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Maarten Janssen, 2014-
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Passeggiando ancora fra i neologismi…
Language column
Il linguista
Author
Rocco Luigi Nichil
Date
7
dicembre
2009
more header data
[1]
Prendo
spunto
dall’
interessante
contraddittorio
nato
dall'
intervento
sui
neologismi
per
qualche
ulteriore
riflessione
sull’
argomento
.
[2]
Come
già
detto
,
ogni
neologismo
è
diverso
dall’
altro
:
alcune
parole
nuove
hanno
avuto
vita
effimera
,
destinate
all’
oblio
;
altre
al
contrario
sono
entrate
stabilmente
nel
nostro
patrimonio
lessicale
(
si
pensi
a
toilette
,
lingerie
,
buffet
,
ma
anche
e
soprattutto
ad
arlecchino
,
purista
,
tè
,
treno
,
visionario
,
ecc
.
)
.
[3]
Ma
ciò
che
divide
e
infiamma
gli
animi
,
al
di
là
del
reale
meccanismo
di
acquisizione
condizionato
dall’
uso
linguistico
,
è
il
nostro
modo
di
rapportarci
ai
neologismi
,
siano
essi
neologismi
in
senso
stretto
,
ovvero
forgiati
secondo
i
canonici
schemi
formativi
dell’
italiano
,
o
prestiti
da
altre
lingue
(
”
forestierismi
”
)
entrati
in
epoche
diverse
nell’
italiano
.
[4]
Ai
primi
dell’
Ottocento
un
grande
linguista
come
Melchiorre
Cesarotti
fu
accusato
di
“
lassismo
”
perché
non
programmaticamente
ostile
agli
apporti
lessicali
di
altre
lingue
(
come
nel
caso
dei
francesismi
poc’
anzi
citati
)
.
[5]
Erano
ormai
maturi
i
tempi
in
cui
l’
agone
linguistico
sarebbe
stato
appannaggio
delle
idee
puristiche
,
che
pochi
anni
più
tardi
avrebbero
trovato
il
loro
vate
in
Antonio
Cesari
,
fiero
avversario
di
ogni
novità
in
fatto
di
lingua
.
[6]
Il
buon
padre
Cesari
proponeva
un
ritorno
all’
aureo
Trecento
,
eden
perduto
del
nostro
idioma
,
in
cui
«
tutti
[
.
.
.
]
parlavano
e
scrivevano
bene
.
I
libri
delle
ragioni
de’
mercanti
,
i
maestri
delle
dogane
,
gli
stratti
delle
gabelle
e
d’
ogni
bottega
menavano
il
medesimo
oro
»
(
Dissertazione
sopra
lo
stato
presente
della
lingua
italiana
,
1808
)
.
[7]
La
situazione
,
oggi
,
non
è
poi
tanto
diversa
:
chi
guarda
al
passato
conserverà
una
certa
ritrosia
verso
i
neologismi
,
avversandoli
nel
nome
del
buon
tempo
andato
;
chi
si
sporge
verso
il
futuro
non
potrà
che
accettare
di
buon
grado
le
nuove
parole
,
come
un
segno
dei
tempi
e
una
prefigurazione
dell’
avvenire
.
[8]
In
un
caso
o
nell’
altro
sembrerebbe
mancare
qualcosa
.
[9]
Quasi
a
dire
:
ognuno
a
suo
modo
,
vittima
o
carnefice
,
è
figlio
del
proprio
tempo
.
[10]
Rocco
Luigi
Nichil
[11]
Scritto
lunedì
,
7
dicembre
2009
alle
09
:
15
nella
categoria
Senza
categoria
.
[12]
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.
[14]
I
commenti
e
i
pings
sono
disabilitati
.
[15]
Tigiano
scrive
:
[16]
11
febbraio
2010
alle
14
:
26
[17]
Non
si
comprende
che
alla
luce
dell'
odierno
bigottismo
modernista
e
tecno-funzionale
,
questa
continua
demonizzazione
dei
linguisti
con
inclinazioni
puriste
:
si
tratta
in
realtà
di
amanti
e
appassionati
di
lingua
con
una
ben
precisa
idea
di
bellezza
linguistica
e
quindi
di
figure
di
assoluto
rispetto
.
