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Qualche piccolo segreto svelato sull’articolo

Language columnIl linguista
AuthorFausto Raso
Date 04 marzo 2013


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Se apriamo un qualsivoglia libro di grammatica leggiamo, nella parte che tratta dell’articolo, la solita pappardella che imparammo a suo tempo in terza o quarta elementare: l’articolo è quella parte variabile del discorso che si mette prima del nome per indicarne il genere e il numero in modo determinato o indeterminato.
[2]
Questa paroletta (articolo), come viene definita da alcune grammatiche, che si premette al nome per meglio indicarlo è il latino articulus, diminutivo di artus (membro’, giuntura’), e indicava in origine un piccolo arto, una giuntura del corpo.
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In linguistica, pertanto, si adopera il termine per indicare l’elemento che introduce e sostiene il sostantivo, come le giunture del corpo sostengono le membra.
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Con il trascorrere del tempo e per estensione l’articolo ha intanto acquisito altri significati come punto’, parte’, sezione’, ecc.
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(l’articolo di un giornale non è forse una sezione del medesimo?).
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Abbiamo, così, i vari articoli esposti in un negozio: articoli di abbigliamento, articoli sportivi e via dicendo.
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L’articolo infine, sempre per estensione, è anche ciascuna delle suddivisioni di un regolamento, una legge e simili, che sono dunque costituiti da un insieme di giunture.
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La norma generale impone la presenza dell’articolo davanti a tutti i nomi comuni; esso si omette però in numerose locuzioni o espressioni particolari come, per es., avere sonno, fare paura, andare a cavallo, camicia da notte, sopportare con pazienza, ecc.
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Dei nomi propri richiedono l’articolo determinativo i nomi dei monti: il Cervino, il Bianco; i nomi dei fiumi: il Po, il Tevere; i nomi di regioni, nazioni, continenti: il Lazio, la Grecia, l’Asia.
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L’uso dell’articolo è talora richiesto anche davanti ai cognomi: il Bianchi, il Rossi, il Neri.
[11]
Davanti a molti cognomi di personaggi illustri, o comunque conosciuti, l’articolo si può omettere o no: Manzoni o il Manzoni, Leopardi o il Leopardi.
[12]
Rifiutano categoricamente l’articolo i nomi di città, salvo quelli in cui l’articolo per consuetudine popolare sia diventato parte integrante del nome: La Spezia, L’Aquila, La Valletta, ecc.
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L’articolo è però richiesto davanti ai nomi di città se preceduti da un aggettivo o accompagnati con una specificazione: la Roma umbertina, la Firenze medievale, la dotta Bologna.
[14]
A proposito dei nomi geografici, dei fiumi in particolare, alcune volte ci troviamo di fronte al dubbio amletico circa il genere da adoperare: l’articolo sarà maschile oppure femminile?
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Si dice, generalmente, che i nomi dei fiumi terminanti in -o, in -e, in -i sono di genere maschile: il Tevere, il Tamigi, il Ticino; quelli la cui terminazione è in -a sarebbero invece, prevalentemente, femminili: la Senna, la Garonna.
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Come la mettiamo però con il fiume Volga?
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Stando alla regola dovrebbe essere femminile: la Volga.
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Sentiamo invece dire e scrivere perlopiù il Volga.
[19]
La parola, femminile in russo e in francese, è maschile anche in spagnolo.
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In italiano, però, la forma femminile s’incontra talora presso alcuni scrittori come Gabriele d’Annunzio, che scrive dalla Volga al Golfo Persico (il femminile non è perciò da considerarsi erroneo).
[21]
Anche il nostro fiume Piave è ambisesso: la Piave e il Piave.
[22]
In alcuni vecchi libri prevale il femminile, come si può notare leggendo le opere di Antonio Stoppani, Gasaparo Gozzi e del moderno Paolo Monelli, ma il Carducci e il d’Annunzio lo mascolinizzarono.
[23]
E una famosissima canzone della Grande Guerra recita: il Piave mormorò...
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Fausto Raso
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Scritto lunedì, 4 marzo 2013 alle 09:09 nella categoria Senza categoria.
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Elisa scrive:
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6 marzo 2013 alle 16:57
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Buongiorno!
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Gentilmente vorrei chiedere il Vs aiuto per fare l'analisi logica della seguente frase: "Dicevano che la famiglia di Giulia discendesse dai Savoia"
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Grazie mille
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linguista scrive:
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7 marzo 2013 alle 18:17
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Il periodo si compone di due proposizioni: una principale ("dicevano") e una subordinata con valore dichiarativo ("che la famiglia di Giulia discendesse dai Savoia).
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Dal punto di vista logico, ciascuna ciascuna proposizione si può analizzare separatamente.
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(Essi): sogg. sottinteso;
[39]
Dicevano: predicato verbale;
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Che: congiunzione subordinante;
[41]
La famiglia: soggetto della subordinata;
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Di Giulia: complemento di specificazione;
[43]
Discendesse: predicato verbale;
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Dai Savoia: complemento di origine.
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Alessandro Di Candia
