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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Dialetti
Language column
Parole al Sole
Author
Rosario Coluccia
Date
02
agosto
2015
more header data
[1]
Se
una
frisa
può
bastare
per
smentire
Pavese
[2]
Dal
dopoguerra
ad
oggi
superato
lo
scetticismo
dello
scrittore
[3]
Da
“
sottostoria
”
a
ricchezza
lessicale
e
culturale
:
le
parlate
locali
diventano
patrimonio
vivo
che
alla
fine
plasma
la
lingua
nazionale
[4]
Il
dialetto
è
sottostoria
.
[5]
Bisogna
invece
correre
il
rischio
e
scrivere
in
lingua
,
cioè
entrare
nella
storia
,
cioè
elaborare
e
scegliere
un
gusto
,
uno
stile
,
una
retorica
,
un
pericolo
»
.
[6]
Sono
parole
di
Pavese
,
uno
dei
grandi
scrittori
italiani
del
Novecento
.
[7]
Spesso
rifletto
su
queste
frasi
che
non
condivido
,
mi
sforzo
di
capirle
.
[8]
Pavese
si
riferiva
alla
letteratura
,
che
può
essere
in
dialetto
o
in
lingua
,
e
dichiarava
una
scelta
precisa
;
ma
,
quasi
per
contrappasso
,
in
opere
sue
famose
come
Paesi
tuoi
o
Il
compagno
troviamo
parole
dialettali
piemontesi
come
tampa
e
piola
,
che
significano
entrambe
‘
osteria’
.
[9]
Forse
nella
valutazione
di
Pavese
avrà
pesato
il
fatto
che
egli
scriveva
poco
dopo
la
fine
della
seconda
guerra
mondiale
,
quando
una
parte
ancora
troppo
scarsa
della
popolazione
riusciva
a
comunicare
in
italiano
;
di
conseguenza
alla
maggioranza
veniva
precluso
non
solo
l’
accesso
alla
letteratura
ma
veniva
anche
negata
la
possibilità
di
una
vita
socialmente
attiva
e
soddisfacente
(
l’
abbiamo
spiegato
nella
prima
puntata
di
questa
rubrica
)
.
[10]
Oggi
la
situazione
è
cambiata
,
l’
italianizzazione
è
progressivamente
cresciuta
;
ma
i
dialetti
non
hanno
smarrito
vitalità
e
funzione
,
né
rappresentano
un
residuo
del
passato
,
da
guardare
con
la
nostalgia
che
a
volte
riserviamo
ai
fossili
e
alle
memorie
di
altri
tempi
.
[11]
I
dialetti
sono
importanti
,
nella
odierna
società
telematica
e
digitale
come
in
passato
.
[12]
Dalle
parlate
locali
sono
passati
all’
italiano
termini
dialettali
che
noi
usiamo
correntemente
,
ignorandone
la
provenienza
.
[13]
Limitandoci
al
campo
alimentare
,
e
scegliendo
una
piccola
parte
,
dalla
Liguria
vengono
pesto
,
trenette
,
vernaccia
;
dal
Piemonte
barbera
,
barolo
,
agnolotti
,
fontina
,
grissini
;
dalla
Lombardia
risotto
,
ossobuco
,
brasato
,
gorgonzola
;
dall’
Emilia-Romagna
tagliatelle
,
tortellini
,
cotechino
,
culatello
,
zampone
e
da
ultimo
piadina
;
dalla
Toscana
panforte
,
ricciarelli
,
cacciucco
;
dal
Lazio
(
Roma
soprattutto
)
stracciatella
,
spaghetti
all’
amatriciana
,
bucatini
,
rigatoni
;
dalla
Campania
(
Napoli
soprattutto
)
pizza
,
calzone
,
panzerotto
,
mozzarella
;
dalla
Puglia
cozza
e
recentemente
frisa
(
un
locale
di
Roma
si
pubblicizza
come
«
pizzeria
,
piadineria
,
friseria
»
)
;
dalla
Sicilia
cannolo
,
cassata
,
zibibbo
.
[14]
Non
poche
di
queste
parole
sono
ormai
internazionali
,
le
abbiamo
trasmesse
ad
altre
lingue
(
ne
abbiamo
parlato
nella
terza
puntata
)
.
[15]
Tanta
varietà
è
bellissima
e
,
insieme
ad
altre
motivazioni
,
rende
opportuna
la
scelta
di
dedicare
al
cibo
l’
EXPO
milanese
.
