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La (parola) reginetta dell’anno. Quale sarà?

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 29 ottobre 2009


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l'altro vocabolo ben più allarmante, che suona sinistro e scomodo per i sadicenti sapienti del momento, "decadenza".
[2]
Sic!
[3]
letizia scrive:
[4]
22 dicembre 2009 alle 14:58
[5]
per me la parola dell'anno è
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Funk
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come la musica che sta montando e cambia le coscienze
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Carlo scrive:
[9]
22 dicembre 2009 alle 17:05
[10]
Non c'è dubbio...
[11]
la parola dell'anno è:
[12]
Aaaaalllll-in !!
[13]
Saknussen scrive:
[14]
23 dicembre 2009 alle 09:22
[15]
Non una parola ma un'espressione.
[16]
Non dell'anno ma del mese di dicembre.
[17]
L'espressione è:
[18]
"Senza ma e senza se".
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Antonino scrive:
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11 gennaio 2010 alle 17:48
[21]
Crisi, senza dubbio il termine più utilizzato, spesso usato a sproposito.
[22]
Se volessimo parlare di semantica allora sceglierei indubbiamente il vocabolo "antropocentrico".
[23]
L'egoismo umano oggi ha ormai raggiunto livelli esorbitanti.
[24]
L'importanza che l'uomo oggi a se stesso è presuntuosa e pericolososa e sta finendo per distruggere l'importanza di vecchi valori che andrebbero rimodernati a favore di un loro più facile ritrovamento da parte di giovani e non.
[25]
Riammodernando i valori il termine che in definitiva sceglierei sarebbe indubbiamente "Valore in 3d"
[26]
gae scrive:
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18 gennaio 2010 alle 19:02
[28]
La parola che più mi ha colpito in quest'inizio del 2010 è " bamboccione",utilizzata più volte dal ministro Brunetta e poi divulgata con assoluta nonchalance.
[29]
E' un neologismo spregiativo,derivato da bamboccio ,per dire inesperto,pigro,nullafacente.
[30]
E a dire che la questione a cui si riferisce non è nuova,ma risale a molto tempo prima.
[31]
E' una forma di costume ora riscoperta dalla crisi economica.
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antonio scrive:
[33]
4 febbraio 2010 alle 13:51
[34]
Sono d'accordo con, non solo come parola, ma anche come vocabolo: aibofobia; paura dei palindromi
[35]
P.
[36]
S.: pare che l'autore di questa parola sia batterzaghi
[37]
linguista scrive:
[38]
4 febbraio 2010 alle 15:13
[39]
Il termine, coniato effettivamente da Bartezzaghi e composto dal prefisso "aibo" - che non ha nessun significato - e "fobia" -, che invece significa "paura" -, si può naturalmente leggere anche al contrario.
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Simonetta Losi
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antonio scrive:
[42]
4 febbraio 2010 alle 20:03
[43]
Sapevo che '' aibofobia'' si leggesse pure al contrario, ed è per questo che si può considerare un palindromo.
[44]
Tuttavia, sapendo che non aveva nessun significato aveva nella sua espressione un riferimento al suo contenuto indi per cui, la genialità di Batterzaghi pere che non sia del tutto evanescente se si potesse aggiungere come nuovo vocabolo, perchè, veda, e mi creda, che alcune persone, diciamo utenti, a legger una frase palindroma a volte si abbandonano ad incandescenze perchè per loro pur non conoscendo il significato del palindromo pare a loro una offesa...
[45]
P.
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S: Scusi l'oltraggio alla grammatica
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Riccardo scrive:
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8 ottobre 2010 alle 15:26
[49]
Ho sentito alla radio la seguente frase: "Il tetto è ceduto per il peso della neve".
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Subito mi è suonata strana, poi, verificando sul dizionario Devoto Oli, ho letto che il verbo cedere può essere transitivo e intransitivo.
[51]
Nell'uso intransitivo il dizionario suggerisce l'ausiliare avere.
[52]
Mi spiegherebbe meglio, se ovviamente avessi ragione, il perchè dell'ausialiare avere, come credo.
[53]
Grazie.
[54]
linguista scrive:
[55]
8 ottobre 2010 alle 16:36
[56]
