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Tutti i segreti del plurale

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 27 settembre 2004
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page52
Column-


[1]
La nostra lingua è ricca e talvolta nella sua ricchezza diventa capricciosa.
[2]
Esistono infatti quelli che vengono detti nomi sovrabbondanti.
[3]
«Arma» e «arme» sono forme singolari che al plurale danno «armi», come «destriero» e «destriere» danno «destrieri».
[4]
Ma esiste anche il caso inverso.
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Da un singolare si possono avere due plurali.
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Ed ecco, per fare un esempio solo, «ginocchio» che ha «ginocchi» e «ginocchia».
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Festa più grande per altri sostantivi che abbondano sia al singolare che al plurale: «orecchio» e «orecchia» che diventano «orecchi» e «orecchie», «strofa» e «strofe» che si trasformano in «strofe» e «strofi».
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Attenti, però, ai tranelli.
[9]
Fra i nomi sovrabbondanti spesso le forme, nel passaggio dal singolare al plurale, possono mutare significato.
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«Il braccio» al plurale ha due alternative: ci sono i bracci del sofà e le braccia del corpo umano.
[11]
Il «budello» propone i «budelli», che sono piccoli e stretti passaggi, e le «budella», che indicano l' intrico dell' intestino.
[12]
«Cuoio» può trasformarsi in «cuoi» e resta pelle conciata, ma se diventa «cuoia» indica la pelle umana.
[13]
Si dice «tirar le cuoia» per morire.
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Facciamo le corna naturalmente, tenendo conto tuttavia che «corna» non è la sola forma plurale di «corno», il quale ha anche «corni» intesi come strumenti musicali.
[15]
Ci sono poi variazioni più sofisticate: i gridi e gli urli degli animali, le grida e le urla degli uomini; i labbri di una ferita (o di un vaso) e le labbra della bocca, i gesti come movimenti e le gesta come imprese gloriose, i fondamenti di una scienza e le fondamenta di un edificio.
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Ancora: i fusi, strumenti per filare (oppure i fusi orari), che poco hanno a che vedere con le fusa di un bel gatto; i fili d' erba che non si perdono come le fila di un discorso.
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Attenti infine: un dito al plurale fa dita, se segnala tutte quelle di una mano, ma se si vuole indicare più di un dito particolare (per esempio l' anulare) bisogna usare «diti».
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De Rienzo Giorgio

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