Sentence view

Italiano moderno, ma non troppo

Language columnIl linguista
AuthorFrancesco Bianco
Date 02 ottobre 2010


showing 101 - 200 of 192 • previous


[1]
Se voglio scrivere un'esclamazione prolungata per esprimere divertimento o derisione va bene così?
[2]
Grazie
[3]
linguista scrive:
[4]
15 giugno 2012 alle 09:00
[5]
Sequenze grafiche come ahahaha sono fonosimboli impiegati per rappresentare il suono della risata, formati per ripetizione dell'esclamazione (o interiezione) ah.
[6]
Il loro impiego è larghissimo nello scritto telematico (in particolare nel linguaggio della chat).
[7]
Nelle scritture più sorvegliate (di tipo letterario o giù di ) si fanno preferire rese segmentate come ah, ah, ah oppure ah! ah! ah!.
[8]
Marco Maggiore
[9]
Davide scrive:
[10]
25 giugno 2012 alle 14:38
[11]
Salve.
[12]
E' corretto dire "nel mentre..."?
[13]
...poi, "giusta provvedimento del giudice..." oppure "giusto provvedimento del giudice...".
[14]
Da tempo sono convinto che la prima non è corretta e che, nel secondo caso, sia più corretto dire "GIUSTA" (senza maschile e femminile) per dire "corretta" l'ordinanza...
[15]
Ho difeso a spada tratta qualcosa di sbagliato?
[16]
Grazie e buon lavoro.
[17]
linguista scrive:
[18]
25 giugno 2012 alle 23:31
[19]
Se interpreto bene il suo primo dubbio (sarebbe meglio disporre di una frase completa), la locuzione congiuntiva, nella sua forma "piena", è "nel mentre che": "nel mentre che mangiava, guardava la tv" e non "nel mentre mangiava, guardava la tv" (come potrebbe capitare di sentire in bocca a un parlante in un contesto comunicativo di rilassatezza e bassa formalità).
[20]
Riguardo al secondo quesito, ritengo che nel contesto specifico giusta non sia il femminile dell'aggettivo giusto 'corretto', bensì la preposizione giusta (di uso non comune e dotto) che equivale a secondo, in conformità a, ecc.
[21]
Se mi sbagliassi, ovviamente dovremmo avere l'accordo dell'aggettivo con il sostantivo con cui fa il paio.
[22]
Alessandro Aresti
[23]
cinzia scrive:
[24]
26 settembre 2012 alle 09:28
[25]
Buon giorno.
[26]
La maestra di mia figlia considera il verbo essere transitivo (ad esempio analizzando la voce verbale "sareste"); io l'ho sempre inteso intransitivo.
[27]
Sbaglio?
[28]
linguista scrive:
[29]
26 settembre 2012 alle 09:34
[30]
Lei ha sicuramente ragione.
[31]
Mi riferisco cioè al fatto che il verbo essere è sicuramente intransitivo.
[32]
Ma non mi è chiaro dalla sua domanda in quale modo il verbo sia usato in senso transitivo.
[33]
Forse un’altra volta può indicarne un esempio in modo che la nostra risposta possa essere più esaustiva.
[34]
Debora de Fazio
[35]
ivana scrive:
[36]
26 novembre 2012 alle 10:58
[37]
Ho letto in un libro la frase: "...cercando di nascondere l'agitazione, ho fatto una faccia indifferente, però non credo che mi è riuscita bene." Io avrei scrito: "... però non credo mi sia riuscita bene".
[38]
Anche leggendo la frase non la sento corretta.
[39]
Grazie
[40]
ivana
[41]
linguista scrive:
[42]
26 novembre 2012 alle 11:04
[43]
La forma grammaticalmente corretta è "mi sia".
[44]
Probabilmente l'autore del libro avrà voluto riprodurre una caratteristica tipica del parlato, in cui la tenuta del congiuntivo non è molto forte.
[45]
Marcello Ravesi
[46]
Francesco scrive:
[47]
31 gennaio 2013 alle 11:28
[48]
Buongiorno, è corretta la frase:
[49]
"Egli aggiunge poi che i testi non si legano insieme per naturale ispirazione" oppure dovrebbe essere usato il congiuntivo "leghino"?
[50]
Grazie
[51]
linguista scrive:
[52]
31 gennaio 2013 alle 11:35
[53]