Premettendo che la sua impressione (come già confermatole dal dizionario) è giusta, va detto che mentre per i verbi transitivi l’uso del verbo avere come ausiliare dei tempi composti è esclusivo e regolare (ho mangiato una mela, hanno costruito una casa, ecc.), al contrario non esiste una regola precisa per determinare a priori il giusto ausiliare da impiegare con un verbo intransitivo, per quanto essere venga usato nella maggioranza dei casi.
[57]
In generale, possiamo osservare una certa tendenza all’impiego di avere in quei verbi intransitivi che esprimono un’azione effettivamente compiuta dal soggetto, con la generale eccezione dei verbi di movimento (ho dormito, ho gridato, ho sperato, ma sono andato, sono partito; non dimentichiamo però i casi di verbi come camminare o viaggiare, che pur esprimendo movimento impiegano avere come ausiliare), mentre privilegiano essere gli intransitivi che, pur non essendo riflessivi, dirigono, per così dire, l’azione sul soggetto stesso, esprimendo una sua condizione, uno stato, piuttosto che un atteggiamento attivo (sono nato, sono cresciuto, ecc. ).
[58]
Alla luce di questo, l’impiego di avere negli usi intransitivi del verbo cedere è pienamente legittimato, ma allo stesso tempo, probabilmente, le stesse ragioni spiegano almeno in parte l’occasionale realizzazione con essere da lei registrata: in fondo, nella frase il tetto è ceduto, chi parla potrebbe essere portato istintivamente a considerare l’azione del cedimento come subita piuttosto che compiuta dal soggetto sostituendo essere ad avere come ausiliare del tempo composto.
[59]
Senza contare che è stato osservato che molti intransitivi usano l’ausiliare essere quando è possibile impiegare autonomamente il rispettivo participio passato come attributo (accaduto, caduto, arrivato) e il nostro cedere, a ben vedere, rientrerebbe in questa casistica (il terreno ceduto a titolo di indennizzo...).
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Come vede la questione non è di semplice soluzione e il ricorso ai repertori verbali e ai
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dizionari resta lo strumento più efficace per non incappare in errori.
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Marco Paciucci
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Riccardo scrive:
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11 ottobre 2010 alle 09:14
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Ringrazio con affetto il dottor Paciucci per la chiara ed esaustiva spiegazione fornitami.
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Ringrazio il vostro blog per l'impagabile sostegno al diffondersi della cultura linguistica.
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Riccardo scrive:
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19 ottobre 2010 alle 12:00
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Potreste gentilmente fugare un dubbio che mi è venuto parlando in una riunione di lavoro in cui dicevo:"Si sono incontrati e si sono stretto la mano".
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Alcuni anni fa, avevo letto in una grammatica di cui non ricordo l'autore, forse, Giulio Lepschy, che spiegava a riguardo il meccanismo che regola l'accordo nel caso dei riflessivi apparenti, nelle azioni reciproche.
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Non ricordo più la spiegazione e soprattutto se è corretto quanto da me proferito nella riunione.
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Grazie come sempre.
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linguista scrive:
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19 ottobre 2010 alle 12:59
[75]
La questione riguarda l'accordo del participio passato di un verbo riflessivo reciproco con il soggetto ("si sono stretti la mano") o con il complemento oggetto ("si sono stretta la mano").
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A proposito, le grammatiche normative contemplano un'oscillazione fra le due soluzioni che però, nella realtà linguistica attuale, pende quasi completamente a favore dell'accordo con il soggetto (provi a digitare su Google le due diverse opzioni per avere un riscontro eloquente).
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Alessandro Aresti
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Alessia scrive:
[79]
12 dicembre 2010 alle 15:39
[80]
io credo palindromi!!!!!!!!!!!

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