[16]
I
dialetti
non
danno
alla
lingua
solo
termini
dell’
alimentazione
,
trasmettono
anche
forme
che
direttamente
si
collegano
alla
cultura
locale
e
poi
nazionale
:
questore
,
questura
,
brogliaccio
(
Piemonte
)
,
fedina
,
scartoffia
,
guardia
,
secondino
(
Lombardia
)
,
benzinaro
,
palazzinaro
,
pataccaro
,
bustarella
(
Roma
)
,
camorra
,
camorrista
,
basista
,
palo
(
Napoli
)
,
’
ndrangheta
(
Calabria
)
,
mafia
,
picciotto
,
intrallazzo
,
pizzo
,
pizzino
(
Sicilia
)
.
[17]
Non
intristiamoci
pensando
ai
costumi
e
alle
pratiche
sociali
a
cui
rinviano
molti
meridionalismi
entrati
nell’
italiano
.
[18]
La
lingua
non
è
immutabile
.
[19]
Spetta
a
noi
,
ai
nostri
comportamenti
e
alla
nostra
volontà
,
trasmettere
alla
lingua
nazionale
termini
positivi
e
di
più
alto
contenuto
civile
.
[20]
I
popoli
liberi
possono
scegliere
in
autonomia
i
valori
di
riferimento
.
[21]
Tra
gli
effetti
più
cospicui
della
crescente
italianizzazione
della
società
c’
è
la
desuetudine
o
la
scomparsa
di
molte
parole
dialettali
.
[22]
Chi
oggi
allude
al
proprio
padre
usando
termini
come
«
sire
»
o
«
tata
»
?
[23]
Chi
usa
(
o
almeno
conosce
il
significato
di
)
«
chiezzu
»
o
«
uttisciana
»
?
[24]
O
individua
la
genesi
remota
di
«
zinzulusa
»
?
[25]
Alla
raccolta
di
forme
dialettali
arcaiche
o
cadute
in
disuso
si
dedicano
con
merito
molti
volenterosi
.
[26]
Un
invito
alla
prudenza
:
se
non
vogliono
scadere
nel
dilettantismo
,
questi
lavori
debbono
poggiare
su
solide
fondamenta
scientifiche
.
[27]
Abbiamo
un
punto
di
riferimento
importante
:
il
Vocabolario
dei
dialetti
salentini
,
che
il
tedesco
G
.
[28]
Rohlfs
ha
dedicato
alla
nostra
terra
ormai
quasi
sessant’
anni
fa
,
è
ancora
uno
dei
monumenti
della
lessicografia
dialettale
in
Italia
,
nonostante
i
segni
del
tempo
.
[29]
Una
definizione
scherzosa
ma
efficace
proclama
che
«
il
dialetto
è
una
lingua
che
non
ha
un
esercito
»
,
cioè
occupa
una
posizione
soggiacente
rispetto
a
varietà
di
statuto
più
alto
.
[30]
Possiamo
considerare
il
dialetto
tipico
del
mondo
intimo
e
profondo
,
mezzo
per
comunicare
in
famiglia
e
nella
comunità
primaria
;
ma
per
comunicare
fuori
dai
contesti
familiare
e
amicale
per
diffondere
cultura
e
scienza
non
esistono
scorciatoie
alternative
alla
lingua
.
[31]
Neanche
nei
sogni
di
un
municipalista
ad
oltranza
si
possono
considerare
lingue
l’
emiliano-romagnolo
o
il
napoletano
;
vanno
perciò
respinte
le
posizioni
di
alcuni
politici
del
nord
che
pretendono
di
elevare
a
lingua
le
parlate
locali
(
“
lingua
piemontese
”
,
“
lingua
lombarda
”
,
“
lingua
bergamasca
”
,
“
lingua
padana
”
,
ecc
.
)
,
estirpando
dall’
etichetta
,
non
casualmente
,
il
termine
“
dialetto
”
.
[32]
Come
detto
prima
,
i
dialetti
non
corrono
inesorabilmente
verso
l’
estinzione
;
vi
sono
invece
segni
di
una
loro
buona
vivacità
,
pur
se
si
tratta
di
dialetti
più
o
meno
italianizzati
nella
fono-morfologia
e
nel
lessico
e
se
l’
uso
del
dialetto
è
più
forte
in
alcune
regioni
:
al
nord
,
in
Valle
d'
Aosta
e
nel
Triveneto
;
al
sud
,
in
Sicilia
e
in
Campania
.
