchio
:
un
poco
è
anche
giovane
!
»
;
«
Al
Nord
il
maltempo
è
sempre
cattivo
,
piove
e
nevica
sempre
,
le
persone
si
svegliano
umide
»
.
[27]
Oggi
il
processo
si
è
intensificato
:
recentemente
ragazzi
di
scuola
media
scrivono
nei
loro
temi
del
famoso
pittore
«
Scarafaggio
»
(
non
«
Caravaggio
»
)
,
della
regnante
«
Costanza
d'
Aragosta
»
(
non
«
Aragona
»
)
,
del
terribile
«
Attila
fratello
(
non
flagello
)
di
Dio
»
.
[28]
L’
uso
maldestro
dell’
italiano
non
è
limitato
alla
scuola
.
[29]
Temi
d'
interesse
linguistico
con
frequenza
vengono
dibattuti
su
quotidiani
e
periodici
di
grande
diffusione
.
[30]
Alcuni
lamentano
l'
uso
di
«
parte
più
posteriore
»
e
«
parte
più
anteriore
»
(
come
se
«
anteriore
»
e
«
posteriore
»
non
fossero
già
comparativi
)
;
di
«
maggior
prevalenza
»
(
come
se
ci
potesse
essere
una
prevalenza
minore
)
;
di
strutture
con
ne
pleonastico
del
tipo
«
di
queste
cose
ne
abbiamo
già
discusso
»
.
[31]
Colpisce
la
presenza
,
nelle
pagine
di
un
quotidiano
nazionale
(
non
nel
bollettino
di
un
circolo
di
quartiere
)
,
di
frasi
come
«
il
cane
,
con
un
balzo
felino
»
,
o
«
non
piove
da
due
mesi
e
la
Brianza
è
con
l’
acqua
alla
gola
»
,
o
infine
«
i
tre
,
benché
calabresi
,
erano
incensurati
»
.
[32]
Per
non
parlare
della
lingua
usata
in
molte
trasmissioni
televisive
,
anche
di
grande
successo
.
[33]
Vi
sono
reazioni
,
a
volte
in
forme
immaginifiche
o
ingenue
.
[34]
In
rete
si
trova
un
video
postato
(
così
pare
sia
opportuno
scrivere
in
buon
italiano
)
dal
«
Fronte
di
Liberazione
dal
Piuttosto
Che
(
F
.
L
.
P
.
C
.
)
»
,
nel
quale
si
dichiara
“
illegale
”
il
piuttosto
che
disgiuntivo
.
[35]
Nel
2013
in
una
scuola
di
Gela
(
presso
Ragusa
)
è
nata
l’
associazione
«
Salviamo
il
Congiuntivo
»
,
allo
scopo
di
salvare
le
tristi
sorti
del
congiuntivo
compromesso
dalle
abitudini
di
studenti
(
e
non
solo
)
che
utilizzano
il
congiuntivo
a
sproposito
.
[36]
Si
registrano
anche
impegni
meno
effimeri
.
[37]
Istituzioni
importanti
come
l’
Accademia
della
Crusca
,
l’
Accademia
dei
Lincei
,
la
Società
Dante
Alighieri
,
associazioni
scientifiche
come
l’
Associazione
per
la
Storia
della
Lingua
Italiana
offrono
servizi
di
consulenza
linguistica
,
danno
vita
a
rubriche
televisive
di
successo
(
valga
per
tutte
il
settimanale
«
soccorso
linguistico
»
offerto
da
Francesco
Sabatini
,
presidente
onorario
dell’
Accademia
della
Crusca
,
la
domenica
mattina
su
RAI
1
)
,
gestiscono
blog
,
promuovono
seminari
di
aggiornamento
.
[38]
In
questa
situazione
la
scuola
e
l’
università
sono
chiamate
a
un
ruolo
centrale
,
perché
saper
parlare
e
scrivere
bene
,
capire
a
fondo
quello
che
si
legge
,
rende
il
cittadino
consapevole
e
capace
di
scegliere
liberamente
.
[39]
A
una
lingua
ricca
,
leggera
,
funzionale
auspicava
la
parte
migliore
della
nostra
storia
,
questo
desideravano
Foscolo
,
Cattaneo
,
Manzoni
e
tanti
altri
quando
vagheggiavano
la
lingua
comune
degli
italiani
,
che
ai
loro
tempi
ancora
non
c’
era
.
[40]
Su
questo
tema
si
gioca
il
futuro
culturale
del
paese
.
[41]
L’
aveva
capito
perfettamente
un
pensatore
che
anni
fa
molti
citavano
e
oggi
quasi
nessuno
più
ricorda
.
[42]
Imprigionato
nel
carcere
di
Turi
,
Antonio
Gramsci
così
scriveva
.
[43]
«
Ogni
volta
che
affiora
,
in
un
modo
o
in
altro
,
la
questione
della
lingua
significa
che
si
sta
imponendo
una
serie
di
altri
problemi
:
la
formazione
e
l’
allarga-
mento
della
classe
dirigente
,
la
necessità
di
stabilire
rapporti
più
intimi
e
sicuri
tra
i
gruppi
dirigenti
e
la
massa
popolare-nazionale
,
cioè
di
riorganizzare
l’
egemonia
culturale
»
.
Text view
•
Paragraph view