Il fatto che il verbo sia collocato in una subordinata non implica necessariamente che esso debba trovarsi al modo congiuntivo.
[54]
La presenza dell'indicativo o del congiuntivo nella subordinata dipende anche, infatti, dalla semantica del verbo della proposizione principale.
[55]
Dal momento che il verbo "aggiungere" non esprime opinione o dubbio, l'indicativo è del tutto corretto, mentre non lo sarebbe il congiuntivo.
[56]
Alessandro Di Candia
[57]
VALENTINA scrive:
[58]
13 febbraio 2013 alle 16:25
[59]
Buongiorno,
[60]
continuo automaticamente ad affermare che: " dovrò andare DALLO pneumologo" e mi sono sentita dire che non si dice DALLO ma DAL e quindi mi è venuto un feroce dubbio in merito.
[61]
saprebbe darmi la risposta giusta?
[62]
grazie
[63]
buon lavoro
[64]
linguista scrive:
[65]
13 febbraio 2013 alle 19:21
[66]
La regola stabilisce l'uso delle forme lo per l'articolo determinativo e uno per l'indeterminativo davanti al gruppo consonantico pn-, così come avviene per le parole inizianti con i suoni ps, sc(i), gn, x, z, i seguita da altra vocale, s seguita da altra consonante.
[67]
Tale regola vale, come è ovvio, anche per la preposizione articolata.
[68]
È tuttavia diffuso, nel linguaggio informale, l'impiego di il e di un davanti a parola iniziante per pn-, come nel caso da lei esposto.
[69]
Bisogna però tener presente che non sempre l'uso coincide con la regola, e in questo caso, sufficientemente isolato da evitarci il rischio di apparire affettati, mi sento di consigliarle di perseverare nell'impiego degli articoli corretti lo e uno.
[70]
Alessandro Di Candia
[71]
maestra anna scrive:
[72]
24 febbraio 2013 alle 22:40
[73]
Buonasera, ho due dubbi per i quali chiedo cortesemente una soluzione:nella frase "vado in gita a Roma" il complemento in "in gita" può essere considerato di moto a luogo figurato?
[74]
Invece nella frase "il mago trasformò la rana in zucca" il complemento "in zucca" può essere di fine?
[75]
Mille grazie
[76]
linguista scrive:
[77]
24 febbraio 2013 alle 22:45
[78]
In entrambi i casi, nella preposizione in si riconosce un nucleo semantico di moto o trasformazione nel tempo o nello spazio’.
[79]
Nel primo caso, in gita, si individua un’estensione di valore finale-destinativo’; nel secondo, in zucca, prevale piuttosto l’indicazione di una trasformazione, mutamento di condizione o di stato fisico’.
[80]
Marcello Ravesi
[81]
Roberto scrive:
[82]
19 aprile 2013 alle 12:00
[83]
Differenza tra un nome alterato apparente e un falso alterato.
[84]
Grazie
[85]
linguista scrive:
[86]
19 aprile 2013 alle 12:17
[87]
I falsi alterati sono nomi che etimologicamente non sono mai stati alterati di qualche altro nome.
[88]
Un tipico esempio è mattone (cioè parallelepipedo di materiale laterizio), che non ha nulla a che vedere con la parola matto.
[89]
L'etichetta di "nome alterato apparente" è riservata invece a quelle parole che pur essendo nate da processi di alterazione non hanno funzione di alterati (non esprimono cioè informazioni relative alla dimensione dell'oggetto o alla sua percezione emotiva): si pensi a locandina, che etimologicamente nasce da locanda, ma che non funziona più come alterato di locanda, poiché individua un oggetto diverso.
[90]
Lo stesso vale per panciotto, melone, fioretto , rossetto, ceretta, forchetta, ecc.
[91]
Parole come queste in linguistica sono definite "alterati lessicalizzati", espressione più felice e precisa rispetto a quella di "nome alterato apparente", che potrebbe essere confuso con il falso alterato.
[92]
Elisa De Roberto

Text viewParagraph view