Sentence view

“Il Ministro” o “la Ministra”? Fra i due litiganti…

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 03 giugno 2009
NewspaperRepubblica Online
Publication place-
Publication countryItalia
Page-
Column-


showing 1 - 100 of 211 • next


[1]
Il 26 maggio scorso mi è stato chiesto da una utente: La preponderanza del maschile nella grammatica italiana mi crea sempre qualche perplessità: sono una ragazza ma anche un architetto, come definirmi correttamente (in genere uso il maschile)? Tra l’altro l’espressione un architetto necessita di apostrofo nel caso di una donna?.
[2]
Ho risposto: Sono tre le possibilità: il Ministro, la Ministra, la Ministro. Personalmente preferisco quest’ultima, perché consente di mantenere l’accordo al femminile conservando la carica (La Ministro si è recata); si aggira così l’ostacolo di una femminilizzazione della professione che fa storcere il naso anche a molte donne. Se si segue questa strada si dovrà naturalmente scrivere un’architetto, perché quell’un starà per una.
[3]
Avendo optato, nella materia in oggetto (il femminile dei nomi delle professioni), per un’evidente soluzione di compromesso tra il maschile e il femminile, sono stato rimproverato da due diversi partiti di contrapposte visioni di non essermi schierato; aggiungo perciò, a chiarimento del mio pensiero qualche considerazione in dettaglio.
[4]
In casi del genere non è certo facile stabilire regole certe, anche perché il problema è molto serio.
[5]
Non siamo davanti a una semplice questione di norma grammaticale; a essere investite della cosa, prima ancora di quelle linguistiche, sono componenti culturali e di pensiero.
[6]
Il modello maschile (il Ministro), per il mio modo di vedere, è da accantonare se riferito a una donna; ne perpetua, infatti, il tanto deprecato, plurisecolare occultamento linguistico.
[7]
Il diretto concorrente (la Ministra) può prestare invece il fianco, in determinate occasioni, a facili ironie: forse non sarà proprio il caso di architetta o Ministra, che sono abbastanza diffusi e sufficientemente accettati, ma potrebbe ben essere quello di assessora, questora, sindaca
[8]
L’ipotesi più economica, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, è in definitiva agire per ora sugli unici fattori che sopportano, senza alcuna difficoltà, la declinazione al femminile dei nomi coinvolti: i determinanti articolativi e attributivi.
[9]
Dirò allora non solo la soprano e la contralto, senza che la regola patisca eccezioni, ma anche la sindaco e la questore, oppure una magistrato e una chirurgo.
[10]
Accordi, me ne rendo conto, che potrebbero provocare rimostranze puriste o suscitare proteste da parte di molte donne.
[11]
A me paiono però risolvere salomonicamente l’impasse di fronte ai casi nei quali la femminilizzazione non è ancora stata pienamente accolta nell’uso.
[12]
Il quale, l’ho scritto più volte, è comunque sovrano.
[13]
A nulla varrebbe tentare di opporgli una qualche resistenza, che ci piaccia o no.
[14]
Sarebbe invece utile, perché contribuirebbe al confronto fra le diverse posizioni, che da tutto ciò scaturisse un dibattito: al riparo dalle ombre del pregiudizio e da pesanti cappe ideologiche.
[15]
Massimo Arcangeli
[16]
Scritto mercoledì, 3 giugno 2009 alle 23:46 nella categoria Senza categoria.
[17]
Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.
[18]
0.
[19]
I commenti e i pings sono disabilitati.
[20]
Commenti
[21]
Ivana Palomba scrive:
[22]
7 giugno 2009 alle 10:52
[23]
Alcuni ritengono di dirimere la questione aggiungendo al nome maschile il determinatore donna come avviene nell'inglese.
[24]
A parte che questo già avviene per le professioni di più recente formazione, evidenziandone così l'eccezionalità in un ambito prettamente maschile, vedere "donna poliziotto" in concorrenza con poliziotta e "donna soldato" anziché soldatessa, la questione sollevata già da tempo appassiona fior di linguisti anche con esiti molto diversi fra loro.
[25]
