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La nostra lingua (a differenza di lingue come l’inglese o, in misura minore, il francese) ha poche parole che siano allo stesso tempo omofone (“che si pronunciano in maniera uguale”) ma non omografe (“che si scrivono in maniera uguale”); uno dei rari esempi è dato dalla coppia cieco/ceco: la sequenza di suoni è la stessa, la sequenza di lettere no. Rispetto a queste, sono invece in numero molto maggiore le parole omografe ma non omofone: légge ‘norma’ e lègge ‘voce del verbo leggere’, per esempio.
Un’altra parola omografa ma non omofona che a seconda della pronuncia cambia di significato è razza. Pronunciata con zeta dolce indica un pesce marino a forma di rombo, la cui lunghezza varia da trenta centimetri a due metri, con gli occhi sul dorso e la bocca sul ventre. Se invece si pronuncia con la zeta aspra indica un sostantivo il cui significato è noto a tutti: ‘gruppo di individui di una medesima specie, animale o vegetale; gruppo, popolazione, popolo’.
Ci sono poi le parole omonime ‘con lo stesso nome’, cioè quelle in cui sia la pronuncia sia la grafia coincidono. Sono il risultato dell’evoluzione di vocaboli diversi (generalmente di origine latina), che solo per caso hanno finito per essere uguali. Qualche esempio: lira ‘moneta’, viene dal latino LIBRA(M), mentre lira ‘strumento musicale’ da LYRA(M); miglio ‘pianta’ ha origine dal lat. MILIU(M), miglio ‘unità di misura di lunghezza’ da MILIA; fiera ‘belva’ dal lat. FERA(M), fiera ‘mercato’ da FERIA(M).
È sempre bene, per tanto, accentare le parole omonime che possono generare equivoci: bàlia e balìa; règia e regìa; àmbito e ambìto; sùbito e subìto; àncora e ancóra; dècade e decàde. L’accento che si adopera in questi casi si chiama fonico perché fa cambiare il suono alle parole che hanno la medesima grafia. Un accento, diceva un grande linguista, «se al posto giusto non ha mai fatto male a nessuno».
Fausto Raso
Scritto mercoledì, 17 luglio 2013 alle 12:57 nella categoria Senza categoria. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.
Francesco scrive:
31 ottobre 2015 alle 20:04
Buongiorno,
vorrei chiederle se il sostantivo "corsa" è da considerarsi un nome concreto o/e astratto. Potrebbe farmi gentilmente degli esempi dell'uno o dell'altro uso? Non è da considerarsi un sostantivo solo astratto? Come faccio a "toccare" una corsa?
Le chiedo, infine, se sia corretto dire "Si devono mangiare delle costine" o "si deve mangiare delle costine". Il "si" come si accorda nel numero?
Grazie mille
linguista_1 scrive:
1 novembre 2015 alle 17:05
1) Il sostantivo corsa è concreto: la parola fa riferimento a qualcosa che può essere percepito dai sensi (la vista, ad esempio).
2) È corretto "Si devono mangiare...", con il verbo al plurale.
Alessandro Aresti
Elisa scrive:
1 novembre 2015 alle 19:25
Buonasera professore, per favore potrebbe chiarirmi se è corretto usare il termine "stampatello" come sinonimo di "maiuscolo"? Grazie
1 novembre 2015 alle 21:50
Non propriamente, visto che esistono lo stampatello maiuscolo (A, B, C, ecc.) e quello minuscolo (a, b, c), contrapposti al corsivo. Nell'uso comune è comunque spesso inteso come sinonimo di maiuscolo.
Stefano scrive:
18 novembre 2015 alle 17:28
Volevo sapere se è corretta la frase: penso che se non avessi lei che mi sostenesse , non sarei felice.
Il dubbio è su quel congiuntivo dopo il pronome relativo,
Grazie
19 novembre 2015 alle 10:48
"... che mi sostiene" (l'errore si spiega con il fatto che a volte il congiuntivo può attirare nella propria "orbita" i verbi vicini).
Arturo scrive:
29 luglio 2016 alle 11:34
Ecco una altra parola omonima:
casinò e casìno
29 luglio 2016 alle 14:09
In realtà la coppia "casino/casinò" non rappresenta né un caso di omografia (perché le due parole si scrivono in modo differente), né un esempio di omofonia (giacché si pronunciano in diverso modo).
Rocco Luigi Nichil
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