[33]
In
maniera
socialmente
trasversale
il
dialetto
,
quando
è
posseduto
contemporaneamente
alla
lingua
,
non
è
più
sentito
come
marchio
di
inferiorità
ma
offre
al
parlante
una
consapevole
opzione
in
grado
di
soddisfare
varie
esigenze
comunicative
e
espressive
della
società
attuale
.
[34]
Si
aprono
oggi
nuovi
spazi
e
ambiti
d’
impiego
al
dialetto
,
presente
persino
nei
grandi
mezzi
di
comunicazione
:
presenza
e
usi
del
dialetto
(
in
misura
variabile
e
per
finalità
differenti
)
registriamo
in
giornali
,
radio
,
tele-
visione
,
cinema
,
fino
alle
forme
più
recenti
,
informatiche
e
telematiche
,
della
comunicazione
.
[35]
Il
ricorso
ai
dialetti
segna
una
parte
non
irrilevante
della
produzione
cinematografica
:
fenomeni
interessanti
si
verificano
anche
in
zone
tradizionalmente
non
abituate
a
guardare
al
proprio
dialetto
con
atteggiamento
di
particolare
orgoglio
,
come
è
il
caso
della
Puglia
.
[36]
Ma
le
cose
cambiano
sotto
i
nostri
occhi
.
[37]
Si
pensi
all’
assunzione
del
dialetto
e
dell’
italiano
regionale
in
registi
quali
Cristina
Comencini
,
Piva
,
Rubini
(
non
capisco
perché
faccia
parlare
personaggi
salentini
con
il
dialetto
apulo-barese
)
,
Winspeare
e
altri
;
alcune
loro
opere
sono
corredate
da
sottotitoli
in
italiano
,
quasi
a
segnalare
l’
incomprensibilità
da
parte
del
pubblico
non
locale
della
varietà
parlata
sul
schermo
.
[38]
In
queste
realizzazioni
cinematografiche
il
dialetto
assume
talvolta
la
funzione
di
rappresentare
icasticamente
una
realtà
quotidiana
difficile
ma
vera
,
abbandonando
forse
in
via
definitiva
il
connotato
di
veicolo
dell’
umorismo
di
basso
conio
che
caratterizzava
il
filone
un
po’
grassoccio
di
film
degli
anni
Ottanta
come
«
La
liceale
seduce
i
professori
»
,
«
L’
infermiera
nella
corsia
dei
militari
»
e
altri
non
meno
memorabili
(
il
mondo
aspetta
la
prossima
rivalutazione
di
Quentin
Tarantino
.
.
.
)
.
[39]
I
processi
di
ristrutturazione
comunicativa
in
atto
nella
società
contemporanea
si
riflettono
ampiamente
nella
canzone
.
[40]
Alla
“
pizzica
”
,
musica
accompagnata
da
danza
e
canto
(
in
dialetto
salentino
e
in
grico
)
,
tradizionale
del
Salento
,
arride
gran
successo
fuori
dai
circuiti
locali
(
ce
lo
confermano
in
questi
giorni
le
cronache
delle
principesche
nozze
Casiraghi-Borromeo
)
.
[41]
La
pizzica
e
la
«
Notte
della
taranta
»
non
bastano
,
dice
qualcuno
.
[42]
Non
so
,
forse
;
chiedo
:
ha
senso
affossare
quanto
esiste
e
funziona
?
[43]
Preciso
,
chiaro
e
forte
:
non
intendo
inserirmi
in
polemiche
,
passate
e
recenti
,
non
sono
interessato
.
[44]
Una
proposta
mi
sento
di
fare
,
operativa
.
[45]
Istituzioni
,
politici
di
varia
appartenenza
,
cittadini
si
mostrino
capaci
di
progettare
manifestazioni
di
dimensione
internazionale
e
di
forte
impatto
popolare
,
diano
vita
a
iniziative
all’
altezza
della
meravigliosa
storia
di
questa
terra
;
sagre
sì
,
ma
anche
altro
.
[46]
Non
sto
facendo
politica
,
parlo
di
progetti
culturali
.
[47]
Lecce
,
capitale
della
cultura
,
merita
questo
impegno
:
scendano
in
campo
le
idee
.
[48]
Il
dialetto
non
è
sottostoria
,
Pavese
sbagliava
.
[49]
Chi
lo
pratica
,
chi
vuole
tenerlo
in
vita
,
chi
lo
studia
,
deve
trattarlo
in
forme
appropriate
,
con
rispetto
.
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