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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Da Dante in poi in fondo usiamo le stesse parole
Language column
Parole al Sole
Author
Rosario Coluccia
Date
03
luglio
2016
more header data
[1]
Alla
fine
dell
Trecento
l’
attuale
vocabolario
è
formato
per
oltre
l’
80
per
cento
[2]
Storia
di
una
lingua
che
evolve
(
piano
)
[3]
Di
mestiere
faccio
il
linguista
.
[4]
Sono
fortunato
,
studio
una
realtà
affascinante
e
in
movimento
,
le
lingue
mutano
di
continuo
,
come
tutti
gli
organismi
viventi
.
[5]
Quando
non
mutano
,
se
restano
sempre
uguali
a
sé
stesse
,
se
non
vengono
rinnovate
ogni
giorno
da
comunità
più
o
meno
ampie
di
individui
,
di
quelle
lingue
si
dice
che
sono
morte
.
[6]
Questa
sorte
è
toccata
al
latino
,
un
tempo
parlato
da
milioni
di
persone
,
in
tutto
il
vastissimo
impero
romano
,
e
oggi
solo
studiato
sui
libri
,
raccolto
in
vocabolari
identici
da
decenni
(
tutti
gli
studenti
conoscono
il
Georges-Calonghi
,
viene
ristampato
sempre
uguale
)
.
[7]
Attenzione
:
lingua
morta
non
vuol
dire
lingua
da
cancellare
,
studiare
il
latino
è
importantissimo
,
serve
a
capire
il
nostro
passato
e
allena
la
mente
al
ragionamento
.
[8]
Con
la
lingua
italiana
è
diverso
,
essa
è
in
continuo
mutamento
.
[9]
Percepiamo
la
variazione
soprattutto
attraverso
le
parole
:
nell’
italiano
entrano
parole
nuove
(
i
cosiddetti
neologismi
)
,
altre
parole
si
usano
sempre
meno
e
poco
alla
volta
scompaiono
(
i
cosiddetti
arcaismi
)
.
[10]
Cambiano
la
consistenza
e
la
composizione
del
lessico
,
ma
non
cambiano
le
strutture
di
fondo
della
lingua
:
noi
siamo
in
condizione
di
capire
gran
parte
della
lingua
antica
,
leggiamo
i
testi
del
passato
senza
difficolta
particolari
,
non
è
necessario
aver
studiato
linguistica
all’
università
.
[11]
Qualsiasi
italiano
di
media
cultura
comprende
il
significato
di
una
frase
come
«
Nel
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
mi
ritrovai
per
una
selva
oscura
che
la
diritta
via
era
smarrita
»
.
[12]
Magari
non
riconosciamo
che
si
tratta
dell’
inizio
della
Divina
Commedia
,
il
testo
cardine
della
nostra
cultura
,
magari
non
abbiamo
letto
neppure
un
rigo
di
Dante
,
ma
capiamo
cosa
quelle
parole
voglian
dire
.
[13]
Constatando
una
verità
che
è
sotto
gli
occhi
di
tutti
,
ce
lo
ricordano
studiosi
eccellenti
.
[14]
Scelgo
quasi
a
caso
,
uno
tra
tanti
:
«
alla
fine
del
Trecento
l’
attuale
vocabolario
fondamentale
italiano
è
configurato
e
completo
all’
81
,
5%
.
Ben
poco
è
stato
aggiunto
nei
secoli
seguenti
.
Tutte
le
volte
che
ci
è
dato
di
parlare
con
le
parole
del
vocabolario
fondamentale
,
e
accade
quando
riusciamo
ad
essere
assai
chiari
,
non
è
enfasi
retorica
dire
che
parliamo
la
lingua
di
Dante
.
È
un
fatto
»
(
Tullio
De
Mauro
,
2003
)
.
[15]
Diamo
un’
interpretazione
corretta
alle
parole
di
De
Mauro
,
teniamo
conto
dell’
aggettivo
due
volte
ripetuto
,
fonda
mentale
.