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Paolo scrive:
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9 marzo 2013 alle 18:55
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E' corretto dire: "Ho scoperto per caso questo artista"; o è necessaria l'elisione?
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(quest'artista)
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linguista scrive:
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10 marzo 2013 alle 10:05
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L'elisione non è obbligatoria.
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Fabio Ruggiano
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Francesca scrive:
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26 marzo 2013 alle 23:08
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Articolo interessante, grazie.
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Avrei però una domanda sull'uso delle virgolette.
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Non riesco a capire come mai così tante parole nel testo sono racchiuse tra virgolette, per esempio "pappardella" o "paroletta" o " consuetudine popolare" o "regola".
[59]
Non mi sembra siano usate con un significato ironico o diverso da quello che hanno di solito, e allora perchè vanno messe le virgolette?
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linguista scrive:
[61]
26 marzo 2013 alle 23:22
[62]
Le virgolette possono avere varie funzioni, anche soltanto quella di marcare usi appena più espressivi del normale (è il caso, per es., di "pappardella") o di sottolineare una piccola distanza "emotiva" rispetto alla voce o all'espressione virgolettate.
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Massimo Arcangeli
[64]
nino scrive:
[65]
25 giugno 2013 alle 17:30
[66]
vorrei sapere se è corretta la frase: "la rosa che ti ha regalata maria è bella".
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o si dice: la rosa che ti ha regalato maria...?
[68]
intendo dire: la parola regalata/o si deve riferire all'oggetto, al soggetto o al complemento oggetto?
[69]
per me è un dubbio sull'uso del femminile o maschile dell'oggetto e di chi riceve e chi dona l'oggetto.
[70]
gradirei conoscere tutte le combinazioni: uomo a uomo; uomo a donna; donna a donna; donna a uomo. inoltre l'oggetto al maschile ed al femminile: rosa/giglio.
[71]
non sono esperto di lingua italiana, di internet. questa è la prima volta.
[72]
come posso sapere se qualcuno mi risponde? grazie.
[73]
linguista scrive:
[74]
25 giugno 2013 alle 17:48
[75]
Il problema riguarda l’accordo del participio passato al complemento oggetto (perché non ci sono dubbi che il participio regalat- si riferisca al complemento oggetto rosa, soggetto della proposizione principale, ma complemento oggetto della proposizione relativa avente per soggetto Maria).
[76]
In questi casi ma anche in tutti quelli sotto elencati di accordo con soggetti e oggetti maschili o femminili nella tradizione grammaticale sono accettate entrambe le forme, anche se oggi è più comune lasciare inviariato il participio (perciò regalato).
[77]
In proposito le trascrivo di seguito l’esauriente risposta fornita da Elisa De Roberto il 09/11/2012 alle 14:34:39:
[78]
L’accordo del participio passato al complemento oggetto può essere oscillante.
[79]
Non lo è quando il complemento oggetto è rappresentato:?
[80]
- da un pronome clitico di terza persona singolare e plurale (l’ho vista; le ho viste);?
[81]
- dal clitico ne partitivo ( ha voluto dei soldi? no, non ne ha voluti);?
[82]
- da pronomi riflessivi (vi siete vestiti; vi siete vestite, dove però l’accordo è sia sul soggetto sia sull’oggetto, che di fatto coincidono).?,Quando l’oggetto è rappresentato da un nome in genere il participio resta invariato: ho letto i libri.
[83]
La variante ho letti i libri è molto rara oggi e sembra arcaica (era diffusa però in italiano antico, soprattutto, ma non solo, se l’oggetto diretto compariva prima del participio: ho i libri letti).
[84]
Anche quando l’oggetto è rappresentato da un pronome relativo, la tendenza attuale consiste nel non accordare il participio (dunque i libri che ho letto).?
[85]
Le grammatiche sono caute su questo argomento: parlano dunque di tendenze e oscillazioni, anche perché il loro compito è quello di descrivere anche gli usi della lingua non strettamente contemporanei.
[86]
Possiamo dire che l’italiano ha conosciuto per secoli l’accordo del participio sull’oggetto diretto nei verbi attivi transitivi e che nella varietà letteraria questo uso si è conservato almeno fino alla prima metà del ventesimo secolo.?
[87]
Più oscillante è l’accordo del participio nei verbi riflessivi indiretti (cioè quei verbi riflessivi che permettono di esplicitare l’oggetto dell’azione e che codificano con un pronome riflessivo il fatto che l’azione sia rivolta verso il soggetto, come appunto lavarsi i denti).
[88]
In questo caso l’accordo può essere sul soggetto (mi sono lavato i denti, mi sono lavata i denti) o sull’oggetto diretto (mi sono lavati i denti).
[89]
La prima opzione risulta comunque più frequente.?
[90]
Per fenomeni di questo tipo non possiamo ragionare in termini di giusto o sbagliato: tutte le opzioni presentate sono corrette dal punto di vista grammaticale, anche se l’accordo sull’oggetto (tranne nei tre casi elencati all’inizio) presenta un più alto grado di marcatezza.
[91]
Francesco Lucioli
[92]
Gianluca scrive:
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15 agosto 2013 alle 18:02
[94]
vorrei sapere se è possibile usare il termine "malese" per gli abitanti del Mali oppure si può usare solo "maliano" ?
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Grazie
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linguista scrive:
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15 agosto 2013 alle 18:49
[98]
Non è possibile: malese si riferisce alla Malesia, mentre per il Mali si usa solo maliano.
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Marco Maggiore
[100]
Maria scrive:

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