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Bollisco o bollo, decide il contesto

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 31 maggio 2004
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page48
Column-


[1]
Uno studente ginnasiale, in una lettera spassosa, mi racconta contese feroci (si fa per dire) sui verbi, con il suo supplente di Italiano.
[2]
Non si tratta di congiuntivi o condizionali: su ciò il ragazzo passa generoso.
[3]
Non pretende che il suo insegnante probabilmente poco esperto sappia districarsi in complessi periodi ipotetici.
[4]
I due discutono invece con accanimento su quelli che tecnicamente si chiamano «verbi sovrabbondanti»: verbi cioè che possono avere più forme in alternativa.
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Il professorino, curiosamente, va per ragionamenti astratti, lo studente lo corregge concretamente con il vocabolario in mano.
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È un guaio serio.
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Non tanto perché ha ragione lo studente (capita spesso oggi), quanto perché l' insegnante pensa davvero che una lingua possa avere una logica.
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Ecco uno scampolo del dibattito.
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Sostiene il prof che esistono in alternativa forme come «bollono» e «bolliscono».
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Il ragazzo lo smentisce.
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Il prof cerca di inchiodarlo con questo argomento.
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Se dico «io bollo», posso esprimere due concetti molto diversi: o metto a bollire un pollo per farlo lesso oppure mi impegno a bollare un documento.
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Dunque - conclude trionfalmente - «bollisco» il pollo e «bollo» il documento.
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Logico.
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Peccato però che «bollire» non sia un verbo sovrabbondante.
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Se la radice resta uguale («boll-»), la desinenza lo fa della prima («bollare») o della terza («bollire») coniugazione.
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E se capita, come qui, un caso di omografia, questo «io bollo» siamo costretti a sopportarlo.
[18]
Perché, come giustamente precisa lo studente, sarà il contesto amplificato a chiarire il senso della forma ambigua.
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De Rienzo Giorigo

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