La ragione è molto semplice, è solo da un centinaio di anni che la donna ha conquistato il diritto di esercitare alcune professioni che prima erano considerate esclusivamente maschili.
[26]
Basti pensare che la Corte di Cassazione nel 1884 annullò l'iscrizione all'ordine degli avvocati di Lidia Poet, la prima donna laureata in giurisprudenza, con una sentenza che parlava dell'impossibilità di modificare con leggi storiche quelle imprescrittibili della natura.
[27]
Certo la donna da allora ha fatto passi da gigante ma ancora non siamo giunti ad un'univocità sull'uso dei nomi professionali al femminile.
[28]
Per il Prof.
[29]
Malesci sono idonee le forme femminili quali ministra, soldata ecc, per Aldo Gabrielli è sufficiente rifarsi alle norme grammaticali e quindi i nomi in -tore fanno il femminile in -trice: direttore, direttrice, scrittore, scrittrice, senatore, senatrice.
[30]
Su quest'ultimo nome però non si trova d'accordo Cesare Marchi sostenendo che la desinenza -trice è propria dei sostantivi deverbali come lavoratrice, oratrice ecc. ma non è valido per senatrice perché senatore non è un deverbale, non essendo mai esistito un verbo senare e quindi è più corretto senatora.
[31]
Personalmente propendo per l'uso maschile, anche per la donna, perché così facendo il significato della professione o della carica prevale rispetto alla distinzione di sesso.
[32]
Cordialità
[33]
Ivana Palomba
[34]
liana verney scrive:
[35]
19 giugno 2009 alle 14:13
[36]
Perché il significato della professione prevale solo se chi l'esercita é messo al maschile?
[37]
Questo è un pregiudizio!
[38]
Sono perfettamente d'accordo con Aldo Gabrielli, di rifarsi alle norme grammaticali, e nel caso di senatrice, se è sbagliato, eliminiamolo e teniamoci senatora, che suona benissimo.
[39]
Insegno italiano in Brasile e continuerò a sostenere l'uso grammaticale corretto, senza interferenze inutili di idee preconcette.
[40]
C'è una forte tendenza a imbastardire la lingua, e ce ne accogiamo di piú vivendo all'estero, perché quando si vive lontano si ha il desiderio di preservare.
[41]
Quando invece non si sente la necessitá di preservare, si inquina con molta leggerezza, basta vedere l'uso assurdo di parole inglesi leggendo i giornali italiani.
[42]
Il gossip, il budget ecc.
[43]
Come se la nostra lingua ne avesse bisogno...
[44]
Quindi cerchiamo di evitare disarmonie grammaticali che finiscono per storpiare la nostra lingua...e la nostra mentalitá maschilista , e usiamo il femminile quando si tratta di genere femminile.
[45]
Liana Verney PsicologA
[46]
Ivana Palomba scrive:
[47]
23 giugno 2009 alle 09:04
[48]
Gent.ma Sig.ra Verney condivido il suo desiderio di preservare la nostra lingua, nostro grande patrimonio che non sarà mai difeso abbastanza, ma quando ho espresso il mio parere sull’uso maschile per alcune professioni, se lei ha notato molte ormai perché stabilmente nella nostra lingua già sono declinate al femminile, volevo riferirmi a quelle più di nuova acquisizione e che sono ancora ostiche e ciò lo denota il tanto schiamazzo attorno ad esse che se ne fa.
[49]
La donna ancora, purtroppo, risente di alcuni pregiudizi ed alcune professioni non sono ritenute, ovviamente dal punto di vista maschilista, adatte al sesso debole ed è in quest’ottica che ho avanzato il mio parere nel senso che la professione, livellata in senso linguistico, attenui quella pregiudiziale di genere.
[50]
Cordialmente
[51]
Ivana Palomba
[52]
sofia corradi scrive:
[53]
23 giugno 2009 alle 18:05
[54]
possibile che non ci si renda conto di quale importanza abbiano gli usi linguistici nel favorire e perpetuare la discriminazione di genere ?
[55]
Giovanni scrive:
[56]
14 settembre 2009 alle 08:25
[57]
buongiorno, volevo avere una conferma su un fenomeno che ho cominciato a notare da qualche anno, cioè la diffusione di alcune espressioni (secondo me anche errate dal punto di vista gramamticale)che "vanno di moda".
[58]
Mi riferisco a quel "PIUTTOSTO CHE" che si sente ripetuto piu' e piu' volte all'interno di una stessa frase; credo si debba usare solo per contrapporre due opzioni, non oltre.....
