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Quel tale mi “perplime”

Language columnIl linguista
AuthorFrancesco Bianco
Date 25 luglio 2009
NewspaperRepubblica Online
Publication place-
Publication countryItalia
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Column-


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Un po’ di tempo fa un paio di utenti (stefano, 2 giugno 2009 alle 23:55, e Anna, 10 giugno 2009 alle 10:03) chiedevano conto del verbo perplimere rendere perplesso’, evidentemente udito e accolto con un certo sospetto.
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Come ha correttamente rilevato Debora De Fazio, si tratta di una forma comica, non lemmatizzata dai dizionari d’uso; Massimo Arcangeli ha aggiunto che la fortuna di perplimere (se non il conio) va attribuita all’uso che ne ha fatto in televisione Corrado Guzzanti interpretando, nei primi anni 90, il personaggio di Rokko Smitherson (la trasmissione era Avanzi): un improbabile regista romano caratterizzato, fra le altre cose, da una notevole creatività verbale. Perplimere non è certo fra i neologismi entrati nel nostro lessico più quotidiano, tuttavia può servirci da spunto per parlare di un processo linguistico interessante: la retroformazione.
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Di cosa si tratta?
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Si può parlare di retroformazione ogni qual volta si crea una parola nuova ritenendola (spesso erroneamente) la base di un’altra parola preesistente.
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Così è il caso di perplimere: l’utente sente l’aggettivo perplesso come un participio passato e così, sulla base di modelli esistenti (comprimere > compresso, reprimere > represso), crea un nuovo verbo; il quale, essendo composto in maniera morfologicamente ineccepibile e avendo colmato un vuoto lessicale, viene accettato e accolto non solo nel parlato, ma anche nello scritto del Web e talora nella pubblicistica.
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Non si tratta peraltro di un caso isolato: meccanismi di retroformazione, non sempre opportunamente riconosciuti dai dizionari, sono alla base di numerosi vocaboli più o meno stabilizzatisi nel lessico dell’italiano.
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Eccone alcuni esempi: caco e lapislazzulo affiancano le forme regolari cachi e lapislazzuli (interpretati erroneamente come plurali di nomi maschili in -o); telecomandare trae la propria origine da telecomando (non il contrario!); deodorare, dattiloscrivere, compravendere e telelavorare - il discorso è analogo sono derivati rispettivamente da dattiloscritto (vocabolo a sua volta modellato su manoscritto), compravendita, telelavoro e deodorante; monokini costume da bagno femminile composto delle sole mutandine’ deriva dalla scorretta interpretazione di bikini (che non è formato da bi + kini, ma prende il nome dall’omonimo atollo del Pacifico, teatro di alcuni esperimenti atomici fra gli anni 40 e 50).
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Fondate ragioni portano a credere che anche l’aggettivo perdibile sia stato retroformato partendo da imperdibile, il suo contrario.
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La retroformazione è un fenomeno assai produttivo all’interno dei gerghi e del linguaggio giovanile; cappuccio cappuccino, spaghi spaghetti’ (usato al plurale, nell’espressione romanesca du spaghi; qualcuno ne ricorderà la presenza nel testo della canzone La terra dei cachi, cantata da Elio e le storie tese al Festival di Sanremo del 1996), benza benzina’, barza barzelletta’, marocco marocchino’ e spino spinello’ nascono tutti dalla reinterpretazione di falsi diminutivi.
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Quest’ultimo meccanismo è usato anche per coniare ipocoristici (accorciamenti di nomi e cognomi di persona, con fine ludico), spesso di personaggi famosi, che rimbalzano poi sulle pagine dei giornali e dei blog: Mancio (Roberto Mancini, ex calciatore e attuale allenatore), Il Pazzo (Giampaolo Pazzini, calciatore), Berlusca (provate a indovinare...).
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Una precisazione finale: abbiamo parlato, per spiegare l’origine di alcune retroformazioni, di interpretazione errata o scorretta di vocaboli da parte degli utenti: non di rado, tuttavia, questi errori sono in realtà simulati ad arte da parlanti mossi da un preciso intento umoristico.
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Così, per esempio, nel caso guzzantiano di perplimere.
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E qualcuno ricorderà Aldo Baglio coniare un bislacco fria (terza persona di un inesistente verbo *friare franare, sbriciolarsi’), modellato su friabile, in una delle scene più divertenti del film Tre uomini e una gamba.
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Francesco Bianco
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Scritto sabato, 25 luglio 2009 alle 09:07 nella categoria Senza categoria.
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0.
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Fausto Raso scrive:
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26 luglio 2009 alle 23:21
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Una sola parola: IMPAREGGIABILE!
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ivan scrive:
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27 luglio 2009 alle 11:38
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interessante e ben spiegato
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Antonella Parente scrive:
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27 luglio 2009 alle 12:50
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Ottima spiegazione dott.
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Bianco.
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Francesco T. scrive:
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2 agosto 2009 alle 03:09
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Non vorrei fare l'anticonformista ma, se devo essere sincero, queste mi paiono chiacchiere da grammatici e non da linguisti: retroformazione...
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Va bene, bravi, avete trovato la parolina giusta per definire il fenomeno, avete parlato della meccanica - da manuale ok!, non posso che plaudere il vostro sforzo.
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Eppure forse la realtà è più alla portata: la lingua come oggetto non è inalterabile - lampante - ma di per credo che (e lo faceva anche il Sommo) il meccanismo sia di una spontaneità totale (nessuna lingua è di per autonoma): ho un vocabolo che mi ronza per la testa /perplesso/ un contesto (parlato - rintraccio le evoluzioni più sincere) dove devo utilizzare questo segno in luogo di verbo ma qualcosa non torna, mi faccio trascinare dall'analogia e, "ta-dan" ne strappo la radice, e ci appiccico 'ere' morfema (viva l'eufonia - per non scendere nel dettaglio eh!).
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linguista scrive:
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2 agosto 2009 alle 03:50
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Se posso permettermi l'intromissione, malgrado le sue rimostranze, ha descritto bene i meccanismi che soggiacciono alla (retro)formazione del verbo perplimere, forse così come sarà successo nella mente di Corrado Guzzanti, sulla scena Rokko Smitherson, appunto.