[18]
Chi
cerca
la
vera
bellezza
non
è
mai
bigotto
,
si
ispira
a
valori
estetici
sempiterni
,
eleva
sé
stesso
e
coloro
che
riesce
a
raggiungere
,
ricerca
ciò
che
dura
e
ciò
che
anche
i
nostri
posteri
potranno
apprezzare
e
,
se
possibile
,
imitare
.
[19]
Esce
,
quindi
,
dall'
orizzonte
chiuso
del
proprio
tempo
,
rimanendone
figlio
solo
anagraficamente
,
per
far
sì
che
la
sua
opera
abbracci
tutti
i
tempi
.
[20]
Come
dare
torto
ad
Antonio
Cesari
?
[21]
In
base
a
quali
criteri
avrebbe
egli
dovuto
negare
una
condizione
di
netta
superiorità
alla
lingua
italiana
del
trecento
se
questa
,
in
qualunque
contesto
si
calasse
,
anche
meramente
burocratico
o
commerciale
,
riusciva
sempre
a
"
menar
oro
"
?
[22]
Una
lingua
è
vitale
quando
cambia
rimanendo
sé
stessa
:
non
accetta
passivamente
i
forestierismi
crudi
,
ma
li
traduce
creativamente
secondo
le
proprie
categorie
concettuali
,
oppure
,
se
ciò
non
è
proprio
ragionevolmente
possibile
,
li
adatta
secondo
le
proprie
caratteristiche
fonetiche
.
[23]
Una
lingua
vitale
sa
riscoprire
e
ridare
vita
e
significati
nuovi
a
parole
desuete
o
poco
utilizzate
,
sa
,
soprattutto
,
come
allargare
parole
comuni
facendo
loro
abbracciare
significati
nuovi
per
nomare
i
nuovi
concetti
e
oggetti
dei
nostri
giorni
.
[24]
I
"
giornalisti
"
e
i
"
pubblicitari
"
di
oggi
sono
i
veri
bigotti
.
[25]
Figli
solo
del
proprio
tempo
,
vincolano
la
lingua
italiana
alla
pura
funzionalità
espressiva
immediata
,
le
negano
ogni
valenza
estetica
e
dignità
,
la
asfissiano
continuamente
con
forestierismi
crudi
,
tossine
che
progressivamente
la
devitalizzano
,
la
fanno
cambiare
perdendo
sé
stessa
per
mutare
infine
in
un
mostro
ibrido
(
l'
itangliano
)
.
[26]
Michele
scrive
:
[27]
21
aprile
2010
alle
11
:
56
[28]
I
francesismi
nel
XVIII-XIX
secolo
venivano
realmente
assimilati
nella
lingua
italiana
,
sia
foneticamente/ortograficamente
che
grammaticalmente
,
per
cui
treno
o
visionario
o
artiglieria
paiono
a
prima
vista
indistinguibili
dalle
altre
parole
e
seguono
tutte
le
regole
della
grammatica
italiana
.
[29]
L'
origine
latina
naturalmete
aiuta
l'
assimilazione
.
[30]
La
differenza
è
che
gli
anglicismi
nel
XX-XXI
non
vengono
realmente
assimilati
,
ma
rimangono
un
corpo
estraneo
,
che
segue
regole
proprie
.
[31]
Spesso
,
lungi
dall'
aumentare
la
funzionalità
espressiva
immediata
,
come
la
moneta
cattiva
scaccia
quella
buona
,
sostituiscono
gli
equivalenti
italiani
.
[32]
Quindi
,
invece
che
arricchire
la
lingua
l'
impoveriscono
.
[33]
Triste
è
che
i
giornalisti
siano
i
primi
promotori
di
quest'
imbarbarimento
.
[34]
Cristina
scrive
:
[35]
19
giugno
2010
alle
12
:
48
[36]
Tutto
bello
,
tutto
vero
ma
.
.
.
come
tradurre
"
fax
"
in
un
italiano
corretto
senza
occupare
due
righe
?
Text view
•
Paragraph view