[59]
altra espressione il cui utilizzo è inflazionato riguarda il modo di rispondere in modo affermativo o negativo aggiungendo al "si" e al "no" la parola ASSOLUTAMENTE....
[60]
La mia sensazione è che questi modelli si diffondano soprattutto grazie alla televisione e ai giornali, che vanno così ad influire sul modo di parlare della società e rendono il linguaggio italiano soggetto alle "mode"....
[61]
Che ne pensate?
[62]
linguista scrive:
[63]
14 settembre 2009 alle 08:40
[64]
"Ovvero" è una congiunzione usata ormai generalmente con valore esplicativo, ma in ambito giuridico e amministrativo continua ad avere quel valore disgiuntivo di esclusione che sappiamo essere del tutto tradizionale nella nostra lingua.
[65]
Marco Gargiulo
[66]
Giovanni scrive:
[67]
14 settembre 2009 alle 08:29
[68]
scrivo ancora riguardo al dubbio che mi assilla da anni: l'utilizzo della parola OVVERO.
[69]
Io ho sempre saputo che serviva a spiegare nel prosieguo della frase cio' che veniva detto prima di tale parola (io seguo lo sport piu' nobile, ovvero la scherma).
[70]
Invece in alcuni casi, specie nei testi legislativi viene utilizzato per indicare un caso diverso rispetto a quanto affermato prima (come se fosse la parola "o").
[71]
E' possibile un uso così diverso dello stesso termine o è un'anomalia del nostro linguaggio?
[72]
linguista scrive:
[73]
14 settembre 2009 alle 08:40
[74]
"Ovvero" è una congiunzione usata ormai generalmente con valore esplicativo, ma in ambito giuridico e amministrativo continua ad avere quel valore disgiuntivo di esclusione che sappiamo essere del tutto tradizionale nella nostra lingua.
[75]
Marco Gargiulo
[76]
GIAN LUCA TAMBURI scrive:
[77]
14 settembre 2009 alle 15:25
[78]
Salve...molto semplicemente..esistono differenze tra il verbo SCORDARE e DIMENTICARE?
[79]
se si quali?
[80]
Grazie in anticipo e comunque..
[81]
linguista scrive:
[82]
14 settembre 2009 alle 16:18
[83]
Direi che, per quanto riguarda il loro uso, scordare e dimenticare sono sinonimi.
[84]
Diversa, ovviamente, l’etimologia: scordare, con cambio di prefisso, viene da ricordare, a sua volta dal latino RECORDARI, denominale di COR cuore’, inteso anticamente come sede della memoria; dimenticare deriva dal latino tardo dementicare che, insieme a dementicum (cioè che è fuori di mente’), va ricondotto alla composizione del prefisso de- e mens mente’.
[85]
Non è da escludere che, in testi che abbiano una qualche ambizione letteraria, la diversa sfumatura semantica che l’etimo potrebbe evocare, facendo riferimento ora al cuore’ ora alla mente’, possa orientare la scelta sull’uno o sull’altro termina.
[86]
Ma in questo caso si entra nell’àmbito della stile e si esce da quello della grammatica.
[87]
Marcello Ravesi
[88]
Gianmaria Italia scrive:
[89]
13 ottobre 2009 alle 00:00
[90]
Leggendo questo articolo mi sembra di vedere degradato l'italiano alle "non regole" del calcio dove è ormai in uso il "dubbio fuorigioco" o il "forse era goal".
[91]
Leggendo le Carte federali della FOGC si capirebbe subito se si è o no in fuori gioco, così come se la palla è dentro o no la porta.
[92]
Ancor più importante la lingua italiana che non può avere queste (assurde, e non si offenda l'autore) interpretazioni discrezionali che rendono difficile una cosa facile: il femminile di O è A, eccetera.
[93]
Ministro al femminile fa ministra, soldato (dal verbo assoldare) fa soldata.
[94]
Se la funzione di sindaco la svolge una donna è SINDACA.
[95]
Chi lo ignora dimentica i fondamentali della grammatica.
[96]
Aberranti soldatezza e vigilessa.
[97]
Non cambiano presidente e vigile (per fare due esempi), muta solo l'articolo in LA.
[98]
Avevo un comprensibile dubbio per studente, ma il participio presente di studiare è studiante, per cui, pur arricciando il naso, accetto la studentessa e non la forma più elegante LA STUDENTE, che sento tuttavia spesso e gradevolmente pronunciare.
[99]
Daniela scrive:
[100]
13 ottobre 2009 alle 00:22

Text viewParagraph view