Paragraph view

Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


showing 1 - 100 of 9975 • next


[1]

Un servizio di consulenza dedicato soprattutto agli studenti in ansia per la maturità ma aperto a chiunque voglia sollevare questioni sulla nostra lingua. Le risposte, a cura della redazione di Lid’O. Lingua italiana d’oggi, sono coordinate dal linguista Massimo Arcangeli.

[2]

Scritto venerdì, 1 ottobre 2010 alle 07:19 nella categoria Senza categoria. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.

[3]

Stefano Penasa scrive:

[4]

26 maggio 2009 alle 10:09

[5]

Sono uno studente di Giurisprudenza, e mi interessa molto il tema, assai complesso della traduzione del diritto comunitario. Uno dei concetti più complessi che ho incontrato è la definizione di "linguaggio". Mi chiedevo quindi se mi poteste aiutare.

[6]

Grazie

[7]

linguista scrive:

[8]

26 maggio 2009 alle 10:32

[9]

Definire il linguaggio è cosa molto complessa. Si potrebbe cominciare col dire che si tratta di nozione più ampia di quella di "lingua"; il linguaggio cinematografico, per esempio, comprende l'insieme delle componenti con cui il cinema si esprime (la colonna sonora, le tecniche di ripresa, etc.). Si usa comunemente "linguaggio", d'altra parte, anche per definire sezioni di una determinata lingua, come quando si ha a che fare con i "linguaggi specialistici" (o "settoriali"): il linguaggio giuridico, il linguaggio burocratico, il linguaggio medico... E, quando parliamo di linguaggio dei gesti, la verbalizzazione è addirittura assente

[10]

Massimo Arcangeli

[11]

Luca scrive:

[12]

26 maggio 2009 alle 11:15

[13]

Mi sapreste dare i punti chiave della vita e delle opere di Eugenio Montale

[14]

linguista scrive:

[15]

26 maggio 2009 alle 11:58

[16]

Una premessa è d'obbligo: questo è un blog dedicato alla linguistica e, come tale, dovrebbe servire per interrogarsi (e rispondere a dubbi) sulla lingua, la retorica, la grammatica, e non sulla storia letteraria in generale. Ma abbiamo appena iniziato e mi sembra giusto rispondere, sia pure brevemente.

[17]

Eugenio Montale (Genova 1896-Milano 1981), diploma in ragioneria, militante al fronte, collaboratore del Corriere della Sera, giunge a Firenze ed entra in contatto con i maggiori esponenti della cultura italiana dell’epoca. Tre le sue raccolte poetiche andranno ricordate almeno Ossi di Seppia (1925), Le Occasioni (1939), La bufera e altro (1956), Satura (1971). Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1975, pone al centro della sua poesia un’acuta riflessione sulla negatività della condizione umana e sul ruolo della parola poetica quale testimonianza esistenziale: dall’impossibilità di trovare certezze o risposte, in una dimensione lirica e linguistica ancora fortemente concreta, il suo stile si sposta progressivamente nei territori del simbolismo e dell’analogia, per tornare poi, dopo gli anni Cinquanta, ad interrogarsi sul ruolo della donna e dell'amore e sul significato della guerra e della morte.

[18]

Francesco Lucioli

[19]

paola scrive:

[20]

26 maggio 2009 alle 15:04

[21]

la preponderanza del maschile nella grammatica italiana mi crea sempre qualche perplessità: sono una ragazza ma anche un architetto, come definirmi correttamente (in genere uso il maschile)? tra l'altro l'espressione "un architetto" necessita di apostrofo nel caso di una donna? e un'ultimissima domanda: qual è l'accento corretto di "edile"?

[22]

grazie

[23]

linguista scrive:

[24]

26 maggio 2009 alle 16:21

[25]

Sono tre le possibilità: il Ministro, la Ministra, la Ministro. Personalmente preferisco quest'ultima, perché consente di mantenere l'accordo al femminile conservando la carica ("La Ministro... si è recata..."); si aggira così l'ostacolo di una "femminilizzazione" della professione che fa storcere il naso anche a molte donne. Se si segue questa strada si dovrà naturalmente scrivere "un'architetto", perché quell'"un" starà per "una".

[26]

Edìle è la pronuncia giusta; èdile è da evitare.

[27]

Massimo Arcangeli

[28]

alberto scrive:

[29]

26 maggio 2009 alle 19:27

[30]

"il 70% delle vittime muoiono per strada"?

[31]

E' corretto così? O il verbo va al singolare?

[32]

grazie

[33]

linguista scrive:

[34]

26 maggio 2009 alle 19:58

[35]

Il verbo, a rigor di logica (sintattica), andrebbe al singolare. L'uso tuttavia, in casi del genere, propende sempre più frequentemente per l'accordo del verbo con il complemento ("delle vittime") anziché con il soggetto ("il 70%"); una classica costruzione "a senso" (le vittime, più vicine al verbo, prevalgono sulla percentuale, più lontana)

[36]

Massimo Arcangeli

[37]

Giuseppe C. - Verona scrive:

[38]

26 maggio 2009 alle 21:01

[39]

Un' ottima idea, un servizio che, da quel poco che ho letto, mi appare molto valido. A fruirne presto !

[40]

linguista scrive:

[41]

27 maggio 2009 alle 07:15

[42]

Grazie.