[16]
Vuol
dire
che
per
le
necessità
primarie
della
comunicazione
il
nostro
vocabolario
coincide
in
gran
parte
con
quello
di
Dante
.
[17]
Nella
sola
Divina
Commedia
ci
sono
oltre
5
.
[18]
500
parole
:
di
queste
moltissime
si
continuano
fino
a
noi
,
sono
anche
nostre
.
[19]
Naturalmente
non
possono
essere
dantesche
le
parole
legate
alle
nuove
tecnologie
,
alle
nuove
idee
,
alle
nuove
condizioni
sociali
,
ai
nuovi
fenomeni
politici
ecc
.
[20]
Ne
gli
apporti
che
dopo
il
trecento
hanno
dato
alla
nostra
molte
lingue
straniere
:
nel
cinque
e
seicento
lo
spagnolo
,
nel
sette
e
ottocento
il
francese
,
nel
novecento
e
ai
nostri
giorni
l’
inglese
.
[21]
Né
le
parole
che
nel
corso
dei
secoli
dai
vari
dialetti
si
sono
travasate
nell’
italiano
.
[22]
Per
capirci
:
Dante
non
possedeva
termini
come
astronauta
,
Computer
,
il
luminismo
,
marxismo
,
mozzarella
,
piadina
e
tantissime
altri
della
vita
odierna
,
è
ovvio
.
[23]
Ma
le
sue
parole
di
base
,
quelle
fondamentali
,
sono
anche
nostre
,
le
usiamo
correntemente
.
[24]
Il
lessico
di
una
lingua
si
riflette
nei
vocabolari
.
[25]
Un
vocabolario
della
lingua
italiana
contiene
un
numero
elevato
di
lemmi
,
tra
140
e
180
mila
.
[26]
Per
comunicare
e
per
vivere
ne
usiamo
molti
di
meno
,
di
moltissimi
ignoriamo
addirittura
l’
esistenza
.
[27]
Qualche
anno
fa
due
bravi
linguisti
che
sono
anche
autori
di
vocabolari
,
Valeria
Della
Valle
e
Giuseppe
Patota
,
hanno
deciso
di
eliminare
dalla
loro
opera
una
sessantina
di
parole
che
un
tempo
venivano
usate
e
oggi
nessuno
più
conosce
.
[28]
Eccone
alcune
:
«
nec
are
‘
uccidere’
,
orbita
‘
cecità’
‘
privazione’
,
ostelliere
‘
oste’
‘
albergatore’
,
pendevole
‘
pendente’
,
pluvia
‘
pioggia’
,
propago
‘
stirpe’
‘
discendenza’
,
sbricco
‘
furfante’
‘
briccone’
,
svenevolaggine
‘
svenevolezza’
»
.
[29]
Queste
parole
sono
dei
veri
e
propri
archeologismi
lessicali
,
pezzi
di
lingua
appartenenti
al
passato
,
ne
va
registrata
la
memoria
ma
non
sono
più
in
uso
,
come
capita
ai
monumenti
di
epoca
greca
o
romana
che
l’
archeologia
studia
come
memoria
di
fasi
scomparse
.
[30]
In
altri
casi
le
parole
ci
appaiono
un
po’
indebolite
,
quasi
bisognose
di
soccorso
,
come
se
chiedessero
il
nostro
aiuto
per
continuare
a
vivere
.
[31]
Per
tutelare
quella
parte
di
italiano
che
rischia
di
scomparire
,
la
«
Società
Dante
Alighieri
»
(
benemerita
,
insieme
all’
«
Accademia
della
Crusca
»
)
,
in
accordo
con
«
Corriere
della
Sera
»
e
con
«
Io
Donna
»
,
ha
lanciato
già
da
qualche
anno
la
campagna
«
Adotta
una
parola
»
.