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Rocco Luigi Nichil
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Francesco T. scrive:
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2 agosto 2009 alle 03:55
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Caro Rocco, lo so, il mio era un modo scherzoso per dire che si può parlare della stessa cosa ma in modo diverso, a volte con un po' d'ironia un argomento che di per interessa a pochi può arrivare a molte più orecchie.
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A presto, comunque mi congratulo per l'iniziativa.
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F.
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M scrive:
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2 agosto 2009 alle 07:42
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Mi sarà sfuggito qualcosa, ma alla fine però non ho capito una cosa: esiste il verbo che riassume "rendere perplesso"?
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Scusate la mia perplessità.
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linguista scrive:
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2 agosto 2009 alle 07:43
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"Perplimere".
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Se non le piace - non piace, ovviamente, neanche a me - si potrebbe pensare di inventarne uno migliore.
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Le parole, in molti casi, nascono proprio così; qualcuno ne crea una, questa piace e si diffonde e, alla fine, arriva a imporsi.
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Massimo Arcangeli
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linguista scrive:
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5 agosto 2009 alle 14:21
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Caro Francesco T., sono d'accordo con Rocco (Nichil): l'itinerario psicologico che lei ha ipotizzato per la parola perplimere è assolutamente plausibile.
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Nel mio post ho cercato di spiegare come il meccanismo linguistico messo in atto per formare questa parola non sia affatto un'esclusiva di Rokko (Smitherson), ma sia al contrario un fenomeno ben attestato nella lingua italiana e non solo (cito l'esempio dell'inglese to lase 'usare un raggio laser', retroformato dall'acronimo laser>).
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Francesco Bianco
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Giacomo Ferrante scrive:
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9 agosto 2009 alle 00:03
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Eureka!
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Mi hai illuminato!
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Le parti sulla benza, sul telecomando e sugli spaghi sono davvero istruttive.
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Ma la retro-formazione ha nulla da spartire con la psicanalasi e l'universo dell'inconscio?
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Giacomo Ferrante
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linguista scrive:
[66]
9 agosto 2009 alle 00:10
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Senz'altro con la grammatica del profondo, se pensiamo a vie già sperimentate e a rapporti più diretti e misurabili.
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Massimo Arcangeli
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Marco B. scrive:
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4 settembre 2009 alle 13:09
[71]
Intuitivamente non penso che "barza", "spino", "benza", "spaghi" siano legati alla reale percezione di "barzelletta", "spaghetti" e simili come diminutivi di cui quelle sopra sarebbero le forme non alterate.
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Per quanto non molto colti, non credo che questa sia la sensibilità dei ragazzi.
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Piuttosto penso siano vocaboli accorciati in modo colloquiale, seguendo una tendenza esportata dagli stati uniti per cui, ad es. in caso nomi scientifici o composti e in ogni caso sentiti come roboanti si preferisce usare qualcosa di più corto e familiare, prendendo solo alcune sillabe nella naturale tendenza di alcuni anglofoni alla riduzione.
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Penso ad esempio a the doctor-> the doc
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rhinoceros -> rhino e chimpanzee-> chimp
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Marco B. scrive:
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4 settembre 2009 alle 13:10
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Anche the documentary -> the doc ^_^
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linguista scrive:
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23 settembre 2009 alle 20:05
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In effetti il confine fra retroformazione e semplice accorciamento è a volte difficile da stabilire.
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I due processi per altro non si escludono a vicenda.
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Nell'ambito di una generale tendenza (dei ragazzi) all'accorciamento di parole, infatti, è possibile pensare che trovi applicazione questo particolare meccanismo di retroformazione da pseudoalterato.
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Questo processo può essere ulteriormente favorito dalla preesistenza di un lessema omonimo, come nel caso di spaghi (plurale di spago).
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L'ipotesi della retroformazione, nei casi da lei citati,trova conferma nella sovrapponibilità delle coppie di sostantivi (spino/spinello, benza/benzina, spaghi/spaghetti) con il paradigma della regolare formazione degli alterati: toro/torello, macchina/macchinina, sacchi/sacchetti.
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La modificazione della vocale finale, in tutti questi casi, riallinea la neoformazione al paradigma, cosa che non avviene con altri tipi di accorciamento: auto 'automobile' (o anche 'autobus', in alcune aree geografiche), foto 'fotografia'; per restare in ambito giovanile, pensi a prof 'professore' (del tutto simile agli esempi della lingua inglese da lei citati) o a ipocoristici come Sere 'Serena'.
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Francesco Bianco
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T. scrive:
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5 febbraio 2012 alle 00:14
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Mi spiace, ma "mi perplime" o "mi perplette" l'ho coniato nel lontano 1990(circa).
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Mi rammarico solo di non aver avuto un microfono ed un pubblico, oltre ai miei amici, per la divulgazione dei termini.
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T.
[93]
T. scrive:
[94]
5 febbraio 2012 alle 00:19
[95]
ah...
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Chiaramente sono state generate dal semplice piacere di scherzare e/o prendere in giro qualcuno.
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Non c'entrano neologismi, psicologie e chissà cos'altro ... cazzaravo e basta!
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Ciao
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T.
[100]
Fabrizio scrive:

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