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Salutarsi in italiano

Language columnIl linguista
AuthorSimonetta Losi
Date 14 giugno 2009
NewspaperRepubblica Online
Publication place-
Publication countryItalia
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Column-


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Una utente, a cui ha risposto Massimo Arcangeli (8 maggio, ore 22.56), ha manifestato i suoi dubbi sull’uso di buon pomeriggio, buonasera e buonanotte.
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Una preziosa occasione per trattare il tema in una chiave più generale.
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Come si salutano, oggi, gli italiani?
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Nel linguaggio corrente il portabandiera delle formule di saluto, anche in virtù di una tendenza diffusa all’uso di un registro informale, è l’amichevole ciao, che si utilizza all’inizio e alla fine di un incontro fra persone che si danno del tu.
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Termine fortunatissimo perché breve, incisivo, facile da pronunciare con un sorriso.
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Una parola sempre giovane, tanto fortunata da dare il nome a un popolarissimo ciclomotore, molto amato dagli adolescenti negli anni Settanta e Ottanta.
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Eppure è un saluto antico e, nel significato originale, molto cerimonioso.
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Proviene dall’Italia settentrionale, più precisamente da Venezia: schiao (che si legge s-ciao) è forma accorciata sincopata di schiavo.
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Ciao è, dunque, l’equivalente di servo (suo).
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Saluto informale per eccellenza, viene adoperato anche in contesti comunicativi che richiederebbero decisamente la formalità.
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Non è raro entrare in un negozio ed essere apostrofati da una giovanissima, sconosciuta commessa con un disinvolto: Ciao, dimmi; e si può sentir dire ciao a un giovane cameriere, mentre l’estraneità suggerirebbe buongiorno o buonasera.
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Se è vero che ciao ciao risulta più caldo e personale, congedarsi con un ciao ciao ciao è un tic linguistico sempre più diffuso; ciau, invece, un’affettata via di mezzo tra il guaito e la moina.
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Anche buongiorno e buonasera si utilizzano come formule di saluto sia nel momento dell’incontro sia in quello del congedo: più formali di ciao, possono essere stemperate dal ricorso al registro informale.
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Talvolta, specialmente all’inizio di un’interazione comunicativa, si hanno forme miste come Ciao, buongiorno o Ciao, buonasera, che propongono fin da subito un tono non formale.
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Buongiorno si usa come saluto augurale al mattino, o comunque prima che sopraggiunga la sera.
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Il momento della giornata in cui si passa da buongiorno a buonasera varia in senso geografico (tecnicamente, diatopico): in Toscana ci si saluta con buonasera già dal primo pomeriggio con qualche incertezza verso le due del pomeriggio, specialmente in estate, quando la luce suggerisce di più l’associazione con il giorno; in Sardegna la buonasera si dopo aver consumato il pranzo, indipendentemente dall’ora.
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Buondì equivale a buongiorno, ma dovrebbe essere rivolto a persone con le quali si ha almeno una certa confidenza.
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Alla sua tenuta ha contribuito la pubblicità, chiamando Buondì una nota merendina e sfruttando il detto popolare Il buon si vede dal mattino.
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Decisamente raro è buon pomeriggio, usato quasi esclusivamente e ormai poco in televisione.
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Prendono sempre più piede buona giornata e buona serata come formule di congedo.
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Se quest’ultima ha un senso, la prima, rispetto a buongiorno, risulta riduttiva nonostante l’apparente maggiore estensione.
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Infatti il giorno è un periodo di 24 ore considerato di solito fra la mezzanotte e la successiva , mentre la giornata è piuttosto il periodo del giorno compreso tra la mattina e la sera.
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Tono neutro per salve, un tempo augurio di buona salute, al quale oggi si ricorre quando siamo incerti sul registro, formale o informale, da usare con l’interlocutore e che può essere utilizzato in tutti i momenti del giorno per salutare all’inizio di un incontro.
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Mantiene intatto il suo valore di formula di saluto buonanotte, usata nella tarda serata o prima di andare a letto.
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Insieme a ciao e addio può essere un ironico riferimento a qualcosa che si conclude, più o meno volutamente, in maniera brusca o inaspettata: Lo hanno licenziato e buonanotte.
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Addio è un po' in declino: è utilizzato nello standard solo come saluto enfatico, prima di una separazione definitiva.
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Sopravvive in Toscana, soprattutto in bocca a persone anziane, nel senso di arrivederci.
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Quest’ultima è una formula di saluto conclusiva e informale (o comunque meno formale di arrivederla).
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Può essere seguita da a presto, che si è guadagnata una certa autonomia fino a comparire da sola come saluto esprimente un’opportunità o un desiderio di rivedersi non sempre realizzabili o autentici; forme analoghe: ci vediamo, ci sentiamo, a risentirci.
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Quanto a noi, a rileggerci.
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Simonetta Losi
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Scritto domenica, 14 giugno 2009 alle 22:50 nella categoria Senza categoria.
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Commenti
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Fausto Raso scrive:
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15 giugno 2009 alle 00:58
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Ha dimenticato "buona giornata", oggi tanto di... moda.
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O sbaglio?
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linguista scrive:
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15 giugno 2009 alle 07:30
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Se rilegge bene c'è sia "buona giornata" che "buona serata".
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Massimo Arcangeli
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linguista scrive:
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15 giugno 2009 alle 11:52
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Questo articolo risulterà molto utile soprattutto agli stranieri che studiano l'italiano.