[32]
In
collaborazione
con
quattro
dizionari
d’
italiano
(
Devoto
Oli
,
Garzanti
,
Sabatini
Coletti
e
Zingarelli
)
si
selezionano
parole
della
nostra
lingua
che
sembrano
a
rischio
,
«
in
via
d’
estinzione
»
(
co-
me
alcune
specie
animali
e
vegetali
)
.
[33]
Eccone
alcune
:
aggetti-
vi
come
ardito
,
arduo
,
astrale
,
avventato
,
basito
,
bisunto
,
face-
to
,
fatuo
,
frusto
.
.
.
;
sostantivi
co-
me
azzardo
,
corruccio
,
diatriba
,
dileggio
.
.
.
;
verbi
come
accigliarsi
,
arringare
,
berciare
,
biascicare
,
elargire
.
.
.
[34]
Chiunque
può
fare
esperimenti
con
sé
stesso
,
misurare
la
propria
competenza
linguistica
.
[35]
Scorriamo
le
liste
precedenti
e
rispondiamo
,
parola
per
parola
:
1
.
la
uso
;
2
.
non
la
uso
ma
ne
conosco
il
significato
;
3
.
non
la
uso
e
non
ne
conosco
il
significato
.
[36]
«
Adotta
una
parola
»
è
anche
un
gioco
da
fare
in
rete
.
[37]
Sul
sito
dell’
iniziativa
chiunque
ami
il
nostro
idioma
può
scegliere
una
parola
,
adottarla
e
diventarne
il
custode
per
un
anno
,
impegnandosi
a
promuoverne
l’
utilizzo
,
a
segnalarne
usi
scorretti
o
maldestri
,
a
registrare
significati
nuovi
o
impropri
:
quasi
una
forma
di
adozione
a
vantaggio
di
soggetti
(
linguistici
)
un
po’
deboli
.
[38]
Alcuni
uffici
scolastici
regionali
(
non
quello
pugliese
,
se
non
ho
visto
male
)
in
maniera
intelligente
lanciano
concorsi
nelle
scuole
.
[39]
Divertendosi
,
gli
studenti
incrementano
le
competenze
linguistiche
in
lingua
italiana
usando
correttamente
parole
poco
note
o
desuete
:
si
impegnano
in
testi
scritti
(
racconti
,
saggi
brevi
,
articoli
di
giornale
)
da
cui
emergano
la
piena
comprensione
dei
significati
delle
parole
stesse
,
la
coerenza
logica
e
la
capacità
di
inserire
i
vocaboli
in
una
cornice
di
originalità
e
di
creatività
.
[40]
Si
divertono
,
imparano
,
vengono
premiati
(
premi
modesti
,
s’
intende
,
non
si
concorre
per
arricchire
)
.
[41]
Così
la
scuola
funziona
bene
.
[42]
Parole
declinano
o
scompaiono
,
parole
nuove
entrano
nella
lingua
.
[43]
Nulla
di
strano
,
la
società
cambia
,
la
lingua
ne
rispecchia
i
mutamenti
e
i
vocabolari
registrano
quello
che
succede
nella
società
.
[44]
Lo
sviluppo
di
nuove
conoscenze
e
l’
affermarsi
di
nuovi
contesti
tecnologici
e
sociali
-
l’
informatica
,
le
telecomunicazioni
,
l’
economia
,
la
politica
,
i
cambiamenti
mondiali
-
determinano
un’
elevata
mobilità
lessicale
e
una
notevole
creatività
linguistica
.
[45]
Nella
comunicazione
quotidiana
entrano
continuamente
nuove
parole
:
all’
inizio
risultano
estranee
ma
poco
alla
volta
,
se
i
parlanti
le
accettano
,
diventano
di
tutti
.
[46]
Le
parole
nuove
registrate
nei
vocabolari
pubblicati
nel
2016
vanno
dalle
300
alle
500
.
[47]
I
mezzi
di
comunicazione
,
più
o
meno
recenti
(
radio
,
televisione
,
giornali
,
rete
)
,
svolgono
un
ruolo
decisivo
nella
diffusione
dei
neologismi
.