[43]

Un cordiale saluto

[44]

Massimo Arcangeli

[45]

Donato scrive:

[46]

27 maggio 2009 alle 08:48

[47]

Qual è il pronome giusto?

[48]

1) Papà ha la febbre: 'gli' porto io le medicine.

[49]

2) Papà ha la febbre: 'gliele' porto io le medicine.

[50]

Grazie.

[51]

linguista scrive:

[52]

27 maggio 2009 alle 09:12

[53]

Sono giusti entrambi. Il primo esempio è più dell'italiano "normativo"; il secondo, con il doppio pronome (gli + le, quest'ultimo anticipatore delle "medicine"), più dell'uso familiare. La tipologia dell'enunciato, in questo secondo caso, è quella che si definisce tecnicamente "dislocazione a destra"; se invertiamo l'ordine degli elementi ("Le medicine gliele porto io") otteniamo il fenomeno inverso: una "dislocazione a sinistra" (perché il complemento oggetto, dalla posizione originaria, si è appunto spostato a sinistra). Insomma: i due enunciati si possono usare tranquillamente entrambi, anche se il secondo è un po' più orientato verso l'italiano parlato.

[54]

Massimo Arcangeli

[55]

Mario scrive:

[56]

27 maggio 2009 alle 10:22

[57]

Qual è il plurale di "intrinseco" tra intrinseci ed intrinsechi?

[58]

C'e' una regola generale al riguardo?

[59]

Grazie.

[60]

linguista scrive:

[61]

27 maggio 2009 alle 11:11

[62]

Il plurale corretto è intrinseci; intrinsechi suona oggi come popolaresco, anche se è forma che si sente spesso pronunciare. Un tempo si usava anche intrinsico, con quell'uscita in -ico, di cui l'italiano è assai ricco (per dirla tecnicamente: il suffisso in questione è molto "produttivo"), che troviamo in artistico, filosofico, mitico, sferico... (tutti, al plurale, in -ici: artistici, filosofici...)

[63]

Massimo Arcangeli

[64]

iloveusb scrive:

[65]

27 maggio 2009 alle 11:16

[66]

Se uno lavora da Marina Rinaldi, è giusto dire "vado da Marina Rinaldi", o è anche ammesso "vado a Marina Rinaldi", intendendo il luogo?

[67]

linguista scrive:

[68]

27 maggio 2009 alle 11:47

[69]

Il problema, nella circostanza, non è tanto il luogo: diciamo "vado da Coin" o "vado da Ricordi", personalizzando i punti vendita (come dicessimo: vado da mia madre, da tuo fratello, dal parrucchiere...), ma diciamo anche "vado alla Rinascente" (come dicessimo: vado al cinema, a teatro, a Roma...). La soluzione giusta nel suo caso, luogo o non luogo, è: "vado da Marina Rinaldi"

[70]

Massimo Arcangeli

[71]

lilli scrive:

[72]

27 maggio 2009 alle 17:51

[73]

"si ringrazia tizio per l'interessamento profuso alla potatura degli alberi" o "per la potatura degli alberi"?

[74]

linguista scrive:

[75]

27 maggio 2009 alle 19:31

[76]

Scartato senz'altro "alla", si può optare per "nella" o "per la". Ci si profonde in genere (cioè ci si impegna fortemente, con generosità) "in" un'attività, "in" un'impresa, ecc., ma quando, anziché lo svolgimento di qualcosa, si vuol mettere in rilievo lo scopo per raggiungerlo, allora "per" può subentrare senz'altro: posso perciò dire "l'impegno profuso nel raggiungimento di un obiettivo" (cioè "in" tutto quello che ho fatto per conseguirlo) ma anche "l'impegno profuso per il raggiungimento di un obiettivo"

[77]

Massimo Arcangeli

[78]

lilli scrive:

[79]

28 maggio 2009 alle 20:36

[80]

grazie, lo sospettavo ... peccato che "alla" lo abbia usato in un avviso una direttrice didattica di napoli ...

[81]

giovanni scrive:

[82]

29 maggio 2009 alle 08:14

[83]

Ieri ho sentito, in due diverse occasioni, ègida e egìda. Qual è la pronuncia corretta?

[84]

Giovanni

[85]

linguista scrive:

[86]

29 maggio 2009 alle 09:16

[87]

La pronuncia corretta è ègida.

[88]

Massimo Arcangeli

[89]

Nunzio scrive:

[90]

29 maggio 2009 alle 13:05

[91]

Lilli grazie, ora ho due motivi per essere seccato:

[92]

1) il cartello in se (trovo inammissibile che un dirigente scolastico chieda favori;

[93]

2)l'errore della dirigente scolastica, che l'anno prossimo avrà fra i suoi alunni anche mio figlio.

[94]

ivana scrive:

[95]

29 maggio 2009 alle 13:05

[96]

Qual'è la forma corretta: familiare o famigliare?

[97]

linguista scrive:

[98]

29 maggio 2009 alle 13:06

[99]

Ambedue. "Famigliare", tuttavia, ha un ambito d'uso più ristretto; assume infatti, in genere, il significato di "riconducibile alla famiglia e ai rapporti fra i suoi membri" e simili (cfr., per es.: "un quadretto di vita famigliare"). Nei casi in cui "familiare" e "famigliare" appaiano intercambiabili, comunque, optando per il secondo si ottiene un lieve abbassamento del registro linguistico.

[100]

Alessandro Aresti


Text view