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Fra gli errori più comuni c'è infatti quello di non sapere scegliere, tra le (molte) formule di saluto presenti nella nostra lingua, quella più adatta alla situazione comunicativa.
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Mi è capitato spesso di sentire, in bocca ad amici tedeschi in possesso di un buon italiano, "ciao" (sempre come formula di congedo!) in contesti formali, associato al "Lei" di cortesia: un contrasto talora stridente.
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Va detto che "ciao", come formula di congedo, è ormai usata spesso anche in altre lingue, in contesti più o meno formali.
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Sulla storia di "Ciao" aggiungerei che è stato anche il nome della mascotte dei campionati mondiali di calcio del 1990: gli italiani, attraverso un sondaggio popolare, lo preferirono alle alternative "Amico", "Bimbo", "Beniamino" e "Dribbly", riconoscendo forse in questo tradizionale saluto una vera icona della lingua italiana nel mondo.
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Francesco Bianco
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lorenzo scrive:
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18 giugno 2009 alle 19:39
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Grazie del "pezzo", interessante e simpatico.
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Un'osservazione, in quasi tutti i paesi europei si usano 3 saluti prima della notte: il "buon mattino", il "buon pomeriggio", e il "buonasera".
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Da noi solo 2 : "buongiorno" e "buonasera".
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Sarei curioso di sapere perché ...
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linguista scrive:
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18 giugno 2009 alle 20:15
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Ogni lingua seleziona il mondo secondo la percezione che i suoi parlanti ne hanno.
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L'esempio più classico è rappresentato dall'universo dei colori, le cui sfumature in una lingua possono trovare incarnazione in un nome specifico, in un'altra possono non essere (sufficientemente) avvertite e non essere conseguentemente fissate in nessun termine.
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Questo vale anche per fasi storiche diverse di uno stesso idioma: nell'italiano antico, per esempio, si indicava come "perso" un colore tra il bruno e il rossiccio (attestato fra l'altro nella "Commedia" di Dante) che non è più moneta corrente.
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"Pomeriggio", che antico non è (risale all'Ottocento) e che, quando cominciò a diffondersi, fu avversato da molti puristi, non si è mai realmente radicato nell'espressione "buon pomeriggio" malgrado il sostegno della televisione, dove essa ha trovato invece ampia accoglienza.
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Non sono però così pochi, andrà detto, ad augurare di tanto in tanto un bel "buon pomeriggio" ai loro interlocutori.
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A me, per esempio, questa formula piace; la uso anzi correntemente.
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Massimo Arcangeli
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Dav_Ide scrive:
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27 giugno 2009 alle 08:31
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Buon giorno a tutti...
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trovo molto interessanti questi articoli e vorrei aggiungere le mie poche opinioni.
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Innanzitutto "buona sera" e "buongiorno" si scrivono uniti o separati come 2 parole ?
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D'istinto m'è venuto naturale scrivere la prima disgiunta e la seconda unita.
[74]
Trovo che la fortuna e la sfortuna di tante parole sia dovuta molto alla sua "musicalita'" o "che suoni bene".
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Mentre "buon pomeriggio" suona abbastanza cacofonico, con l'accostamento della "n" finale e della "p" iniziale, i suoi fratelli buonasera e buongiorno scivolano via decisamente meglio, e pertanto sopravvivono.
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Decisamente demodè suonerebbe "buono pomeriggio".
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Da cassare.
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Da quando, tra parentesi, "buono" perde o puo' perdere la o finale ?
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A cosa si deve questo privilegio che spetta a ben poche parole ?
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Ancora motivi di musicalita' ?
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Un'ultima parola su "addio" decisamente sulla via del'estinzione nel parlato.
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Tralasciando che in una societa' fortemente laicizzata come la nostra... dirsi "a dio", ovvero ti affido a Dio siccome non ti vedro' piu', non trova piu' molti sostenitori, non le sembra che nell'epoca dei telefoni, cellulari, poste veloci, e-mail, e chi pi' ne ha.... non le sembra, dicevo, che "addio" suoni piu' come un augurio che come un commmiato?
[83]
E quando mai si rischia di perdersi di vista oggi ?
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Cordialmente la saluto, Massimo.
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linguista scrive:
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27 giugno 2009 alle 09:05
[87]
Molto fine l'osservazione su "addio"; in un certo senso, quando devo liberarmi dalla morsa di un interminabile batti e ribatti via e-mail, anch'io uso talora il termine come "augurio" (che il supplizio abbia fine).
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A me piacciono "buongiorno" e "buonasera", ma è questione di gusti.
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Su "buon" la rinvio alla mia risposta del 6 giugno, ore 15:18.
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Cordialmente, Davide, e a rileggerla.
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Massimo Arcangeli
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Claudia B. scrive:
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1 agosto 2009 alle 17:07
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Intanto davvero grazie per questo spazio!
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Riguardo al post specifico sui saluti,personalmente,mentre mi fa piacere ricevere al mattino il buongiorno...detesto
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il "buona giornata"(che sempre più di frequente invece è usato).
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Non so ben spiegare il perchè,ma..mi sembra così "televisivo" e così poco spontaneo..e poi (premetto che non sono assolutamente superstiziosa)...ma sembra un augurio alla rovescia.....
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Stefano scrive:
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1 agosto 2009 alle 18:09
[100]
Ho un altro paio di saluti che usava spesso il salumiere sotto il mio ufficio (a Venezia centro storico) e che sconvolgeva sempre i turisti che entravano.

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