[48]
La
banca
dati
dell’
Osservatorio
neologico
della
lingua
italiana
(
http
:
//www
.
iliesi
.
cnr
.
it/
)
registra
le
novità
presenti
nei
principali
quotidiani
nazionali
e
anche
in
molti
a
diffusione
locale
:
possiamo
cosi
verificare
il
continuo
arricchimento
e
l’
evoluzione
del
lessico
italiano
dagli
anni
novanta
del
XX
secolo
a
oggi
.
[49]
Enormi
sono
la
diffusione
e
l’
influenza
esercitate
dai
quotidiani
sulla
lingua
d’
uso
.
[50]
Un
esempio
per
tutti
.
[51]
Nel
linguaggio
giornalistico
degli
anni
novanta
,
lo
scandalo
delle
tangenti
legate
alla
pubblica
amministrazione
fu
definito
tangentopoli
(
all’
inizio
riferito
alla
sola
città
[
-poli
,
<
gr
.
polis
‘
citta’
]
di
Milano
)
.
[52]
Abbiamo
constatato
poi
che
il
fenomeno
della
corruzione
non
riguarda
solo
Milano
e
di
tangentopoli
abbiamo
parlato
in
tantissime
altre
occasioni
(
purtroppo
!
)
.
[53]
E
il
malaffare
non
riguarda
solo
la
politica
,
ma
tanti
altri
campi
.
[54]
Dimenticando
l'
etimologia
,
quel
suffisso
-poli
è
diventato
sinonimo
di
corruzione
,
applicato
ai
campi
più
disparati
:
affittopoli
,
calciopoli
,
parentopoli
,
viaggiopoli
,
ecc
.
[55]
Oggi
la
parola
tangentopoli
è
nota
a
tutti
,
non
è
più
un
neologismo
.
[56]
Chi
stabilisce
se
una
parola
può
essere
accettata
,
chi
detta
le
regole
?
[57]
Non
esistono
regole
,
l'
uso
decide
:
la
lingua
e
democratica
,
siamo
noi
(
tutti
noi
insieme
)
che
abbiamo
il
potere
di
stabilire
se
una
parola
entra
o
esce
dalla
lingua
,
se
vive
o
scompare
.
[58]
Non
decidiamo
votando
,
lo
decidiamo
parlando
e
scrivendo
,
l'
uso
collettivo
decide
.
[59]
Ce
lo
ricorda
un
dialogo
famoso
tra
Alice
,
la
bambina
del
«
Paese
delle
meraviglie
»
,
e
Humpty
Dumpty
,
un
buffo
personaggio
a
forma
di
uovo
,
saccente
e
un
po'
strano
.
[60]
Questi
dichiara
:
«
Quando
io
uso
una
parola
,
questa
significa
esattamente
quello
che
dico
io
,
né
più
né
meno
»
.
[61]
«
Bisogna
vedere
-
dice
Alice
-
se
Lei
può
dare
tanti
significati
diversi
alle
parole
»
.
[62]
«
Bisogna
vedere
-
risponde
Humpty
Dumpty
-
chi
è
che
comanda
;
è
tutto
qua
»
.
[63]
È
così
,
nella
lingua
comandiamo
tutti
noi
,
siamo
noi
che
decidiamo
in
qual
modo
usare
il
nostro
bellissimo
idioma
:
sta
a
noi
mostrarci
capaci
e
responsabili
,
le
sorti
dell'
italiano
sono
affidate
agli
italiani
stessi
.
[64]
Noi
siamo
le
parole
che
usiamo
.
[65]
Di
tutto
questo
tratteremo
nelle
prossime
puntate
di
questa
serie
.
[66]
“
I
lemmi
dell’
italiano
vanno
da
140
a
180mila
.
Ma
per
comunicare
ne
usiamo
molti
di
meno
”
[67]
“
La
lingua
è
democratica
:
siamo
noi
a
stabilire
cosa
salvare
e
cosa
no
.
E
noi
siamo
le
parole
che
usiamo
”
Text view
•
Paragraph view